Catapo & Madda sposi

Posted by lapo2001 on ago 31st, 2010

Catapo & Madda sposi

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E anche il Catapo ci ha abbandonato…eh.

Molto, molto bella la cerimonia, gli sposi e soprattutto i testimoni. La chiesa adornata e sistemata considerando tutti i particolari, tanti bambini a regalar sorrisi, Catapo e Madda perfetti nei loro perfetti abiti e i testimoni assolutamente impeccabili, eh. Cosa si può voler di più da un matrimonio?
Il ricevimento poi, nella splendida Villa Angelina, ha reso questo evento ancora più unico. Oltre a buffet infiniti, fiumi di vino e un’atmosfera straordianaria, vorrei ricordare le grandi performances di novelli cantanti al debutto. In particolare il Sior Tonino con i suoi pezzi in dialetto. Peccato per l’assenza di Claudio Cecchetto. Bellissimo anche il quadretto regolato ad arte dal Catapo, del Minao stretto nella morsa tra Nau e Terrible. Un Pelly ritrovato, un Pedro sempre in voga e tanti amici che ho avuto il piacere di ritrovare dopo un bel pò di anni. Insomma, una grande bella festa, un gran bel matrimonio. Tanti auguri…sono felice.

(tanto lo so che ti colleghi pure dagli Usa, auguri sacchetto!)

Villa angelina

Villa Angelina

I 2000

Posted by lapo2001 on ago 5th, 2010

2000 è il nome del mio gruppo quando frequentavo l’Azione Cattolica. Era un nome di speranza che proiettava nel futuro perchè nacque tanti anni prima.

Beh, ora siamo superati e direi assai ingrassati ma, dopo la partita dell’altroieri, posso confermare che lo spirito è rimasto sempre lo stesso, anche se la famiglia, i figli, il lavoro e le responsabilità hanno cambiato la storia e la strada di ognuno di noi. Il nostro era un gruppo “sui generis”, prima di tutto perchè era l’unico(ahinoi)senza elementi femminili e poi perchè l’unica cosa che ci interessava e attirava era una palla rotonda(un pò come la mia panza attuale). Oltre questo, i tornei di calcetto(che puntualmente vincevamo),i campo-scuola e le scenette comiche estive, il nostro impegno si riduceva quasi allo zero, tanto da renderci agli occhi degli altri un pò bizzarri, strani. Ma alla fine, come potrete notare, nonostante la marea di anni che sono trascorsi, l’unione e la nostra coesione non è mai scemata, pur non frequentandoci mai. Il merito è soprattutto di Giovanni il quale, chi per un motivo chi per un altro, è sempre stato l’accentratore di tutte le nostre storie, tenendo, consapevolmente, i fili di tutti noi e dandoci la possibilità di non perdere mai i contatti. Ma credo, e lo dico con un pizzico di orgoglio, che il vero motivo di questo indossolubile legame sta nel nostro modo di vivere quegli anni spensierati. Volevano insegnarci quali fossero i valori e modi di essere, mentre noi in realtà non ascoltavamo, ma li vivevamo senza saperlo. Semplicemente divertendoci e questa è stata la ricetta miracolosa. E dopo tanti anni, ancora una volta ne ho le prove. Di ieri e di oggi.

Molte cose sono cambiate, è vero, vedi per esempio Roberto che segna 5-6 reti, quando in tutta la sua esistenza calcistica avrà al massimo realizzato un paio di autogol oppure la ex-chioma fluente di Giovanni ‘o biondo o la pelata di Giovanni o la maglia un pò difettatta sulle anche di Tony, ma altre sono rimaste identiche dopo 20 anni. Per esempio il ginocchio malandato di Simone o il senso tattico di 9/8 o l’andatura scartellata di Pasquale o le mie superga, eh…ecc.ecc.

Grazie a tutti, mitici 2000 del 2010.
Sandro, arripigliati.

Cerca la differenze.

Sta Salina

Posted by lapo2001 on lug 6th, 2010

salina60

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Sta Salina è una delle sette isole dell’arcipelago eoliano, insieme a Vulcano, Lipari, Panarea, Stromboli, Filicudi ed Alicudi. Si distingue dalle altre soprattutto per il suo lussureggiante manto di verde e i rilievi vulcanici sembra che racchiudano infinite sorprese. Fresco e pulito il mare e molto belli si sono rivelati i suoi paesaggi naturali. Consiglio vivamente, a chi volesse passare qualche giorno qui, di fittare uno scooter e di godere di ogni luogo sperduto di quest’isola, in particolare i panorami di Pollara, dove si può ammirare un tramonto mozzafiato e dove si sono giarate le riprese del famoso film di Troisi, “il postino”. L’ho amata da subito. La sua ventilazione m’ha conquistato già dalle prime ore. Per non parlare poi, delle varie leccornie che ho avuto la fortuna di assaggiare. A parte i già noti capperi, la ricotta salata, i frutti di mare e i vari pestini, ciò che mi ha spedito definitivamente all’altro mondo è un semifreddo al pistacchio da leccarsi i baffi.
La vacanza è trascorsa alla grande. Il già citato matrimonio degli amici Tonino e Laura, coniugato a momenti di relax(in cui ovviamente mi sono arso vivo, tanto da stare ore sotto l’ombrellone mentre gli altri bivaccavano tra le onde) e di follia (soprattutto la notte precedente il matrimonio con una fantastica traversata notturna a Stromboli e in un’alcoolica Panarea) ha reso anche meno amara la sconfitta della nazionale contro la Slovacchia. Poi, la compagnia e gli episodi che si sono susseguiti hanno regalato i fatidici momenti indimenticabili: Diego che ha assecondato Tonino, partecipando(in porta!)ad una partita di calcetto a mezzogiorno, il consueto e infinito shopping di Anna, nonostante ci fossero 2 negozi e i postumi movimentati della nottata di cui sopra del Minao, sono solo alcuni esempi.
Nel fare di nuovo tanti auguri e ringraziare gli sposi, saluto la banda con la speranza di ritrovarci presto, magari su un’altra isola.

Gennaro ed Emanuela sposi

Posted by lapo2001 on mag 6th, 2010

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Tanti tanti tanti auguri a Gennero ed Emanuela freschi sposi.
Che questo giorno pieno di gioia sia un timbro indelebile per viverne tanti altri, già da domani. Tutto è stato perfetto. Anche le note stonate(vedi foto nei commenti e capirai di cosa parlo).
E un personale ringraziamento. L’avervi conosciuto mi ha arricchito.

