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Napoli – Lecce 4-2 | Salviamo Peter Pan

Napoli – Lecce 4-2

Posted by lapo2001 on dic 5th, 2011

XIV Giornata
Napoli – Lecce 4-2 (Lavezzi, Cavani 2, Dzemaili; Muriel, Corvia)

Diamo al Pocho la fascia di capitano.
I simboli sono intoccabili. Ad ogni fine articolo voglio sempre rimarcarlo ricordando che la storia, specie quella gloriosa, va sempre tenuta in bacheca e in bella mostra e mai dovrà essere intaccata. La 10 non si tocca, appunto. La maglia azzurra che fu dell’indiscusso miglior calciatore di tutti tempi non sarà in nessun caso ammainata e senza eccezione rappresenterà in eterno il nostro orgoglio immortale. E’chiaro. Punto.

Dico questo per evitare che si facciano paragoni che non mi sfiorano le meningi.
Il Sommo era tutto e lo si percepiva al momento. Il Pocho è invece ancora qualcosa di indefinibile. Siamo tutt’ora nel bel mezzo della sua carriera e sono certo che il meglio debba ancora arrivare. L’Immenso era, è, e sarà imparagonabile. Il nostro deve ancora mangiare prati immensi per essere accostato a qualsiasi altro monumento, per cui, stiamo parlando di cose, elementi, entità completamente diverse. Altri mondi, altre galassie. Altri infiniti. Penso che anche i più giovani e i più lavezziani concordino su questo fatto. Il Messia non è tornato, non allarmiamoci.

Fatta questa doverosa premessa, devo però ammettere che vedere il Pocho, con la fascia da capitano, mi ha emozionato. Gli sta bene, gli dona e lo responsabilizza. Sembrava persino più bello, eh. Sabato è stato un marziano e non so quanto quella fettuccia scura al braccio abbia avuto il potere magico, come la polvere di stelle, di rinvigorirlo, ma io l’ho visto davvero volare. Con grazia e con forza. Come non so quanti abbiano avuto la mia stessa sensazione. A me è venuto un brivido improvviso, un tuffo al cuore e al passato, raggranellando ricordi ed emozioni che albergano da sempre in me e che d’incanto hanno fatto pensare a Lui e al florido periodo in cui il sogno combaciava con la realtà.

Ho una grande ammirazione per Paolo Cannavaro, così come per Grava (bentornato!) e per il mitico pal ‘e fierro Bruscolotti, che ritengo veri ed inossidabili cuori azzurri ma, secondo la mia opinione, Lavezzi oggi, è il vero capitano del Napoli. E’il vero leader, l’anima. E’cambiato tanto e in questa stagione lo sta dimostrando. Degli episodi che lo vedevano protagonista fuori dal campo se ne parla sempre meno e se lo ravvisano anche indirettamente interprete, egli glissa, sorride, prende il tapiro e guarda avanti. Non è un simbolo, non è ancora una bandiera, e forse Paolo, napoletano doc, può avvicinarvisi di più, ma lo ritengo il capitano a tutti gli effetti perché in molti ci identifichiamo in quel carattere così particolare. Allegro, furbo, generoso, a volte introverso, spesso irriverente e che soprattutto non molla mai, “s’fa sicc ma nun more”. Quest’anno, nonostante sia un lavezziano che esagera affondando l’obiettività in un mare di cuoricini e che s’è lasciato accendere dall’animo folle del piccolo apprendista elettricista, parlo poco di lui. E non ho voluto tessere le sue lodi per non rischiare di essere troppo mieloso e poco equilibrato nei giudizi ma, alla visione della fascia, condita con una prestazione da campione, non ho saputo più resistere. Non è stata però la straordinaria ultima partita a farmi impazzire, sta facendo un grande campionato e in Champions nelle 5 partite disputate è stato sempre uno dei migliori, quella con il Lecce è solo la punta dell’iceberg, perché il Pocho, eccetto i match con Fiorentina e Cagliari, ha dimostrato una maturità e una freschezza fisica e mentale che mai gli può essere stata riconosciuta in passato e, se vogliamo, si può anche dire che in alcune gare, lì davanti, abbia predicato nel deserto. Sono ormai convinto che ora graviti nei pressi del punto più alto di questa parabola napoletana. Il suo primo anno fu eccezionale, certo. Un autentico sconosciuto, rapido e dribblomane, si rivelò la vera rivelazione di quel torneo. All’epoca era più rotondo, aveva il 7, qualche tatuaggio ancora da verniciare e un taglio di capelli tipo Pino la lavatrice. Gli avversari poi hanno iniziato a conoscerlo e a temere, e hanno cercato di limitarlo con moduli tattici alternativi e gabbie difensive in campo. Mentre fuori dal terreno di gioco qualche suo comportamento ha continuato a far storcere più volte il naso non solo ad alcuni tifosi, ma anche allo stesso presidente che in svariate occasioni ha dato pubblici segni “scapigliati” di insofferenza rivolti a lui e al suo fidato procuratore. Tra alti e bassi però, è giunto, insieme ad uno straordinario gruppo, a conquistare un posto Champions inaspettato che tutt’ora rappresenta miglior piazzamento mai raggiunto in epoca moderna. Quest’estate poi, si era paventata anche la possibilità di cederlo, con grandissime palpitazioni da parte del sottoscritto, ma una galeotta clausola rescissoria forse ci salvò. In seguito, tornato dall’Argentina ,con il nullaosta di Mazzarri, che ha sempre puntato su di lui, andò ad allenarsi una settimana in Sardegna per rilassarsi e cercare una tranquillità che la delusione di Copa America gli aveva procurato. Fu criticatissimo per questo, più che delle sue opache prestazioni sudamericane. Così come il mister e la società che, a parere di alcuni, sarebbe diventata schiava delle bizze del piccolo argentino, tanto da influenzare addirittura, le scelte di mercato(Chavez e Fideleff?!) e non solo. Voci, richiami, e finte ammonizioni. Ma si sa, nessuno è perfetto, né io, né lui, né ognuno di noi e questo lato umano, tanto criticato soprattutto per il ruolo che interpreta sotto gli occhi di tutti, a noi che lo amiamo, piace da morire. Ci piace quando corre, contrasta, dribbla, cade, si rialza, tira, si accascia e fa streatching accavallando le gambe per 5 secondi, per poi ricorrere, contrastare, ricadere e rialzarsi… dal primo all’ultimo secondo della partita, senza mai tirarsi indietro, anche nelle sue domeniche peggiori. Ci piace perché è sempre lì e le sue debolezze, che possono essere rappresentate da un paio di gol mangiati o una palla perduta, ci fanno incazzare al momento, ma se considerate a fronte di ciò che fa in campo ogni partita, non possono scalfire quello che invece è il simbolo dell’instancabile campione che si trascina la nostra squadra sulle spalle e mezza squadra avversaria per tutto il campo, per novanta minuti e più.

