23 Gennaio (3 anni)

Posted by lapo2001 on gen 23rd, 2012

Another day in Paradise – Phill Collins

3 anni
Ognuno crea il proprio paradiso come può. Nei caldi cuscini familiari, negli occhi della propria bambina, nelle braccia di una donna o nelle braccia di Morfeo. O, per andare sul sicuro, nelle mani degli amici… Le tue ci sono ancora. E anche oggi non ce lo diciamo direttamente, pur sapendolo da tre anni. Ma oggi, a differenza degli altri altri giorni, ci è permesso tirare fuori quella ferita e guardarla ognuno negli occhi degli altri. E’uno stato d’animo, una sensazione comune: è come questo freddo. E le tue mani si sentono di più.

In questo paradiso riciclato un altro giorno corre via, lasciando, come ogni giorno, la tua scia. La strada, in cui la notte, tu scendi e io salgo, incontrandoci a metà, in caldi ricordi sempre più lontani ma mai sopiti.
Di me e del mio paradiso, credo avrai visto e sentito già abbastanza. Immagino quante risate e quanti sbadigli starai facendo alle mie spalle ad ogni tramonto. Spero tanto che non sia solo noia. Forse per te sarà un inferno, e ti credo, ma nel tuo? Tutto combacia? E com’è questo giorno? Il tuo giorno. Si festeggia? Io dico di sì. Non potrebbe essere altrimenti…

Ognuno di noi ha le tue mani ogni giorno. Oggi ce le scambiamo, mescolando ricordi e pensieri comuni, e brindiamo a te e al tuo Paradiso. Resta qui per un po’…

Smailinconia

Posted by lapo2001 on gen 21st, 2012

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La malinconia si trova negli angoli di una giornata. In un sorriso, in un caffè, in una scarpa o in un semplice gesto. Basta un attimo per manifestarsi. E’ nella fuga del pensiero che si aggrappa a ciò che vorrei respingere ma da cui non riesco a staccarmene completamente. È come un vizio ozioso, una droga… Mentre parli, rispondo ai tuoi sorrisi con i miei, ma poi, una smorfia scappata per caso, mi stacca dalla realtà, e mi riporta nel piccolo sgabuzzino a cui solo io ho accesso. Non ascolto, non vedo, non sento. Mentre intanto fingo di ascoltare, vedere e sentire. Semplicemente mi assento ed entro in quella zona d’ombra in cui i piedi si staccano leggermente dal suolo e la mente si sposta alla ricerca di qualcosa, ma esattamente cosa non saprei specificarlo. Il mondo fuori non esiste, il paesaggio interno diventa grigio e fermo come una fotocopia e dalle nuvole si espande una melodia di arpe e flauti malinconica. È una prigione, è una salvezza. E tra le pieghe scolorite di un panorama sterile, si vaga bramando i colori, il vento sulla faccia e l’odore del cielo. Quel poco di vita. È un momento impagabile. Ma dopo un po’ sfugge come una saponetta bagnata non riuscendo a tenermelo stretto dentro in eterno come desidererei, tramutandosi così in un semplice sollievo momentaneo. E non resta che accontentarmi della speranzosa attesa che ho vissuto come un viaggio, prima di cedere all’oasi che mi ha dato come sempre solo la metà della realtà che volevo, mentre l’altro 50% ho dovuto infilarlo in un miraggio che si spera toccare alla prossima oasi, quando la dose di malinconia ha consumato il suo ennesimo corso…in un sorriso disegnato ed amaro, ma mai spento…