Sta Londra(seconda parte)

Posted by lapo2001 on mar 19th, 2010

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Anna con Audrey

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(continua)…Poi, arriva la domenica. Avevo già avuto delle dritte in Italia e mi era già stato comunicato che la missione poteva essere tra l’impossibile e l’utopico, ma che dovevo fare? Quando già dalla mattina si sente nell’aria l’odore fresco del campo verde e si ammira nel cielo(ancora una volta terso!) il suo dolce azzurro, potevo mai non vedere la partita del Napoli? Entriamo nell’unico bar (bar Italia) in cui ci può essere una piccola striminzita speranza di assistere al match. Il gestore ci assicura che se non si dovessero presentare altri clienti con altri desideri su altre partite, avrebbe tranquillamente lasciato quella di Bologna, dove gli azzurri sono impegnati. Ma sembra complicato. Manca più di mezz’ora all’inizio. Ogni persona che entra da quella porta la osservo, la squadro, la scruto cercando di capire se indossa una sciarpa o un cappellino di colore differente dal mio azzurro. Mi giro e mi rigiro “noo, questo ha la faccia del maiale. Di sicuro vorrà vedere la sua squadra a strisce… Ah no, hanno già rubato ieri”, “quest’altro sembra un prete, vorrà vedere la Roma?”. Riesco a rasserenarmi solo dopo il primo quarto d’ora di partita, quando nel voltarmi mi rendo conto che in quella saletta siamo diventati un gruppo folto (almeno 30 persone) …e tutto napoletano! “Oè uagliò comm’staie?” ” Oè, e tu che c’faje ccà?” “Oè, ma pecchè nun trase Denìss?”… per un attimo ho pensato di essere a Piazzale Tecchio e non in Inghilterra. Peccato che alla fine siamo rimasti tutti delusi dalla brutta sconfitta della nostra amata squadra. Ma si sa come siamo, all’estero ci sentiamo ancora più uniti nonostante le batoste…”Oè…”
Dopo aver camminato per chilometri e chilometri, tra parchi, piazze, negozi, fast food(?!),ponti e larghe strade e stati a zonzo tra metro e pullman ,tra le tante zone visitate e i tanti musei solo intravisti, decidiamo di fermarci ad una delle tappe obbligatorie: Madame Tussauds. Il museo delle cere. Ne sento parlare da prima di esser nato. Mi ha colpito come tanta gente veneri ed accarezzi le statue come se fossero in carne ed ossa. C’è una ragazza, un mix tra Jessica Rizzo e Milly d’Abbraccio che si attacca ai busti dei belli di Hollywood e pretende di essere fotografata anche da sconosciuti. E guai a chi si avvicina mentre è in pose assai confidenziali con uno dei suoi uomini imbalsamati. C’è anche chi cerca nei loro sguardi fissi un incrocio galeotto, in modo da immortalarlo e schiaffarlo su qualche pagina di gossip. Cosa turche! Da parte mia non ho saputo resistere alla bellezza di Nicole Kidman, alla cornutaggine di Mourinho, al maglioncino mostarda di Einstein e al fascino di Wilde. Anna invece crede che non l’abbia notata mentre s’intrattieneva a chiacchierare con Johnny Depp (identico!).Bello poi, l’incontro nel salottino della Hepburn e con Bob Marley. Divertente anche la sezione dedicata all’Horror in cui si svolgono scene tetre di torture tra attori reali e manachini zombie in sotterranei demoniaci. Molto divertente quando uno di questi appare all’improvviso dal buio con un braccio mozzo e con un lamento spento per terrorizzarci. Anna ha talmente urlato forte che al cadavere ambulante gli stava venendo una botta di vita da farlo stramazzare al suolo. E infine, molto bella la visita in taxi su rotaie che ci ha fatto ripercorrere(forse un po’ troppo velocemente)la storia e l’anima di Sta Londra in un viaggio fantastico dentro il tempo. Alla fine però, posso dire che è stato uno sfizio e in tutta franchezza, non ci tornerei.
Nella giornata conclusiva, ancora in attesa della prevedibilissima pioggia(Anna mi ha detto appena usciti:almeno oggi deve piovere, non è possibile che anche stamattina ci sia il sole) ci siamo diretti finalmente alla mia meta preferita: i giardini di Kensington.
Lunghissima passeggiata nel parco(più lunga del previsto, per ovvio errore di percorso) prima di giungere in questa oasi. Grandi piscine artificiali e un lago davvero suggestivo. Forte l’emozione quando ho incontrato il mio paladino: Peter Pan. Qui, più di un secolo fa, ha iniziato a volare. Qui, all’ombra di qualche alberello imbottito di scoiattoli, dalla penna di J.M. Barre. Gli ho sorriso, mostrandogli i denti ancora di latte e un po’ mi ha rattristato vederlo imprigionato in quell’involucro di piombo. Una statua proprio non gli si addice. Per tutto il tempo in cui siamo stati lì, la canzoncina di Patty Pravo (I giardini di Kensington) non sono riuscita a togliermela dalla testa. Continua e melodiosa. Sarà stata una magia, degna della polvere di stelle.

Sta Londra è principalmente la città per chi ama osservare, come dicevo. Per chi ama osservare le diversità. E non parlo solo degli autobus a 2 piani, del senso di marcia inverso, dei rubinetti che hanno l’acqua calda al posto della fredda e viceversa, dei taxi bombati somiglianti più ad auto di gangester e delle cabine telefoniche. Mi riferisco all’impensabile per me, tipo: fare colazione alle 7 con fagioli bollenti e funghi trifolati, vagare per strada per un’intera giornata semivestito e fermarsi solo per fumare il narghilè al bar marocchino, correre e fare esercizi il sabato mattina per ore ai comandi di un militare esaurito o fare il bagno cumulativo nel lago ad un’intera muta di cani. Ma soprattutto bere quello che loro definiscono “caffè”. I loro Starbucks(bar per fare colazione-pieni sino a sera!)da noi fallirebbero. Una mattina ho rischiato una crisi nervosa che mi stava portando al delirio, tanto da farmi rimpiangere anche il caffè dell’Ass.
Un po’ tristi, quando il Big Ben ha detto “stop”,ci siamo diretti a Luton per tornare a casa. Consapevoli di aver vissuto solo una piccolissima parte che questa città offre. Per cui l’idea di ritornarci è già viva.
Per chi non c’è mai stato. Andateci. Sarebbe veramente un delitto non farlo.

