Novara – Napoli 1-1

Posted by lapo2001 on dic 12th, 2011

XV Giornata
Novara – Napoli 1-1(Radovanovic; Dzemaili)

Settima partita in trasferta e settimo esperimento. A volte immagino lo zio Walter travestito da druido, con una lunga barba bianca, con un cappello afflosciato a larghe tese e gli occhiali appannati dal vapore, a cercare di inventarsi la pozione magica perfetta. Immagino che nella marmitta fumante vi inserisca gli ingredienti e le dosi pensandoci 24 ore al giorno: un po’ di Mascara, le ali di Maggio e Dossena e il cuore di Campagnaro(esempio di una delle tante tentate ricette). Ma poi, a minestra conclusa, recitate le fatidiche filastrocche magiche, la pozione non ha mai dato le soddisfazioni attese. In alcuni casi ha illuso. Buona, colorata, ben dosata, frizzante, ma sempre priva della particolarità principale: la magia. Niente magia, niente energia. Resta una bevanda, una di quelle che puoi andare a comprare anche al supermercato o al bar. Non c’è da scomodarsi troppo con riti e scioglilingua per una semplice Coca-cola o un succo di ananas. Dopo averlo sorseggiato, ci si disseta, in altri casi rinfresca, ma non vien voglia di fare il bis. Ecco, una partita come quella di Novara (o di Bergamo, o di Catania, o di Cagliari, o di Verona) spero di non rivederla per lo meno nel breve periodo. Diciamo che mi ha un po’ nauseato. Cambiano gli interpreti, cambiano i fattori e il dosaggio, ma alla fine la sostanza è sempre la stessa. Come un caffè, al termine degli ennesimi novanta minuti sperimentali, lascia un po’ l’amaro in bocca. Di pozione magica nemmeno l’ombra. Un chilo di Pandev, una mosca Dze Dze e una spolveratina di Hamsik anche stavolta non hanno sortito l’effetto voluto. L’intruglio non ci ha fatto mettere le ali.
In 7 trasferte abbiamo giocato con sei formazioni diverse e mai con i tre tenori dal primo minuto.
In Champions non c’è stato bisogno di scervellarsi troppo. I componenti sono sempre stati gli stessi, salvo casi di infortuni o squalifiche, ma nessun esperimento. C’è da dire che nelle partite di coppa l’incantesimo si manifesta a prescindere dalla formazione scelta dal mister. E’ già nell’aria. Ma è anche indubbio che gli ingredienti siano sempre stati quelli giusti. In campionato invece, a parte le partite di cartello, di magia se ne è potuta trovare solo sugli spalti, quando anche a Novara, una miriade di tifosi ha voluto accompagnare la squadra. Ma il bottino esterno del Napoli con le “piccole” non è all’altezza. Non è all’altezza per lo meno delle squadre che ci sono avanti. Ora, sembra che nella credenza del druido Walter ci saranno altri due principi attivi da utilizzare: la coscia di Britos e una fetta di Donadel. Ci auguriamo che con questi si possa trovare finalmente la formula giusta, anche se non sarebbe male fare una nuova spesa, altrimenti, proviamo con la squadra tipo a Palermo. Per una volta, i titolarissimi in campo in trasferta. A volte basta non cambiare. A volte basta una vittoria per far tornare buoni tutti gli ingredienti, anche quelli lasciati in dispensa. D’ora in avanti si può. In casa è già accaduto.
L’anno prossimo, voglio tornare in Champions. Prosit.

Forza Napoli Sempre
La 10 non si tocca.

Villarreal – Napoli 0-2

Posted by lapo2001 on dic 10th, 2011

VI Giornata Girone A Champions League
Villarreal – Napoli 0-2 (Inler, Hamsik)

“Bye bye City bye bye” è il coretto che si ascolta in tutti i vicoletti adiacenti lo stadio. Il Madrigal è incastonato tra gli edifici e i canti festosi dei tifosi rimbombano nei bar e nelle case di chi ci abita sopra la testa. Le radio, le televisioni, con telecamere e microfoni scorrazzano per cercare di riprendere ogni attimo della gioia immensa che sta dilagando per la città. Il giallo è ormai sbiadito. Lo si nota soltanto quando esce dagli spogliatoi qualche calciatore avversario che si mescola silenzioso tre le onde di questo chiassoso oceano azzurro. Ragazzi che urlano la propria follia mentre in collegamento telefonico ascoltano quella che giunge da Napoli, tra botti e caroselli.
È un tripudio difficile da spiegare. Si va avanti e indietro per la strada principale senza meta precisa. Ci si abbraccia senza conoscersi e si condivide questo attimo di pura gioia. Ogni tanto si apre una porta o una saracinesca e i giornalisti che vi escono sono assaliti con entusiasmo come se fossero Lavezzi o Cannavaro. La mia banda e un altro gruppetto sparuto di tifosi è più fortunato. Improvvisamente, e per pochi istanti, si apre una puerta ben controllata dalla polizia locale. Dalle scale che porta al corridoio, passano prima Gargano sorridente ed imbarazzato e un secondo più tardi lui. Il Matador a tre metri da me con gli occhi prima increduli nel vedere la massa di persone che intanto si gonfia e poi pieni di felicità. Mostra il pugno stretto e poi il ghigno feroce della grinta e della soddisfazione. Dopo questa visione fuori programma e senza preavvisi mi accascio. Sono qui. È tutto vero. Confermo. Non capisco bene ma stiamo scrivendo la storia. Andiamo a bere un’altra cerveza, hic. Offro io.
Bye bye City bye bye…

Forza Napoli Sempre
La 10 non si tocca.