Giudizi Universali

Posted by lapo2001 on gen 14th, 2012

Ho preferito spegnere tutto. Spenta la tv, spento il cellulare, chiuso il frigorifero e coperte tutte le lampadine del reame. Si intravede l’armadio solo per il chiarore della luna che ora da qui non saprei che colore darle. Proviene dalla finestra semiaperta che lascia respirare la stanza riempiendola del gelido silenzio della strada. Mentre io sono di spalle assorto in una cocacola nel tentativo di comunicare un paio di fotogrammi in cui riprendo qualcuna delle mie mancate verità. Ci si riesce meglio al buio e nel silenzio, di notte, quando l’intera strada va in letargo sino all’alba. Non ci sono suoni, solo il fermentare del bicchiere e qualche scricchiolio della credenza che mette delle sporadiche virgole a pensieri che si allungano…
Nella cocacola ho infilato la prima bugia della notte. Il desiderio di dolcezza sotto il palato. La mera illusione di fermare il tempo, quando invece ormai già il suo potere sta scendendo inesorabile per la gola. Se si attaccasse nella bocca, sotto i denti, magari durerebbe di più il suo effetto e potrei, chiudendo la giugulare, dedicarmi a fascinosi gargarismi pieno di bollicine. E invece è chiaro, è scritto, è storia, e non si può restare nel regno dell’eden troppo a lungo. L’emozione, il momento, la felicità, si muovono, sostano giusto il tempo di farsi rimpiangere e poi evaporano, lasciando dietro la scia del rimorso, del giudizio e della colpa. È un loop che dura chissà da quanto. E chissà quanti bicchieri di cocacola dovranno ancora fermarsi qui sotto, vicino al mio divano.
Ma in fondo è la vita, da sempre, piena di bugie, quelle che ci raccontiamo ogni santissimo giorno, solo che noi, io, ancora non la carpiamo…

…domani tornerò alla birra, devo dimenticare…

Giudizi Universali

Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza
complicare il pane
ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote ma doppiate
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo
taglia bene l’aquilone, togli la ragione e lasciami sognare, lasciami
sognare in pace
Liberi com’eravamo ieri, dei centimetri di libri sotto i piedi
per tirare la maniglia della porta e andare fuori come Mastroianni
anni fa,
come la voce guida la pubblicità
ci sono stati dei momenti intensi ma li ho persi già
Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza
calpestare il cuore
ci si passa sopra almeno due o tre volte i piedi come sulle aiuole
Leviamo via il tappeto e poi mettiamoci dei pattini
per scivolare meglio sopra l’odio
Torre di controllo, aiuto, sto finendo l’aria dentro al serbatoio
Potrei ma non voglio fidarmi di te
io non ti conosco e in fondo non c’è
in quello che dici qualcosa che pensi
sei solo la copia di mille riassunti
Leggera leggera si bagna la fiamma
rimane la cera e non ci sei più…
Vuoti di memoria, non c’è posto per tenere insieme tutte le
puntate di una storia
piccolissimo particolare, ti ho perduto senza cattiveria
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo
taglia bene l’aquilone
togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace
Libero com’ero stato ieri ho dei centimetri di cielo sotto ai piedi
adesso tiro la maniglia della porta e vado fuori
come Mastroianni anni fa, sono una nuvola, fra poco pioverà
e non c’è niente che mi sposta o vento che mi sposterà
Potrei ma non voglio fidarmi di te
io non ti conosco e in fondo non c’è
in quello che dici qualcosa che pensi
sei solo la copia di mille riassunti
Leggera leggera si bagna la fiamma
rimane la cera e non ci sei più, non ci sei più, non ci sei…

Samuele Bersani

Piccola stella senza cielo

Posted by lapo2001 on gen 3rd, 2012

Quanti sorrisi sparpagliati in mazzo a quei volti. Si sprecano. L’energia che cerca il momento propizio per esplodere mentre gli sguardi si spostano veloci da occhi distanti ad altri occhi ancora più lontani. Sono bui. Mi osservano come volessero mangiarmi. Ma oltre l’iride e la cornea cedo allo sprofondo buio pesto e riprendo la mia maschera migliore mostrando il sorriso più coinvolgente e distaccato. Chissà se capirà che me ne fotto…
Cos’è che cerco? Cos’è che manca?
A volte mi perdo sul balcone. Mi capita quando sono solo in casa. Lascio che la mente si impadronisca dei monti e vada oltre i gabbiani, oltre le nuvole e che dopo aver esplorato in lungo e in largo i colli circostanti e gli abissi del mare che accompagna questa terra, mi riporti indietro il giusto giorno buono per usare la giusta forza. Che nel mentre continua a palpitare sangue in vene che non lo sostengono più, cercando una via di fuga.