P.S. A Londra c’è sempre stato il sole e la “certa” pioggia pronosticata da Anna e dagli altri avrà fatto vacanza altrove(so io dove).
Infatti alla fine, la strada che porta da piazza Cota(luogo in cui mi ha lasciato l’autobus della Curreri) sino a casa mia qui a Piano(Napoli-Campania-Italia), me la sono fatta a piedi sotto un diluvio spaziale e quella valigia piena di lana pesante ed impermeabili mai utilizzati me la stavo mangiando. In realtà non ha mai smesso di piovere da quando sono tornato(martedì scorso).E meno male che chist è ‘o paese d’o sole…
A sta Londra per la raccolta dei rifiuti utilizzano il “porta a porta”.

giardini di kensington

Con Peter Pan

Sta Londra(parte prima)

Posted by lapo2001 on mar 18th, 2010

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In commenti altre foto(se riesco a caricarle, causa adsl moribondo)

Sta Londra è principalmente la città per chi ama osservare.

Dal primo all’ultimo momento sono stato molto attento e percettivo, un po’ come i bambini che vanno per la prima volta al Luna Park. Attivo, come di chi sa, che da li a poco, potrebbe vivere nuovi mondi fatati.

In più, tutto ciò che mi è stato riferito prima della partenza, da chi già l’ha visitata, mi ha creato un’enorme curiosità. “Vai qui, vai la, guarda questo, guarda quello…”ha anche aggiunto una certa frenesia. Consigli, idee e soprattutto raccomandazioni. Due su tutte: il rassegnarsi a bere liquidi scuri che impropriamente chiamano “caffè” e l’obbligo di portare abiti pesanti per il freddo assicurato e il giubbino impermeabile più i gambali nel caso(certo) di pioggia.

Atterriamo a Luton. Uno dei 5 o 6 aeroporti di Sta Londra. In un’ora e mezza un autobus ci ha portato in centro. Durante il viaggio, mentre mi lascio prendere dalla visione assai inusuale di interi agglomerati urbani, edifici, rioni e case completamente identici, messi l’uno accanto all’altro(non come a Scalea o come i nostri parchi di cemento armato) in quella architettura tipica anglosassone e mai volgare, Anna mi fa notare il tempo assai incerto che scurisce il cielo, dietro ad una di queste colline zeppe di villette bianche gemelle siamesi sparpagliate quasi ad assomigliare ad un un gregge di pecore, e dice: “in città starà sicuramente piovendo. Anche le 3 volte prima che sono stata qui ha sempre piovuto. Prepariamoci al grigio, a quella pioggerella fastidiosa e al freddo londinese”.
In centro invece, il tempo pare ancora reggere ma in un attimo questo pensiero non mi sfiora più. Resto completamente ammaliato e ipnotizzato da ciò che vedo: i tanti colori e i milioni di persone che come formiche senza meta affollano questi marciapiedi. Arabi, africani, americani, cinesi, marziani, giapponesi (e italiani, tanti, troppi), bianchi, neri, gialli, verdi e a pois con tutta la loro individualità, con i loro segni distintivi e le loro stranezze mi si presentano avanti come un fiume in piena. C’è veramente tutto il globo qui(se ad un certo punto di Oxford Street avessi gridato forte “alzi la mano chi viene dal Congo belga o dalla Nuova Guinea o dalle Falkland, sono sicuro che qualcuno l’avrebbe fatto), mi sembra l’incontro mondiale di tutte le razze. Una sorta di globalizzazione di no-global. E poi i negozi, immensi e immersi tra una moltitudine di colori ed illuminazioni mi confonde tanto da farmi impiegare 3 ore prima di capire che la scritta a terra “Look to right”, significa”Cretino europeo, guarda a destra prima di attraversare, perché le macchine qui provengono da sinistra”. Rapito, resto letteralmente rapito, soprattutto da questa multi-etnia. Non per altro abbiamo mangiato dal cinese, dal belga(ottime le cozze con le patate), dall’inglese(no fish and chips), dall’italiano, senza contare poi i 130 fast foods visitati(da menzionare il Kentucky Fried Chicken in cui Anna s’è lasciata imbambolare da un libico con genitori groenlandesi che alla cassa col suo inglese ai più incomprensibile ci ha propinato 12 pezzi di pollo fritto, sei porzioni di patatine, non so quanti tipi di salse e una pepsi -diet!- da un litro e mezzo. Anna ha comunque gradito-vedi foto-…invece io penso che non toccherò mai più un pollastro). Sotto il nostro albergo poi, si assiepano una serie infinita di magazzini (bar, ristoranti, negozi di cellulari, internet, lattai, beccai ecc ecc) per lo più gestiti da arabi, per cui i cartelli e gli slogan pubblicitari inglesi sono accompagnati da geroglifici in lingua asiatica(anche le tastiere dei pc contenevano le lettere(?!) arabe). E poi ho capito che qui i barbieri sono dei veri e propri fenomeni: passare da un caschetto alla Beatles ad una barba alla Bin Laden in 5 minuti non so in quanti ci riuscirebbero.
Il secondo giorno, approfittando, come nel primo, della strana assenza di pioggia, ci siamo diretti ad Hyde Park oramai abbastanza ambientati e abituati al passeggio(non per questo non abbiamo sbagliato strada per lo meno 200 volte, nonostante cartine alla mano). Vicino ad un bel laghetto farcito di anatre(poverine…), mentre mi perdo nel guardare un cagnolino assai tarchiato che salta come un’antilope al lancio della palla del padrone e mentre osservo stranito un gruppo di podisti capeggiato da un soggetto con la mimetica(che poi ho scoperto essere una gara tra tanti squadre che il sabato mattina si incontrano per sudare assieme agli ordini di veri militari addestrati), Anna mi dice: “Hai visto che sole? Fa addirittura caldo, mah! Non t’illudere, qui il tempo cambia presto e prevedo pioggia”.
In Hyde Park, oltre ai laghi e alle distese di prati, c’è lo Speakers’ Corner (la domenica mattina se hai una qualsiasi cazzata da sfogare, vai in questo posto. Urla, sbraita, fa un comizio, ci sarà sicuramente qualcuno che ti ascolterà e probabilmente anche qualcuno che senza motivo applaudirà), c’è l’Albert memorial… e i miei diletti Giardini di Kensington –di cui parlerò dopo- mescolati tra immensi paesaggi verdi e laghi poco cittadini). Dopo aver desistito la visita del Victoria and Albert Museum causa una fila chilometrica e passeggiato per un altro paio di isolati, ci compare davanti come d’incanto l’insegna verde “Harrods”. Restio e tubante all’inizio, mi lascio convincere da Anna per una visita fugace e dalla immensità dell’edificio.
Straordinario. Solo dopo 2 ore e senza aver visitato gli interi cinque piani(in questo caso ci sarebbero volute almeno 36 ore consecutive)siamo usciti(sempre con il sole). Lì dentro c’è veramente di tutto, anche un’intera sezione dedicata agli animali da salotto(da non credere uno shop tipo gelataio che vende cibo per cani a forma di dolcetti o di pastarelle-anche se penso che Lapo preferisca sempre le ciotole da trattoria di campagna-). Scarpe, cravatte, borse, pannolini per neonati, pannolini per adulti, televisioni, telecamere, ristoranti, pizzerie, biliardi di lusso , bambole gonfiabili e addirittura una soprano che diletta con la sua voce la clientela in mezzo alle scale mobili.C’è veramente qualsiasi cosa tu voglia. Uno spillo? La forbicina per mancini con lama adatta al taglio di unghie di pastori maremmani? Il Sacro graal? Quella cosa che tua moglie ha sempre voluto(uccidendoti la salute) senza sapere cosa fosse? C’è. C’è. E se cerchi bene puoi trovare lo stesso modello magari tempestato di Swaroski (anche il copri-telefonino, anche il copri-capo, anche il copri-cesso). Ricordate la storia del bambino al Luna Park di cui sopra? Anna credo invece che sia andata completamente in trance, la sindrome di Harrods. Telecomandata roboticamente verso i gioielli, le borse, gli arredamenti e purtroppo da Hello kitty, solo dopo la cena della sera (5-6 ore dopo) si è ripresa ed è ritornata in se. Ma ammetto che, pur non essendo un amante dello shopping, l’incredibile folla, la grandezza di quel posto e tutte le sue particolarità hanno scioccato anche me(non più del tavolo da biliardo da un milione di sterline- anche se pensandoci, penso che abbiamo sbagliato a leggere. Nun pot’essere!-o del lettino faraonico per il gatto o del televisore a 103 pollici). Le donne, in questo posto, perdono tutte il lume della ragione ed assumono lo stesso sguardo inebetito.
Che dire poi, del variopinto Piccadilly Circus o del quartiere cinese i cui ristoranti hanno come specialità l’anatra impiccata(se l’avessi saputo le avrei guardate con più compassione quelle del lago nella mattinata)o dello straordinario Tower Bridge o il Big Ben e tutto il Westminster (il tutto accompagnato da un caldo e nitido sole!?)? Oppure della metropolitana? 13 linee che si snodano per l’intera città e per i quartieri limitrofi raggiungendo qualsiasi buco, anche lo scantinato di una fossa al centro della terra di un edificio abbandonato. Come in tutte le città, nell’underground si possono trovare le maggiori stravaganze. Nelle varie stazioni e nei trenini londinesi si consuma posso dire, il trionfo della stravaganza. Cantanti rock, cantanti jazz, neomelodici, signori eleganti senza scarpe, bambini punk con una cresta di gallo viola spazzolante sul capo o qualche giovane soubrettina che imita Madonna o Britney Spears con tatuaggi sino al collo e pearcing da coprire l’intera bocca. Stranezze di primo livello quindi, tanto da farmi pensare che Barbara d’Urso alcuni dei suoi Guinness(tipo l’uomo più piccolo del mondo o la donna gatto)li abbia pescati in una di queste stazioni. Stranezze anche sul motivo per il quale sulle scale mobili si attende sulla destra, mentre su quelle normali si cammina sulla sinistra…mah. Per il resto posso dire che sono pulite, precise, efficientissime e ognuna con un tema differente…(continua)

