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al bar dello SPORT | Salviamo Peter Pan

Atalanta – Napoli 1-3

Posted by lapo2001 on apr 13th, 2012

XXXII Giornata
Napoli – Atalanta 1-3 (Lavezzi; ?, ?, ?)

Anche gli sconosciuti ci cuociono.
Stecchiti.

Lazio – Napoli 3-1

Posted by lapo2001 on apr 13th, 2012

XXXI Giornata
Lazio – Napoli 3-1 (Candreva, Mauri, Ledesma su rig.; Pandev)

Addio Champions…

Giuve – Napoli 3-0

Posted by lapo2001 on apr 2nd, 2012

XXX Giornata
Giuve – Napoli 3-0 (Bonucci, Vidal, Quagliarella)

A me è sembrato tutto uno scherzo. Ho sperato che lo fosse. Nella nottata, quando sono tornato a casa, ho pensato che entrando dalla porta mi stesse attendendo un cartello con scritto “sei su scherzi a parte”. E non trovandolo, ho fatto una corsa in camera e di spalle allo specchio ho allungato l’occhio per cercare il pesce d’Aprile lungo la mia schiena. Niente. Sky sport per fugare ogni dubbio, con la ripetizione ossessiva dei gol giuventini, mi ha definitivamente fatto realizzare che tutto ciò che era appena avvenuto non fosse un incubo, ma la realtà.
Ho pensato ad uno scherzo non solo per la partita pessima in sé, ma per una serie di circostanze che si sono susseguite come nuvole fantozziane che hanno voluto prendersi gioco di me.

Giunti nei pressi dello stadio, un addetto ci informava che nella zona ospiti per le auto non ci era permesso entrare e che l’unica soluzione percorribile poteva essere il parcheggio vicino immerso tra sciarpe e bandiere bianconere alla modica cifra di euro 20. Appena usciti dalla vettura, le prime persone che abbiamo incontrato sono state due folti gruppi che parlavano spiccatamente il nostro dialetto. “Ohibò, siamo a casa?” ha pensato il Catapo, compagno di avventure. Macché, tali soggetti indossavano una maglia nera con scritto “club Juve Ischia”.

L’impianto effettivamente è molto bello e moderno e il primo pre-filtraggio è stato celere e senza intoppi. E mentre pensavo “magari l’ingresso a Napoli fosse così”, per oltrepassare il secondo passaggio abbiamo impiegato quasi un’ora, ammucchiati in perfetto stile San Paolo. Poco dopo, superata la calca, ci hanno impedito di entrare uno striscione e non perchè ci fosse scritto “Conte: crescina o creatina?”, ma perché superava le misure imposte dalla sicurezza. Unica soddisfazione è che tutti i tifosi hanno voluto però condividerlo con foto e filmini come se fosse la Fontana di Trevi. Lo abbiamo lasciato lì, insieme agli altri cartelli e agli accendini che non siamo riusciti a nascondere. Ci siamo accomodati nel nostro settore, in un angolo, e abbiamo dato un po’ di colore e calore allo stadio, bello sì, ma grigio e mesto, un po’ come i loro coretti da oratorio. Unica pecca: da entrambi i lati eravamo divisi solo da un vetro abbastanza basso che mostrava le facce dell’odio, per cui, ogni tanto, capitava di ritrovarsi bagnati fradici o colpiti da qualche mozzicone viaggiante, senza contare l’urlo “noi non siamo napoletani”, che in realtà era abbastanza rincuorante. A questo slogan abbiamo risposto sempre con gli applausi di rito.

