Il marito scozzese torna a casa e dice alla moglie: “Cara, mi sono ricordato che oggi non è solo il tuo compleanno, ma anche il tuo onomastico. Percio’ ho deciso di farti due regali” e tira fuori un paio di guanti!
Sapete perché gli scozzesi seppelliscono i morti con la testa di fuori? Perché cosí risparmiano i soldi della fotografia!
Colmo dell’avarizia: usare i coriandoli come carta igienica… da tutte e due i lati!
Sapete perché i genovesi non amano i frigoriferi? Perché non sono mai sicuri che chiudendo la porta si spenga la lampadina!
“Hai visto che bravo Giobatta? Sta studiando l’alfabeto braille!” “L’alfabeto per i ciechi? Ma poverino! Ha problemi con la vista?”No, per la sera risparmia la luce!!”
Ad una cena di gala un uomo è seduto vicino ad una vecchia orripilante. Questa ad un certo punto della cena gli si rivolge:
- Buon uomo… ma come siete galante… è la sesta volta che mi baciate la mano da quando siamo a tavola… voi mi confondete!
- Ma che ha capito! E’ solo che il cameriere s’è dimenticato di mettermi il tovagliolo!
Padre e figlio genovesi vanno in America.
- Papà, quando arriviamo?
- Stai zitto e nuota!
-Un Genovese al gabinetto, gli cade un EURO nella tazza, sta un po’ a pensarci poi decide… ne butta dentro un altro: “Adesso ne vale la pena raccoglierli!”
Un treno di folla e di parole mi sta riportando indietro. Dal finestrino si vedono passare veloci gli alberi e un paesaggio che si fa sempre più grigio ed ombroso. Veloci come i minuti che inesorabilmente ricordano che da lì a poco ci sarà la realtà a tendermi beffardamente la mano. E domani? che sarà? chi lo sa. I lividi e il sangue di ogni giorno sono a qualche chilometro da qui, in fondo al binario. Appena si chiuderanno le porte alle mie spalle, chiuderò di nuovo a chiave questo battito veloce e spegnerò questi nuovi colori dagli occhi, riempendo il tempo di quel che rimane di me. Ah domani. Domani c’è quell’appuntamento importante, c’è chi avrà bisogno di me per inutili faccende, c’è chi mi rimprovererà per il mio disordine e chi per la mia disattenzione. C’è la mia vecchia giornata. Domani…no, no non ci arrivo a domani. Vorrei invece, che il tempo si fermasse qui, ora, in mezzo al niente. Oppure vorrei che il treno non si fermasse più, che non esistesse capolinea. Tutto concentrato qui. In questo piccolo sediolino che senza saperlo mi riscalda l’anima e in questo spazio dove la leggera corrente che si fa largo tra la gente mi accarezza i capelli. Sì, c’è qualcosa che non va. Lì fuori ha cominciato anche a piovere e tra poco sarà buio. Ma forse, qualcosa cambierà. E se non sarà domani, sarà un giorno del futuro assolato e senza spine. Sarà come oggi, come ora, sarà come voglio che sia. Sarà un altro tempo e un altro treno, ma stavolta solo con te e senza fermate. Sì, questo mi salverà, ci salverà.
Henna
Adesso basta sangue ma non vedi
Non stiamo nemmeno più in piedi…un po’ di pietà
Invece tu invece fumi con grande tranquillità
Così sta a me che debbo parlare fidarmi di te
Domani domani domani chi lo sa domani sarà
Oh oh chi non lo so quale Dio ci sarà io parlo e parlo solo per me
Va bene io credo nell’amore l’amore che si muove dal cuore
Che ti esce dalle mani che cammina sotto i tuoi piedi
L’amore misterioso anche dei cani e degli altri fratelli
Animali delle piante che sembra che ti sorridono anche quando ti chini per portarle via
L’amore silenzioso dei pesci che ci aspettano nel mare
L’amore di chi ci ama e non ci vuol lasciare
Ok ok lo so che capisci ma sono io che non capisco cosa dici
Troppo sangue qua e là sotto i cieli di lucide stelle
Nei silenzi dell’immensità
ma chissà se cambierà oh non so se in questo futuro nero buio
Forse c’è qualcosa che ci cambierà
Io credo che il dolore è il dolore che ci cambierà
Oh ma oh il dolore che ci cambierà
E dopo chi lo sa se ancora ci vedremo e dentro quale città
Brutta fredda buia stretta o brutta come questa sotto un cielo senza pietà
Ma io ti cercherò anche da così lontano ti telefonerò
In una sera buia sporca fredda
Brutta come questa
Forse ti chiamerò perché vedi
Io credo che l’amore è l’amore che ci salverà
Vedi io credo che l’amore è l’amore che ci salverà.