Sì, lo trovo cambiato. Mi dà l’idea di essere più presente, più maturo e molto concentrato(nell’ultima ha anche azzeccato quasi tutti i calci d’angolo, rarità assoluta). Mi voglio illudere che sia così, e che prima di Natale, con un sogno in tasca, ne segni un altro paio e non si faccia strategicamente ammonire, eh. E soprattutto con una gran voglia di spaccare il mondo e vincere. Ecco. Credo che anche la Champions gli stia conferendo esperienza e maturità e spero che domani faccia i gol che s’è divorato l’anno scorso al Madrigal che ci garantirebbero un traguardo che il Napoli nella sua storia ha raggiunto solo una volta. Venti anni fa, quando non esistevano i gironi e nemmeno i turn over. Turn over che Lavezzi farebbe bene a non osservare, visto che il suo attuale stato di forma gli permette di giocare una partita al giorno. Salvo recupero energie a Porto Rotondo, ovviamente.

Ci piace Lavezzi, da morire. E il coro a lui dedicato sta ammorbidendo anche l’estrema coerenza dei tifosi più legati alla maglia. Sabato infatti , ad un certo punto del match, quel “Olè, olè, olè, olè, Po-cho, Pocho” h riecheggiato per tutta Fuorigrotta, eh.
Ci piace perché piace ai compagni. Ci piace perché piace alla gente. Ci piace perché lui è il 22, l’anima pazza del Napoli che non molla mai. Cavani di sicuro non gli è da meno in questo, ma mi dà l’impressione di essere un po’ più distaccato. Sembra quasi che abbia un’aurea divina che lo ricopra. Quell’aurea da intoccabile che lo scugnizzo carnale non possiede. Il Pocho invece, ha qualcosa di magico. Lo si legge nei suoi occhi. E sono occhi svegli che mi ricordano la strada, la storia e Qualcuno del passato che l’ha già fatta…

La 10 non si tocca, ad aeternum, ma diamo la fascia di capitano al Pocho.

