Sta Liguria

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Bella “sta Liguria”. Bella Santa Margherita Ligure. Colorati e luminosi i paesaggi: il viola delle buganville, il rosso delle gardenie e il rosa delle orchidee; Verde ovunque e la costa davvero molto simile alla nostra tra piccole cale, scogliere e villazzi appoggiati sui promontori che farebbero invidia anche a Papi. Bazar e piccoli bar sul lungomare dove si possono degustare le leccornie tipiche di questa terra (in particolare le famose e gustosissime focacce di Recco) accanto ad alberghi a 18 stelle che noi abbiamo osservato solo dall’esterno(ovviamente).
Ci sono lidi di ogni specie e per ogni tipo di portafoglio: dai 90 euro per un lettino, un ombrellone e una cabina ad una piccola spiaggia libera in cui si fa la fila in attesa che qualcuno vada via dopo un’ustione. L’idea di riempire le scogliere con piccole pietre e trasformarle in veri e propri stabilimenti attrezzati è ottima.
Mi ha colpito osservare che la gente abbia una particolare predisposizione alla cura del corpo: è difficile trovare rotoli di grasso o panze cadenti: Ragazzini con bicipiti alla Schwarzenegger e anziani signori con le ali di un angelo tatuato fuoriuscenti dal costume. Signore in topless col piercing sul capezzolo e ragazzi con i crocchè scolpiti anche dietro le orecchie. Diciamo che noi eravamo i pochi ad avere ancora le fascinosissime maniglie dell’amore (orgogliosamente portate).
Per una mia deformazione poi, ho notato i metodi della differenziata: ancora rudimentali ma molto efficienti. Ci sono ancora i vari cassonetti per strada. In realtà, tutto ciò è possibile solo per una questione di educazione e civiltà. Lì è possibile, ahimè. E fuori ad ogni farmacia c’è il bidone per i farmaci scaduti(assessò, hai capito?).
Bella “sta Liguria”. Ci ritorneremo volentieri. Possibilmente senza il Juke-box “sarabanda” di Anna e le “precisazioni” di Madda.
Un saluto al povero Catapo. Ti capisco.
Pivello
Estate di un paio di secoli fa.
All’epoca ricordo che la villetta comunale adiacente la mia dimora era esageratamente fatiscente. La casetta-bar in condizioni pietose e la vegetazione ai limiti della visibilità. In giornate particolarmente calde si poteva anche avere la sensazione di udire l’urlo di Tarzan o di vedere lucertole che intanto con la canicola si erano trasformate in alligatori. Erano gli anni in cui lì dentro si poteva trovare di tutto. Anche un vagabondo dimenticato da Dio, la serie completa di qualche rivista porno o un kit completo di condom bucati o di siringhe da infermiere. Senza sorveglianza e senza alcuna cura. Una foresta nel centro del paese.
In quella stagione mia madre, impossessata dal raptus del cambiamento (ho scoperto che è una predisposizione di molte donne di casa), dopo aver voluto spostare (nel senso che noi abbiamo dovuto spostare) tutti i mobili dal salotto alla sala da pranzo e dalla sala da pranzo di nuovo al solotto(perchè le infasidiva la posizione del sole che dalle 16 alle 16:30 poteva rovinare il legno di quelli più vicino la finestra), decise, con somma gioia di mio padre, di mettere i parati nella sua camera da letto la cui finestra affaccia proprio sulla villetta-jungla di cui sopra(e che c’entra mi direte. Mò c’arrivo).
In un pomeriggio di quella estate con mio fratello mi divertivo a giocare con una pallina da tennis nella stanza da letto dei miei. Quella camera era completamente spoglia. Svuotata e priva di ogni quadro, armadio o altro oggetto. Di li a poco avrebbero messi i tanto amati parati.
Era in corso uno di quegli uragani estivi che ogni tanto da queste parti si fanno sentire, per cui cosa c’era di meglio di un comodo mini campo di calcio in casa, poichè fuori non si poteva giocare?