kfc

Anna al Kentuky Fried Chicken

L’amico Enrico

Posted by lapo2001 on feb 26th, 2010

Stamattina, nemmeno il tempo di aprire gli occhi, di sentire l’odore del caffè o di ascoltare uno striminzito “buongiorno” che mia madre ha ricominciato il discorso sospeso la sera precedente: le lampade del salotto sono logore, obsolete, arrugginite, vecchie, difettose, non mi piacciono più, sono brutte, insignificanti, terribili, non si abbinano al nuovo colore della camera, le voglio sostituire con altre, qualsiasi, basta che queste spariscano della mia vista, basta, non si può invitare più nessuno qui, sono orripilanti, funeree…ecc. ecc. ecc.”. La solita crisi di una donna che si ripresenta ciclicamente guarda caso, nei momenti più tranquilli e beati della nostra esistenza. “Vado dall’amico Enrico a comprarle. E’ come un fratello per me. Abbiamo fatto le elementari insieme e mi sono sempre fidato di lui. Ha un bel negozio e sicuramente saprà anche consigliarmi…Giuro che prima di pranzo avrai le tue lampade!” chiudo categoricamente, agognando caffè.
Alla lista infinita di cose da fare aggiungo sottolineato in rosso: 3 lampade(qualsiasi) da salotto, lampadine a risparmio energetico, prese tedesche e prolunghe.

Non sto qui a raccontare tutte le vicissitudini e le rotture della mattinata, sta di fatto che all’una meno dieci, proprio mentre stanno chiudendo tutti, ho eliminato dal mio promemoria solo alcune delle voci ed ovviamente, tra queste, mancano gli acquisti per mia madre… Sono nei pressi di una piazzetta. Il negozio di Enrico è dall’altra parte del paese e con questo traffico non arriverò mai in tempo. A pochi metri c’è la strada principale e poco più distante un negozietto assai fatiscente che vende prodotti elettrici ed illuminazioni. In vita mia non ho mai varcato quella porta sudicia e non so nemmeno chi sia il titolare dell’esercizio. Pensando alla promessa fatta però, decido di abbandonare l’idea “amico-Enrico” e mi dirigo velocemente verso questo negozio che ha più la location di una cantina. Il proprietario è fuori che si allunga tentando di tirare giù la serranda arrugginita. Mentre suda mi vede e mi fa entrare. Ha l’aria stralunata, distratta, sembra dimenticare tutto. Prende le chiavi della cassa, si toglie gli occhiali e poggia tutto su una sedia.Cerca qualcosa dalla tasca, poi dietro quelle dei pantaloni, un attimo di silenzio…ecco che trova il cellulare, si ferma, ricomincia a ravanare tra tutte le tasche che ha e tra le migliaia di fogli sparpagliati sul tavolo, un attimo di silenzio…ecco che trova gli occhiali poggiati prima sulla sedia…mi guarda sempre in silenzio. Io faccio lo stesso. E’un uomo piccolo, brizzolato dall’atteggiamento per niente limpido. Ha anche un leggero strabismo che lo fa sembrare ancora meno affidabile. Appare talmente ambiguo che della sua età gli diresti 45 anni, mentre pensi che ne abbia 50 e scopri invece che ne ha 40. E’lì fermo e continua a non parlare, pare infastidito. Forse per l’orario. Un pò in soggezione, confuso gli espongo il problema e le “follie” di mia madre.In meno di 2 minuti mi sbriga e mi convince(a gesti) ad acquistare delle lampade nere a basso costo, ma molto, molto graziose. Unico problema: ne ha solo 2 di quel colore. Le compro lo stesso. Vista la situazione(serranda semichiusa) e sguardo sempre più torvo e indispettito non me la sento di chiedere anche il resto degli oggetti in lista. Intanto, mentre cerca le chiavi della cassa, leggo il talloncino del prezzo su quella in esposizione: 15 euro. Dopo che ha perso 10 minuti (le chiavi erano sempre sulla stessa sedia di prima),mi presenta un conto di 25 euro. Non essendo abituato a comportamenti del genere gli chiedo se per caso possa aver sbagliato a digitare visto che mancano ben 5 euro sullo scontrino. Mi guarda sempre “incavolato” e mi dice(le uniche parole che gli ho sentito)che quel tipo di lampada è in offerta e che gli sto simpatico. Ringrazio, imbarazzato e un pò sorpreso, torno a casa.

