Palermo – Napoli 1-3

Posted by lapo2001 on gen 10th, 2012

XVII Giornata
Palermo – Napoli 1-3 (Miccoli; Pandev, Cavani, Hamsik)

Dopo una domenica del genere avremmo potuto parlare di qualsiasi argomento. Tanti i temi su cui discorrere: il Napoli che stravince dopo le vacanze di natale, roba che non ricorda nemmeno Luigi Necco o Gianni Vasino; il Napoli che ha meno punti rispetto alla scorsa stagione ma che secondo me dimostra di essere cento, mille volte più forte e più squadra; la presentazione di Vargas che finalmente dice: sono lusingato dei paragoni quotidiani con Sanchez, ma ora basta, io sono Edu.

Avremmo potuto ancora discutere della partita vinta da Mazzarri e di quella persa da Mutti (colui che fece esordire Prunier e Calderon) che, cambiando modulo per cercare di fermare Maggio e Dossena, si è praticamente suicidato, oppure di Rizzoli, della sua infanzia rossonera sempre più palese e di cosa avrebbe scatenato se avesse concesso un rigore del genere a parti invertite. Avremmo potuto organizzare anche un sondaggio su quale dei tre gol azzurri sia stato il più bello (quello di Cavani, strepitoso, l’ho visto fare anche a Nocerino; quello di Pandev, bellissimo, è diventato un marchio di fabbrica; quello di Hamsik, eccezionale, l’ho visto fare solo a Zidane e Bruno Giordano) e un altro sul migliore in campo. Avremmo potuto tessere le lodi di Gargano, di Inler e di Pandev, che sino all’altroieri erano sulla graticola e paragonare la gara di Palermo a quella dello scorso anno di Genova contro la Samp e capire quale sia stata la migliore. Avremmo potuto scrivere un paio di capitoli sul ritorno prepotente del vero Matador, applaudito dai palermitani più di quando i gol li realizzava con la maglia rosanero e sulla perfezione della difesa o di cosa avrà pensato Zamparini quando è calato il silenzio nel suo ufficio sotto il Barbera. Avremmo, ancora una volta, potuto gridare nelle orecchie di Prandelli: ma Cannavaro e Campagnaro no? E perchè?

E avremmo potuto anche mettere in evidenza la fantasia dei tifosi che in poche ore hanno nominato sul web i tridenti del futuro passando da un semplice “HaCaPa” ad un mirabolante “LaVarCa” riscoprendo poi che in passato è esistito un calciatore del Cagliari che si chiamava Cavezzi ma che, nonostante l’incarnazione di due fenomeni, non ha lasciato grandi ricordi di sé oppure confrontarci sugli schemi, sulle finte di Zuzù e sul modo di correre di Chavez o anche sul nuovo taglio di capelli “a virgola” di Miccoli, e invece…

…e invece nemmeno stavolta riusciamo a godere come si deve. A parte la curiosità che ha suscitato il giovane talentoncileno che assomiglia vagamente a Baldari e quindi a Fonseca, l’attenzione di tutti è stata catalizzata da un video costruito per infangare o dall’idea che senza Lavezzi la squadra si esprima meglio, come se il Pocho fosse un problema per la squadra.

Sono d’accordo sul fatto di non esaltarci troppo. Le vittorie sulle big e in Champions, nella prima parte della stagione, ci hanno fatto impazzire e sognare ma, allo stesso tempo, ci hanno appagato, fatto steccare contro le cosiddette piccole e perdere troppo terreno in campionato. Solo ora si sta vedendo il vero Napoli, quello che dovrebbe mettere d’accordo un po’ tutti, ma che nella realtà così non è. Non è bastata una vittoria straripante fisicamente, tecnicamente e tatticamente per farci esultare appieno. Non sono bastati 6 gol al Genoa e una prestazione da grande squadra in casa del Palermo per fare quadrato ed allontanare gli spifferi e le voci di chi ci vuole male. Tra illazioni video-documentate contro i nostri più seri e professionali calciatori e presunti vantaggi di cui avremmo beneficiato per una partita rinviata a causa di temporali, stiamo solo dimostrando di suscitare paura agli avversari. Ma in realtà ho molto più terrore di noi stessi che proprio non riusciamo a godere e che proprio non riusciamo a difenderci, anzi…parenti serpenti. E il Biscione stavolta non c’entra niente.

Vedere costruite trasmissioni televisive locali su De Sanctis, ricercato dai microfoni e dalle telecamere più di quando ha parato il rigore di Gomez,mentre si giustifica del niente o parlare dell’assenza del Pocho dopo una grande vittoria, mi fa capire dove e chi siamo. La squadra dimostra di crescere ogni domenica e che è sempre più da Coppa Campioni, noi, invece, seppur si storca il naso quando sentiamo ancora “dalla C alla Champions”, siamo rimasti a Sora o Lanciano…pur avendo 5 tenori. Carratelli aveva ragione, siamo incontentabili ed ipercritici.