All’epoca mi cimentavo come portiere, non perchè sia mai stato particolarmente bravo, ma solo perchè i fratelli minori hanno l’ingrato compito di far divertire i maggiori. A piedi scalzi ci prendevamo a pallettate e nella gara dei rigori mio fratello non riusciva a segnare un solo gol. La pallina era piccola e pesante per cui il rumore dello scontro col muro provocava tonfi tipo Squash. Pam, pum…pam,pum. Una serie interminabile di rigori e il gol non arrivava. Io ridevo e deridevo chiassosamente. E mentre mi accingevo a parare l’ennesimo penalty, una voce all’improvviso fermò quel trambusto. “Posso provare io a bucarlo quel pivello?”. Gianpaolo(il figlio di amici di famiglia) attirato dalle urla, dalle risate(le mie) e dai rumori aveva lasciato la cucina in cui c’erano i genitori (notoriamente tirchissimi) per una visita e incuriosito si era diretto verso il mini-campo. E baldanzoso, gagliardo e con voce da bullo ripose la stessa domanda: “Posso tirarlo io un rigore, pivello? Eh,eh”. Gli risposi che per lo meno doveva togliersi gli zoccoli. I dottor Shulls erano di legno e pesanti e potevano far male qualcuno. Lui invece, sicuro e ancor più spavaldo di prima mi accertò che non poteva esserci alcun pericolo. Sapeva il fatto suo. Si creò un atmosfera apocalittica, da mezzogiorno di fuoco, come i film di Clint Eastwood. Mancava solo quel “paraparapà”, motivetto tipico di quei film. La pallina gialla posizionata ferma sul dischetto immaginario. Guardavo i pali (cioè, da un lato la fine della parete e dall’altro lo spigolo della finestra) nervosamente e una gocciolina di sudore scendeva dalla fronte. Mio fratello con gli occhi sbarrati. Gianpaolo con espressione sempre più indisponente. C’era molta tensione. Partì nella rincorsa (a dire il vero un pò goffa), distese il piede verso la palla e……………….BUUUM! La palla si va ad infilare nel angolo in basso, imparabile anche per Dasaiev, mostruoso portiere russo di quei tempi. Neanche il tempo di capire e quell’ attimo di tensione e di silenzio venne letteralmente “rotto” dal rumore del frantumarsi del vetro della finestra. Lo zoccolo era partito per un lungo viaggio senza far mai più ritorno. Era finito tra le fauci di qualche baboab nella villetta comunale. Gianpaolo noncurante dell’accaduto esplose in un “GOOOOOL” con relativa corsa forsennata alla Marco Tardelli e con trenino alla Joao Paulo senza rendersi conto di ciò che aveva combianato. Tutto quel casino spaventò mia madre e i suoi genitori che immediatamente si fiondarano nella stanza in cui eravamo. Appena saputo l’accaduto e constato il danno sua madre svenne (perchè s’era perso lo zoccolo) e poco dopo seguì le sorti della signora il padre(perchè pensava che avrebbe dovuto pagare il vetro). Fu mobilitato mezzo mondo. Televisioni, elicotteri, Protezione civile, vigili del fuoco, Carabinieri, Polizia, Genio artificieri, Rambo…Niente? Lo zoccolo di Gianpaolo non fu mai più ritrovato. Si narra che sia stato rubato da Tarzan.
Dopo più di 25 anni, la madre anche dopo il disboscamento ancora non ha perso le speranze di ritrovarlo. Il padre smontò il finestrino della sua 124 per riparare all’errore del figlio. E la cosa che mi lascia perplesso più oggi, Gianpaolo quando m’incontra per strada ancora esulta per quel gol, chiamandomi “pivello”.
Guarda dove vai
Giuro che io sto guardando. Ma spesso me lo devo inventare…
Prenditi quello che sei
e non rimpiangerti mai
se non ti piaci, vedrai…
non cambierai
non cambierai
non cambierai
non cambierai… mai!
