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Pensieri | Salviamo Peter Pan

Buon 2014

Posted by lapo2001 on gen 1st, 2014

Ancor prima che inizi, so solo che quest’anno sarà diverso da tutti gli altri per me. E non è un augurio, bensì una certezza.
Buon 2014

Ben tornato. Ben venuto.

Posted by lapo2001 on dic 30th, 2013

Cambiamenti a iosa quest’anno, ma non è solo per questo che non ho più ormeggiato da queste parti. Bisognava ricominciare e ho voluto lasciarmi alle spalle un po’ di vecchie scorie.
L’Isola non farà mai parte dei pesi o dei pesanti oneri, però, so che avrei solo dilatato un senso di inutilità. Sono stato lontano da me e avrei ripetuto ogni giorno un personaggio patetico, privo di animo e zeppo di vuoto. Scrivere o inventarmi un’altra maschera, stavolta, non mi avrebbe aiutato. Non mi avrebbe dato nulla. Ecco.

Anche il nuovo anno si prospetta con ancora più massicce modifiche, ma sono già felice di accoglierle. Ancora non ho realizzato pienamente dentro di me cosa accadrà. So solo che sarà una grande occasione per veder crescere nuovi fiori e vederli sbocciare. Non sarò mai pronto, mi illudo di esserlo, ma sono propositivo e desideroso di lasciare che questo pensiero piccolo e dolce rubi piano piano il mio palcoscenico.
Passano i giorni e mi accorgo che si sta facendo sempre più largo tra gli altri pensieri. Così, naturalmente. Ma so che è ancora troppo presto.
Di certo, so che ora non ho paura. E non ne avrò in seguito. Mi auguro. E so che sarà un buon anno. Un anno davvero nuovo.

Se c’è ancora qualcuno che passa di qui, lo saluto. Ho posato la barca e ho fatto il solito giro. Non è cambiato nulla. Qui è sempre così, per fortuna. Qui riesco ad essere me stesso, tra tutte le mie finzioni, tra tutti i miei cambiamenti. E aspetto, mai come questa volta, il mio nuovo anno.
Se c’è ancora qualcuno che si ferma qui, lo invito su, sul solito ciliegio. Il pranzo tra poco è pronto.
Ben tornato. Ben venuto.

Una tranquilla giornata di festa

Posted by lapo2001 on nov 2nd, 2012

Ho spento tutte le luci. Ci sarebbe da risistemare tutto. Calzini, magliette e mutande sparpagliate nell’armadio, un asciugamano appoggiato sul pomo della porta e un letto disfatto che non desidera altro che una sistematina. È l’ora del buio.
Ho spento tutte le luci. Ho acceso la radio. Ci sarebbe da andare in banca. La revisione alla macchina, i soldi per farla. Dovrei finire di compilare quella lista entro lunedì e chiamare il furgone per il trasloco alla signora. Ci sarebbe poi… Fuori c’è festa. Non nell’aria e nemmeno qui dentro. Qualche ragazzino urla dai giardinetti e in lontananza si sente il brusio della folla che esce dal cinema e una serie di botti che assomigliano a palloncini scoppiati. Sotto casa il solito bar con i soliti clienti che gridano di calcio. È tutto grigio. Anche le loro voci. Oggi sono grigie e metalliche, come clacson sgonfiati… Sì, poi ci sarebbe da smontare quell’armadio e andare a Napoli per il recupero di carte e scartoffie… È l’ora della musica.
Ho spento tutte le luci. Ho acceso la radio. Ho fatto la doccia.
Non so che roba è, ma mi piace. Concilia con l’attimo. Una voce impercettibile che si allunga sull’eco delle note. Non è lamentosa. È una miscela avvolgente viva. E soprattutto mi isola. Niente feste, niente voci, niente bollette da pagare. Io e me. Me e lei. E il ricamo impermeabile di una canzone che sembra piovuta dal cielo…