E non venitemi a dire che queste sono critiche costruttive, perché stavolta non ci casco…

Forse non siamo ancora grandi, ma siamo forti e io sto godendo, eh. E tu?

Forza Napoli Sempre

La 10 non si tocca. Leonà, se fai il bravo, ti spedisco l’autografo del Pibe. Sempre che tu non decida di barattarlo su e-bay…

Pensieri di fine anno

Posted by lapo2001 on dic 30th, 2011

Tutto e il contrario di tutto.

Cosa ho imparato in questo 2011. Se faccio dei riferimenti al passato sono un dietrologo. Se invece parlo del futuro con ottimismo sono un esaltato e devo tenere i piedi per terra. Se ne parlo con pessimismo sono un gufo e non mi danno la patente del vero tifoso. Se parlo bene di De Laurentiis ho l’anello al naso e sogno un accredito o un Natale a Cortina, se ho da fare una critica o rivelo fatti realmente accaduti sono un disfattista nichilista, un invidioso o un ladro.
Se mi rapinano in via Petrarca, mi si dice “Napoli è una città di merda”. Se “capita ovunque”, mi si dice perché non è accaduto a Napoli.
Se penso alla Giuve e al campionato, sono un cinico provinciale. Se penso al Chelsea e godo al “The Champioooons”, resto un illuso.
Se dico “dalla C alla Champions in soli 5 anni”, sono ridicolo e devo guardare avanti. Se dico “siamo a -6 rispetto alla scorsa stagione” è chiaramente finito un ciclo e devo essere realista e rassegnarmi.
Se Dela manda a cagare l’intera Lega Calcio scappando senza casco, è un cafone. Se Moratti manda a cagare Rocchi scappando senza la cintura, è un gentleman. Se lo zio Walter, l’unico Edu che conosce è il figlio del presidente, è perché Vargas non gliel’hanno mai presentato. Se lo conosce, è perché Luis Enrique è già seduto sulla nostra panchina.
Se Mazzarri si presenta in conferenza stampa…era meglio che stava zitto. Se non si presenta…è stato un maleducato e ci deve delle scuse. Se decide di fare il turn over, è un presuntuoso megalomane. Se decide di non farlo, non si fida dei sostituti e lo spogliatoio si spacca.
Se Santana si fa espellere a Catania e compri Fideleff e Chavez, la campagna acquisti è un disastro e Bigon deve dimettersi. Se Dzemaili pareggia a Novara, Inler segna a Villarreal e mi porti il Genio dal Cile, bravo Riccardino, però io li avrei spesi diversamente e avrei tenuto Denis, Pià e Russotto.
Se Vargas viene a Napoli e ha la 17, è perché Lavezzi e Hamsik sono stati già ingaggiati dal Grande Fratello neroazzurro. Se Vargas non viene a Napoli, è perchè hai letto Tuttosport.
Se il Napoli vince è perché gli altri non hanno capito che sappiamo fare solo il contropiede. Se perde è perchè sulla bolletta Doni aveva messo 2 fisso. Se ci ubriachiamo 3-0 a Milano, siamo da scudetto. Se pareggiamo a Cagliari, siamo da retrocessione.
Se Pandev a Cesena si mangia un gol allucinante è una pippa. Se mi segna con una giravolta spaziale a Buffon è un fenomeno. Se a Verona e a Bergamo Lavezzi non gioca e non vinciamo, siamo Pocho-dipendenti. Se non gioca col Genoa e facciamo 6 gol, abbassiamogli il limite della clausola rescissoria.
Se non gioca Lavezzi, perché infortunato o perché ha sputato, Hamsik sale in cattedra. Se non gioca Hamsik, benchè in campo, Lavezzi gioca anche per lui. Se si fosse fatto ammonire dopo l’infortunio, la squalifica l’avrebbe scontata col Genoa. Se si fosse fatto ammonire, l’avremmo crocifisso.
Se Cavani fa una tripletta, porta il pallone a casa e il suo nome riecheggia al San Paolo per sette volte. Se De Sanctis para un rigore, porta a casa un paio di complimenti e il suo nome lo leggiamo sui giornali solo il giorno dopo.
Se il portiere del palazzo non fosse giuventino, questo condominio sarebbe perfetto. Se il portiere non fosse giuventino, chi farebbe la guardia alla casa il mercoledì sera? Se la metà di ciò che è scritto fosse vero, questo 2011 sarebbe un fallimento. Se non fosse esistito il Settennato, questo 2011 sarebbe il miglior anno della nostra storia.
Il Napoli è come ognuno ce l’ha in testa. La vita è veramente meravigliosa. Felice di questa squadra e di questo 2011 non cambierei niente, nemmeno Cribari… Serenità, leggerezza e buon 2012 a tutti.
Forza Napoli Sempre
La 10 non si tocca.