Domenica senza calcio. Una tragedia. Non so cosa sta passando nella testa degli altri della banda, ma per me si tratta di una autentica e lenta tortura.
Tralascio le sensazioni dei giorni scorsi e il sabato moscio e senza stimoli che è appena trascorso. E non voglio mettere il dito nella piaga riproponendo le originali bestemmie contro la scialba Nazionale di Prandelli, motivo unico di questa domenica inutile.
Mi sono alzato chiedendomi che giorno fosse, sentedomi quasi anestetizzato nonostante la notte precedente non avessi abusato di alcool e non avessi fatto le ore piccole. Parlo di uno stato diverso, dall’inconscio non è partito alcun input o motivazione che desse un senso per alzarmi. E sì, la domenica senza impegni o appuntamenti logoranti agevola la spremitura in mezzo alle lenzuola e i famosi “5 minuti” si trasforamano finalmente in ore, cosa che purtroppo non accade negli altri giorni. Ma non è questo il caso di stamattina. Il mio è stato uno stare a letto come di chi non vuole affrontare la giornata, come se si volesse far passare il tempo non vivendolo, dormendo. “Passerà, passerà”.
Ho pranzato a casa, come non capitava dall’ultima partita della nazionale. Non sarebbe così terribile se non si dovesse rispondere alla lista infinita di domande poste dallo zio curioso. L’unico desiderio è il momento del dolce, segnale che il superquizzone sta per finire e che il prossimo sarà tra più di un mese. “Passerà, passerà”. Anche se devo dire, che questa volta è stata peggio. Il super Napoli di questi ultimi tempi rende davvero indigeribile il turno di sosta, l’aria ironica dello zio e i fegatini di mammà.
Mi sono distratto per poco tempo con un’altra autentica impresa di Valentino Rossi. Ma è durato davvero troppo poco. Poi, è subentrata una fase depressiva. Lo zapping mi ha fatto ripiombare inesorabilmente nella realtà. La serie B. “Madò, cos’è la serie B? A cosa serve?”. Talmente sono distante da questo gioco che ho anche negato il tempo in cui ne abbiamo fatto parte, come se non fosse mai esistito. Ad aggravare la situazione, la Ventura con “quelli che aspettano…”. Una trasmissione diventata un surrogato di domenica in perfettamente in linea con l’attuale televisione italiana. Non mi sono addormentato subito solo perchè Licia Colò sull’altro canale mi ha fatto assistere al video di un’aggressione a un domatore preso di mira da leoni inferociti in un circo. E’durato poco. Ingoiato dalla poltrona ho preso sonno, borbottando “passerà, passerà”.
Ora sono a casa del Minao. Su sky, c’è la schermata con i risultati della giornata. Tra poco passano i gol. Io scrivo e non mi volto nemmeno. E’come se stesse andando in onda una televendita di Mastrota o un documentario sui coleotteri. Dgiuffre è affacciato alla finestra con lo sguardo nel vuoto. Tra di noi c’è silenzio. Si sentono le campane della chiesa e il vapore del ferro da stiro di Ada. Il Minao è seduto per terra su un cuscino e ascolta musica d’amore. The Ass e Fra sono accomodati sul divano. Cercano un film che possa smuovere questo stato di totale inettitudine e mutismo. Sembra la stanza dei fantasmi. Solo Mimì, sembra non subire la maledizione della sosta. Urla, sbraita, litiga con le ombre, litiga con le foglie, litiga con le luci, praticamente romp’o ca**, come sempre, come un qualsiasi giorno della settimana. Lo invidio. Beati loro che non sanno. “Passerà, passerà”.
Sta per calare il sole, inizia a fare freddo. Dgiuffre ha smesso di guardare fisso il tetto della casa di fronte, il Minao ha dato un senso alle sue canzoni, the Ass e Fra hanno appena finito di vedere “una pallottola spuntata”, Ada ha smesso di stirare, Fabri è rientarata dal giro in piazza e io finisco di riempire questo foglio, pensando che c’è da affrontare ancora l’insostenibile serata (non ho dimenticato Mimì, ma è prevedibile cosa stia facendo).
Mesti, ci alziamo, ci guardiamo e mentre ci sparpagliamo fuori dalla porta senza meta, ci sussurriamo con un filo di voce “Buona domenica”…mentre io penso al Pocho e mi dico “passerà passerà”.
Alla fermata dell’autobus.
Ti vedo su quella panchina con il naso all’insù a cercar nuvole che ti lascino un attimo di meraviglia. Chissà se vedi ciò che ci vedo io?