Un bicchiere che non ha mai conosciuto l’acqua si sposta a tratti dalla tavola alla mano, dalla mano alla bocca. Cerca di nascondere vecchie ferite scomparse ma che ancora si fanno sentire. Nell’altra mano una sigaretta che va su e giù e che avalla questa illusione. È tutto perfetto, sono immune: un cocktail, una fumata, il vestito più elegante, il sorriso sincero agli orbi e…e il pensiero sulla luna…
Stavolta dove mi sono infilato? Ma cosa cerco poi? Cosa manca?
Dove sono attaccato? In quale quadro o schema posso ritrovarmi?
Nell’ultimo ero ad un elegante banchetto tra stimabili persone, invece, in quello precedente, ero seduto ad un tavolo verde tra risate, pazzi e carte consumate e in quello ancor prima ero su un elicottero a cercar stelle e improbabili vie lattee. E ora? Dove sono? Sempre seduto o magari sto ballando?

Attaccato ad un sogno. Mentre il fiume continua a scorrere come fa da quando esiste, così come questa alba che appare nuova quando non lo è mai stata. Sì, attaccato ad un sogno mentre tutto scorre inesorabilmente, altrimenti nulla avrebbe senso. Nemmeno questa ferita che attende solo di essere dimenticata magari, esplodendo, nel mio quadro più bello…quello senza maschere e sorrisi stretti…quello sulla luna in un mare di stelle e un filo…

Piccola stella senza cielo

Cosa ci fai
In mezzo a tutta
Questa gente
Sei tu che vuoi
O in fin dei conti non ti frega niente
Tanti ti cercano
Spiazzati da una luce senza futuro.
Altri si allungano
Vorrebbero tenerti nel loro buio
Ti brucerai
Piccola stella senza cielo.
Ti mostrerai
Ci incanteremo mentre scoppi in volo
Ti scioglierai
Dietro a una scia un soffio, un velo
Ti staccherai
Perche’ ti tiene su soltanto un filo, sai
Tieniti su le altre stelle son disposte
Solo che tu a volte credi non ti basti
Forse capitera’ che ti si chiuderanno gli occhi ancora
O soltanto sara’ una parentesi di una mezz’ora
Ti brucerai
Piccola stella senza cielo.
Ti mostrerai
Ci incanteremo mentre scoppi in volo
Ti scioglierai
Dietro a una scia un soffio, un velo
Ti staccherai
Perche’ ti tiene su soltanto un filo, sai

Ligabue
abue

T’immagini…Buon 2012

Posted by lapo2001 on dic 31st, 2011

Buon 2012

T’immagini se i Maya avessero ragione. Se da domani davvero da domani tutti quanti smettessimo…

Questo 31 Dicembre sarebbe l’ultimo. Ultimi auguri, ultimi brindisi e sorrisi di festa.
Cosa dovremmo augurarci? Se da domani cominciassimo a pensare che il tempo stia per scadere. Un’altra primavera, un altro bagno a largo dei Galli e un altro compleanno per poi salutarci. Chissà come saremmo? L’ultima carezza al gatto, l’ultimo pranzo coi suoceri e l’ultimo bacio alla donna che abbiamo amato più delle altre. Forse si vivrebbe più intensamente. Forse non faremmo più guerre, perchè non sapremmo più a chi lasciarle, così come le eredità e i pacchi che da millenni di generazioni ci portiamo dietro. Meno di 12 mesi per fare tutto ciò che manca. Non ce la farei mai. Sai che ansia? Ho ancora troppi “ti voglio bene” e troppi “vaffanculo” da dire, ma di sicuro qualcosa in più farei.

Spero che i Maya quel giorno fossero ciucchi o che proprio in quel momento abbiano scoperto la cannabis. Con tutte le controversie e i dispiaceri che possono investirmi, questa vita mi piace e me la voglio tenere stretta, ma magari se tutti, ma proprio tutti, da domani, da domani davvero smettessimo…forse andremmo tutti di corsa ancor di più, o forse inizieremmo a rallentare, forse, ma forse, vivremmo meglio…forse pure Monti ci farebbe un baffo…