Napoli – Lecce 4-2

Posted by lapo2001 on dic 5th, 2011

XIV Giornata
Napoli – Lecce 4-2 (Lavezzi, Cavani 2, Dzemaili; Muriel, Corvia)

Diamo al Pocho la fascia di capitano.
I simboli sono intoccabili. Ad ogni fine articolo voglio sempre rimarcarlo ricordando che la storia, specie quella gloriosa, va sempre tenuta in bacheca e in bella mostra e mai dovrà essere intaccata. La 10 non si tocca, appunto. La maglia azzurra che fu dell’indiscusso miglior calciatore di tutti tempi non sarà in nessun caso ammainata e senza eccezione rappresenterà in eterno il nostro orgoglio immortale. E’chiaro. Punto.

Dico questo per evitare che si facciano paragoni che non mi sfiorano le meningi.
Il Sommo era tutto e lo si percepiva al momento. Il Pocho è invece ancora qualcosa di indefinibile. Siamo tutt’ora nel bel mezzo della sua carriera e sono certo che il meglio debba ancora arrivare. L’Immenso era, è, e sarà imparagonabile. Il nostro deve ancora mangiare prati immensi per essere accostato a qualsiasi altro monumento, per cui, stiamo parlando di cose, elementi, entità completamente diverse. Altri mondi, altre galassie. Altri infiniti. Penso che anche i più giovani e i più lavezziani concordino su questo fatto. Il Messia non è tornato, non allarmiamoci.

Fatta questa doverosa premessa, devo però ammettere che vedere il Pocho, con la fascia da capitano, mi ha emozionato. Gli sta bene, gli dona e lo responsabilizza. Sembrava persino più bello, eh. Sabato è stato un marziano e non so quanto quella fettuccia scura al braccio abbia avuto il potere magico, come la polvere di stelle, di rinvigorirlo, ma io l’ho visto davvero volare. Con grazia e con forza. Come non so quanti abbiano avuto la mia stessa sensazione. A me è venuto un brivido improvviso, un tuffo al cuore e al passato, raggranellando ricordi ed emozioni che albergano da sempre in me e che d’incanto hanno fatto pensare a Lui e al florido periodo in cui il sogno combaciava con la realtà.

Ho una grande ammirazione per Paolo Cannavaro, così come per Grava (bentornato!) e per il mitico pal ‘e fierro Bruscolotti, che ritengo veri ed inossidabili cuori azzurri ma, secondo la mia opinione, Lavezzi oggi, è il vero capitano del Napoli. E’il vero leader, l’anima. E’cambiato tanto e in questa stagione lo sta dimostrando. Degli episodi che lo vedevano protagonista fuori dal campo se ne parla sempre meno e se lo ravvisano anche indirettamente interprete, egli glissa, sorride, prende il tapiro e guarda avanti. Non è un simbolo, non è ancora una bandiera, e forse Paolo, napoletano doc, può avvicinarvisi di più, ma lo ritengo il capitano a tutti gli effetti perché in molti ci identifichiamo in quel carattere così particolare. Allegro, furbo, generoso, a volte introverso, spesso irriverente e che soprattutto non molla mai, “s’fa sicc ma nun more”. Quest’anno, nonostante sia un lavezziano che esagera affondando l’obiettività in un mare di cuoricini e che s’è lasciato accendere dall’animo folle del piccolo apprendista elettricista, parlo poco di lui. E non ho voluto tessere le sue lodi per non rischiare di essere troppo mieloso e poco equilibrato nei giudizi ma, alla visione della fascia, condita con una prestazione da campione, non ho saputo più resistere. Non è stata però la straordinaria ultima partita a farmi impazzire, sta facendo un grande campionato e in Champions nelle 5 partite disputate è stato sempre uno dei migliori, quella con il Lecce è solo la punta dell’iceberg, perché il Pocho, eccetto i match con Fiorentina e Cagliari, ha dimostrato una maturità e una freschezza fisica e mentale che mai gli può essere stata riconosciuta in passato e, se vogliamo, si può anche dire che in alcune gare, lì davanti, abbia predicato nel deserto. Sono ormai convinto che ora graviti nei pressi del punto più alto di questa parabola napoletana. Il suo primo anno fu eccezionale, certo. Un autentico sconosciuto, rapido e dribblomane, si rivelò la vera rivelazione di quel torneo. All’epoca era più rotondo, aveva il 7, qualche tatuaggio ancora da verniciare e un taglio di capelli tipo Pino la lavatrice. Gli avversari poi hanno iniziato a conoscerlo e a temere, e hanno cercato di limitarlo con moduli tattici alternativi e gabbie difensive in campo. Mentre fuori dal terreno di gioco qualche suo comportamento ha continuato a far storcere più volte il naso non solo ad alcuni tifosi, ma anche allo stesso presidente che in svariate occasioni ha dato pubblici segni “scapigliati” di insofferenza rivolti a lui e al suo fidato procuratore. Tra alti e bassi però, è giunto, insieme ad uno straordinario gruppo, a conquistare un posto Champions inaspettato che tutt’ora rappresenta miglior piazzamento mai raggiunto in epoca moderna. Quest’estate poi, si era paventata anche la possibilità di cederlo, con grandissime palpitazioni da parte del sottoscritto, ma una galeotta clausola rescissoria forse ci salvò. In seguito, tornato dall’Argentina ,con il nullaosta di Mazzarri, che ha sempre puntato su di lui, andò ad allenarsi una settimana in Sardegna per rilassarsi e cercare una tranquillità che la delusione di Copa America gli aveva procurato. Fu criticatissimo per questo, più che delle sue opache prestazioni sudamericane. Così come il mister e la società che, a parere di alcuni, sarebbe diventata schiava delle bizze del piccolo argentino, tanto da influenzare addirittura, le scelte di mercato(Chavez e Fideleff?!) e non solo. Voci, richiami, e finte ammonizioni. Ma si sa, nessuno è perfetto, né io, né lui, né ognuno di noi e questo lato umano, tanto criticato soprattutto per il ruolo che interpreta sotto gli occhi di tutti, a noi che lo amiamo, piace da morire. Ci piace quando corre, contrasta, dribbla, cade, si rialza, tira, si accascia e fa streatching accavallando le gambe per 5 secondi, per poi ricorrere, contrastare, ricadere e rialzarsi… dal primo all’ultimo secondo della partita, senza mai tirarsi indietro, anche nelle sue domeniche peggiori. Ci piace perché è sempre lì e le sue debolezze, che possono essere rappresentate da un paio di gol mangiati o una palla perduta, ci fanno incazzare al momento, ma se considerate a fronte di ciò che fa in campo ogni partita, non possono scalfire quello che invece è il simbolo dell’instancabile campione che si trascina la nostra squadra sulle spalle e mezza squadra avversaria per tutto il campo, per novanta minuti e più.