Napoli – Genoa 6-1

Posted by lapo2001 on dic 22nd, 2011

Recupero I Giornata
Napoli – Genoa 6-1(Cavani 2, Hamsik, Pandev, Gargano, Zuniga; Jorquera)

Un massacro…

Napoli – Roma 1-3

Posted by lapo2001 on dic 20th, 2011

XVI Giornata
Napoli – Roma 1-3 (Hamsik; Lamela, Osvaldo, Simplicio)

Indigeribile…

Novara – Napoli 1-1

Posted by lapo2001 on dic 12th, 2011

XV Giornata
Novara – Napoli 1-1(Radovanovic; Dzemaili)

Settima partita in trasferta e settimo esperimento. A volte immagino lo zio Walter travestito da druido, con una lunga barba bianca, con un cappello afflosciato a larghe tese e gli occhiali appannati dal vapore, a cercare di inventarsi la pozione magica perfetta. Immagino che nella marmitta fumante vi inserisca gli ingredienti e le dosi pensandoci 24 ore al giorno: un po’ di Mascara, le ali di Maggio e Dossena e il cuore di Campagnaro(esempio di una delle tante tentate ricette). Ma poi, a minestra conclusa, recitate le fatidiche filastrocche magiche, la pozione non ha mai dato le soddisfazioni attese. In alcuni casi ha illuso. Buona, colorata, ben dosata, frizzante, ma sempre priva della particolarità principale: la magia. Niente magia, niente energia. Resta una bevanda, una di quelle che puoi andare a comprare anche al supermercato o al bar. Non c’è da scomodarsi troppo con riti e scioglilingua per una semplice Coca-cola o un succo di ananas. Dopo averlo sorseggiato, ci si disseta, in altri casi rinfresca, ma non vien voglia di fare il bis. Ecco, una partita come quella di Novara (o di Bergamo, o di Catania, o di Cagliari, o di Verona) spero di non rivederla per lo meno nel breve periodo. Diciamo che mi ha un po’ nauseato. Cambiano gli interpreti, cambiano i fattori e il dosaggio, ma alla fine la sostanza è sempre la stessa. Come un caffè, al termine degli ennesimi novanta minuti sperimentali, lascia un po’ l’amaro in bocca. Di pozione magica nemmeno l’ombra. Un chilo di Pandev, una mosca Dze Dze e una spolveratina di Hamsik anche stavolta non hanno sortito l’effetto voluto. L’intruglio non ci ha fatto mettere le ali.
In 7 trasferte abbiamo giocato con sei formazioni diverse e mai con i tre tenori dal primo minuto.
In Champions non c’è stato bisogno di scervellarsi troppo. I componenti sono sempre stati gli stessi, salvo casi di infortuni o squalifiche, ma nessun esperimento. C’è da dire che nelle partite di coppa l’incantesimo si manifesta a prescindere dalla formazione scelta dal mister. E’ già nell’aria. Ma è anche indubbio che gli ingredienti siano sempre stati quelli giusti. In campionato invece, a parte le partite di cartello, di magia se ne è potuta trovare solo sugli spalti, quando anche a Novara, una miriade di tifosi ha voluto accompagnare la squadra. Ma il bottino esterno del Napoli con le “piccole” non è all’altezza. Non è all’altezza per lo meno delle squadre che ci sono avanti. Ora, sembra che nella credenza del druido Walter ci saranno altri due principi attivi da utilizzare: la coscia di Britos e una fetta di Donadel. Ci auguriamo che con questi si possa trovare finalmente la formula giusta, anche se non sarebbe male fare una nuova spesa, altrimenti, proviamo con la squadra tipo a Palermo. Per una volta, i titolarissimi in campo in trasferta. A volte basta non cambiare. A volte basta una vittoria per far tornare buoni tutti gli ingredienti, anche quelli lasciati in dispensa. D’ora in avanti si può. In casa è già accaduto.
L’anno prossimo, voglio tornare in Champions. Prosit.

Forza Napoli Sempre
La 10 non si tocca.

Villarreal – Napoli 0-2

Posted by lapo2001 on dic 10th, 2011

VI Giornata Girone A Champions League
Villarreal – Napoli 0-2 (Inler, Hamsik)

“Bye bye City bye bye” è il coretto che si ascolta in tutti i vicoletti adiacenti lo stadio. Il Madrigal è incastonato tra gli edifici e i canti festosi dei tifosi rimbombano nei bar e nelle case di chi ci abita sopra la testa. Le radio, le televisioni, con telecamere e microfoni scorrazzano per cercare di riprendere ogni attimo della gioia immensa che sta dilagando per la città. Il giallo è ormai sbiadito. Lo si nota soltanto quando esce dagli spogliatoi qualche calciatore avversario che si mescola silenzioso tre le onde di questo chiassoso oceano azzurro. Ragazzi che urlano la propria follia mentre in collegamento telefonico ascoltano quella che giunge da Napoli, tra botti e caroselli.
È un tripudio difficile da spiegare. Si va avanti e indietro per la strada principale senza meta precisa. Ci si abbraccia senza conoscersi e si condivide questo attimo di pura gioia. Ogni tanto si apre una porta o una saracinesca e i giornalisti che vi escono sono assaliti con entusiasmo come se fossero Lavezzi o Cannavaro. La mia banda e un altro gruppetto sparuto di tifosi è più fortunato. Improvvisamente, e per pochi istanti, si apre una puerta ben controllata dalla polizia locale. Dalle scale che porta al corridoio, passano prima Gargano sorridente ed imbarazzato e un secondo più tardi lui. Il Matador a tre metri da me con gli occhi prima increduli nel vedere la massa di persone che intanto si gonfia e poi pieni di felicità. Mostra il pugno stretto e poi il ghigno feroce della grinta e della soddisfazione. Dopo questa visione fuori programma e senza preavvisi mi accascio. Sono qui. È tutto vero. Confermo. Non capisco bene ma stiamo scrivendo la storia. Andiamo a bere un’altra cerveza, hic. Offro io.
Bye bye City bye bye…