Poi la partita. Uno scempio. In tutta sincerità, nonostante sappia che ci siano stati degli errori e un atteggiamento arbitrale indisponente, non riesco proprio ad appendermici, perché non c’è stato equilibrio sul campo. Loro correvano il triplo ed arrivavano sempre per primi sulla palla. Solo Gargano è riuscito a tenere il passo degli avversari a livello di corsa, sebbene anch’egli abbia commesso degli errori. E la difesa non la crocifiggerei, perché l’aiuto degli altri reparti è stato quasi nullo e non era semplice arginare avversari che avevano costantemente il pallone tra i piedi, mentre i nostri tre attaccanti giocavano a nascondino, non facevano movimento e solo in rarissime fasi sono riusciti a tener palla e far salire la squadra. Sono rimasto molto deluso, perché mi aspettavo una prestazione col coltello tra i denti, mentre mi sono sembrati sciatti e senza idee. E poi,se sai che i calci piazzati sono un problema (visto che li calciava un certo Pirlo), non puoi regalarne a dozzine nei pressi della nostra area con falli così inutili. Mi è sembrato di rivivere il remake della partita col Chelsea. E infatti così è andata a finire. Maggio out dopo pochi minuti, primo tempo di studio, ma mai dando l’impressione di essere dentro la partita e beffa delle beffe, dall’ennesimo calcio piazzato è andato a segno proprio uno che sino a questo momento della stagione si era messo in evidenza per errori e sberleffi di ogni sorta e convocazioni in nazionale immeritate: Bonucci. Uno che è ancora fischiato dai propri tifosi. Il prosieguo, una reazione passiva in attesa che dal cielo scendesse un aiuto divino che puntualmente non s’è verificato. 3-0 senza attenuanti e senza mai impensierire Buffon. L’immancabile gol dell’ex e l’intero stadio che intonava “o surdato innamorato” mi ha definitivamente annichilito. Il post partita in attesa di uscire è stato poi uno stillicidio aggiuntivo: tifosi che chiedevano la testa di tutti, il megaschermo che ci intratteneva con la storia della Giuve, con il ribrezzo di osservare oltre che Conte, anche Chiellini esultare. E il loro allenamento defatigante tra sorrisi ed allegria mi hanno fatto maturare l’idea che potesse essere uno scherzo. Coca cola e patatine che costavano quanto l’oro, un paio di celerini troppo nervosi e, per concludere il quadro, ho pensato che ci sarebbe mancata solo la linguaccia dell’ammuffito numero 10. Dopo più di un’ora siamo usciti e comunque si sono vissuti attimi concitati con scontri tra tifosi locali che cercavano di avvicinarsi e polizia che invece faceva da muro. Immangiabile infine un panino che aveva la consistenza del compensato ad un furgoncino poco lontano, con salsicce e patatine che avevano il sapore dell’aria.

In ultimo, ritornando a casa, in autostrada, ho riletto la sfilza di messaggi di “amici” giuventini, intrisi d’amore e la beffa finale: scoprire che coloro che sino a 10 minuti prima della partita mi aveva abbuffato con la storia del provincialismo e della mia piccola mente anti-giuventina, hanno invece condiviso pensieri e parole sporche ed odiose contro i bianconeri senza un minimo di coerenza, mi ha definitivamente depresso.

Lo so, non è uno scherzo. Non ci sono cartelli, né pesci d’aprile appesi alla schiena e questa è davvero dura da digerire, ma se esiste una giustizia divina, tutto avrà un lieto fine. Non so come e il perchè. Ora non ho la lucidità per pensarci. Probabilmente bisognerà non fare tutto ciò che abbiamo fatto e fare tutto ciò che non abbiamo fatto ieri sera. Ma so esattamente quando. Domenica prossima sarà solo l’inizio… Rialziamoci, ora!

Forza Napoli Sempre
La 10 non si tocca.

Napoli – Catania 2-2

Posted by lapo2001 on mar 27th, 2012

XXIX Giornata
Napoli – Catania 2-2 (Dzemaili, Cavani; Spolli, Lanzafame)

Un finale che non vorresti mai vedere…

Coppa Italia: Napoli – Siena 2-0

Posted by lapo2001 on mar 22nd, 2012

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Semifinali ritorno Coppa Italia
Napoli – Siena 2-0 (aut. Vergassola, Cavani)

