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Napoli – Genoa 0-1 | Salviamo Peter Pan

Napoli – Genoa 0-1

Posted by lapo2001 on feb 24th, 2009

Un giorno per riflettere.

Com’è capitato altre volte, dopo disastrosi spettacoli, ho voluto attendere qualche ora prima di esprimere il mio pensiero riguardo la partita di ieri. Il timore di tirare fuori solo rabbia e frustrazione ha necessitato di almeno 24 ore… Beh, ne sono passate quasi 35 è il mio stato, il mio umore non è mutato. Incazzato ero ieri, incazzato sono oggi!

Ma come potrebbe essere altrimenti?! Quella col Genoa doveva essere la partita verità, la classica ultima spiaggia, la partita che doveva tirarci fuori da questo infinito tunnel. Doveva regalarci la speranza, lo spiraglio, l’aria. Silenzio stampa, ritiri anticipati, tutto l’ambiente aveva puntato tutto su questo match. Ora o mai più! Ora o mai più!

Mai più!

Oltre a perdere anche con i grifoni al San Paolo, il Napoli nell’arco di tutta la sfida è riuscita a tirare nello specchio della porta avversaria una sola volta con Vitale da fuori (all’87°!!!!), che mia nonna avrebbe bloccato col bastone o con la dentiera, seduta in poltrona! Niente più! 90 minuti di niente! Il pallone scottava tra tutti e 22 piedi degli azzurri, manco avesse qualche virus contagioso. Tutti a dare le spalle, tutti a scappare, tutti con la mutanda piena, tutti senza palle!

C’è chi rivorrebbe Savini sulla fascia, chi Rincon in cabina di regia, chi Caccia al centro dell’attacco, chi Rambone come mister… C’è confusione. La colpa è di Reja con schemi da II categoria, anzi no, è di Marino che ha sbagliato tutti gli acquisti, o forse è di de Laurentiis che non tira fuori la grana, oppure dei giocatori che la sera se la spassano in discoteca o è dell’Intertoto che semina la sue vittime o è la nostra che ancora vogliamo credere in qualcosa che non c’è? Non lo so, non ho risposte, c’è rabbia, c’è confusione. Troppa.

No, no, non riesco a capacitarmi. Io rivoglio il mio Napoli e lo rivoglio subito! Rivoglio quelle emozioni e quella speranza illusa di poter arrivare lontano! Anche nei pressi di quel lontano! Fate qualcosa, non so cosa, ma fatela!

Chiamiamo il Mago Zurlì, chiamiamo Otelma… o richiamiamo il Pampa… almeno con lui si pariava!

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3 Responses to “Napoli – Genoa 0-1”

  1. 1
    dgiuffre Says:

    L’allenatore nel pallone…

    Io invece non sono incazzato, vorrei esserlo, vorrei poter recriminare per qualche svista arbitrale, per un vittoria sfuggita all’ultimo minuto ma purtroppo non è così. Il mio è uno stato di desolazione che non provavo da anni nato dalla pochezza vista in campo: cattiveria, agonismo, voglia di vincere, furbizia… dove sono?
    Mi sembra essere diventati la Longobarda del celebre film “L’allenatore nel pallone”. Il nostro Oronzo Reja Canà è in confusione totale però invece di sperimentare nuovi moduli come l’innovativo e fantasioso 5-5-5 si ostina a portare avanti il suo caro 3-5-2. Sella e Cavallo non hanno nulla da invidiare a Maggio e Gargano e Denis mi sembra sempre più somigliante al “venduto” Speroni. Che dire poi di Aristoteles Zazà, scomparso inspiegabilmente dal campo da gioco, pare sia afflitto da un male sconosciuto. Il sigillo a questa assurda similitudine si è avuto domenica quando a 5 minuti dalla fine è entrato Crisantemi Montervino. Forse Reja in questo modo cercava di sconfiggere un maleficio o una fattura che ha colpito improvvisamente questa squadra. Di sicuro non gira niente a nostro favore e attendiamo con speranza che un colpo di fortuna, una botta di culo, un gol irregolare, un rigore inesistente… possa al più presto dare una sferzata a questo periodo nero!

    Forza Napoli Sempre!

  2. 2
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  3. 3
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    Il professore fissa lo sguardo su via Rizzoli, si gira verso via Indipendenza, ma poi allarga le braccia: “Non mi viene in mente alcun bar o caffè storico ancora in vita. E’ triste ma è proprio così: la storia della città è questa”. Anche Eugenio Riccomini è sconsolato, non ritrova frammenti significativi del (recente) passato in tema di Bar e Caffè. Fra l’ altro non è stato spazzato via solo il fine ‘800 e l’ inizio secolo, ma in seguito anche il discutibile ma oramai storicizzato stile del dopoguerra. Professore, non è possibile che non le venga in mente neppure un bar. “Di antico no, ricordo il Caffè San Pietro, uno dei più famosi e gloriosi della città, frequentato da Carducci, Pascoli, Panzacchi, ma appunto non esiste più. Facendo un salto in avanti penso invece a Zanarini, con i suoi arredi anni ‘ 50, che mescolava il grande bancone alle stanze più appartate dove si prendeva il the e si stava seduti”. Ora lo stanno rifacendo nuovo: non sappiamo cosa verrà mantenuto dell’ esistente. “Ecco la tendenza distruttiva continua. Negli anni ‘ 60 mi ricordo delle visite del collezionista inglese, Dennis Mahon: prima di tornare a Londra esigeva che la cena di commiato avvenisse nel ristorante della Stazione, un bel luogo, un’ ottima cucina. Anche quello non esiste più, spazzato via dal cattivo gusto, mediocre e americaneggiante. Un’ avanzata estetica distruttiva, devastante”. Ma di chi è la colpa? “Della borghesia cittadina, quella d’ inizio secolo e successiva. Un tempo le classi sociali avevano luoghi precisi e distinti: il popolo andava in osteria e la borghesia al Caffè. Adesso non ci sono più ne’ gli uni ne’ gli altri, spazzati via forse dalla globalizzazione e dallo scambio dei ruoli: i ‘ borghesi’ in scarpe da ginnastica e gli altri con abiti stirati acquistati nei grandi magazzini. Ma la scomparsa dei Caffè è conseguenza dell’ atteggiamento provinciale e chiuso della borghesia cittadina che non ha avuto consapevolezza né orgoglio della propria storia. Solo a Bologna è successa una cosa del genere. Firenze, Milano, Venezia, Padova e perfino Alba col suo storico Calissano hanno saputo conservare la propria storia. Qui chiudiamo anche le librerie”. (f. p.)Ricerca e Istituzioni

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