Forza Napoli Sempre
La 10 non si tocca.

Napoli – Lecce 4-2

Posted by lapo2001 on dic 5th, 2011

XIV Giornata
Napoli – Lecce 4-2 (Lavezzi, Cavani 2, Dzemaili; Muriel, Corvia)

Diamo al Pocho la fascia di capitano.
I simboli sono intoccabili. Ad ogni fine articolo voglio sempre rimarcarlo ricordando che la storia, specie quella gloriosa, va sempre tenuta in bacheca e in bella mostra e mai dovrà essere intaccata. La 10 non si tocca, appunto. La maglia azzurra che fu dell’indiscusso miglior calciatore di tutti tempi non sarà in nessun caso ammainata e senza eccezione rappresenterà in eterno il nostro orgoglio immortale. E’chiaro. Punto.

Dico questo per evitare che si facciano paragoni che non mi sfiorano le meningi.
Il Sommo era tutto e lo si percepiva al momento. Il Pocho è invece ancora qualcosa di indefinibile. Siamo tutt’ora nel bel mezzo della sua carriera e sono certo che il meglio debba ancora arrivare. L’Immenso era, è, e sarà imparagonabile. Il nostro deve ancora mangiare prati immensi per essere accostato a qualsiasi altro monumento, per cui, stiamo parlando di cose, elementi, entità completamente diverse. Altri mondi, altre galassie. Altri infiniti. Penso che anche i più giovani e i più lavezziani concordino su questo fatto. Il Messia non è tornato, non allarmiamoci.

Fatta questa doverosa premessa, devo però ammettere che vedere il Pocho, con la fascia da capitano, mi ha emozionato. Gli sta bene, gli dona e lo responsabilizza. Sembrava persino più bello, eh. Sabato è stato un marziano e non so quanto quella fettuccia scura al braccio abbia avuto il potere magico, come la polvere di stelle, di rinvigorirlo, ma io l’ho visto davvero volare. Con grazia e con forza. Come non so quanti abbiano avuto la mia stessa sensazione. A me è venuto un brivido improvviso, un tuffo al cuore e al passato, raggranellando ricordi ed emozioni che albergano da sempre in me e che d’incanto hanno fatto pensare a Lui e al florido periodo in cui il sogno combaciava con la realtà.