Buon 2012

Vomito

Posted by lapo2001 on dic 10th, 2011

Ora capisco cosa s’intende quando si dice che la musica triste fa vomitare…

Eccola, eccola qui, l’ho acchiappata. Finalmente dopo giorni e giorni di attesa è tornata imponente la “vena” a bussare alla mia scatola cranica. Potrei parlare di qualsiasi argomento ora, anche di fisica nucleare o di bignè alla ricotta di pecora ma, in realtà, avrei un po’ voglia di vomitare. Ti penso, sì che lo faccio e automaticamente mi viene da bussare all’ingenuità. Nonostante numerosi volontari e in piena coscienza tentativi di cancellare le schiocche rosse dalle gote del buono ed ingenuo boscaiolo, non sono mai riuscito a scorticarmela da dosso, scrollarmela definitivamente. Odiata ingenuità. Credo che si faccia luce da una delle mie centomila scatole. Quella infilata in fondo al cunicolo della cantina più buia dell’anima. Dove forse c’è dentro davvero l’isola che non c’è. Beh, non l’ho mai saputo. Quando ho il coraggio di scendere fin laggiù, e dopo averla tirata fuori dal covone della sua polvere, mi ci siedo di fronte e la osservo, così, ingenuamente. Ed inizio ad immaginarne il contenuto. Credo che ci sia qualche sogno custodito sul fondo. E’luccicante, puro e ricoperto di borotalco ed ovatta come se fosse un neonato. Ma tu lo sai, quando i pensieri cominciano a viaggiare oltre quel limite è un problema fermarli e cercare di esprimerli nella realtà. Ci fa sentire terribilmente stupidi se poi, come può accadere, la stella perde la sua scia morendo oltre chissà quale via lattea. Ed è proprio lì che ammazziamo il bambino, quando il sicario della crescita, come se fosse Erode, commette il suo infanticidio.
E dire che mia infanzia è stata meravigliosa. L’ho vissuta interamente in un giardino. I tre quarti della mia giornata trascorrevano su qualche albero a magiare frutta o a giocare a pallone con i miei amici. A scuola ho rischiato più volte di farmi un bel viaggio all’inferno perché non riuscivo a farmi ammaliare dai libri e quando lo facevo il pensiero si spostava automaticamente all’arancio o alla porta costruita con i pali delle vigne. Ma nel giardino dell’eden prima o poi si viene cacciati e per me, come per Adamo, ci fu la stessa sorte. Con questo non voglio dire che ero un recluso e che quando mangiavo l’aria diversa dal mio giardino mi sentivo come tarzan scaraventato nella civiltà, anzi. Per anni ho giocato a pallone per strada. Ma diciamo che il mio habitat naturale era diventato quella piccola isola verde in mezzo al centro del mio paese. Ero uno dei fortunati. E l’uscita dal paradiso terrestre rappresentò, come per tutti, l’incontro, lo scontro con le piccole realtà che piano piano si sono manifestate lungo il cammino.
L’idealizzazione ha fatto parte di me sino ad essere disintegrata. Il tempo delle forti delusioni ha creato delle voragini profondissime sino a sommergere completamente l’isola che avevo sotto casa. Sono egoista, molto egoista. Spesso sono cinico e in rare occasioni spietato. Ho tradito, sono stato tradito. Ho cercato scappatoie. Ho ammazzato molti dei miei ricordi. Ho demolito il dolore che camminava a braccetto, ma io non lo sapevo, con l’amore. Ho perso il mio Dio. Ho qualche pregiudizio. Ho messo tutto in una tomba e sotterrato. Ma da li sotto, non so se capita solo al mio ingenuo essere, spesso sento l’urlo di tarzan. E’un’eco insopportabile che mi riporta sul mio ciliegio. Quello su cui riuscivo anche addormentarmi. Più che un urlo, è un richiamo, forse sarà la natura. Per cui, volente o nolente, la segreta visita nei sotterranei della mia anima ad ammirare l’ammuffita scatola magica, non riesco di farne a meno. Forse sarà vuota. I presunti sogni potrebbero essere aria puzzolente di chiuso. Ma per lo meno esiste, c’è la scatola dei sogni e questo, spesso, già basta a risollevare. La vita ci deforma sino ad essere robotici e “sistematici” ed io, per difesa e per un paio di visite di Erode il sicario, ho appreso quasi il peggio, ma in fondo, lì in fondo, in barba a tutti i neonati morti ammazzati, il mio piccolo scrigno esiste. E la faccia da “buono” è solo un inganno. L’ingenuità esiste solo con chi è capace di vedere i lati oscuri senza farmene accorgere. Ed io, dopo anni di masochismo, non so più nemmeno cosa significhi perdere il controllo. Sì, ho delle accelerate, un paio di estemporanee follie, ma di base, nonostante una forte timidezza, riesco ad esorcizzarmi, risultando calmo ed ingenuo, mentre magari il sangue mi ribolle. Le barriere architettoniche impediscono sgraditi e destabilizzanti intrusi. L’autoanalisi mi ha reso così. Mi ha spezzato in due ed io salto da un pezzo all’altro vita natural durante senza mai riuscire a far combaciarli. Uomo e animale, animale e uomo.
Ora, con questa melodia che mi avvolge e trasforma la demoniaca bestia nell’angelico ed alato puttino e viceversa, tutto convive. Ma dimmi un po’, la senti questa musica? Forse è meglio se mi prendi in giro. Se ci riuscissi, sarebbe già un miracolo. L’illusione che tu possa ascoltarla come capita a me ora, mi fa sentire meno stupido e non mi fa dare spiegazioni e giustificazioni di un pezzo di carta con tante parole e pensieri senza senso. Per sfortuna non riuscirò a crederti… per sfortuna ti ho idealizzata… eppure ti avevo infilata nella mia scatola… quella in cui campeggia l’isola che non c’è…che non c’è…che non c’è…che non esiste. Ma la musica la senti?
Abbiamo perso entrambi.