La casa, la famiglia, le responsabilità e tutte le rotture quotidiane per un attimo le hai lasciate nel portafoglio, vicino al codice fiscale che adoperi per le sigarette, alla patente che usi solo come documento e all’abbonamento del bus. Hai infilato tutto nel posto più sicuro che conosci, non si possono e non si devono dimenticare, eh. Ma questo momento è il tuo momento. Non ti accorgi che ti sto osservando, non ti accorgi che il cellulare sta suonando e nemmeno che è passato il terzo pullman buono per tornare a casa. Sei lì, nell’attimo dell’estasi, a desiderare ciò che non c’è, ciò che non hai. Ma forse lassù, esiste un pezzo di cielo che è per te. C’è l’irrealizzabile che prende corpo tra una pecorella che diventa astronave e un gatto che muove la coda bucato da uno degli ultimi raggi di sole. Tu continui a guardare su. Sì, le nuvole. Le loro forme astruse non danno scampo quando è il tramonto. Si colorano di rosa e si stagliano precise e nette mentre la notte presto le addormenterà. Lontano, molto lontano si può notare la scia di un aereoplano. Fa deviare i soliti stagnanti pensieri e li spedisce su un altro pianeta, in un mondo nuovo e colorato. Un mondo in cui si respira anche senza aria, dove i sogni si realizzano al solo schioppo delle dita. Non ci sono domande che tormentano l’anima e le parole crociate non hanno segreti. Sì, t’immagino lì, magari con un bel paio d’ali a volteggiare nel vento e lo sguardo fiero di chi non sa più cos’è la colpa. E’il pianeta della vita. Forse somiglia un pò alla mia isola. Forse è ancora più bello.
E non preoccuparti di cosa verrà dopo. Il cielo tornerà come ogni sera a ricordarti chi sei e cosa ci fai là. Le sue tenebre forse ti faranno ripiombare nella cruda realtà dei dilemmi, ma non preoccuparti. Io continuerò ad osservarti e a ricordarti che ci sono nuvole e aerei che fanno guardare lontano, oltre l’inimmaginabile. E forse, magari, alla prossima fermata e al prossimo tramonto che vivrai, il mio pensiero ti farà sorridere. Lo senitrai più vicino. Al tuo finaco. Proprio come in questo momento. Come questo qui, che è il tuo momento.
Buon rientro.
You think I’d leave your side baby?
You know me better than that
You think I’d leave down when your down on your knees?
I wouldn’t do that
I’ll do you right when your wrong
I—–ohhh, ohhh
If only you could see into me
oh, when your cold
I’ll be there to hold you tight to me
When your on the outside baby and you can’t get in
I will show you, your so much better than you know
When your lost, when your alone and you can’t get back again
I will find you darling I’ll bring you home
If you want to cry
I am here to dry your eyes
and in no time you’ll be fine
You think I’d leave your side baby
You know me better than that
You think I’d leave you down when your down on your knees
I wouldn’t do that
I’ll do you right when your wrong
I—–I, ohhhh, ohhh
If only you could see into me
Oh when your cold
I’ll be there
To hold you tight to me
Oh when your alone
I’ll be there by your side baby
repeat 1x
Questa vittoria non è una semplice vittoria, vale doppio, vale triplo. Vale tanto per una serie infinita di motivi. In primo luogo non riuscivamo ad avere la meglio sugli odiati capitolini da quasi 15 anni. A parte la super rimonta dell’anno scorso, prima, si erano registrate solo sonore batoste. Poi, finalmente è stato sfatato il tabu San Paolo, dopo un pareggio e una sconfitta, con una prestazione maiuscola, come non se vedevano da tempo. In terzo luogo, godo sempre un pò di più, quando c’è qualche gufastro che con il tifo e col cuore hanno poco a che vedere e che spera ogni domenica che tutto tracolli, in modo da poter dire “avevo ragione”. Parlo in particolar modo dei denigratori del mio amato Pocho e di zio Walter(gli stessi, più o meno che qualche tempo fa gridavano “Reja sei la nostra rovina”). E infine, ho un odio viscerale da sempre, nei confronti di Ranieri. Già all’epoca, quando era il nostro mister, non ho mai sopportato il suo atteggiamento da finto umile e poi, la sua dichiarazione famosa (”non abbiamo bisogno di Iss”) definitivamente lo consacrò “odiato” e lo condannò ad essere un perdente, nonostante abbia allenato grandi squadre. Ieri, non mi sarei perso per niente al mondo le sue parole e la sua faccia depressa del post partita. Le aspettavo da una vita. Mi ha fatto godere molto quando ha cercato di arrampicarsi sugli specchi, spiegando le motivazioni sui cambi che, a mio modesto parere, hanno dato una grossa mano ai nostri ragazzi: la sostituzione di Menez per Brighi, tra primo e secondo tempo, perchè il francese aveva difficoltà ad inserirsi negli schemi del buon Caludio, mentre è stato uno dei più periocolosi, specie nei dialoghi stratti con Totti e Borriello nella nostra tre quarti. Infatti, nella prima frazione abbiamo sofferto molto di più, mente nella seconda, è bastato controllare Borriello e l’ombra di quel che rimaneva del pupone. Poi, ha lasciato Cassetti all’assurdo destino di fronteggiare nell’uno contro uno Lavezzi che gli ha fatto vedere i sorci in tutte le tonalità possibili. Cicinho infatti, non ha coperto più da quel lato e da quel lato è nato così il primo gol di Hamsik, dopo una bella combinazione Pocho-Dossena. E in ultimo, inspiegabilmente ha sostituito Borriello che ha messo apprensione più di una volta la nostra intera retroguardia e che ancora una volta ha dimostrato di essere un osso assai duro da contrastare, invece di togliere Totti che oramai era su una sedia da più di un quarto d’ora. Sì, mi sembrano davvero buoni motivi per godere.