Prenditi quello che vuoi
e non nasconderti mai
guarda le spalle che hai
forse ce la farai
forse ce la farai
forse ce la farai
forse ce la…
forse ce la…
forse ce la…
forse ce la…
Guarda che cielo che hai
guarda che sole che hai
guardati e guarda cos’hai
e…….. guarda dove vai!
Vasco
The Ark
C’è gente che un giorno ti sorride e il giorno dopo non ti vede, chi ti stringe la mano e ti dà una pacca sulla spalla e poi non si ricorda più di te. Che esce quando piove e resta a casa con il sole. C’è gente che ti guarda fisso negli occhi e non ti ascolta, che si perde tra le nuovole al mercato e ti vuol parlare quando è a messa. Che riempie fogli di parole ma non riesce a dire una parola. Che studia le leggi del tempo e non sa fermarlo. C’è gente che s’innamora stupidamente di un paio di labbra ma non sa baciare, che le disegna ovunque senza saper tenere una matita in mano. Che costruisce mondi fantastici e non sa vivere nel suo…
…In giro c’è gente “strana”…
It Takes A Fool To Remain Sane The Ark
Solo Uno Stupido Può Restare Sano Di Mente
Cosa è mai accaduto a questa fantastica razza?
una generazione smarrita con l’andare del tempo
-non si pensava che la vita fosse qualcosa in più di tutto ciò?
Con questo bacio scambierò la tua noia con la mia beatitudine
Ma se lasci andare la mia mano scivolerà nella sabbia se tu non mi dai l’opportunità
di abbattere i muri del tuo atteggiamento,
io non ti chiedo nulla
nemmeno la tua gratitudine
e se tu pensi che io sia banale
non mi dispiacerà
hai diritto di ridere di me
e a mia volta, è la mia opportunità
di sentirmi audace
perchè non ci si deve vergognare del ridicolo
è solo un modo per eclissare l’odio
è solo un modo per mettercela tutta semplicemente
è solo un modo per restare sano di mente
Ogni mattina vorrei vederlo scendere dall’autobus
è un’immagine che non si dimentica
è come una foto multicolore fissa nella mia mente
ha fatto sì che io restassi sano per un paio d’anni
dal momento che ha attutito le mie paure
di diventare come gli altri
che diventano madri infelici
e padri di bambini tristi
e perchè tutto questo?
perchè hanno dimenticato come si gioca
forse si preoccupano di doversi vergognare
di sembrare strani
di sembrare pazzi
di prendere peso
di sembrare gay
- ti dirò solo questo:
solo uno stupido può restare sano di mente
solo uno stupido può restare sano di mente
solo uno stupido può restare sano di mente
in questo mondo tutto ricoperto dalla vergogna
Quindi, portiamolo in scena con una giacca multicolore, considerandolo un asso, un pazzo, che sfila come un pavone
con smalto per unghie dal colore appariscente
ricoperto di brillanti, con penne di boa e taglio di capelli bizzarro
tinge i capelli di rosso e blu splendente
-cosa vuoi fare, non pensarci due volte,
fai ciò che devi fare,
lascia il tuo cuore decidere cosa devi fare
è tutto ciò che c’è da scoprire
perchè solo uno stupido può restare sano di mente,
solo uno stupido può restare sano di mente
solo uno stupido può restare sano di mente
in questo mondo tutto ricoperto dalla vergogna
Checco Zalone
W la sineddoche – Checco Zalone
Ciao;-)
Ciao;)
Cm t kiami?;D
M kiamo Luxuria69—8
6 blla?;))))
Sn simptca:P
6 blla?;))
Sn dlce e ho tnt sogni che nn voglio xdere!!!!!!!!!
6 blla?;)
+ o -
Ti amo!
DadoGeppetto
Mari & Danilone sposi
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3/6/9
…12 o 15 dozzine di persone tra parenti, amici ed intervenuti hanno gioito alle 18 e 21 con 24 migliaia di applausi, il matrimonio di Mari e Danilone.