Ho una grande ammirazione per Paolo Cannavaro, così come per Grava (bentornato!) e per il mitico pal ‘e fierro Bruscolotti, che ritengo veri ed inossidabili cuori azzurri ma, secondo la mia opinione, Lavezzi oggi, è il vero capitano del Napoli. E’il vero leader, l’anima. E’cambiato tanto e in questa stagione lo sta dimostrando. Degli episodi che lo vedevano protagonista fuori dal campo se ne parla sempre meno e se lo ravvisano anche indirettamente interprete, egli glissa, sorride, prende il tapiro e guarda avanti. Non è un simbolo, non è ancora una bandiera, e forse Paolo, napoletano doc, può avvicinarvisi di più, ma lo ritengo il capitano a tutti gli effetti perché in molti ci identifichiamo in quel carattere così particolare. Allegro, furbo, generoso, a volte introverso, spesso irriverente e che soprattutto non molla mai, “s’fa sicc ma nun more”. Quest’anno, nonostante sia un lavezziano che esagera affondando l’obiettività in un mare di cuoricini e che s’è lasciato accendere dall’animo folle del piccolo apprendista elettricista, parlo poco di lui. E non ho voluto tessere le sue lodi per non rischiare di essere troppo mieloso e poco equilibrato nei giudizi ma, alla visione della fascia, condita con una prestazione da campione, non ho saputo più resistere. Non è stata però la straordinaria ultima partita a farmi impazzire, sta facendo un grande campionato e in Champions nelle 5 partite disputate è stato sempre uno dei migliori, quella con il Lecce è solo la punta dell’iceberg, perché il Pocho, eccetto i match con Fiorentina e Cagliari, ha dimostrato una maturità e una freschezza fisica e mentale che mai gli può essere stata riconosciuta in passato e, se vogliamo, si può anche dire che in alcune gare, lì davanti, abbia predicato nel deserto. Sono ormai convinto che ora graviti nei pressi del punto più alto di questa parabola napoletana. Il suo primo anno fu eccezionale, certo. Un autentico sconosciuto, rapido e dribblomane, si rivelò la vera rivelazione di quel torneo. All’epoca era più rotondo, aveva il 7, qualche tatuaggio ancora da verniciare e un taglio di capelli tipo Pino la lavatrice. Gli avversari poi hanno iniziato a conoscerlo e a temere, e hanno cercato di limitarlo con moduli tattici alternativi e gabbie difensive in campo. Mentre fuori dal terreno di gioco qualche suo comportamento ha continuato a far storcere più volte il naso non solo ad alcuni tifosi, ma anche allo stesso presidente che in svariate occasioni ha dato pubblici segni “scapigliati” di insofferenza rivolti a lui e al suo fidato procuratore. Tra alti e bassi però, è giunto, insieme ad uno straordinario gruppo, a conquistare un posto Champions inaspettato che tutt’ora rappresenta miglior piazzamento mai raggiunto in epoca moderna. Quest’estate poi, si era paventata anche la possibilità di cederlo, con grandissime palpitazioni da parte del sottoscritto, ma una galeotta clausola rescissoria forse ci salvò. In seguito, tornato dall’Argentina ,con il nullaosta di Mazzarri, che ha sempre puntato su di lui, andò ad allenarsi una settimana in Sardegna per rilassarsi e cercare una tranquillità che la delusione di Copa America gli aveva procurato. Fu criticatissimo per questo, più che delle sue opache prestazioni sudamericane. Così come il mister e la società che, a parere di alcuni, sarebbe diventata schiava delle bizze del piccolo argentino, tanto da influenzare addirittura, le scelte di mercato(Chavez e Fideleff?!) e non solo. Voci, richiami, e finte ammonizioni. Ma si sa, nessuno è perfetto, né io, né lui, né ognuno di noi e questo lato umano, tanto criticato soprattutto per il ruolo che interpreta sotto gli occhi di tutti, a noi che lo amiamo, piace da morire. Ci piace quando corre, contrasta, dribbla, cade, si rialza, tira, si accascia e fa streatching accavallando le gambe per 5 secondi, per poi ricorrere, contrastare, ricadere e rialzarsi… dal primo all’ultimo secondo della partita, senza mai tirarsi indietro, anche nelle sue domeniche peggiori. Ci piace perché è sempre lì e le sue debolezze, che possono essere rappresentate da un paio di gol mangiati o una palla perduta, ci fanno incazzare al momento, ma se considerate a fronte di ciò che fa in campo ogni partita, non possono scalfire quello che invece è il simbolo dell’instancabile campione che si trascina la nostra squadra sulle spalle e mezza squadra avversaria per tutto il campo, per novanta minuti e più.

Sì, lo trovo cambiato. Mi dà l’idea di essere più presente, più maturo e molto concentrato(nell’ultima ha anche azzeccato quasi tutti i calci d’angolo, rarità assoluta). Mi voglio illudere che sia così, e che prima di Natale, con un sogno in tasca, ne segni un altro paio e non si faccia strategicamente ammonire, eh. E soprattutto con una gran voglia di spaccare il mondo e vincere. Ecco. Credo che anche la Champions gli stia conferendo esperienza e maturità e spero che domani faccia i gol che s’è divorato l’anno scorso al Madrigal che ci garantirebbero un traguardo che il Napoli nella sua storia ha raggiunto solo una volta. Venti anni fa, quando non esistevano i gironi e nemmeno i turn over. Turn over che Lavezzi farebbe bene a non osservare, visto che il suo attuale stato di forma gli permette di giocare una partita al giorno. Salvo recupero energie a Porto Rotondo, ovviamente.

Ci piace Lavezzi, da morire. E il coro a lui dedicato sta ammorbidendo anche l’estrema coerenza dei tifosi più legati alla maglia. Sabato infatti , ad un certo punto del match, quel “Olè, olè, olè, olè, Po-cho, Pocho” h riecheggiato per tutta Fuorigrotta, eh.
Ci piace perché piace ai compagni. Ci piace perché piace alla gente. Ci piace perché lui è il 22, l’anima pazza del Napoli che non molla mai. Cavani di sicuro non gli è da meno in questo, ma mi dà l’impressione di essere un po’ più distaccato. Sembra quasi che abbia un’aurea divina che lo ricopra. Quell’aurea da intoccabile che lo scugnizzo carnale non possiede. Il Pocho invece, ha qualcosa di magico. Lo si legge nei suoi occhi. E sono occhi svegli che mi ricordano la strada, la storia e Qualcuno del passato che l’ha già fatta…

La 10 non si tocca, ad aeternum, ma diamo la fascia di capitano al Pocho.