Eccallà. Si materializza ciò che sino alla fine si sperava di evitare. Chi di voi non ha pensato al proprio cardiologo appena arrivato a casa dopo aver digerito la sbornia di gioia nel post partita?
Ho goduto come un riccio al triplice fischio, ho protratto a godere scendendo le scale del San Paolo e ho prolungato sino all’auto parcheggiata a Viale Augusto. Una volta entrati, la radio ha continuato a ricordaci, dalle voci festanti di tutti i tifosi impazziti, che dopo quindici anni siamo di nuovo a giocarci una finale che conta. Sì, sino a casa sono entrato in trance beandomi nel ripercorrere al rallentatore avanti e indietro per infinite volte l’azione del secondo gol. Una sorta di Nirvana.
Più che parlare di essenza del calcio, definirei quel capovolgimento di fronte mortifero, l’essenza del Napoli. E di cosa siano capace di fare quei tre quando possono colpire. La velocità del Pocho, la classe di Marek e l’agilità del Matador. Non saprei quale dei tre gesti scegliere perché hanno colori e sapori completamente diversi ma che hanno portato ad un unico risultato: un gol meraviglioso.
In auto, tra un urlo e un coro di gioia provenienti dalle frequenze radio non ho pensato ad altro: il gol e l’idea che ci giocheremo una finale. Finalmente. In quella che è una delle massime espressioni della goduria sortiva e non solo.
Lo scenario è del tutto mutato non appena mi si è scrollato di dosso quel velo euforico che mi aveva inebetito. A casa, da solo, la goduria e l’adrenalina piano piano si sono lasciate inghiottire per far emergere con molta più velocità un pacco d’ansia. A occhio avrà pesato un chilo, un chilo e mezzo. “Ci giocheremo la finale proprio contro di loro”. E in quel preciso momento ho pensato a Mazzarri che, nell’intervista radiofonica di qualche minuto prima, aveva ribadito di essere molto preoccupato per le condizioni fisiche generali della squadra. Io pensavo all’incornata da gazzella di Cavani, ubriaco di felicità, e il mister sotto banco cercava di infilarmi pillole calmanti ma che proprio in quell’istante non potevano sfiorarmi. E invece nella mia camera da letto m’è venuto quell’attimo di panico. “La Giuve? Proprio la Giuve?”. Credo che per spogliarmi, lavarmi, mettere il pigiama e infoderarmi ci avrò impiegato più di un’ora. E anche dopo, quel pensiero si è attaccato come una cozza agli altri stritolandoli, condannandomi ad un filotto spennellato d’ansia: “Oggi la squadra è stanca. E tra due mesi? E se poi va a finire che gli daranno un rigore inesistente? Conte inizierà a piangere già da domani? Più di Mazzarri? E poi ora come si fa? C’è il Catania di Montella. Quelli saranno freschissimi. E poi dopo ci sono sempre loro a casa loro e poi un’altra trasferta a Roma. Maggio ce la farà a recuperare? E la difesa reggerà? E se poi si metteranno a pensare alla finale e si rilassano in campionato? Meglio il terzo posto o la coppa Italia? Meglio tutto. Meglio tutto. Meglio tutto…”. E da lì, e da quell’ultima domanda bastarda che ho cercato in tutti i modi di non pormi, sono esploso. Mi sono alzato e ho iniziato a vagare per casa senza meta: “ nel mio profondo, l’istinto ulula e tutti i ragionamenti, la freddezza e pure quest’ansia che solo per stanotte mi assalirà, non possono farci niente. Se devo pensare a cosa mi farà godere di più, non ho dubbi. Il mio desiderio più grande è la Coppa, al di là della Coppa. Perché non c’è niente da fare. Vincere, abbattendo loro, è tutta un’altra cosa. Sarò provinciale e un tifoso di serie B, ma noi(e qui ci infilo anche la mia banda)siamo nati e cresciuti tifosi del Napoli e anti-giuventini, godendo e soffrendo di questa rivalità che in alcuni tratti ha del becero e dell’irragionevole, ma che allo stesso tempo ti fa sentire le pulsazioni emotive infilando dentro il bene e il male di ognuno di noi. E che, nel caso di sconfitta, può provocare un incubo ben oltre il rammarico di Londra, ma che, nel caso di vittoria, può materializzare un sogno che dura in eterno. Non a caso ricordiamo tutte le sfide contro i bianconeri (se ora scrivessi solo 3-0; 3-5; 1-3; 5-1, scommettiamo che tutti mi saprebbero dire cosa sono quei numeri?), perché nel bene o nel male ci hanno tolto o dato qualcosa e, non a caso, sulle vittorie si sono scritti libri, se ne fanno rappresentazioni teatrali o si realizza qualche bella canzuncella. Non c’è niente da fare. Da sempre quella è la partita, perché ognuno di noi ha un vicino di casa o un amico caro giuventino da sfottere. Coloro che sono sempre pronti a ricordarci cosa è il dolore e la rabbia delle sconfitte e a cui ricordiamo cosa è la gioia e la goduria delle nostre vittorie. Vittorie che sono come i film di Totò, in bianco e nero, ma eterne.
Domani sarà diverso. L’ansia si affievolirà, Mazzarri non parlerà alla radio, Maggio recupererà e i buoni pensieri ricompariranno già a partire da domani mattina per la partita di domenica per continuare la cavalcata, eh”.
E sono tornato a letto un po’ più sereno, cadendo immediatamente in catalessi, non prima di aver pensato: “Domani sarà diverso, sì, c’è il Catania, ma so già da ora che tra due mesi avrò bisogno del cardiologo. Era meglio evitare, ma già che ci siamo…eccallà”.

Forza Napoli Sempre
La 10 non si tocca.

Udinese – Napoli 2-2

Posted by lapo2001 on mar 19th, 2012

XXVIII Giornata
Udinese – Napoli 2-2 (Pinzi, DI Natale; Cavani 2)