Dico subito che anche a mia madre sono piaciute, fortunatamente. Ma giustamente mi ha fatto notare che uno degli angoli del salotto è ancora troppo buio:una terza lampada è necessaria. Decido di andare nel pomeriggio dall’amico Enrico per l’acquisto anche degli altri oggetti.

“Uèèè, ciao, come stai?tutto bene?da quanto tempo non ci vediamo?ti vedo in forma. Che mi dici?” queste le prevedibili ed amorevoli parole dell’amico Enrico, accompagnate da abbracci, pacche sulla spalla e strette di mano, al nostro incontro all’interno del suo megamagazzino industriale. Mi ricordo che pochi anni fa era solo una botteguccia di periferia, oggi è fuori dal normale. E’diventato talmente grande che puoi trovarci di tutto. Si ha la sensazione passeggiando per quei padiglioni di essere all’Ikea e che dietro ad uno scaffale se ce ne fosse il bisogno, potresti trovarci appeso anche un prosciutto di Parma o una pelliccia di visone. Gli chiedo semplicemente le lampadine, le prese, le prolunghe e una lampada quanto più simile a quelle che già possiedo. In un battibaleno mi ritrovo alla cassa con tutto ciò che ho chiesto e con una lampada identica alle mie(stesso colore e stessa marca). Penso alla gioia di mia madre e un pò mi rammarico di non esserci venuto anche la mattina. Enrico è troppo un amico e mi sento di averlo tradito sotto sotto col tipo losco e “simpaticone”del negozio-grotta. Enrico è lì, festante e gioiso, con un gran sorriso, mentre digita i codici e i prezzi alla cassa. Guarda le lampadine, gira le scatole, mi guarda e fa un leggero sbuffo divertito con la bocca(quasi per dire “ste lampadine te le sto dando gratis”), guarda le prese tedesche, le gira, le rigira, mi guarda e con la mano fa un gesto di approssimazione(quasi per dire “e quanto mai posso fartele pagare ste cose?bazzeccole”), prende le prolunghe, le tocca, le misura, mi guarda e sempre con la mano, prima di digitare il prezzo, ancora con quel gesto frivolo (quasi per dire “queste, è assai se te le faccio pagare un quarto di quel che costano”) e infine, prende la lampada, la tocca, l’annusa, la guarda, mi guarda e ancora, per la terza volta, sbuffa sornione e sempre con quella mano a rendere il tutto ancora più amichevole(quasi per dire “a te, devo trattarti come se fossi mio fratello”). Felice di tutte queste cerimonie prendo lo scontrino che l’amico Enrico con il solito grande sorriso e sempre con quell’ondeggiamento della mano(quasi per dire “guarda un pò, l’amico Enrico, che grande trattamento ti sta facendo”)mi sta porgendo. Lo scruto distrattamente. Resto di sasso. 105 euro!
Mentre balbetto, incredulo della rapina che stava per consumarsi, sempre sorridente e gaio, mi mette una mano dietro le spalle e dice accompagnandomi alla porta: “Tu sei un fratello per me. Abbiamo fatto le elementari insieme e sai quanto puoi fidarti di me” e poi, sussurrando: “dici a tua madre che l’amico Enrico, la lampada gliel’ha praticamente regalata!”.
Ho letto lo scontrino. Alla voce “lampada”(uguale, identica alle mie):euro 75.
E pensare che il signore del negozietto di questa mattina, a prima sensazione mi ha dato l’idea di un killer.
Le lampade vecchie non ho avuto il coraggio di buttarle. Le ho messe tutte insieme sulla mia scrivania, spente. Sono un pò demodè e consumate, ma per ora vanno bene lo stesso. Ma mi raccomando, non dite niente a mia madre.
Enrì, puozzsc**à!

Sto Bormio

Posted by lapo2001 on dic 10th, 2009

Bormio 2

Le altre foto in commenti

Livigno, ore 11.00

“Mi raccomando Anna, facciamo un semplice giretto per i negozi, mangiamo qualcosa e prima del tramonto ce ne andiamo. Dobbiamo fare quasi 200 km per strade ghiacciate, il tempo è instabile e rischiamo il rientro di tutti sti miloni di turisti. Dobbiamo ripartire con la luce, il primo tratto di strada è pericoloso”.

Le ultime parole famose.
Ore 17.00. E’ buio da quasi un’ora. Camminiamo initerrottamente avanti e indietro per l’unica strada del paese da quando siamo arrivati. Conosco tutte le vetrine, tutti i loghi e tutte le insegne dei negozi. Ho imparato a memoria le loro posizioni: dopo questo ottico, c’è l’hotel Livinho (pare fosse gestito da brasiliani), poi il negozio della Gucci, un tabaccaio, un’altro ottico, un’altro tabaccaio, un ottico, un ristorante e altri 2 tabaccai prima dell’ennesimo ottico…Sono stanco, molto stanco e affamato, molto affamato. Le gambe mi dolgono e la testa mi sbatte. Anna tarantolata ancora mi trascina per il braccio dicendomi per la trentaduesima volta: dai, dai, solo questo (nel caso specifico si trattava di una profumeria, quella vicina all’ottico per intenderci) prometto che è l’ultimo e poi giuro, che ce ne andiamo…In tutto ciò non abbiamo ancora preso le sigarette e non abbiamo ancora fatto benzina alla macchina che qui in Svizzera costano la metà. Dopo aver visitato anche gli store della Guess, della R.Lauren baby, della R.lauren adolescenti e della R.Lauren open e di altri 7-8 tabaccai e 4-5 ottici, con una miriade di buste in braccio tanto da mimetizzarmi, finalemte, ci dirigiamo verso la macchina.
Uno sguardo nemmeno troppo attento e ci ritroviamo in mano una sfogliatella giallina di 38 euro di multa per sosta vietata. S’ingoia il rospo, si fa benzina e si aziona il tom-tom. Direzione Milano (N.B. all’andata venedo da Bormio abbiamo percorso un’unica strada che ci ha portato direttamente a Livigno). Dopo pochi istanti ci troviamo su una strada dritta, poco illuminata e deserta. “Si parlava del grande rientro folle e invece siamo da soli. Come al solito i giornali hanno gonfiato le notizie. E’ tutto tranquillo. Arriveremo presto. In massimo 3 ore saremo a Milano, il tom-tom non fallisce mai”.

