
In commenti altre foto(se riesco a caricarle, causa adsl moribondo)
Sta Londra è principalmente la città per chi ama osservare.
Dal primo all’ultimo momento sono stato molto attento e percettivo, un po’ come i bambini che vanno per la prima volta al Luna Park. Attivo, come di chi sa, che da li a poco, potrebbe vivere nuovi mondi fatati.
In più, tutto ciò che mi è stato riferito prima della partenza, da chi già l’ha visitata, mi ha creato un’enorme curiosità. “Vai qui, vai la, guarda questo, guarda quello…”ha anche aggiunto una certa frenesia. Consigli, idee e soprattutto raccomandazioni. Due su tutte: il rassegnarsi a bere liquidi scuri che impropriamente chiamano “caffè” e l’obbligo di portare abiti pesanti per il freddo assicurato e il giubbino impermeabile più i gambali nel caso(certo) di pioggia.
Atterriamo a Luton. Uno dei 5 o 6 aeroporti di Sta Londra. In un’ora e mezza un autobus ci ha portato in centro. Durante il viaggio, mentre mi lascio prendere dalla visione assai inusuale di interi agglomerati urbani, edifici, rioni e case completamente identici, messi l’uno accanto all’altro(non come a Scalea o come i nostri parchi di cemento armato) in quella architettura tipica anglosassone e mai volgare, Anna mi fa notare il tempo assai incerto che scurisce il cielo, dietro ad una di queste colline zeppe di villette bianche gemelle siamesi sparpagliate quasi ad assomigliare ad un un gregge di pecore, e dice: “in città starà sicuramente piovendo. Anche le 3 volte prima che sono stata qui ha sempre piovuto. Prepariamoci al grigio, a quella pioggerella fastidiosa e al freddo londinese”.
In centro invece, il tempo pare ancora reggere ma in un attimo questo pensiero non mi sfiora più. Resto completamente ammaliato e ipnotizzato da ciò che vedo: i tanti colori e i milioni di persone che come formiche senza meta affollano questi marciapiedi. Arabi, africani, americani, cinesi, marziani, giapponesi (e italiani, tanti, troppi), bianchi, neri, gialli, verdi e a pois con tutta la loro individualità, con i loro segni distintivi e le loro stranezze mi si presentano avanti come un fiume in piena. C’è veramente tutto il globo qui(se ad un certo punto di Oxford Street avessi gridato forte “alzi la mano chi viene dal Congo belga o dalla Nuova Guinea o dalle Falkland, sono sicuro che qualcuno l’avrebbe fatto), mi sembra l’incontro mondiale di tutte le razze. Una sorta di globalizzazione di no-global. E poi i negozi, immensi e immersi tra una moltitudine di colori ed illuminazioni mi confonde tanto da farmi impiegare 3 ore prima di capire che la scritta a terra “Look to right”, significa”Cretino europeo, guarda a destra prima di attraversare, perché le macchine qui provengono da sinistra”. Rapito, resto letteralmente rapito, soprattutto da questa multi-etnia. Non per altro abbiamo mangiato dal cinese, dal belga(ottime le cozze con le patate), dall’inglese(no fish and chips), dall’italiano, senza contare poi i 130 fast foods visitati(da menzionare il Kentucky Fried Chicken in cui Anna s’è lasciata imbambolare da un libico con genitori groenlandesi che alla cassa col suo inglese ai più incomprensibile ci ha propinato 12 pezzi di pollo fritto, sei porzioni di patatine, non so quanti tipi di salse e una pepsi -diet!- da un litro e mezzo. Anna ha comunque gradito-vedi foto-…invece io penso che non toccherò mai più un pollastro). Sotto il nostro albergo poi, si assiepano una serie infinita di magazzini (bar, ristoranti, negozi di cellulari, internet, lattai, beccai ecc ecc) per lo più gestiti da arabi, per cui i cartelli e gli slogan pubblicitari inglesi sono accompagnati da geroglifici in lingua asiatica(anche le tastiere dei pc contenevano le lettere(?!) arabe). E poi ho capito che qui i barbieri sono dei veri e propri fenomeni: passare da un caschetto alla Beatles ad una barba alla Bin Laden in 5 minuti non so in quanti ci riuscirebbero.
Il secondo giorno, approfittando, come nel primo, della strana assenza di pioggia, ci siamo diretti ad Hyde Park oramai abbastanza ambientati e abituati al passeggio(non per questo non abbiamo sbagliato strada per lo meno 200 volte, nonostante cartine alla mano). Vicino ad un bel laghetto farcito di anatre(poverine…), mentre mi perdo nel guardare un cagnolino assai tarchiato che salta come un’antilope al lancio della palla del padrone e mentre osservo stranito un gruppo di podisti capeggiato da un soggetto con la mimetica(che poi ho scoperto essere una gara tra tanti squadre che il sabato mattina si incontrano per sudare assieme agli ordini di veri militari addestrati), Anna mi dice: “Hai visto che sole? Fa addirittura caldo, mah! Non t’illudere, qui il tempo cambia presto e prevedo pioggia”.