Forza Napoli Sempre

Napoli – Giuve 3-3

Posted by lapo2001 on nov 30th, 2011

Recupero XI Giornata
Napoli – Giuve 3-3 (Hamsik, Pandev 2; Matri, Estigarribia, Pepe)

Diciamoci la verità, la Giuvetta degli ultimi anni ci aveva abituato troppo bene. Anche quando doveva venire qui a fare la partita della vita, erano sufficienti due soffi in faccia e un urlo un po’ più potente che autoscompariva dal campo, rimediando figuracce su palloni, palloni su figuracce. La Giuve di quest’anno invece non molla e soprattutto non perde. C’è mancato davvero poco che anche stavolta si liquefacessero. Erano lì lì per capitolare ed invece sono riusciti a sfruttare l’evidente calo dei nostri negli ultimi venti minuti e più, e acciuffare un punto che hanno festeggiato quasi quanto una vittoria. Dispiace perché la partita l’avevamo vinta due volte e sembrava oramai indirizzata sul binario dell’esclusiva gestione della palla e il passare dei minuti. Il 3 a 1 di Pandev al 70esimo avrebbe dovuto definitivamente cancellare il nero dalle bandiere giuventine e lasciare solo il bianco, sventolando la propria resa anticipata. Si stava sì soffrendo, ma il doppio vantaggio doveva essere una garanzia. Così non è stato. La Giuve ha ripreso le fila ed ha iniziare a pressare sin nella nostra area di rigore, lasciando come unico sfogo di gioco, il lancio lungo per il Pocho. A centrocampo abbiamo iniziato a soffrire troppo e le sostituzioni non hanno contribuito a cambiare il vento. Pirlo è riuscito a districarsi dalla marcatura che l’aveva tenuto relegato per tutto il tempo nella lunetta della propria area e in mezzo al campo si è creata una disparità di uomini che ha permesso, specie a Vucinic, di giostrare nei pressi della nostra area di rigore procurando non pochi grattacapi ad una difesa già poco reattiva. Per questo non ho compreso sinceramente la sostituzione a favore di Santana. In quel momento non avevamo bisogno di uno che lavorasse la palla, ma di uno che lavorasse le gambe di Pirlo. Hamsik l’ha fatto per un tempo buono ma ,non essendo Gattuso, ad un certo punto non ne ha avuto più. Perciò mi chiedo se Dzemaili stesse così inguaiato. Pirlo, che non è l’ultimo arrivato , ha colto l’occasione e la squadra ha cominciato a girare con Vidal e Pepe molto più freschi dei nostri. Il loro momento migliore coincidente con il nostro peggiore ha generato un pareggio amaro. Amaro perché, al di la della prestazione, ieri si doveva vincere. Avrebbero dato grande fiducia i tre punti. Vincere o stravincere con l’odiata capolista imbattuta, nel loro momento migliore, con ancora l’acido lattico nelle gambe per la miriade di impegni e soprattutto senza il nostro bomber principe, avrebbe potuto dare la tanto agognata svolta anche in campionato. Di positivo c’è un Pandev in più, un Hamisik in netta ripresa e il bellissimo primo tempo pur con l’assenza del Matador. Di negativo, oltre il risultato e la felicità di Chiellini, c’è la mancanza di ossigeno nel cervello negli ultimi venti minuti in quasi tutti i nostri uomini che non ha permesso alla squadra di gestire la conclusione della partita con lucidità e di conquistare una vittoria scacciapensieri. Di Cavani c’è mancata la sua forza, quella che emerge nei momenti di difficoltà.
La Giuve non mi ha impressionato particolarmente, perché è stata spazzata senza nemmeno troppo forzare nel primo tempo. E ripeto, con un po’ più di energia e freschezza nel finale non avremmo sentito mortificanti clacson per strada. Ma mi ha colpito appunto la voglia di crederci nonostante tutto. Prerogativa che ha reso il nostro team, uno dei più forti in circolazione, ma che, evidentemente, si è persa un po’ per strada insieme alle tossine e i minuti di recupero, a noi tanto cari, trascorsi quasi immobili senza fiato ad attendere il fischio finale, ne sono la prova.
Confido in una lesta reazione e di cominciare a vincere anche senza un bel gioco come ieri. Ci basterebbe anche un gioco più sporco ma che almeno duri sino al 95esimo. Quindi, vietato mollare!

Infine ringrazio pubblicamente Antonio Conte. E’vero, ha principalmente ridato un’anima a questa squadra di fantasmi, ma ha anche ridato voce a dei miei vecchi amici. Sono contento di sapere che siano ancora vivi. Erano quattro anni che non li sentivo ed avevo iniziato seriamente a preoccuparmi. Qualcuno ero convinto che si fosse spostato all’estero, mentre per altri, stanchi di mortificazioni varie, ho pensato che avessero abbandonato il nuovo progetto Giuve, dedicandosi alle squadre locali o ad altri sport. Invece ho notato con piacere che questo pareggio ha fatto resuscitare i morti e il mio ricordo in loro. Telefonate, sms e quant’altro farciti di sfottò, ma che io ho prima di tutto interpretato come un “io esisto ancora”. Conte è riuscito a far dire “Portobello” restituendo la parola ai muti e finalmente, il lunedì mattina in piazza, si ricomincerà a parlare anche con loro. Bentornati. Qui non ci si divertiva quasi più da soli. Grazie Antonio.
L’umida stanza buia del silenzio si è riaperta come una bara al sole. Sento di nuovo gli echi cacofonici delle loro voci, mentre intanto gli scheletri ammassati nell’armadio gridano ferocemente la propria vergogna e non riescono più a contenersi. Sta per scoppiare. Fortuna che c’è in programma un tavolo della pace che farà tornare tutto come prima: l’urlo dei tifosi e il silenzio degli scheletri.
Voto all’arbitro Tagliavento: 3,5. Comprategli i cartellini e un prete.