Sì, lo trovo cambiato. Mi dà l’idea di essere più presente, più maturo e molto concentrato(nell’ultima ha anche azzeccato quasi tutti i calci d’angolo, rarità assoluta). Mi voglio illudere che sia così, e che prima di Natale, con un sogno in tasca, ne segni un altro paio e non si faccia strategicamente ammonire, eh. E soprattutto con una gran voglia di spaccare il mondo e vincere. Ecco. Credo che anche la Champions gli stia conferendo esperienza e maturità e spero che domani faccia i gol che s’è divorato l’anno scorso al Madrigal che ci garantirebbero un traguardo che il Napoli nella sua storia ha raggiunto solo una volta. Venti anni fa, quando non esistevano i gironi e nemmeno i turn over. Turn over che Lavezzi farebbe bene a non osservare, visto che il suo attuale stato di forma gli permette di giocare una partita al giorno. Salvo recupero energie a Porto Rotondo, ovviamente.

Ci piace Lavezzi, da morire. E il coro a lui dedicato sta ammorbidendo anche l’estrema coerenza dei tifosi più legati alla maglia. Sabato infatti , ad un certo punto del match, quel “Olè, olè, olè, olè, Po-cho, Pocho” h riecheggiato per tutta Fuorigrotta, eh.
Ci piace perché piace ai compagni. Ci piace perché piace alla gente. Ci piace perché lui è il 22, l’anima pazza del Napoli che non molla mai. Cavani di sicuro non gli è da meno in questo, ma mi dà l’impressione di essere un po’ più distaccato. Sembra quasi che abbia un’aurea divina che lo ricopra. Quell’aurea da intoccabile che lo scugnizzo carnale non possiede. Il Pocho invece, ha qualcosa di magico. Lo si legge nei suoi occhi. E sono occhi svegli che mi ricordano la strada, la storia e Qualcuno del passato che l’ha già fatta…

La 10 non si tocca, ad aeternum, ma diamo la fascia di capitano al Pocho.

Forza Napoli Sempre

Napoli – Giuve 3-3

Posted by lapo2001 on nov 30th, 2011

Recupero XI Giornata
Napoli – Giuve 3-3 (Hamsik, Pandev 2; Matri, Estigarribia, Pepe)

Diciamoci la verità, la Giuvetta degli ultimi anni ci aveva abituato troppo bene. Anche quando doveva venire qui a fare la partita della vita, erano sufficienti due soffi in faccia e un urlo un po’ più potente che autoscompariva dal campo, rimediando figuracce su palloni, palloni su figuracce. La Giuve di quest’anno invece non molla e soprattutto non perde. C’è mancato davvero poco che anche stavolta si liquefacessero. Erano lì lì per capitolare ed invece sono riusciti a sfruttare l’evidente calo dei nostri negli ultimi venti minuti e più, e acciuffare un punto che hanno festeggiato quasi quanto una vittoria. Dispiace perché la partita l’avevamo vinta due volte e sembrava oramai indirizzata sul binario dell’esclusiva gestione della palla e il passare dei minuti. Il 3 a 1 di Pandev al 70esimo avrebbe dovuto definitivamente cancellare il nero dalle bandiere giuventine e lasciare solo il bianco, sventolando la propria resa anticipata. Si stava sì soffrendo, ma il doppio vantaggio doveva essere una garanzia. Così non è stato. La Giuve ha ripreso le fila ed ha iniziare a pressare sin nella nostra area di rigore, lasciando come unico sfogo di gioco, il lancio lungo per il Pocho. A centrocampo abbiamo iniziato a soffrire troppo e le sostituzioni non hanno contribuito a cambiare il vento. Pirlo è riuscito a districarsi dalla marcatura che l’aveva tenuto relegato per tutto il tempo nella lunetta della propria area e in mezzo al campo si è creata una disparità di uomini che ha permesso, specie a Vucinic, di giostrare nei pressi della nostra area di rigore procurando non pochi grattacapi ad una difesa già poco reattiva. Per questo non ho compreso sinceramente la sostituzione a favore di Santana. In quel momento non avevamo bisogno di uno che lavorasse la palla, ma di uno che lavorasse le gambe di Pirlo. Hamsik l’ha fatto per un tempo buono ma ,non essendo Gattuso, ad un certo punto non ne ha avuto più. Perciò mi chiedo se Dzemaili stesse così inguaiato. Pirlo, che non è l’ultimo arrivato , ha colto l’occasione e la squadra ha cominciato a girare con Vidal e Pepe molto più freschi dei nostri. Il loro momento migliore coincidente con il nostro peggiore ha generato un pareggio amaro. Amaro perché, al di la della prestazione, ieri si doveva vincere. Avrebbero dato grande fiducia i tre punti. Vincere o stravincere con l’odiata capolista imbattuta, nel loro momento migliore, con ancora l’acido lattico nelle gambe per la miriade di impegni e soprattutto senza il nostro bomber principe, avrebbe potuto dare la tanto agognata svolta anche in campionato. Di positivo c’è un Pandev in più, un Hamisik in netta ripresa e il bellissimo primo tempo pur con l’assenza del Matador. Di negativo, oltre il risultato e la felicità di Chiellini, c’è la mancanza di ossigeno nel cervello negli ultimi venti minuti in quasi tutti i nostri uomini che non ha permesso alla squadra di gestire la conclusione della partita con lucidità e di conquistare una vittoria scacciapensieri. Di Cavani c’è mancata la sua forza, quella che emerge nei momenti di difficoltà.
La Giuve non mi ha impressionato particolarmente, perché è stata spazzata senza nemmeno troppo forzare nel primo tempo. E ripeto, con un po’ più di energia e freschezza nel finale non avremmo sentito mortificanti clacson per strada. Ma mi ha colpito appunto la voglia di crederci nonostante tutto. Prerogativa che ha reso il nostro team, uno dei più forti in circolazione, ma che, evidentemente, si è persa un po’ per strada insieme alle tossine e i minuti di recupero, a noi tanto cari, trascorsi quasi immobili senza fiato ad attendere il fischio finale, ne sono la prova.
Confido in una lesta reazione e di cominciare a vincere anche senza un bel gioco come ieri. Ci basterebbe anche un gioco più sporco ma che almeno duri sino al 95esimo. Quindi, vietato mollare!