Se i risultati scaturissero solo dalle prestazioni, allora, probabilmente, la classifica attuale sarebbe stravolta. Il Milan non sarebbe primo, forse, la stessa Udinese sarebbe ai vertici, il Siena avrebbe qualche punto in più e la Fiorentina sarebbe già retrocessa. Guidolin avrebbe in bacheca qualche scudetto e Mancini allenerebbe la primavera del City. Di fatto non è così. I colpi dei campioni, gli errori del singolo, l’episodio sfortunato o una ingenuità, il più delle volte, mutano l’inerzia di una partita, definendone il risultato specie se le squadre sono stanche e in campo c’è molto equilibrio. Credo infatti che entrambi i gol udinesi siano frutto di nostri errori individuali causati da disattenzioni e che il doppio vantaggio non sia emerso perché i friulani abbiano schiacciato il Napoli nella nostra difesa o perché abbiano imbastito trame di gioco spumeggianti. Guidolin è stato sicuramente bravo a preparare la partita adottando una tattica accorta nell’attesa che si potesse approfittare dei regali che ormai sono diventati imprescindibili nella nostra retroguardia. Così è stato. Sul campo il Napoli ha fatto una gran fatica a proporsi in attacco pericolosamente, ma ha scelto di fare la partita e tenendo conto del momento particolare e delle assenze non si può dire che abbia sfigurato. Ha tenuto palla lentamente per non rischiare troppo, riuscendo a controllare il centrocampo seppur si evidenziasse una netta inferiorità numerica e solo a causa di distrazioni evitabili ci siamo ritrovati a soccombere. In base alla prestazione, non abbiamo brillato, ma di certo non avremmo meritato quel passivo. Poi, grazie ad un fallo che solo per la stupidità merita il giallo, è cambiato tutto. Un episodio, appunto. Anche se non esiste alcuna legge scritta che giocare con un uomo in più significhi automaticamente schiacciare gli avversari sulla propria linea di porta. La stessa Udinese ha giocato una partita intera 11 contro 10 con due gol di vantaggio proprio qualche giorno fa contro gli olandesi dell’Az e non l’ha notato nessuno, meritando quindi di uscire dall’Europa League. E’innegabile però che gli azzurri abbiano beneficiato di quella ingenuità ritrovando qualche energia nascosta, mentre i friulani hanno iniziato ad indietreggiare metro dopo metro accusando il colpo. Io credo che alla fine, se fossimo stati leggermente più lucidi, avremmo addirittura vinto. La fretta e la foga sul 2-2 ci hanno fregato. Con un giro palla più veloce e preciso, negli ultimi minuti avremmo visto qualche azione in più e se l’arbitro, invece di farsi inghiottire dalla furia vittimista bianconera, figlia della scorsa giornata a Novara, avesse applicato il regolamento, l’Udinese avrebbe giocato gli ultimi 10 minuti in nove se non in otto uomini. E voglio fare un appunto anche sugli incomprensibili tre minuti di recupero, quando sostituzioni e rigore, ne avrebbero giustificati almeno due in più. Tre minuti, di cui la metà trascorsi con palla ferma sulla rimessa in attesa che Handanovic calciasse.
Un episodio può generare un risultato o la folata di una partita ormai segnata. Per esempio, ho letto che gli amici udinesi hanno ripescato dalla cassa l’incontro dell’85. Quando Diego dopo aver realizzato un calcio di punizione talmente perfetto che nemmeno due portieri avrebbero potuto impedirlo, siglò il 2-2 finale con un colpo di mano, camuffato dalla sua folta capigliatura. Un episodio che face incazzare persino Zico. Io invece faccio un passo indietro più breve, giusto per rinfrescare la memoria. Ci sarebbe da rianalizzare un po’ di episodi di un dimenticato Udinese-Napoli 3-1 del febbraio 2010. Arbitro D’Amato: regalò un rigore ad Asamoah, buttò fuori Maggio per una simulazione inesistente invece di fischiare un rigore nettissimo, mostrò il giallo ad Inler invece che a Lukovic giá ammonito e non fermò il gioco quando Grava, che per soccorrere un calciatore friulano in preda ai crampi, mantenne in gioco un esultante all’epoca Di Natale che realizzò il definitivo terzo gol. Episodi. Ingenuità. Errori arbitrali. Gesti non del tutto sportivi. E in fine la prestazione. Ecco, cosa generano i risultati. E noi, in base a questi, agli episodi, ieri, avremmo dovuto vincere e in classifica avremmo qualche punto in più, mentre il furto subito due anni fa in quello stesso stadio ancora grida vendetta.

Forza Napoli Sempre
La 10 non si tocca.