Forza Napoli Sempre
La 10 non si tocca.

Atalanta – Napoli 1-1

Posted by lapo2001 on nov 27th, 2011

XIII Giornata
Atalanta – Napoli 1-1(Denis; Cavani)

Lo avevo atteso come un parente lontano, un vecchio amico che da troppo tempo non dava più notizie di sé. Mi mancava. In alcune partite, specie in quegli zero a zero casalinghi, mi sono illuso che nel finale si fosse nascosto dietro l’ultimo minuto, per poi entrare in campo e in porta, vestito col suo abito della domenica e con un bel regalo da tre punti in mezzo ai piedi per farci impazzire di gioia. Un po’ come capitava spesso nella scorsa stagione. Sì, sì, mi mancava tanto. Ieri però, la sua latitanza è finalmente finita e quando ormai il rammarico dell’ennesima sconfitta in trasferta ci stava investendo, ecco che dal nulla è tornato a farci visita e a farci sorridere. Il vecchio amico di tante battaglie si è materializzato con una bella sorpresa. 

Quanto mi mancavi gool o cool al novantatreesimo!
In una Bergamo che storicamente ci è indigesta, in una gara ostica e piena di insidie, ci ha salvato lui, come ai vecchi tempi. Nell’ultimo giro d’orologio, da un tiro sbilenco di Santana, la rete orobica si è smossa, grazie ad una deviazione sottomisura del solito Matador. Stavolta non ha fruttato la vittoria, ma non perdere è stato fondamentale, in quella che ormai è una metamorfosi conclamata. La metamorfosi partenopea. Belli, immensi, straordinari, nelle notti di Coppa e lenti, confusi e spesso distratti in quelle di campionato. Una sorta di Dottor Hamsikyll e Mr. Cavhyde. Sì perché, se da un lato è ritornata la vena realizzativa, la combattività e la grinta di un Matador che si sta piano piano riconfermando, dall’altro non si può dire lo stesso dello slovacco che continua una letargia che oramai dura da troppo tempo. Qualche buon movimento, un paio di passaggi filtranti e niente più. Ha dato il la all’azione che ci ha portato all’insperato pareggio, ma da un fuoriclasse come lui ci si aspetta molto, ma molto di più. Speriamo che martedì anch’egli  possa tornare sugli altari con una partita gagliarda e vederlo più nel vivo del gioco. Ormai tutto sta tornando come prima. Stanno tornando i gol del Matador, è tornata un po’di fortuna e il silenzio dei tifosi avversari, è tornato il vecchio amico del novantatreesimo e ora all’appello manca solo il buon Marek, eh. È ora…

Per la cronaca, alla presunta ammonizione del Pocho mi sono depresso quasi quanto un gol di Chiellini. E pioggia sia…

Forza Napoli Sempre
La 10 non si tocca.

Napoli – Manchester City 2-1

Posted by lapo2001 on nov 24th, 2011

The Final cut

V Giornata Girone A Champions League
Napoli – Manchester City 2-1(Cavani 2, Balotelli)