Infine ringrazio pubblicamente Antonio Conte. E’vero, ha principalmente ridato un’anima a questa squadra di fantasmi, ma ha anche ridato voce a dei miei vecchi amici. Sono contento di sapere che siano ancora vivi. Erano quattro anni che non li sentivo ed avevo iniziato seriamente a preoccuparmi. Qualcuno ero convinto che si fosse spostato all’estero, mentre per altri, stanchi di mortificazioni varie, ho pensato che avessero abbandonato il nuovo progetto Giuve, dedicandosi alle squadre locali o ad altri sport. Invece ho notato con piacere che questo pareggio ha fatto resuscitare i morti e il mio ricordo in loro. Telefonate, sms e quant’altro farciti di sfottò, ma che io ho prima di tutto interpretato come un “io esisto ancora”. Conte è riuscito a far dire “Portobello” restituendo la parola ai muti e finalmente, il lunedì mattina in piazza, si ricomincerà a parlare anche con loro. Bentornati. Qui non ci si divertiva quasi più da soli. Grazie Antonio.
L’umida stanza buia del silenzio si è riaperta come una bara al sole. Sento di nuovo gli echi cacofonici delle loro voci, mentre intanto gli scheletri ammassati nell’armadio gridano ferocemente la propria vergogna e non riescono più a contenersi. Sta per scoppiare. Fortuna che c’è in programma un tavolo della pace che farà tornare tutto come prima: l’urlo dei tifosi e il silenzio degli scheletri.
Voto all’arbitro Tagliavento: 3,5. Comprategli i cartellini e un prete.

Forza Napoli Sempre
La 10 non si tocca.

Atalanta – Napoli 1-1

Posted by lapo2001 on nov 27th, 2011

XIII Giornata
Atalanta – Napoli 1-1(Denis; Cavani)

Lo avevo atteso come un parente lontano, un vecchio amico che da troppo tempo non dava più notizie di sé. Mi mancava. In alcune partite, specie in quegli zero a zero casalinghi, mi sono illuso che nel finale si fosse nascosto dietro l’ultimo minuto, per poi entrare in campo e in porta, vestito col suo abito della domenica e con un bel regalo da tre punti in mezzo ai piedi per farci impazzire di gioia. Un po’ come capitava spesso nella scorsa stagione. Sì, sì, mi mancava tanto. Ieri però, la sua latitanza è finalmente finita e quando ormai il rammarico dell’ennesima sconfitta in trasferta ci stava investendo, ecco che dal nulla è tornato a farci visita e a farci sorridere. Il vecchio amico di tante battaglie si è materializzato con una bella sorpresa. 

Quanto mi mancavi gool o cool al novantatreesimo!
In una Bergamo che storicamente ci è indigesta, in una gara ostica e piena di insidie, ci ha salvato lui, come ai vecchi tempi. Nell’ultimo giro d’orologio, da un tiro sbilenco di Santana, la rete orobica si è smossa, grazie ad una deviazione sottomisura del solito Matador. Stavolta non ha fruttato la vittoria, ma non perdere è stato fondamentale, in quella che ormai è una metamorfosi conclamata. La metamorfosi partenopea. Belli, immensi, straordinari, nelle notti di Coppa e lenti, confusi e spesso distratti in quelle di campionato. Una sorta di Dottor Hamsikyll e Mr. Cavhyde. Sì perché, se da un lato è ritornata la vena realizzativa, la combattività e la grinta di un Matador che si sta piano piano riconfermando, dall’altro non si può dire lo stesso dello slovacco che continua una letargia che oramai dura da troppo tempo. Qualche buon movimento, un paio di passaggi filtranti e niente più. Ha dato il la all’azione che ci ha portato all’insperato pareggio, ma da un fuoriclasse come lui ci si aspetta molto, ma molto di più. Speriamo che martedì anch’egli  possa tornare sugli altari con una partita gagliarda e vederlo più nel vivo del gioco. Ormai tutto sta tornando come prima. Stanno tornando i gol del Matador, è tornata un po’di fortuna e il silenzio dei tifosi avversari, è tornato il vecchio amico del novantatreesimo e ora all’appello manca solo il buon Marek, eh. È ora…

Per la cronaca, alla presunta ammonizione del Pocho mi sono depresso quasi quanto un gol di Chiellini. E pioggia sia…

Forza Napoli Sempre
La 10 non si tocca.