Per sempre giovane

Posted by lapo2001 on nov 25th, 2011

Un lento pianoforte che rende malinconico questo tempo. Un altro anno è trascorso, sempre più velocemente. Brutta storia, eh.
Questa canzone però, nelle sfumature appesantite dal ticchettio dell’orologio, rivela una verità inconfutabile che è dentro di noi e che purtroppo si perde di vista facilmente.
Nel ringraziare coloro che hanno ricordato il mio giorno, vi dedico questa canzone, augurandomi che, per voi e per me, ci sia sempre uno spazio nel cuore che ci ricordi che l’età è un numero e che lo spirito non può essere intaccato da esso.
Grazie a tutti.

Per le paste se ne parla l’anno prossimo, quando anch’io entrerò nell’ultimo club. Al numero un minimo d’importanza devo pur dare, no?

Per sempre giovane

Per sempre giovane
(Questo è solo un anno da dimenticare
questo è solo un anno da vivere insieme, amore con il cuore più caldo che hai).
All’amore qualcosa da fare
alla gente qualcosa da dire
per sempre giovane resterò
con l’anima aperta e sincera io vivrò con la rabbia che mi conosci tu
per sempre giovane. Per sempre giovane per sempre…

Antonello Venditti

Paesaggi

Posted by lapo2001 on nov 19th, 2011

Vesuvio

Tramonto

Ci sono momenti che riescono a mettere pace, nonostante sia in corso un periodo di tempeste.
E a volte, quei momenti, li creano i paesaggi. Limpidi, se è possibile, eh.

Apriti cuore

Posted by lapo2001 on ott 18th, 2011

Puoi uscire un attimo, per piacere?
Sei sotto quel cumulo di cartoni e sabbia da un paio di decenni, non ti sembra che sia giunto il momento di andare a fare un giro? Dai, che oggi c’è anche il sole. Cosa devo dirti più? Ormai hai trovato il meccanismo impenetrabile anche la notte. Almeno al buio e nel silenzio qualche volta riuscivo a sussurrarti un paio di parole. Ora il tuo russare è più penetrante di una sveglia.
Dai che lo so. Lo so che finalmente un orecchio s’è aperto. Puoi ascoltarmi per un attimo? Usciamo. Ti porto sulla terrazza che un tempo amavi. La chiamavi “quella con la vista sull’infinito”, ti ricordi? E ti ricordi quando insieme abbiamo camminato verso l’ignoto. Fieri, stanchi e affamati. Ti ricordi? Il mondo ai nostri piedi. Dove guardavamo? L’orizzonte non aveva limiti. Oltre c’era il mare di fantasia che solo se ci tenevamo per mano poteva materializzarsi ed illuminarci. Ti ricordi?
Ti ricordi quell’aereo? quel treno? quella nave? Dove si andava? verso cosa? verso cosa?
Dai esci? Lo so che mi stai ascoltando.
Va’ dove ti porta il cuore.