Forza Napoli Sempre

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2 Responses to “Napoli – Lecce 4-2”

  1. 1
    dgiuffre Says:

    Noi napoletani scaramantici ed eternamente legati al solo pensiero di Diego. La premessa è sempre la stessa: “…non lo paragono però…” però ci ricaschiamo sempre. Nei cori, dopo un dribbling, dopo una magia, dopo una gag in TV sentiamo il bisogno di rivederlo in lui. No Lapo non dire di no. Mi vorresti dire che questa storia della fascia non c’entra e invece si, anche questa c’entra. Adesso vorresti che Bruscolotti, oops Cannavaro desse la fascia al Pocho, così, solo perché è maturato? Sei un bugiardo cronico, la scaramanzia e i vividi ricordi ti proiettano in dietro nel tempo quando Pal’ e Fierro cedette la fascia a colui che gli aveva promesso la vittoria del campionato e speri che questo possa accadere anche oggi. Troppe similitudini per non pensare a questo: un difensore ad un fantasista, un napoletano ad un argentino, un lavoratore ad uno scansafatiche, un operaio ad un artista!
    Dopo la partita contro il Manchester City ho sognato Diego vestito di nero, affranto per la perdita della madre, salutare Giannina, Benjamin e Claudia in partenza per Napoli. Triste per il vuoto lasciato da Tota Dalma è tornato in Argentina per darle l’ultimo bacio e stare un pò con i suoi cari. Il momento è particolare per la secondogenita e per suo marito. Siamo alla vigilia di una partita importante per la sua carriera, affascinante per la storia della sua famiglia. Da buon padre Diego non può che dare appoggio morale alla sua piccola e al padre del suo erede. “Tiferò per voi, vincerete” ha detto per telefono al Kun. Intanto Giannina e Claudia da una stanza d’albergo ammirano il sole e il mare di Napoli. Claudia ricorda tanti momenti belli e brutti di un’esperienza che comunque resterà indelebile nella loro mente. Giannina ha avuto modo di riassaporare le sue origini curiosa di rimettere il piede al San Paolo dopo tanti anni. Sono contente per l’occasione ma un po’ tristi nel pensare Diego, solo e sconsolato davanti alla TV. Il Pibe intanto si sta preparando ad assistere alla partita in pantofole, tuta e maglia del City… “Scusa Napoli ma il Kun è il padre del mio erede!” Al fischio di inizio Diego è contento nel rivedere il San Paolo delle grandi occasioni, quasi come quando c’era lui, ma è incazzato nero perché Aguero è solo in panchina. “Mi dispiace per il Napoli ma il City deve vincere così Giannina sarà contenta”. Nei primi minuti il City sembra in palla ma è il Napoli che va in vantaggio con Cavani. “Ragazzi calmi questa partita si può raddrizzare, dovete vincere per me e per Benjamin”. Al pareggio di Balotelli, ha un sussulto “Lo avevo detto, avanti così”. Si va all’intervallo e Giannini telefona a Diego per sapere come sta “Si tesoro sto vedendo la partita, stai tranquilla che vinciamo”, “Papà Napoli è bellissima e in curva hanno appena messo uno striscione per la nonna, tutta Napoli ancora ti ama” appena finisce di pronunciare queste parole cade la linea. Diego ha lasciato il divano ed è sceso in garage, ha aperto un baule e sta rovistando “Dove cavolo è, deve essere qui”. Passa da uno scatolone ad un altro “Presto presto che la partita sta ricominciando”. E’ finita la pubblicità, i ragazzi stanno entrando in campo “Eccola!”. Adesso Diego è pronto a vivere altri 45 minuti di sofferenza ma come vuole lui… con la maglia del suo amato Napoli. “Siete voi la mia vera famiglia, grazie per l’affetto che ancora oggi mi date” “Olè olè olè Pocho Pocho!” adesso è in pieno trans agonistico. “Adelante Pocho” non sembra più lui neanche quando in genero fa finalmente il suo ingresso in campo “Un Maradona c’è solo un Maradona” “Vaffanculo Kun, tu che ti scopi la mia bambina”. Al gol di Cavani, l’apoteosi. Vestito tutto d’azzurro con sciarpa, cappello e tuta del Napoli tira fuori la sua auto e con una trombetta in bocca gira per le strade di Bueno Aires per tutta la notte!!!
    Niente, siamo punto e a capo, sempre ancorati a quei tempi. Non bastano vittorie su vittorie, partite esaltanti e giocatori che ci invidia mezza Europa, noi saremo sempre legati a quelli che ci hanno fatto essere i migliori d’Italia. Ho sempre sostenuto che a coloro che oggi ci fanno sentire la fatidica “musichetta” dovremmo riservare solo applausi, ora e per sempre, e invece. Mazzarri in discussione, Hamsik paragonato ad un pacco, Società sempre sulla graticola… io non sono d’accordo!!! Ho capito però che bisogna vincere per essere scolpiti nel cuore dei napoletani, bisogna vincere qualcosa, anche la misera Coppa Italia. DOBBIAMO VINCERE!!!

  2. 2
    gucci mane 12 download Says:

    politicheagricole.it

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