Le ultimissime parole famose.
Dopo pochissimi chilometri ci ritroviamo una parete di ghiaccio in faccia. Nei giorni passati ci sono state un paio di bufere e la strada a valle è stata completamente ricoperta di neve. Risultato: inagibile, interrotta. Ci tocca ritornare indietro e fare la strada che abbiamo percorso all’andata, quella per sto Bormio. Il che significa salire sulla montagna, allungare i km e il tempo e rischiare di ritrovarci nel famoso traffico di cui sopra (essendo partiti un paio di ore in ritardo n.d.r). E infatti dopo un paio di curve, eccoci qui piantati in mezzo alla strada semi-ghiacciata e soprattutto in mezzo a un traffico totalemte bloccato. Mezz’ora per fare 6 metri. Mi innervosisco perchè penso alle parole di Anna quando eravamo a Livigno(”ti giuro che questo è l’ultimo…”). M’innervosico perchè si vede poco o niente. Mi innervosisco perchè ho una fame da facocero e mi innervosisco soprattutto perchè inizia a nevicare su questa strada infame. Dopo più di un’ora di lumachevole andatura finalmente arriviamo alla dogana e riusciamo a uscire da quell’inferno infermo. Qualche km e il tom-tom ci fa prendere una deviazione di cui non siamo a conoscenza e più velocemente del previsto giungiamo a sto Bormio. “Abbiamo recuperato il tempo perduto. Questi tom-tom sono una manna dal cielo!”.

Le straultimissime parole famose.
Sulla strada che poco prima di Sondrio porta Milano, a differenza dell’andata il tom-tom ci fa prendere un’altra deviazione. “Un’altra scorciatoia” pensiamo. In poco tempo sotto un diluvio universale ci ritroviamo su una strada di montagna: buia, stretta, scivolosa e senza cartelli stradali. Il sospetto che avessimo sbagliato m’è venuto da subito ma siccome sti marchingegni non falliscono mai, ho pensato a tutto il tempo che avremmo recuperato. Il tom-tom continua a ripeterci di proseguire, noncuranti della pioggia e del fondo stradale che si fa sempre più instabile. Dopo un pò, quel sospetto si trasforma in preoccupazione, sino a diventare certezza. Non nascondo che di lì a poco se avessimo trovato un cartello “Everest”, “Roma” o “Tokyo” non mi sarei meravigliato. Un capriolo, un orso bianco, un mammut e Babbo natale ci hanno dato la certezza che la strada intrapresa è solo una follia del tom-tom. Tant’è vero che ad un certo punto registra la nostra strada in “senza nome”. Siamo praticamente a metà strada di un’alpe dimenticata anche da Ronald Meissner. Molto preoccupati, si torna indietro.

Tralasciando tutto il viaggio in piscina ad una visibilità scarissima e tralasciando tutte le bestemmie che ho urlato dentro di me, alle 23.30 (invece delle previste 20), giungiamo a Milano. Distrutti.

A parte questo allucinante rientro, il soggiorno in sto Bormio è stato assai piacevole. Un paesino ben attrezzato per i turisti e con belle piste (per sentito dire) per gli sciatori. Un bel centro assai caratteristico e ovviamente con ristoranti all’altezza(pizzoccheri, cervo e sciatt in particolare). Da notare nelle foto anche i seri addobbi natalizi che avrebbero fatto tanta invidia all’Ass.
Per chi volesse visitarla, consiglio vivamente di andare anche alle Terme Vecchie(quelle romane). Piscine open(il clou), outdoor, saune, fanghi, idromassaggi, bagni turchi e bagni ostrogoti, il tutto in un suggestivissmo ambiente antico (ci sono anche piscine e saune in grotte scavate all’epoca romana) e delicato. Molto bello e rilassante.
Ah, dimenticavo. Prima di prenotare l’albergo assicuratevi che le stanze abbiano i caloriferi regolabili. (Non) Dormire con 50 gradi è meno sopportabile dell’afa delle antiche saune di Giulio Cesare.

Gli schezzetti di Totò

Posted by lapo2001 on nov 28th, 2009

Chiacchieravamo di “culi e tette”, giocavamo con i calciatori allo “schioppo”, facevamo qualcosa. Non ricordo precisamente cosa, ma so che mi trovavo fuori il negozio con altri tre-quattro coetanei nella nostra totale spensieratezza degli anni adolescenziali. Si bivaccava beatamente nell’attesa che Totò e Peppe decidessero il film da prendere in videoteca (all’epoca non esistevano schede se non quelle per le votazioni). La serata come le precedenti, sarebbe passata a casa di Taturiello tra un pò di pizza, un pò di western e un pò (molta) di birra…
La videoteca era nell’angolo della piazza, un posto molto frequentato a qualsiasi ora. Si ingrossava come al mercato per via degli alimentari e degli altri esercizi del circondario. Erano circa le 6 e mezza del pomeriggio, probabilmente l’ora di punta per l’intenso traffico urbano.

Dopo una decina di minuti dall’ingresso dei nostri amici, notai sulla soglia all’esterno, il gestore del negozio e Totò che uscendo, confabulavano. Parlavano talmente a bassa voce da sembrare in play-back. Un “pschpschpsch” da vecchie zitelle. Poi, il rubicondo gestore alzò il braccio e ondeggiandolo lateralmente cercò con l’indice della mano il destinatario della sua curiosità. Gli occhi erano semi-chiusi e la fronte corrucciata, sintomo non di una semplice, ma di una grossa curiosità. Dopo un paio di viaggi andata e ritorno di quel braccio e di quella mano, lo stupidissimo indice si stoppò proprio verso di me. I miei amici contrariati si scostarono leggermente e in poco tempo e spazio mi trovai da solo col dito del gestore puntato e Totò poco dietro con il suo tipico sguardo furbetto e divertito. Si creò un silenzio assai fastidioso. Quell’indice allungato rappresentava tensione ed ansia per me. Gli altri ancora s’interrogavano mentre la gente continuava a bruilcare per quella strada tra scontrini della spesa e biglietti di parcheggio.

