Un venerdì.
Dopo aver fatto la solita tappa serale a casa del Minao, il sottoscritto e l’assessore ci stiamo apprestando stanchi a lasciare la zona con il motorino. Tutt’ ad un tratto in lontananza si scorge l’arrivo di una nostra amica (Giulia), la quale con gesti plateali non riesce a trattenere il suo giubilo nell’incontrarci. Un salto repentino da un lato all’altro della strada. In quel momento ho pensato: che bello vedere persone così entusiaste di vederci.
Giunta nei pressi della nostra postazione, senza nemmeno salutare, comincia un soliloquio vertigionoso che a stento riesco a seguire, nel quale tesse le lodi del mio caro amico assessore senza freni. Nel mentre io: ciao Giulia. Ma lei essendo troppo presa con i suoi epinici non mi degna nemmeno di uno sguardo. Una decina di minuti a sorbirmi: bravo assessore, grande assessore, gagliardo assessore, unico assessore, memorabile assessore… … … … In un attimo di pausa cerco di approfittare per parlare, giusto per dare un segnale della mia presenza. Ma niente. Sguardi, parole, gesti, respiri solo, solo, solo per l’assessore. Pochissimi istanti e riprende la nenia, senza curarsi assolutamente delle mie tre quattro parole che le ho rivolto. Un’altra scarica velocissima di complimenti. Una cantilena insostenibile. Preso dallo sconforto, scendo dal motorino e mi pianto tra i due, per far comprendere il mio stato di disagio. La guardo fisso negli occhi per rendermi conto di quanto sia robotizzata. Nonostante il muro umano che ho creato, mi sento trasparente. Una macchina alla quale hanno azionato il pulsante “assessore” che nemmeno una tempesta improvvisa potrebbe fermare.
Dopo riessermi accomodato sul motorino, dò un pizzico al mio amico per fargli capire di quanto mi sia strastrarotto le scatole di stare lì, ad ascoltare quel monologo sdolcinato. Così l’assessore finalmente decide di rompere il suo ininterrotto scioglilingua e le dice che si è fatto tardi: c’è una riunione che mi aspetta.
Ma Giulia senza perdersi d’animo con aria curiosa chiude la logorrea con una domanda:ma stasera VIENI al castore(locale notturno in cui si balla. Il venerdì in questo periodo)?
E lui: ma non vedi come stiamo combinati? Troppa stanchezza, penso proprio di no.
E lei ancora con il sorriso che ormai conta un paio di dozzine in più di denti: ma allora è vero, siete proprio DUE vecchi!!
DUE?!?! Ma allora esisto? che bello! Da fantasma improvvisamente mi sono materializzato.
Dopo essermi sentito una lastra di vetro per mezz’ora buona. Dopo aver subito un paio di kilometri di frasi mielose tutte dedicate all’assessore. Come d’incanto una e una sola parola mi viene rivolta senza che io avessi fatto qualcosa per meritarla:Vecchio!
Capisco il “mal comune mezzo guadio”, ma qui parliamo di un vero e proprio “curnut e mazziat”!!!
E ho pensato: che bello vedere persone così entusiaste di vederci !!!???!!!!…Povero me, me tapino…nguè.
Bravo assessore, mitico assessore, fosforescente assessore, ineguagliabile assessore…
La prossima volta, assessò, “fattell a per!”