Napoli – Manchester City 2-1

Posted by lapo2001 on nov 24th, 2011

The Final cut

V Giornata Girone A Champions League
Napoli – Manchester City 2-1(Cavani 2, Balotelli)

Il più bello spettacolo prima del Big Bang e prima di Jovanotti con la su metà, siamo noi. Ma più di spettacolo, io lo definirei un capolavoro. Un’opera d’arte rettangolare di novanta minuti la cui cornice umana bianca ed azzurra ne ha reso ancora più incredibile il contenuto. Le coreografie, i colori e l’entusiasmo del San Paolo hanno fatto venire i brividi anche ai muti ed anemici inglesi. Della partita e dei nostri beniamini poi, si sono sprecati tutti gli aggettivi e superlativi che è possibile adoperare. Bellissimo, meravigliosississimo, monumentalissimo, epicicissimo, storicissimo, …issismo, issimo… , non potrei aggiungerne altri perché non ne esistono. Ma questo capolavoro è il nostro capolavoro. Dei tifosi, squadra e società. E come tutti i capolavori che si rispettino, anche questo ha acquisito la peculiarità principale che tale l’ha fatto diventare: ha messo d’accordo tutti. Un po’ come accadeva ai Suoi tempi. La perfezione, direi, anche con il neo per l’erroraccio di Aronica. Tutto al posto giusto, ogni pennellata è esattamente dove doveva essere. E’accaduto proprio ciò che speravamo che accadesse. Perfect, come direbbe mister “Non meritavamo di perdere…(continua la frase)”.
Stavo pensando appunto, a quanti chili di carta sono finiti al macero e a quanti litri di inchiostro disperso con essi. Quante parole, ragionamenti, dibattiti, teorie e filosofie ci siamo inventati per capire i motivi che hanno portato a risultati disattesi (o presunti tali), per poi, puff, in un istante, tutto condensarsi in una bolla di sapone, aleggiare nell’aria ed esplodere, tac, evaporando in 90 minuti di ammirazione. Fermi, immobili ed inebetiti, come investiti da una sorte di sindrome di Stendhal, da ciò che si stava materializzando sotto i nostri occhi. Gli occhi di tutti, eh. Sì, perché sono convinto che oggi, almeno oggi, anche il più acerrimo e feroce criticatore non sprecherà vecchie e dissonanti parole. Oggi no. Oggi si festeggia tutti in un unico cerchio ideale che abbraccia uno ad uno tutti i tifosi persi e dispersi su questo globo. Per esempio mi ha scritto una mail Nello, un amico che vive in Danimarca e che non vedo da 4 anni,di poche semplici parole: “Amico mio, l’oj vita, l’ho sentito da qui”. Anche per radio, da New York, dal Brasile(ieri Lisa hanno letto il tuo messaggio), dalla Lapponia e dal Kilimangiaro, ho sentito di ascoltatori festosi e giubilanti per una vittoria così entusiasmante, storica, epica, eccezionale ecc ecc. Questo è il nostro Napoli. Il Napoli che volevamo e che sognavamo. Tutti, ma tutti. Una squadra che riesce a metterci d’accordo. Questo è davvero straordianario. Anche col vicino di casa con cui non c’è più possibilità di comunicare(il figlio suona la chitarra la tammorra anche di notte, ed io non la sopporto più), anche con lui, oggi, almeno per oggi, ci siamo detti “ciao”, incontrandoci sul pianerottolo di casa(quasi addirittura col sorriso, eh). Non è incredibile? Anche Peppino, il tabaccaio sotto casa, che sino a ieri mattina ha continuato a ripetermi: “Cavani ha finito la benzina, non è più lui. Non segnerà piu i gol dello scorso anno. Ma stasera, se avessimo avuto Trezeguet?!” Onestamente, ieri sera, in quanti avete pensato al buon David durante e dopo la partita? Zero.
Oppure Max, che invece ha una certa antipatia per il Pocho. In fondo, credo che non gli abbia mai perdonato di non essere il nuovo messia. E per questo, a volte, gli capita anche di perdere l’obiettività, denigrando, uno che intanto gli ha regalato un altro sogno. Sono anni che gli dico che è pure destro. Non segna, è irritante, non ha tecnica, non è un attaccante, non ha la classe e pretende pure i viaggi-allenamento in Sardegna… Beh, caro Max, converrai con me che oggi, almeno oggi, dovrai abbattere la foto del Quaglia che hai sul comodino e, genuflesso, recitare tante, ma tante volte il rosario chiedendo pietà e pregare affinchè il Pocho ti faccia arricreare esattamente come ieri. Almeno oggi lo pensi? O no?
E anche Alberto che odia Mazzarri, o Nicola che non ha mai sopportato Hamsik o Federica che ritiene Inler un bidone, oggi, almeno oggi, non ci staranno pensando più, come alla bolletta dell’enel che è arrivata stamattina, la visita della suocera a pranzo e la riunione di condominio di stasera, senza dimenticare i lamenti del pupo di questa notte. Oggi, almeno per oggi, va tutto bene. Tutti d’accordo. Le parole non servono. Si esulta solamente.
Oggi siamo anche superiori, non vedrò nemmeno la partita di quelle due squadrette, Barca-Milan, Messi-Ibra, bazzecole.., non vedrò nemmeno qualche bel documentario sulle zebre, che durante la settimana vanno tanto di moda, ma, insieme alla mia banda rivedremo, con tanto di pizza e birra, la partita di ieri in tv. Siamo superiori, che ci frega del Milan?…(Poi, mentre lo dico, gravemente, mi faccio prendere dalla smania e vado a vedere quali potrebbero essere le prime classificate degli altri gironi, prima della partita col Villarreal. Gravissimo, anche se non penso di essere l’unico ad averlo fatto…).

Tutte le risposte alle nostre miriadi di domande in questi mesi, oggi, almeno oggi, hanno risposte chiare e precise che le parole e le prestazioni precedenti non potevano dare. Anche i punti persi in campionato oggi hanno trovato una logica. E se penso alle emozioni di ieri, riuscirei a farmi scendere anche una partita pessima a Bergamo. E se caso mai dovessimo dimenticarcene, basta immergersi di nuovo nel capolavoro del 22 novembre 2011, per tornare a sperare.
Da domani poi, al primo errore, torneremo a parlare di moduli sbagliati, campagne acquisti fallimentari, aurè “cacc’e sord” ecc ecc, e forse non vinceremo mai niente. Ma già il fatto di sognare di poterci riuscire mi basta. Oggi, almeno oggi.
Grazie immensi.