Chelsea – Napoli 4-1

Posted by lapo2001 on mar 15th, 2012

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Ottavi CL (ritorno)
Chelsea – Napoli 4-1 dopo i suppl.(Drogba, Terry, Lampard su rig., Ivanovic; Inler)

C’è grande amarezza, chi può negarlo? Ma vomitarla ora non farebbe altro che sporcare questo foglio e non renderebbe merito a chi, invece, ci ha saputo portare a giocare e vivere partite e sogni impensabili. Credo che farlo sarebbe scorretto e non ci farebbe comprendere quella che poi è la realtà della nostra squadra. Quindi, spogliatomi della rabbia e del livore, provo a guardare oltre l’indigesto 4-1 e capire che provengono da un posto che forse non esiste.
Le grandi delusioni dell’era Mazzarri le riconduco a tre sconfitte che in tutti i casi hanno spezzato qualcosa creatasi dal nulla. Qualcosa che andava oltre le nostre immaginazioni iniziali. Napoli-Parma 2-3 di due anni fa che non ci consentì di raggiungere un posto Champions, quando la stagione era partita con prestazioni indecenti da retrocessione in piena rivoluzione Donadoniana e mai ci eravamo sognati un terzo o ad un quarto posto(andammo in EL); Napoli-Udinese 1-2 dell’anno scorso che stoppò i sogni tricolori, quando, col tempo, tutti ci rendemmo conto che già raggiungere il terzo gradino e la conseguente Champions senza preliminari, fu un risultato miracoloso; Chelsea-Napoli 4-1 di ieri che ha interrotto il meraviglioso delirio collettivo, quando lo scorso Agosto,anche i più ottimisti, alla visione dei cartoncini fuoriusciti dalle palline magiche pescate da Matthaus, a tutto avevano pensato, meno che avremmo sbatacchiato il City multimiliardario e ancor meno di andarci a giocare una qualificazione ai quarti contro i Blues con un 3-1 da difendere.
Invece di rammaricarci, io credo che bisogna dare atto alla squadra che ha sempre dimostrato di andare oltre i propri limiti, oltre le aspettative di tutti. Aspettative che oggi non riescono del tutto ad essere nitide ma che sono ancora ricoperte dall’alone di illusoria delusione perché le cose avrebbero potuto andare diversamente. Appunto. Prendersela con i limiti di Aronica, con l’inadeguatezza di Dossena, con la giovinezza dei tenori o con le scelte di Mazzarri sarebbe disonesto. Perché, in fondo, e lo sappiamo tutti, allo Stamford bridge ieri non dovevamo esserci noi. Ieri noi avremmo dovuto essere in Olanda o in Ucraina a preparare una sfida di Europa League o, nelle peggiore delle ipotesi, a casa immersi nei pensieri su come fermare Di Natale o Floro Flores. E invece, grazie alla incredibile forza di Aronica, la spinta di Dossena, la spregiudicatezza dei tre tenori e la sagacia di Mazzarri ieri siamo giunti a giocarci la partita dei sogni. Con le stesse modalità in cui si sono materializzate le fittizie delusioni nelle annate precedenti. Delusioni provenienti da eventi che non dovevano esserci. Da regali. Io invece m’incazzo quando perdiamo col Parma, col Catania o con il Siena e non allo Stamford Bridge, nonostante avessimo creato tutti i presupposti per continuare a volare.
Sono sicuro che tra qualche giorno, magari dopo un paio di buone prestazioni in campionato, l’attuale funerale dentro di noi si consumerà e lascerà spazio a quello che poi, è il reale valore della nostra impresa: l’ennesimo miracolo che questi ragazzi sono riusciti a regalarci. A tal proposito, vorrei anche ricordare che il Napoli è stata l’unica squadra delle sedici pretendenti ad arrivare a giocarsi i quarti da esordiente. E questo fa capire che club come il Chelsea, che ha esordito in Champions nel ’99 (con due semifinali e una finale all’attivo),nonostante stesse attraversando un momento negativo, con la sola forza e il solo orgoglio dei propri uomini ha sovvertito un risultato insperato. Giocando male, ma facendo valere i grandi valori individuali conquistati con gli anni sul campo. Chissà quante altre volte ci è riuscito in questi quasi 15 anni. Drogba, Terry, Lampard, seppur sulla via del tramonto, hanno vinto anche sapendo mettere a nudo i nostri limiti che, sino a quel momento, solo il grande Bayern aveva scoperchiato. Drogba, ieri, oltre a mettersi in tasca la nostra intera difesa, ha anche accoppato fenomeni come Ibra che in Champions, nei grandi appuntamenti, si trasforma in un agnellino. Terry che, come ha detto Vialli, è uno che va a colpire di testa pure se gli lanci una lavatrice ha fatto sentire quanto contano le circa 80 presenze in Champions e Lampard, nonostante la grande difficoltà e sofferenza patita in mezzo al campo, non ha mai perso la bussola sino al 120esimo. E in più, fattore che mi fa rendere definitivamente conto che lì noi non dovevamo esserci, la differenza che c’è tra due squadre che possono presentare come primo cambio, una, un onesto terzino che, ahimè, nei grandi incontri diventa molto più falloso e determinante in negativo e l’altra, un vice campione del mondo. Sia ben inteso, Maoluda non mi fa impazzire, ma credo che aver giocato per tanti anni ad altissimi livelli e vicino a campionissimi, dia un contributo superiore dell’onesto Dossena, no? Specie in una partita come quella di ieri in cui la tensione positiva e gli attributi dovevano essere le armi da adoperare.
C’è amarezza, è innegabile, ma sono molto più preoccupato per ciò che essa potrà produrre nei giorni futuri. Vorrei che si trasformasse in energia positiva e che già da Udine con una bella piallata dimostrasse che queste esperienze forgino il carattere e che sia reale questa benedetta crescita. Lasciamo quindi che la delusione faccia il suo corso, ma pensiamo soprattutto che quella del Friuli è diventata una tappa fondamentale. Ed è bene non dimenticarlo…
Grazie comunque. Io toglierei “comunque”.Grazie ragazzi e non molliamo. I sogni non sono ancora finiti.