In Hyde Park, oltre ai laghi e alle distese di prati, c’è lo Speakers’ Corner (la domenica mattina se hai una qualsiasi cazzata da sfogare, vai in questo posto. Urla, sbraita, fa un comizio, ci sarà sicuramente qualcuno che ti ascolterà e probabilmente anche qualcuno che senza motivo applaudirà), c’è l’Albert memorial… e i miei diletti Giardini di Kensington –di cui parlerò dopo- mescolati tra immensi paesaggi verdi e laghi poco cittadini). Dopo aver desistito la visita del Victoria and Albert Museum causa una fila chilometrica e passeggiato per un altro paio di isolati, ci compare davanti come d’incanto l’insegna verde “Harrods”. Restio e tubante all’inizio, mi lascio convincere da Anna per una visita fugace e dalla immensità dell’edificio.
Straordinario. Solo dopo 2 ore e senza aver visitato gli interi cinque piani(in questo caso ci sarebbero volute almeno 36 ore consecutive)siamo usciti(sempre con il sole). Lì dentro c’è veramente di tutto, anche un’intera sezione dedicata agli animali da salotto(da non credere uno shop tipo gelataio che vende cibo per cani a forma di dolcetti o di pastarelle-anche se penso che Lapo preferisca sempre le ciotole da trattoria di campagna-). Scarpe, cravatte, borse, pannolini per neonati, pannolini per adulti, televisioni, telecamere, ristoranti, pizzerie, biliardi di lusso , bambole gonfiabili e addirittura una soprano che diletta con la sua voce la clientela in mezzo alle scale mobili.C’è veramente qualsiasi cosa tu voglia. Uno spillo? La forbicina per mancini con lama adatta al taglio di unghie di pastori maremmani? Il Sacro graal? Quella cosa che tua moglie ha sempre voluto(uccidendoti la salute) senza sapere cosa fosse? C’è. C’è. E se cerchi bene puoi trovare lo stesso modello magari tempestato di Swaroski (anche il copri-telefonino, anche il copri-capo, anche il copri-cesso). Ricordate la storia del bambino al Luna Park di cui sopra? Anna credo invece che sia andata completamente in trance, la sindrome di Harrods. Telecomandata roboticamente verso i gioielli, le borse, gli arredamenti e purtroppo da Hello kitty, solo dopo la cena della sera (5-6 ore dopo) si è ripresa ed è ritornata in se. Ma ammetto che, pur non essendo un amante dello shopping, l’incredibile folla, la grandezza di quel posto e tutte le sue particolarità hanno scioccato anche me(non più del tavolo da biliardo da un milione di sterline- anche se pensandoci, penso che abbiamo sbagliato a leggere. Nun pot’essere!-o del lettino faraonico per il gatto o del televisore a 103 pollici). Le donne, in questo posto, perdono tutte il lume della ragione ed assumono lo stesso sguardo inebetito.
Che dire poi, del variopinto Piccadilly Circus o del quartiere cinese i cui ristoranti hanno come specialità l’anatra impiccata(se l’avessi saputo le avrei guardate con più compassione quelle del lago nella mattinata)o dello straordinario Tower Bridge o il Big Ben e tutto il Westminster (il tutto accompagnato da un caldo e nitido sole!?)? Oppure della metropolitana? 13 linee che si snodano per l’intera città e per i quartieri limitrofi raggiungendo qualsiasi buco, anche lo scantinato di una fossa al centro della terra di un edificio abbandonato. Come in tutte le città, nell’underground si possono trovare le maggiori stravaganze. Nelle varie stazioni e nei trenini londinesi si consuma posso dire, il trionfo della stravaganza. Cantanti rock, cantanti jazz, neomelodici, signori eleganti senza scarpe, bambini punk con una cresta di gallo viola spazzolante sul capo o qualche giovane soubrettina che imita Madonna o Britney Spears con tatuaggi sino al collo e pearcing da coprire l’intera bocca. Stranezze di primo livello quindi, tanto da farmi pensare che Barbara d’Urso alcuni dei suoi Guinness(tipo l’uomo più piccolo del mondo o la donna gatto)li abbia pescati in una di queste stazioni. Stranezze anche sul motivo per il quale sulle scale mobili si attende sulla destra, mentre su quelle normali si cammina sulla sinistra…mah. Per il resto posso dire che sono pulite, precise, efficientissime e ognuna con un tema differente…(continua)

Anna al Kentuky Fried Chicken