Cari giuventini, sperate in un altro diluvio universale il 29…

Forza Napoli Sempre
La 10 non si tocca. Che riposi in pace la madre del Calcio…

Napoli – Lazio 0-0

Posted by lapo2001 on nov 21st, 2011

XII Giornata
Napoli – Lazio 0-0

Un dato è ormai certo: nelle partite di campionato precedenti quelle di Champions, il Napoli non vince. Ad eccezione della prima vittoriosa trasferta a Cesena, nelle altre quattro occasioni, non siamo mai riusciti ad ottenere i tre punti. Due sconfitte (Catania e Parma) e due pareggi casalinghi a reti bianche (Fiorentina e Lazio).
Il fatto di non aver mai disputato partite di così alto livello in passato, incide troppo sulle teste dei giocatori non abituate a sostenere questo tipo di tensione. Per qualcuno di essi si sta realizzando il sogno che aveva da bambino, per qualcun’altro il sogno ha superato la realtà. È normale quindi che, in gare come quelle di ieri, non si riesca ad avere la massima concentrazione e dare il 100%. E una squadra come il Napoli, che imposta il proprio gioco sulla velocità e sul grande utilizzo delle fasce, se non riesce ad essere al top e dare fondo a tutte le energie, ha grandi, troppe difficoltà a scardinare la difese avversarie, soprattutto quelle, come la laziale, che utilizzano tutti gli elementi dietro la linea della palla.

Come ammesso un po’ da tutti, il pensiero della Champions è il pensiero predominante nell’ambiente. E volente o nolente, e i risultati lo attestano, in campionato non si riesce a vincere quando la Coppa è alle porte. E seppur il gioco e l’intensità siano migliorati molto, abbiamo lasciato per strada altri punti. Sono certo però che il gruppo abbia la consapevolezza che in campionato ci sia il tempo per recuperare. In Champions no, non ci sono altre possibilità. Ed è martedì che quindi si tirerà fuori tutto ciò che si ha, per un dentro o fuori che può dare la vera svolta a tutta la stagione. Mi auguro che tutto ciò che abbiamo sperperato in queste giornate, sia ben ripagato da un sogno che possa continuare per tifosi e per calciatori. E mi voglio illudere che il campionato vero del Napoli inizi da mercoledì mattina.

Primo tempo da sonno. Con la Lazio che non superava il cantrocampo e il Napoli che l’aspettava. Cavani che rincorreva Ledesma, le fasce ben controllate dagli avversari e con Lavezzi che prendeva palla a 60 metri dalla porta. Nel secondo molto meglio, grande forza di volontà, qualche spostamento di ruolo, un paio di miracoli seri di Marchetti, un guardalinee che forse stava ancora pensando al gol-non gol di Brocchi della primavera scorsa, molti episodi favorevoli, ma sempre senza l’urlo finale liberatorio. Siamo soddisfatti per il buon secondo tempo, ma non è ancora il Napoli che vorremmo. Abbiamo giocato meglio di altre volte, avremmo meritato la posta piena, siamo stati sfortunati, ma ancora non è il vero Napoli. Quello vero deve avere i propri uomini al 100% e senza pensieri. E ciò ancora non si è verificato. Perché un Napoli che gioca da Napoli, contro una Lazio senza difesa titolare, priva del suo uomo migliore e che non è in grado di impensierire, la chiude il primo tempo.

Sono fiducioso perchè credo che queste difficoltà siano già state messe in conto, ma credo che sia comunque un aspetto su cui si debba lavorare di più se di vuol davvero diventare Grandi, a prescindere dal risultato di martedì. Le partite prima di quelle Champions si devono iniziare a vincere.
Poi, vorrei fare una domanda tattica a Mazzarri: se il nostro gioco è basato sulle famose ripartenze, qual è il rimedio, se a centrocampo non hai nessuno che recupera il pallone? Cioè, se Gargano non è della partita, il pallone quando e come lo recuperiamo per poi offendere?

Non irrilevanti infine, i grandi spazi vuoti allo stadio. Forse anche qualche tifoso si è uniformato alle strategie societarie pensando di dare il massimo e sostenere la squadra martedì. Eppure la Lazio di Reja è capolista e sarà lì sino alla fine. Peccato, magari in una bolgia, l’avremmo fatto noi un gol al novantatreesimo, come tante altre volte. Si vede che anche i turn over tra tifosi stanno diventando di moda. Mentre forse, quando la squadra non è al massimo, il San Paolo dovrebbe essere l’arma in più.

Ciao Toni.
Forza Napoli Sempre
La 10 non si tocca.

Chi è quel Chavez?

Posted by lapo2001 on nov 12th, 2011

Chi è quel Chavez?