Forza Napoli Sempre
La 10 non si tocca.

Napoli – Cagliari 6-3

Posted by lapo2001 on mar 12th, 2012

XXVII Giornata
Napoli – Cagliari 6-3 (Hamsik, Cannavaro, aut.Astori, Lavezzi su rig., Gargano, Maggio; Larrivey 3)


Napoli-Cagliari 6-3 / 9/03/2012 Serie A di free-betting

Solo Rosati non ha segnato.

Parma – Napoli 1-2

Posted by lapo2001 on mar 5th, 2012

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XXVI Giornata
Parma – Napoli 1-2 (Zaccardo; Cavani, Lavezzi)

C’è un vocio incessante, è il brusio dell’attesa. Manca ancora un’ora all’inizio della gara e molti tifosi intorno a me sono con l’impermeabile perché era prevista pioggia, ma fa caldo e, nonostante il cielo coperto, dubito che ci bagneremo stavolta.
Gli spalti piano piano si stanno riempiendo e l’atmosfera è ancora tiepida. Di fronte c’è un edificio attaccato allo stadio e i più fortunati guarderanno la partita direttamente dalla sala da pranzo, magari mentre la signora sta per buttare la pasta. Beati loro, ho i crampi allo stomaco. Poco vicino c’è un ragazzo che da più di 20 minuti fa sventolare la bandiera del Cile e gli altri amici del suo gruppo hanno una parrucca azzurra che mi ricorda i tempi di Schwoch. Altri, vista l’ora, sfogano l’attesa su panini e frittate come ad un pic-nic e ne offrono un po’ a tutti. Si socializza:“Di dove sei? Uà di Acerra. Ho un cugino che abita lì. Dammi il tuo numero che magari ti vengo a trovare”. Più distante un bimbo microscopico bacia la mamma. Indossa una maglietta ancor più piccola con alle spalle il nome “Rino”. Si chiamerà Gennarino, anche se ho pensato a Marechiarino, visto che ha il numero 17. Una ragazza mi chiede se posso scattarle una foto con il suo fidanzato. “Mi raccomando cerca di prendere un po’ di campo alle nostre spalle”, mi dice sorridendo. Altri ancora fanno pronostici sulla formazione, altri parlano di fantacalcio e altri di bollette. Della solita unica partita che ha fatto saltare la scommessa. Il Chievo avrà fatto incavolare un po’ tutti, a me ha fatto solo godere. C’è chi smanetta col telefonino, c’è chi parla delle prossime vacanze al mare e chi si interroga sulla impossibilità di trovare biglietti per la partita col Chelsea. Mentre nell’aria si sentono le solite zaffate aromatiche che inebetiscono e le note di “Caruso” per ricordare Lucio Dalla.
Di tanto in tanto si intona qualche coro e al “chi non salta parmigiano è” trema tutta la gradinata. Anche in tribuna c’è chi s’è messo a zompare. Fa un po’ paura. Poi, un applauso prolungato e le urla di festa spezzano quel terremoto. Gli atleti sono finalmente in campo per il riscaldamento. I nostri sono proprio sotto la curva. Un manipolo di tifosi si accalca per scattare qualche foto, mentre i fotografi all’interno del terreno di gioco sbadigliano nella loro pettorina rosa. Non avverto simpatia per loro, sembrano giuventini. Applausi per tutti e un coro per il Pocho, che ringrazia, si leva dal cuore della curva. Mi associo, ovviamente. C’è il matador, c’è la cresta di Hamsik, c’è Dzemaili, Britos e Grava. Sarà una difesa inedita. Poi c’è chi urla forte il nome di qualche calciatore per farsi rispondere e chi invece si è piazzato dietro la porta di Morgan ad urlargli “non mollate, non mollate”.
Ormai siamo in pieno clima. I ragazzi sono rientrati negli spogliatoi. E’ quasi l’ora, la partita deve solo cominciare. I tifosi iniziano a cantare con più intensità, si è acceso un fumogeno e in poco tempo diventa una bolgia. Gli avversari tentano di rispondere, ma i fischi e i cori dei nostri non mi fanno capire cosa dicono. Nella loro curva ci sono molti spazi vuoti, mentre stranamente la tribuna è colma. Questo mi fa pensare che da queste parti il fine mese lo trascorrono con più serenità.
Ci siamo. Sono tutti in campo. Uno striscione dalla curva opposta recita: “Lega e sky, ma a quest’ora non mangiate mai?” e a tal proposito mi chiedo anche se vadano mai a dormire, visto che noi giochiamo sempre in notturna.