Da registrare infine, le ottime prove di Dossena e di Pazienza e quella buona di Yebda che ha fatto il suo ingresso proprio nel momento cruciale del match. Unico neo, anche secondo me, è Maggio. Volontà, impegno, ma alla fine, gli unici errori difensivi sono stati i suoi e al cross nella fase d’attacco c’è arrivato degnamente solo una volta. Le altre volte, chiedere ai fotografi. Speriamo che Christian si riprenda presto anche perchè sono esuasto della break-dance di Zuniga.
Seconda Giornata (EL)
Steaua Bucarest – Napoli 3-3 (Aut. Cribari, Tanase, Kapetanos; Vitale, Hamsik, Cavani)
Sinceramente non so come sarebbe finita la partita se al centravanti rumeno non gli fosse venuto un autentico raptus di follia quando ha deciso di stendere, con un cazzotto degno del miglior Cassius Clay, il nostro Santacroce, quando si era sul 3-0. Per quasi un’ora il Napoli ha potuto così usufruire del vantaggio di giocare con un uomo in più e piano piano di ristabilire una situazione che era diventata in un battito di ciglia catastrofica. Pronti via, e in 15 minuti ci siamo ritrovati sotto di tre reti. Tre gol nati da puri atti autolesionistici. Dopo un minuto infatti, Cribari fuori posizione, di stinco, devia alla Ferrario nella nostra porta un innocuo cross dalla tre quarti. Dieci minuti dopo, Tanase, ha calciato una punizione pochi metri dopo il centrocampo verso l’area napoletana con l’obiettivo di cercare una testa rumena. Il nostro portiere, che diciamolo francamente, ha il suo tallone d’Achille nelle uscite alte, si trovava inspiegabilmente sul dischetto del rigore e si è fatto sorprendere da questa palla più lunga del previsto. In un attimo ho avuto la sensazione di rivedere il peggior Coppola, nelle sue peggiori performance. E solo dopo altri cinque minuti, un cross proveniente da destra ha superato sia Santacroce, fregato da un movimento minimo dell’attaccante sul primo palo che poi è andato a concludere sul secondo, sia De Sanctis, che stasera proprio aveva o il compleanno del figlio in testa o forse la macchina che gli hanno graffiato da poco. Inspigabile. Tre a zero e via alle furibonde e avvilenti critiche dei gufastri.
Il Napoli, con un turn over ai limiti della decenza(Zuniga può giocare solo come centrocampista di destra. Punto. Oltre questo rasenta il ridicolo),dopo l’espulsione già citata, ha piano piano cercato di rimettere la gara sul giusto binario. Prima Geggino (Vitale) ha accorciato le distanze, approfittando di una bella punizione di Sosa (due cose buone in 98 minuti le ha fatte) dal limite dell’area finita sul palo, ribadendo in rete pronatamente e poi con un’autentica perla di Hamisk entrato pochi minuti prima, con una staffilata da 30 metri che si è infilata nell’angolo alto, per cercare l’assalto finale. Gli ultimi minuti poi, sono stati un vero e proprio assedio e dopo che Lavezzi, Hamisk, Cavani e soprattutto Maggio con i suoi piedi da fabbro, hanno fatto indigestione di gol, proprio all’ultimo secondo del match, una zampata in piena area di rigore del matador ha evitato una figuraccia contro un modestissimo Steaua.
Si parlerà molto in questi giorni del turn over ordinato da zio Walter. In linea di massima sono d’accordo a far riposare giocatori che sono impegnati continuamente, ma in tutta onestà, vedere Zuniga in quel ruolo e vedere contemporaneamente Lavezzi, Hamisik, Pazienza(in formissima) e Campagnaro fuori dal match, non mi ha fatto urlare di gioia. Cioè, noi per arrivare qui ci siamo fatti un mazzo così l’anno scorso. A questo punto che senso ha fare il quinto o il sesto posto se poi, devo vedere quasi tutti i titolari fuori? meno male che c’è il Matador, va. Almeno da lui non si può prescindere.