Era l’estate del 1980. L’Inter di Bersellini aveva appena conquistato il suo dodicesimo scudetto e il calcio italiano, tra gli scandali del Totonero e le involuzioni tecniche, non se la passava granché bene. Così, dopo quasi 15 anni, si decise di riaprire le frontiere agli stranieri ed ogni squadra del massimo campionato poteva ingaggiarne uno. Le società più blasonate, eccetto il Milan retrocesso per giudizio sportivo, si rafforzarono con grandi campioni: la Giuve acquistò l’irlandese Brady, la Roma Falcao, l’Inter Prohaska e il Napoli prese l’olandese Krol. Le formazioni meno quotate si divisero tra certezze e scommesse: Eneas al Bologna, Juary all’Avellino e Van de Korput al Torino. Chi tentò la sorte, fu la neopromossa Pistoiese allenata da Lido Vieri. All’epoca, l’allenatore in seconda Malavasi fu spedito in Brasile per visionare qualche stellina sconosciuta ed economica per garantire un certo numero di gol e centrare una salvezza tranquilla. In una di quelle partite, Malavasi fu folgorato dalle prodezze di un certo Luis Silvio Danuello. Si narra che per incantare e convincere l’osservatore toscano, quella gara tra Ponte Preta e Comercial fu una vera e propria messa in scena. Danuello realizzò una doppietta e giocate veloci e ficcanti. Praticamente Luis era imprendibile. Quell’estate, per 170 milioni, il brasiliano giunse a Pistoia senza che nessuno lo conoscesse. Falcao non l’aveva mai sentito nominare e l’enigma presto avvolse questo calciatore. Difatti, Danuello totalizzò appena 6 presenze, prima di finire in panchina e poi in tribuna, rivelandosi sempre più un oggetto misterioso. In primavera, sempre più ai margini della squadra, con una saudade irreversibile, prese le valigie, la moglie, la figliola e se ne tornò sconsolato in Brasile. Dopo quella esperienza, si sono create varie leggende sul suo conto. Tanto da mettere in dubbio la sua reale professione. C’è chi giurò che fosse un panettiere, chi un pizzaiolo, chi un gelataio, ma non di certo un calciatore. La realtà è che la società cercava un centravanti, mentre Luis era un’ala che la Pistoiese, tatticamente, non poteva permettersi. Sempre dalla leggenda si dice che scendendo dall’aereo al suo arrivo, i dirigenti gli chiesero se fosse una punta e lui rispose di sì, confondendosi con “ponta” che in portoghese vuol dire ala. E questo equivoco bruciò il calciatore e la squadra, a fine anno, retrocesse giungendo ultima in campionato.

Non ho mai giudicato un calciatore senza averlo visto giocare. Nemmeno dopo 3-4 partite. Ma ora, dopo più di due mesi senza tracce, qualche dubbio mi sta assalendo. Cioè, chi è quel Chavez? Perché l’abbiamo acquistato? Siamo sicuri che sia un calciatore? Ci sono un bel po’ di similitudini con il nostro Luis Silvio, no? In rete, su youtube, ho guardato un paio di filmati di questo argentino e di tanto in tanto, di rado, qualche buona giocata s’è intravista. Ma sono bastate un paio di finte e un pallonetto per convincere i nostri osservatori?
Cioè, mi spiego. Se Santana, Mascara e Pandev (o Lucarelli) sono i sostituti dei tre tenori e se in caso di emergenza viene schierato persino l’adattato Zuniga, perché Chavez non riesce a trovar mai spazio? Si dice che Santana non sia in un grande periodo e comunque gioca. Pandev, nonostante la forma appesantita e rotonda, prima dell’infortunio, ha giocato qualche spezzone e ora pare che sia pronto per rientrare. Gli altri, con prestazioni buone e meno buone, comunque hanno giocato, e allora ora, mi chiedo: perché Chavez no? Lo stesso impresentabile Hoffer ha fatto più minuti di lui, due anni fa. Non si hanno notizie di infortuni, né di crisi nostalgiche, ma allora perché non si conosce pressoché nulla di questo argentino? Dove gioca? In quale ruolo? Ha fatto il suo esordio a San Siro, per circa 10 minuti. Un tunnel a Lucio e…niente più. È stato inserito nella lista Champions al posto di Lucarelli, ma i suoi tacchetti ancora non li abbiamo visti calcare il campo. Perché?
Ora, certamente sono solo miei cattivi pensieri, perché Chavez, già dalla prossima partita, mostrerà quanto sia fenomeno, ma qualche dubbio mi sta solleticando. Specie in questi giorni che ho sentito che ci potrebbe essere la eventualità di una cessione a Gennaio. Senza dimenticare che nel prossimo mese avremo un tour de force terribile: 9 partite in 30 giorni e c’è bisogno del supporto di tutti. Ma di tutti, eh.
Luis Silvio è stato il più grande bidone della storia, anche più di Calderon e di Ian Rush, e non vorrei che alla fine invece di Trezeguet avessimo comprato anche noi un panettiere.

Con tutto il rispetto, restando sul tema della super star di origini pugliesi, non vorrei passare, come accadde con Danuello, da “chi è quel Chavez?” a “Cercasi disperatamente Cristian Gabriel”. Fuggito magari per un equivoco tattico, eh. Ora ne abbiamo bisogno, caro Chavez, se ci sei batti un colpo…o una pagnotta…

Forza Napoli Sempre
La 10 non si tocca.

Bayern – Napoli 3-2

Posted by lapo2001 on nov 3rd, 2011

IV Giornata Girone A Champions League
Bayern – Napoli 3-2(Gomez 3; Fernandez 2)