Fanculo… Il niente ai nostri piedi, nel nostro mare d’illusioni. Va’ dove ti porta la noia…

Apriti cuore

In questa notte calda di ottobre, apriti cuore
non stare li in silenzio senza dir niente
non ti sento, non ti sento, da troppo tempo non ti sento
e ti ho tenuto lontano dalla gente
quanti giorni passati senza un gesto d’amore
con i falsi sorrisi e le vuote parole.
Ho perfino pensato in questa notte di Ottobre
di buttarti via……di buttarti via
ah lo so il cuore non e’ un calcolo
freddo e matematico
lui non sa dov’e’ che va
sbaglia si ferma, e riprende
e il suo battito non e’ logico
e’ come un bimbo libero
appena dici che non si fa
lui si volta e si offende
non lasciarlo mai solo come ho fatto io
lascia stare il potere, il denaro non e’ il tuo Dio
o anche tu rimarrai senza neanche un amico
Cambierò, Cambierò
apriti cuore ti prego fatti sentire
Cambierò, tornerò come un tempo padrone di niente, di niente…di niente
anche davanti a questo cielo nero di stelle,
e ce ne sono stanotte di stelle, forse miliardi, cuore non parli?
o sono io che non sento e per paura di ogni sentimento
cinico e indifferente faccio finta di niente
ma non ho più parole in questa notte di ottobre
sento solo lontano un misterioso rumore
e’ la notte che piano si muove, e tra poco esce il sole

Cambierò, Cambierò
apriti cuore ti prego fatti sentire
cambierò, tornerò come un tempo padrone di niente, di niente, di niente
Cambierò, Cambierò
apriti cuore ti prego fatti sentire
cambierò, tornerò come un tempo padrone di niente, di niente, di niente
Cambierò, Cambierò
apriti cuore ti prego fatti sentire
cambierò, tornerò come un tempo padrone di niente, di niente, di niente…

Lucio Dalla

La notte di Y.Wang

Posted by lapo2001 on lug 29th, 2011

Yuja Wang

E’notte, non è la solita. Fa abbastanza caldo e ho aperto mezza anta, ma il fresco sembra vergognarsi della mia presenza e ha deciso di restare fuori. L’aria è ferma e muta. C’è un silenzio surreale e dietro quella finestra ora potrebbe esserci qualsiasi paesaggio o uno yeti. Tutto ora sarebbe invisibile e buio. Stranamente anche il cane del vicino ha deciso di scioperare stanotte e non capisco perchè in queste ore nessuno ha deciso di ubriacarsi nella villetta adiacente. Non si muove un pelo, il treno non passa e le auto sono tutte parcheggiate a un palo. Ma cos’è?
E io che avrei voluto ballare. Avevo indossato anche i vestiti più leggeri. Cos’è che non va? Dov’è la musica?Dove sono i suoni, il ritmo?Fuori non ci sono colori, c’è solo la luna che indossa un vestito da nuvola stanca e di grilli nemmeno l’odore. E’tutto fermo…o quasi.

Le dita si muovono veloci tra i tasti disegnando eleganti ed armoniose figure nell’aria come il fumo di una sigaretta. Lo sguardo è spento e il piede non riesce a tenere il tempo, ma le note si appoggiano l’una all’altra creando un sospiro, un alito di vento che circola volteggiando in tutto lo spazio. Appoggiata sulla coda del pianoforte c’è una vecchia foto di amici che s’abbracciano dopo una serata di bagordi, mentre la vita pulsava nelle vene sputando energia da ogni poro. Ad ogni imbeccata più pesante, quando il ritmo è più incalzante, il tremore la fa saltellare qualche passetto più in qua. Spesso da l’impressione che possa cadere, lasciandosi morire in una valle di schegge ma, in realtà, cerca di stare a braccetto con la musica e un pò goffamente, come un novizio al ballo delle debuttanti, inciampa su se stessa perdendo la leggiadria che invece questa miscela armoniosa di crome e biscrome si propaga nell’aria occupando ogni singolo centimetro quadrato della stanza e spingendosi anche oltre, oltre la finestra, oltre il buio, oltre l’immaginazione, sfondando l’inettitudine disarmante di questa assurda e surreale notte senza danze.
Chissà se in un cielo a migliaia di chilometri da qui, si vive una notte così…
Peccato che non so suonare.

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