Un attimo e una voce da trombone accompagnato ad un sassofono sprigionò potente la sua forza: “OOè sì tu chillo ca nun si ricorda ‘o titolo d’o film?”. Una domanda che mi fece letterelmente cascare dalle nuvole e che incuriosì la maggior parte dei presenti nella zona (soprattutto perchè ben pubblicizzata da quel barrito umano incredibile).
“Totò nun m’ha saputo spiegà. Che t’piace ‘e cchiù? ‘e Casalingue o Biancaneve sott’e nani?”.

Totò in un battibaleno si fiondò dietro una macchina a scompiscarsi, gli altri ragazzi che a stento riuscivano a trattenere l’ilare mal di pancia e tutta la gente impietrita a quella esternazione e soprattutto curiosa di capire chi fosse l’essere spregevole di cotanti gusti immorali. Un paio di signore con le mani e le braccia strapiene di pesantissime buste riuscivano addirittura a sgomitarsi violentemente mentre si dicevano: “uà i’è capito? a ‘o figlio d’a signora c’piacciono i cinemi spuorchi”. E l’altra: “O ver?! Nun me l’aspettavo. Chill pò, pareva accussì nu bravo ggiovane e di bbona famiglia. Che peccato”.
Un chiacchiericcio durato almeno 5 minuti con un momotema: ” ‘o figlio d’a signora”.
Non mi chiedete di quale signora si trattasse perchè non lo so. Credo che ognuno si inventò la propria.

Sta di fatto che mi liquefeci dalla vergogna.

Credo che oggi una scena così non abbia lo stesso effetto. Gli argomenti d’interesse sul genere sono cambiati, per cui si fermerebbero in pochi a meravigliarsi per un fatto così banale e poi, non ci si vergogna più.

Dopo quasi 20 anni ringrazio Totò per lo scherzetto. Con lui, le figure di me*** erano assicurate. Cioè meglio, SONO assicurate. E saluto Taturiello e Peppe che ormai non vedo da secoli.
Ma poi, alla fine, che film vedemmo quella sera?!