Ad un certo punto della partita, mi è sembrato di assistere ad un incontro di boxe tra Tyson ed un molle, bianchiccio ed impacciato pugile raccattato all’ultimo momento come sparring-partner. Ho sperato che da lassù qualcuno, in mezzo alla nebbia, facesse venire giù un nubifragio o che dalla panchina si gettasse la spugna per evitare che finisse in goleada. Il divario tecnico, fisico e di esperienza tra i due contendenti era impari. Un peso piuma contro un peso massimo. Davide contro Golia. L’armata tedesca in pochi minuti ha davvero “spiezzato” in due la gara e l’inconsistente resistenza azzurra.
Ribery si spostava da sinistra verso il centro e il nostro centrocampo è andato in tilt e i tre feroci ganci di quel diavolo di Mario Gomez hanno messo all’angolo la nostra squadra che non è capitolata definitivamente solo perchè da un calcio da fermo, prima del gong, la zucca del giovane Fernandez ha ridato un po’ di speranza.
Ma i freddi, robotici e impenetrabili teutonici comunque godevano di un vantaggio troppo ampio, se si pensa poi che in casa gol non ne beccano mai. A questo bisogna aggiungere un’atmosfera difficile e l’espulsione ingiusta ed ingenua di Zuniga ad inizio ripresa che ha ancora più rilassato i giocatori e i tifosi bavaresi. Ma l’orgoglio, la personalità e la grinta dei nostri ragazzi, che ormai non avevano nulla da perdere, sono piano piano usciti fuori, scalfendo una certezza che, col passare del tempo e col secondo gol, sempre da calcio da fermo e sempre di Fernandez, ha iniziato a trasformarsi in paura.
Ivan Drago non aveva più quella spavalderia e sicurezza del primo round e nel finale c’è mancato poco che il dolcetto si trasformasse in scherzetto. Più reattivi e più incisivi i nostri tanto da sfiorare un pareggio impronosticabile dopo i primi 40 minuti di gioco. I tedeschi hanno sbandato e sugli spalti il rosso vivo e lussureggiante è diventato negli ultimi 10 minuti giallo paura. Sì, sì, hann fatt’o giall.
Il Bayern è attualmente una delle squadre più forti ed organizzate del pianeta ed è una seria candidata alla finale di Champions, per cui, questa sconfitta, non può far male, anzi. Da qui si può invece ripartire con ancora più fiducia. Da tifoso, sono orgoglioso della mia squadra per come si è comportata e soprattutto perché mi ha dato la possibilità di vivere emozioni forti in quello che è lo stadio più bello e moderno d’Europa. “Barcollo ma non mollo” è il motto di questa squadra e se per caso lo strapotere degli avversari può metterci qualche volte a tappeto,state sicuri che l’arbitro non riuscirà a contare sino a 10, perché ci rialzeremo sempre e sempre usciremo dal campo a testa alta. Feriti, tagliati, tumefatti, ma con la maglia sudata e il cuore libero di chi ha dato tutto.
Grazie ragazzi, per vincere queste sfide forse il cuore non basta, ma è da questo grande cuore pulsante che bisogna ripartire. Ora però, rituffiamoci nel campionato. C’è da affrontare la Vecchia che, sotto la cintola, soprattutto al San Paolo, indossa il pannolone. Scamazziamola, grazie.

Forza Napoli Sempre

La 10 non si tocca.

Catania – Napoli 2-1

Posted by lapo2001 on ott 30th, 2011

X Giornata
Catania – Napoli 2-1 (Marchese, Berghessio; Cavani)

Sono in una cabina del naviglio che da Messina ci sta riportando in terra campana. Volevo aspettare la notte per far sbollire la rabbia, ma sono le 4 e proprio non si riesce a chiudere occhio. Fuori è buio pesto come il mio attuale umore. Le pareti tremano ripetutamente come se stessimo in una lavatrice e il Minao non curante dell’effetto frappè, continua a russare beatamente da svariate ore. Tutto sembra essere contro di me. Anche il Giuffrè si è lasciato vincere dalla stanchezza e ora sono in completa solitudine a contare le pecore, le finte di Zuniga e le parolacce a cui non ho saputo dare freno durante il pomeriggio. Doveva essere la nostra giornata. La giornata delle conferme e della riscossa e invece…
Eppure il Matador ci aveva illuso subito. Nemmeno il tempo di sentire le formazioni che già ci siamo ritrovati abbracciati e saltellanti in un sol gomitolo umano. È bastato un attimo per dipingere quel centinaio di tifosi azzurri indomiti nel perfetto quadro dell’allegria. È bastato un attimo e un balzo di gioia per smaltire l’ottimo Lapilli dell’Etna e un lauto pranzo a base di polpi, ricci e frutti di mare. “Che giornata!”, pensavo…
…e pensavo male. Il Milan ha vinto a Roma, addirittura la Giuve a San Siro e noi siamo stati capaci di perdere anche a Catania. Nonostante il turnover ero convinto che questa volta dalla Sicilia saremmo tornati con un bel risultato. Tra Catania e Palermo in 4 anni abbiamo racimolato solo 2 pareggi. Ho pensato ai numeri, alle statistiche e alla cabala. E poi, con il Pocho in quelle condizioni, non poteva esistere un altro risultato se non la vittoria. Peccato invece non aver sfruttato qualche contropiede quando eravamo ancora in vantaggio, peccato che Santana non sia un centrocampista di quantità. L’arbitro, Celi di Campobasso, che ricordo benissimo in serie C, e che lì secondo me meritava di restare, sarà stato di sicuro troppo severo e fiscale con l’argentino, ma due falli così ingenui e decisivi me li aspetto da un attaccante. E infatti. Un centrocampista deve, prima di tutto, sapere dove, quando e come commettere un fallo. E questo, Santana, non lo sa fare. Non credo che Gattuso, Donadel o Almiron siano mai stati espulsi dopo soli due interventi. Probabilmente sarebbe bastata una spintarella o una tiratina di maglietta per fermare un’azione, ma non due scivoloni senza senso sull’avversario, uno nella loro tre quarti e l’altro, nella nostra, quando la difesa era schierata. Il mestiere e l’esperienza alla Aronica per fare quel ruolo non si possono acquisire ora, per un calciatore già trentenne. Più ci penso e più mi viene l’insonnia e più non si dorme e più credo che un’espulsione del genere non l’avrebbe beccata nemmeno Blasi. Poi, penso a Fidel, costantemente in difficoltà. Gomez l’ha fatto impazzire e mi chiedo quando Grava sarà di nuovo a disposizione. Penso a Fernandez che non ha avuto piu grilli per la testa solo quando ci siamo messi a 4 dietro e a proposito di grilli, penso a Marchese che l’ultimo gol l’avrà fatto quando giocava nei pulcini. Penso al Matador quando dal dischetto l’ha svirgolata. Quella palla, l’anno scorso, sarebbe finita all’incrocio dei pali e non sulla bandierina. Penso a Dzemaili che all’ultimo secondo s’è mangiato un gol allucinante. Penso a questa rabbia e all’imperterrito russare del Minao che non vogliono farmi dormire. Vorrei già fosse mercoledì. Il momento è cruciale e non si può più fallire. Svegliaaa. Sveglia per tutti. Ecco, appunto, ed io che vorrei dormire…

Forza Napoli Sempre

La 10 non si tocca. Auguri Re, per i tuoi 51.

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