Ecco, è iniziata. Ormai non si capisce più niente. E’trance.
Grava commette subito un fallo su Giovinco e si fa ammonire e un uomo in perfetto stile british urla: “Giovì, torna all’asilo”. Lavezzi si fa anticipare e un altro, dietro di me, comincia a lamentarsi: non lo vedo bene il Pocho. E’ la solita nenia che mi tocca. Ma fa che questo mi segue ad ogni partita? Okaka è enorme e non riesco a capire perché sia proprio Grava a doverlo marcare sui calci d’angolo, mentre il Giuffrè mi ricorda i nomi di tutti i calciatori parmensi: Musacci o Musacchio? Loro pressano sin dentro la nostra area, sembrano in palla. Gabriella vicino a me inizia scoraggiarsi, ma poi il Matador in un contropiede rischia la faccia e Maggio una gamba per recuperare una palla ormai persa e allora perché non crederci? Britos chiede subito il cambio per un infortunio che tarda ad arrivare e Cannavaro urla a Gargano di non scappare via perché Miguel a stento riesce a camminare. Finalmente entra Campagnaro e l’urlo “Hugo Hugo” è formidabile. Le squadre si studiano ma le folate non mancano. Lavezzi tenta il suo solito tiro a giro, ma va di poco a lato e Mariga si divora una rete, così come Galloppa che la tira altissima da posizione favorevole. Mentre al Matador ne viene annullato un altro che ci fa spezzare l’urlo in gola. Grava commette un altro fallo rischiosissimo e poco dopo anch’egli chiede il cambio. La dea bendata non ci assiste. Entra Fernandez. Poco dopo il Pocho ruba palla a Giovinco e con una derapata rallystica degna del miglior Sebastian Loeb si incunea nella difesa avversaria. Scarica per Cavani che con uno dei suoi movimenti preferiti riesce a divincolarsi dalla marcatura e i un attimo si ritrova a terra in area con l’arbitro che indica il dischetto. Fin troppo moderate le proteste avversarie. La curva impazzisce mentre arrivano sms che non chiariscono la questione. Taca mi scrive: “il rigore non c’era”. Catapo: “rigore netto”. Intanto Gabriella si volta come ogni volta quando c’è un penalty a nostro favore e il Matador ci fa morire perché realizza solo sulla ribattuta. Poco importa, siamo avanti. Senza rendermene conto mi ritrovo spostato di almeno 4-5 metri dal mio posto d’origine. Un uragano di folla si è abbattuta su di me. Mi volto e scopro quanto sia meraviglioso il tabellone(anche al Tardini esiste) dietro di me e di quanto sia meraviglioso quello 0-1 scritto a caratteri cubitali, mentre il Minao inizia la solita tiritera: “ma quanto manca? Quando finisce? Non ce la faccio”.
Il Parma tenta una reazione e a testa bassa si riversa nella nostra metà campo, mentre noi riprendiamo le fila col gioco che più prediligiamo: le ripartenze. In una di queste il Pocho viene falciato, ma Valeri si benda e non fischia. Sul capovolgimento di fronte, Paletta, fortunatamente Paletta, a due passi da De Sanctis la tira incredibilmente fuori con mezza porta sguarnita. Altro sospiro di sollievo. Finisce il primo tempo con una domanda: è più scarso Paletta o Bonucci?

Nell’intervallo tutti al cellulare. Ma era rigore sì o no? Voci contrastanti. Un arcano che non si risolve nemmeno stavolta. Un arcano anche lo striscione a un metro da me che recita: “Meglio un napoletano disoccupato che un parmigiano grattugiato”, mah.