Il più bello spettacolo prima del Big Bang e prima di Jovanotti con la su metà, siamo noi. Ma più di spettacolo, io lo definirei un capolavoro. Un’opera d’arte rettangolare di novanta minuti la cui cornice umana bianca ed azzurra ne ha reso ancora più incredibile il contenuto. Le coreografie, i colori e l’entusiasmo del San Paolo hanno fatto venire i brividi anche ai muti ed anemici inglesi. Della partita e dei nostri beniamini poi, si sono sprecati tutti gli aggettivi e superlativi che è possibile adoperare. Bellissimo, meravigliosississimo, monumentalissimo, epicicissimo, storicissimo, …issismo, issimo… , non potrei aggiungerne altri perché non ne esistono. Ma questo capolavoro è il nostro capolavoro. Dei tifosi, squadra e società. E come tutti i capolavori che si rispettino, anche questo ha acquisito la peculiarità principale che tale l’ha fatto diventare: ha messo d’accordo tutti. Un po’ come accadeva ai Suoi tempi. La perfezione, direi, anche con il neo per l’erroraccio di Aronica. Tutto al posto giusto, ogni pennellata è esattamente dove doveva essere. E’accaduto proprio ciò che speravamo che accadesse. Perfect, come direbbe mister “Non meritavamo di perdere…(continua la frase)”.
Stavo pensando appunto, a quanti chili di carta sono finiti al macero e a quanti litri di inchiostro disperso con essi. Quante parole, ragionamenti, dibattiti, teorie e filosofie ci siamo inventati per capire i motivi che hanno portato a risultati disattesi (o presunti tali), per poi, puff, in un istante, tutto condensarsi in una bolla di sapone, aleggiare nell’aria ed esplodere, tac, evaporando in 90 minuti di ammirazione. Fermi, immobili ed inebetiti, come investiti da una sorte di sindrome di Stendhal, da ciò che si stava materializzando sotto i nostri occhi. Gli occhi di tutti, eh. Sì, perché sono convinto che oggi, almeno oggi, anche il più acerrimo e feroce criticatore non sprecherà vecchie e dissonanti parole. Oggi no. Oggi si festeggia tutti in un unico cerchio ideale che abbraccia uno ad uno tutti i tifosi persi e dispersi su questo globo. Per esempio mi ha scritto una mail Nello, un amico che vive in Danimarca e che non vedo da 4 anni,di poche semplici parole: “Amico mio, l’oj vita, l’ho sentito da qui”. Anche per radio, da New York, dal Brasile(ieri Lisa hanno letto il tuo messaggio), dalla Lapponia e dal Kilimangiaro, ho sentito di ascoltatori festosi e giubilanti per una vittoria così entusiasmante, storica, epica, eccezionale ecc ecc. Questo è il nostro Napoli. Il Napoli che volevamo e che sognavamo. Tutti, ma tutti. Una squadra che riesce a metterci d’accordo. Questo è davvero straordianario. Anche col vicino di casa con cui non c’è più possibilità di comunicare(il figlio suona la chitarra la tammorra anche di notte, ed io non la sopporto più), anche con lui, oggi, almeno per oggi, ci siamo detti “ciao”, incontrandoci sul pianerottolo di casa(quasi addirittura col sorriso, eh). Non è incredibile? Anche Peppino, il tabaccaio sotto casa, che sino a ieri mattina ha continuato a ripetermi: “Cavani ha finito la benzina, non è più lui. Non segnerà piu i gol dello scorso anno. Ma stasera, se avessimo avuto Trezeguet?!” Onestamente, ieri sera, in quanti avete pensato al buon David durante e dopo la partita? Zero.
Oppure Max, che invece ha una certa antipatia per il Pocho. In fondo, credo che non gli abbia mai perdonato di non essere il nuovo messia. E per questo, a volte, gli capita anche di perdere l’obiettività, denigrando, uno che intanto gli ha regalato un altro sogno. Sono anni che gli dico che è pure destro. Non segna, è irritante, non ha tecnica, non è un attaccante, non ha la classe e pretende pure i viaggi-allenamento in Sardegna… Beh, caro Max, converrai con me che oggi, almeno oggi, dovrai abbattere la foto del Quaglia che hai sul comodino e, genuflesso, recitare tante, ma tante volte il rosario chiedendo pietà e pregare affinchè il Pocho ti faccia arricreare esattamente come ieri. Almeno oggi lo pensi? O no?
E anche Alberto che odia Mazzarri, o Nicola che non ha mai sopportato Hamsik o Federica che ritiene Inler un bidone, oggi, almeno oggi, non ci staranno pensando più, come alla bolletta dell’enel che è arrivata stamattina, la visita della suocera a pranzo e la riunione di condominio di stasera, senza dimenticare i lamenti del pupo di questa notte. Oggi, almeno per oggi, va tutto bene. Tutti d’accordo. Le parole non servono. Si esulta solamente.
Oggi siamo anche superiori, non vedrò nemmeno la partita di quelle due squadrette, Barca-Milan, Messi-Ibra, bazzecole.., non vedrò nemmeno qualche bel documentario sulle zebre, che durante la settimana vanno tanto di moda, ma, insieme alla mia banda rivedremo, con tanto di pizza e birra, la partita di ieri in tv. Siamo superiori, che ci frega del Milan?…(Poi, mentre lo dico, gravemente, mi faccio prendere dalla smania e vado a vedere quali potrebbero essere le prime classificate degli altri gironi, prima della partita col Villarreal. Gravissimo, anche se non penso di essere l’unico ad averlo fatto…).

Tutte le risposte alle nostre miriadi di domande in questi mesi, oggi, almeno oggi, hanno risposte chiare e precise che le parole e le prestazioni precedenti non potevano dare. Anche i punti persi in campionato oggi hanno trovato una logica. E se penso alle emozioni di ieri, riuscirei a farmi scendere anche una partita pessima a Bergamo. E se caso mai dovessimo dimenticarcene, basta immergersi di nuovo nel capolavoro del 22 novembre 2011, per tornare a sperare.
Da domani poi, al primo errore, torneremo a parlare di moduli sbagliati, campagne acquisti fallimentari, aurè “cacc’e sord” ecc ecc, e forse non vinceremo mai niente. Ma già il fatto di sognare di poterci riuscire mi basta. Oggi, almeno oggi.
Grazie immensi.

Cari giuventini, sperate in un altro diluvio universale il 29…

Forza Napoli Sempre
La 10 non si tocca. Che riposi in pace la madre del Calcio…

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