No smoke

Posted by lapo2001 on nov 14th, 2009

Una serata intera a cercare le parole più idonee per riempire testi con argomento ecologico: “riciclo, differenziare, ingombranti raee, compost, sfalci, shoppers…”. La testa completamente allo sbando è infilata tra fogli spillati e appunti che non riesco più a trovare, illustrazioni, brochure e nei meandri di siti “verdi” di cui probabilmente ha dimenticato l’esistenza anche il suo webmaster. Devo sbrigarmi, per domani mattina deve essere tutto pronto.
La luce del monitor inizia ad apparirmi sempre più forte e le frasi sempre più piccole. Gli occhi annunciano con i primi segnali scioperi ben più consistenti. Per ora si chiudono velocissimamente, in maniera quasi impercettibile. Il posacenere è stracolmo di mozziconi (in barba all’ambiente), la maggior parte di essi consumati inconsapevolmente. Il mouse, sul cui dorso si sono ormai tatuate le mie impronte, guarda teneramente e sembra chiedermi “ti prego, basta”. Mi fa talmente pena che se fosse un pò più vivo gli offrirei, per discolparmi da questa tortura, un bel pezzo di groviera. Mi giro intorno e solo ora mi rendo conto che tutte le luci nella camera sono spente. C’è buio completo. Sono seduto davanti il pc dal pomeriggio senza che me ne fossi reso conto, eclissato tra immagini di plastiche e buste in mater-bi in uno spazio asettico, impermeabile, senza rumori, senza tempo. Ma che ora è? Le 2 e 20!
Alzo le spalle e automaticamente disconnetto il cervello da tutta quella confusione che solo io potevo riuscire a creare in maniera così perfetta. Un caos da retrobottega di una ferramenta… Una pausa ci vuole.
Di scatto cerco smanioso, toccando con le mani (cercando di non far ingelosire il mouse) tutto ciò che possibile toccare, ciò che più bramo in questo momento. Getto lo sguardo ovunque. Dovè? dov’è?…Lo trovo, lo vedo. E’ in fondo, appoggiato su un vecchio dizionario blu nell’angolo più lontano della scrivania. E’ bianco, con bordature dorate e testo in nero. E’ semi-aperto. Il mio pacchetto di Marlboro light. Le pupille si dilatano come se avessero scovato una pepita. All’improvviso un brivido gelido fa il girotondo e un paio di capriole sulla mia schiena fino a terminare la sua corsa all’altezza della nuca. AAAAh. Curvo la testa all’indietro istintivamente, quasi a voler schiacciare quella sensazione rabbrividente. Mi avvicino lentamente e silenziosamente come di chi, l’ultima sigaretta l’ha già fumata ma, vuole illudersi che non sia così. “Mi sto sbagliando”, “no, no, era ieri che ho fumato l’ultima e ora mi sto confondendo”, “il pacchetto è pieno, lo so, è pieno, lo so, è pieno… è pieno…… è pieno……è…..”.
…E’ vuoto, ovviamente. I canini afferrano violentemente una porzione di labbro inferiore e stringono. Riesco anche a meravigliarmi di tale assenza, quando in realtà lo sapevo benissimo. Ogni speranza è definitivamente crollata. Cosa faccio? L’idea di continuare a scervellarmi con sti testi e sti documenti senza il rito gestuale mi spaventa.
In 30 secondi infilo le scarpe senza allacciarle, indosso il giubbino, metto il berretto e corro. Come uno vampiro assetato di sangue mi fiondo per le scale, apro il portone e…. caz, piove. La macchina è in garage e di svegliarla a quest’ora non me la sento. Decido di affrontare l’acqua. Il pensiero di risalire e prendere un ombrello non mi sfiora. La pioggia è fitta, ma non insostenibile e il distributore è nella piazza, non lontana da qui. In pochi minuti sono nei sui pressi. I bar sono chiusi e per strada mi sembra che non ci sia un’anima, nemmeno un cagnolino. Vado veloce per non bagnarmi per cui non ho la possibilità di girarmi troppo intorno. Il distributore è lì a pochi passi che mi sta aspettando, mi chiama. Mi avvicino ed essendo ancora distratto dalla cura che ho messo per non inzupparmi mi accorgo solo ora che tra a me il distributore c’è frapposto un altro soggetto sino a quel momento a me invisibile. Immagino che probabilemte sia un altro cretino (come me) ad esser rimasto a casa senza sigarette. Un altro vampiro della notte. Ma molto meno cretinamente è giunto in piazza con la macchina. E’ a qualche metro da qui col motore e i fari accesi. Non mi curo troppo della sua presenza, mi metto in coda, gli scrosci iniziano a farsi più insistenti, la voglia di fumare è mostruosa e in silenzio attendo il mio turno. Silenzio rotto da una voce femminile molto penetrante. E’ quel tipo di tono che riuscirebbe a stizzire anche un monaco tibetano in preghiera. “Scuuuusa, hai una monetina da 20 ceeeent?”…pausa…”Non mi sono reso conto di non avere tutti gli spiiiiccioli”…pausa…”sai, ho pezzi di carta groooossi”…le sue parole. Nel voltarsi, mi meraviglio che quella stridula cadenza alla Sandra Milo è proprietà di un uomo e che tale strano figuro possieda anche un tic singolare: mentre parla sposta continuamente a scatti la testa alla sua destra, un pò come fa Peppino di Capri quando canta “Champagne”. Ha anche un paio di occhialini celesti e i capelli a caschetto con riflessi bluastri schiacciati dalla piaggia (ormai diventata uragano) che gli impediscono una corretta visuale. Un vestito laccato multicolorato(sembra un arlecchino del 2000 per intenderci), le scarpe appuntite e un cappotto aperto che gli termina sotto le ginocchia. Nel guardarlo meglio ho la sensazione di trovarmi di fronte il sosia di Solange (il sensitivo che arricchisce i programmi televisivi di scienze e cultura di tanto in tanto). In pochissimo mi si annebbia la mente, dimenticando anche di essere una delle vittime di questo temporale e senza proferir parola tiro fuori meccanicamente dalla tasca l’unico spicciolo che possiedo, mentre continuo la doccia atmosferica. Un euro. “Grazie, hihihi” risponde divertito lo pseudo-sensitivo.
Nella sua operazione di acquisto, abbasso terrorizzato lo sguardo completamente per evitare di avere conferma su cosa abbia recuperato dalla macchina sputa-sigarette e non solo…
Terminato il tutto, mi passa davanti sculettando e soddisfatto, lasciando un profumo intensissimo e indefinibile nell’aria (mi sembra una sorta di fragranza alle mandorle andate a male, o innaffiate nell’aceto balsamico) e si ferma prima di rientrare nella sua auto per accendere una cicca. Un pò timoroso, stando quanto più vicino al muro tiro fuori una banconota da 5 euro e mentre sto per accingermi ad infilarla nella feritoia del distributore di nuovo quella voce insopportabile : “Scuuuusa”…pausa(tic)…” mi faresti acceeeendere?”…(tic)…” il mio deve essersi bagnaaaato e non va più”… Ancora più inebetito di prima, per niente disinvolto estraggo dalla tasca del giubbino l’accendino e glielo porgo. E lui: “Ma non mi fai acceeeendere tu?”…(tic)…”ho le mani uuuumide”…(tic)…”hihihi” (A parte che quell’ “uuuumide” mi ha fatto per un attimo tornare alla mente i testi ecologici e la conseguente emicrania)… Sudo copiosamente. Quella presenza è inquietante. La sensazione che voglia qualcosa da me(e non solo l’accendino) mi si mostra sempre più chiaramente. Probabilmente però, mi sto lasciando influenzare da tutto il contesto. Spero.
Intorno come detto non c’è nessuno. Solo pioggia. Il signor Panico sta venendo a farmi visita, lo sento arrivare galoppando. E cosa ancora più terribile e che devo girarmi per forza di spalle per poter prendere le sigarette. Sono in uno stato d’ansia difficilmente spiegabile. Mentre lo faccio accendere, mi sfiora delicatemente le dita. Quel tocco mi fa ritrarre velocemente le mani, come se avessi beccato una potentissima e sgradevolissima scarica elettrica o il morso feroce di un serpente a sonagli.
Pochi istanti e per mia somma gioia, entra finalmente nella sua vettura. Mi volto più disteso e con le mani (che ora sanno di mandorle e aceto) però ancora tremanti cerco di infilare i 5 euro. Uno, due, tre tentativi. Niente. “Mannaggia ‘o *********”(bestemmia). La macchina non riconosce la banconota assai disastrata. Mi sento ancora più cretino, perchè mi rendo conto che a causa della fretta ho dimeticato di prendere il portafogli e non ho altre banconote. E ora? “Mannaggia ‘a *** *** e chella *******”(bestemmia farcita di inglesismi).
Mi giro d’istinto come per cercare qualcuno che potesse aiutarmi. Un sorriso sgargiantissimo e movimentato (per via dei tic) mi attende festante da un finestrino aperto. “Hai bisogno di qualcooosa?”…(tic)…”se vuoi ho delle monetiiine”… (tic)…”hihihi”. Ormai sono sicuro, le monetine prima mancanti e ora ricomparse magicamente come dal cilindro di Silvan, mi confermano gli assurdi pensieri di poc’anzi. Oddioddioddio. Il Signor Panico sta facendo festa dentro di me. Mi sento venire meno. Rispondo di getto: “nono, volevo solo capire se questi 5 euro erano falsi. Non fumo nemmeno”. Tra le scuse che potevo inventarmi questa è la peggiore in assoluto. Anche perchè mai avrei dovuto avere un accendino in tasca, allora?!. E lui: “Ma daaai…(tic)… te li presto io i soooldi…(tic)…e poooi, stai pure a pieeedi…perchè non vieeeni qui, che ti do un passaaaaggio?…(tic)…dove aaabiti?”. E io, con l’agitazione che ormai si è impossessata anche delle unghie: “Ma no…(tic)… sto solo facendo una passeggiata…(tic)(tic)… mi piace camminare sotto la pioggia…(tic)(tic)(tic)…lo faccio ogni qualvolta succede”. Detto questo in un battibaleno non ascolto nemmeno una parola ulteriore e scappo più veloce di Ben Johnson ai tempi del super-doping o di Varenne e in 9′ e 45” percorro più di trecento metri battendo tutti i record di corsa, nonostante inciampi più volte a causa dei lacci sciolti e delle pozzanghere modello piscine…

… Sono a casa… Inzuppato fino alle mutande…Il pacchetto sempre vuoto…Una sfinge…Il mouse si rifiuta anch’egli di collaborare alla causa ecologica… I testi incompleti…Ho avuto le allucinazioni…Le mani che ancora puzzano di mandorle marce…Mi sono venuti i tic… Un pensiero mi assale…E’ giunto il momento… Smetto di fumare!… Solo un sensitivo poteva riuscirci.

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