Si riprende. Dzemaili si fa ammonire e da un calcio d’angolo avversario accade il putiferio. L’arbitro è completamente ricoperto dai parmensi che protestano vivacemente. Non ne capiamo il motivo, mentre dalla curva avversaria si leva il coro “Come la Juve, voi siete come la Juve”. Ce l’avranno con i fotografi? Sarà successo qualcosa di grosso. Il coro è umiliante, ai limiti della blasfemia. In questi casi non c’è la squalifica del campo? Intanto Giovinco quando prende palla schizza e Fernandez sembra un po’ intimorito. Non Santacroce che non sbaglia un intervento. Gargano invece ne sbaglia tre di fila e Mazzarri inizia a innervosirsi facendo scaldare subito Inler e Zuzù. Gargano continua a sbagliare e il mister si infuria perché lo svizzero sta impiegando troppo tempo a fare stretching. Finalmente Inler si spoglia ed è pronto per entrare, anzi no. Forse qualche dubbio assale il mister? Ma chi esce? Gabriella che non l’ha mai amato, è sicura che sarà Gargano a lasciare il campo, io mi sbilancio su Hamsik che è svogliatissimo ed anche perché stiamo soffrendo troppo. Ha avuto ragione lei, esce l’uruguaiano. Successivamente escono Musacci ed Okaka per Valdes e Marques. Cannavaro sfiora un gol da centrocampo con un tiro alla Recoba, ma è il Parma a farsi sempre più pericoloso con il solito Giovinco e con Biabiany. Il Minao continua a ripetermi: “quanto manca? Il quarto uomo ha alzato la lavagnetta luminosa?”. Mariga si divora l’ennesimo gol e in più di una occasione il pallone schizza come in un flipper nella nostra area di rigore. So’ dolori. Dolori seri. Angoli su angoli, mischie su mischie. Il cuore inizia a soffrire come non mai. Campagnaro senza motivi particolari, invece di rinviare nel parcheggio, regala l’ennesimo calcio d’angolo ai ducali. E proprio da questo tiro da fermo, nasce il gol del pareggio. De Sanctis sventa il primo tiro di Paletta, ma non può niente sul tap-in di Zaccardo a un metro dalla linea di porta. Uno a uno e un velo depressivo si abbatte su di noi. Iniziano le critiche di rito:Perché è uscito Gargano? Inler non è buono, Dzemaili non è da Napoli, Dossena non ce la fa, Hamsik dorme, Fernandez gioca con la mutanda piena, Campagnaro è un disastro, Maggio non corre più, Cavani non è lo stesso dello scorso anno e il Pocho è tutto fumo. Nel mentre scovo la faccia sempre depressa di Donadoni, nonostante il pareggio, che esce dalla panchina e quella incazzata dello zio Walter che si fa cacciare fuori. Frustalupi prende in mano la situazione e prende il pallone velocemente finito fuori come se fosse un raccattapalle, sebbene si stia subendo ancora troppo. C’è grinta, ma mancano le energie. Solo qualche sporadico contropiede senza esito e una sofferenza che non ha fine. In uno di questi, il Pocho viene sgambettato da dietro e il guardalinee, a due metri, fa finta di niente. Lavezzi, già ammonito per proteste, si inviperisce e non trova pace. Resta un minuto abbondante nei pressi della linea laterale, mentre intanto la squadra di casa continua ad attaccare, a lamentarsi con l’uomo con la bandierina. Lo rincitrullisce a tal punto che sul capovolgimento di fronte non segnala un fuorigioco netto nell’azione che spacca la partita. Veloce triangolo tra il Matador e il Pocho e proprio quest’ultimo con un guizzo da attaccante navigato spedisce la palla alle spalle di Mirante, nonostante Zaccardo gli stesse addosso come una cozza. Poi, il vuoto. Mi si spegne la lampadina nel cervello. Un fuoco in petto e l’urlo furente a uno sputo da noi. E’un inferno di gioia e rabbia. Completamente afono, mi chiedo chi possa prestarmi un cuore nuovo. Mi sento come un limone spremuto, senza energie e quasi privo di sensi e in campo si crea il fungo giallo della felicità. Tutti i nostri ragazzi ammassati uno sull’altro a godere di una partita che ormai in pochi credevano di poter riuscire a portare a casa con una vittoria. Il telefonino impazzisce: “Era fuorigioco netto”, “Ora lo amo”, “che goduria”, “mi descrivi la faccia di Donadoni?”, “sei vivo?”…

…Godo, immensamente godo. Gli ultimi minuti sono un’autentica sofferenza, con la difesa che non sa gestire il pallone, ma che regge l’impatto. E il palo di Lavezzi a porta vuota è solo l’ultimo colpo ad un cuore senza controllo prima del fischio finale e del mio accasciarmi al suolo morto e felice.

All’uscita, mentre trapela la notizia dell’esonero di Vilas Boas, accolto dai più come un lutto in famiglia, i fischi degli avversari sono come il parmigiano sui maccheroni. Esulto e gioisco senza vergogna. Per una volta ho scoperto cosa significa godere come uno giuventino…
…mentre Peppino, il mio barbiere anti-lavezziano, chiuderà bottega anche domani…

Forza Napoli Sempre
La 10 non si tocca.

Napoli – Inter 1-0

Posted by lapo2001 on feb 28th, 2012

XXV Giornata
Napoli – Inter 1-0 (Lavezzi)

Questa pennellata spiega molto più di tante parole. Che mostro!

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