La celebrazione si è svolta nella chiesa di San Michele tra fiori, abiti sgargianti e belle presenze. Ricorderò quest’evento però, per la particolare attenzione dello sposo: quando tutti si alzavano, lui si sedeva e viceversa.
Confetti, palloncini e un bel sole hanno poi fatto da cornice all’uscita.
Belli questi sposi. Il loro sorriso è un’altra cosa che ricorderò.
Bello anche il ricevimento.
Una sala spettacolare, un panorama con tramonto mozzafiato(che avrà reso felice peppe105) e un mare leggermente mosso hanno reso ancora più godibile la cena che definirirei sublime(alla fine ho dovuto necessariamente sbottonare i calzoni già fin troppo stretti).
Particolarità? Beh, l’insofferenza del Minao già al terzo minuto, la solerzia di Fabrizia nel cercare in tutti i modi di far sedere Ada al nostro tavolo, i ballerini della vecchia guardia (Rino e Maurizio in particolare) a dettare legge, il duetto Piero-Anna con “se mi lasci non vale” (a quest’ultima ho consigliato di dedicarsi al cabaret nei matrimoni. Farebbe soldi a palate) da strapparsi i capelli dalla testa, la bella voce di Piero Aiena e lo stravaccamento totale sempre del Minao prima su un tavolino da almeno 5000 euro e poi su una poltrona al 90° minuto.
In attesa di poter finalmente intervistare come dico io i 2 piccioncini, faccio ancora a loro tanti tanti auguri.
Ci vediamo presto. Anzi, prestissimo. Se non sbaglio ora, abitate a 20 metri da me.
Dentro ad ogni brivido
Sono molto restio nell’appassionarmi alle nuove leve. Anche se hanno vinto premi, concorsi e festival. E’ noto. E probabilmente è un mio limite.
Però nell’ascoltare questa canzone un pò mi sono dovuto ricredere. Forse perchè mi ricorda vagamente qualche brano da piano-bar del mio mitico Sergio Caputo.
Ho detto un’eresia?
Buongiorno mia signorina
Le posso offrire un caffè
Viaggio da questa mattina
In cerca di lei
Vedo l’azzurro del mare
Nei suoi occhi così blu
Sintomi di un grande amore
Io vorrei darle del tu
Vorrei farti sognare
Portarti a ballare
Stringerti tanto da non respirare
Perdermi in ogni minimo particolare di te
Dentro ad ogni brivido
C’è la magia di un timido
Incontro di due mani che si sfiorano
Semplicemente un’alchimia che già ti fa sentire mia
Come vorrei
E mi sento stupido
Nella follia di un attimo
Mi sono immaginato tutto quanto
E intanto tu rimani lì
Seduta a bere il tuo caffè
Senza di me
Senza di me
Buongiorno mia signorina
Le posso offrire un caffè
Viaggio da tutta la vita
In cerca di lei
C’è l’infinito del mare
In quei suoi occhi così blu
E’ certamente già amore
Ed io
Vorrei darle del tu
Potrei stare a guardare
Bramarti per ore
Baciarti tanto da non respirare
Perdermi in ogni minimo particolare di te
Dentro ad ogni brivido
C’è la magia di un timido
Incontro di due mani che si sfiorano
Semplicemente un’alchimia che già ti fa sentire mia
Come vorrei
E mi sento stupido
Nella follia di un attimo
Mi sono immaginato tutto quanto
E intanto tu rimani lì
Seduta a bere il tuo caffè
Senza di me
Dentro ad ogni brivido
C’è la magia di un timido
Incontro di due mani che si sfiorano
Semplicemente un’alchimia che già ti fa sentire mia
Come vorrei
E mi sento stupido
Nella follia di un attimo
Mi sono immaginato tutto quanto
E intanto tu rimani lì
Seduta a bere il tuo caffè
Senza di me
Senza di me
Senza di me
Marco Carta