C’è un giardino. Sterminato. Chilometri e chilometri di prati, viali, alberi, piante e fiori. Sotto ad un lunghissimo pergolato mi è di spalle e corre via veloce. Sorride, ogni tanto si gira e sorride. Ha i capelli al vento come rami intrecciati e il suo movimento è veloce, ma armonioso e cadenzato. Quando si volta, senza una minima espressione di fatica, si accende insieme a tutto ciò che le fa da cornice. La natura l’accoglie e lei la segue. Sembra la perfezione. Qui dentro sono un intruso. Nemmeno l’uomo di paglia potrei interpretare. La seguo. Non posso fare altrimenti. E lei sembra seguire un flusso che sembra le faccia fare la metà della mia fatica. 
In lontananza, in fondo al viale, si vede una terrazza e si sente musica. È la stessa sconosciuta che mi ha portato qui. Mi sta sorridendo di più, siamo arrivati. Effettivamente c’è un lungo terrazzo che affaccia su un mare funesto. Mentre nello slargo c’è una folla immensa. Il sole spacca i loro colori regalando tutte le pennellate giuste. C’è una festa. Diversa da quella anemica che ho a casa. Si mangia, si beve, si balla e si rutta. La musica è sempre la stessa, ma non è mai la stessa. Lei si volta, mi guarda, mi sorride ancora. Mentre il mare avvisa che sta per scadere il tempo. 
Non ho avuto nemmeno il momento di mescolarmi tra i colori e i profumi di quella gente. Un minuto a ballare abbracciando lei che il sole si è nascosto dietro ad un enorme ammasso fumoso nero di nuvole e polvere. In un attimo lo scenario è mutato e la pioggia ha lavato via tutto, mortificando armonie e tinte. Ogni cosa si è dissolta sul prato lasciando un unico miscuglio scuro come accade sulla tavolozza insozzata del pittore. Lei è riuscita a divincolarsi da questo assurdo fenomeno ma ha lasciato solo una scia profumata, scomparendo come un fantasma dietro le siepi. Solo, in quel quadro disperato, i pensieri hanno riportato alla luce ataviche sensazioni e pensieri scongelati.  Ho alzato il capo e ho allargato le braccia alla pioggia sperando che mi disincrostasse queste catene di fango. Mentre la musica scemava insieme al mio sogno… Mi risveglio, bagnato di sudore. È l’ora di lavarsi, anche dai pensieri. Decisamente.

Ho spento tutte le luci. Ho acceso la radio. Ho fatto la doccia. Ho chiuso la porta. 
Guardando il foro della doccia mi sono fatto la solita domanda: chissà se oltre al sudore, l’odore e la schiuma, vadano via anche le scorie di pensieri sporchi. O almeno se con lo shampoo si ripuliscano. Oppure possiamo provare a ghiacciare il getto. Ho già la sensazione del freddo alla schiena, solo pensandoci. 
Avrei da radermi. Lo specchio non lo vedo, ma il fastidio è inequivocabile. Il fon l’ho messo in pensione e ora non mi va di accendere la stanza. Nel buio riesco a riconoscere anche la camicia che avevo in mente. Sulle scarpe sono andato a botta sicura. Sono sempre lì. Non so, il buio aiuta a non distrarmi. Sono più concentrato e abbandono per un po’ i difetti di memoria che mi porto dietro fin da bambino. Ecco, perfetto. Ho preso tutto. Esco. Fuori c’è festa.
Ho spento tutte le luci. Ho acceso la radio. Ho fatto la doccia. Ho chiuso la porta. E ho dimenticato le chiavi sul comodino.

Neve

Posted by lapo2001 on ott 27th, 2012

Ma dove te ne vai stavolta? Emozione bastarda!
Come la neve o come le farfalle ti diverti a poggiarti sul mio naso. Giusto il tempo di chiudere gli occhi, dilatare le narici ed aspirare la tua essenza che, riaprendo gli occhi, ti vedo già di spalle volare via sciogliendoti lentamente, sino a scomparire. Perché non ti fermi mai? Eppure ci son stati lunghi periodi in cui eravamo inseparabili. Mi accendevi e mi ferivi dalla mattina alla sera. Ricordi? No, non avevi niente a che vedere con la farfalla o i fiocchi bianchi senza dimora di oggi. Eri parte di me. Ma cos’è che non va? Non ho il raffreddore, dai stai qui, solo per mezz’ora? 
Ma dove te ne vai? Dove?

Eppure non eri tu a mostrarmi il dettaglio di ogni sfumatura? Eri sempre tu a consigliarmi ogni tanto di bendarmi e di buttare via tutto dalla finestra? Eri tu che mi facevi sentire l’odore delle magnolie seppur fosse borotalco. Sì, non era una menzogna quando ti guardai fissa negli occhi e ti chiesi: voli via con me? E fosti tu, sempre senza mentire, a dirmi “Sì!”.
 No, no, sono io che non riesco più a starti dietro. Ti sciogli sempre più veloce, e per non mollarti proprio del tutto cerco di acchiapparti per i capelli, mentre sei già nei ricordi, per non farti morire. Ma che roba è? In quale sgabuzzino ti infilerai stavolta? 
Ma ce l’avrai un valore?no? Ma quanto mi spacca riuscire sempre meno a tenerti qui dentro. Ma dove vai? Stavolta potevi stare di più.
La ragnatela dei neuroni ha un falla. 
E io, in questo che tu hai reso deserto, rivoglio te e non solo nei ricordi della mia mente.
Così, è come sopravvivere…

Neve

E pensarci vorrei ancora un pò
noi siamo impauriti da quest’angelo
a pensarci è così, chissà dov’è
l’ultima parola che riguardava te.
Ma sei, sei come la neve sei
che tocchi e sciolta già e non sai più dov’è
solo un’immagine che va e sei nella mia mente
sì solo nella mia mente, solo nella mia mente.
Son vago nella mia mente.
Chi di noi ne ha già un’idea
guardarsi e non parlarsi mi da un brivido
folle mania di chi non sa chi sia
un amore nuovo che sta nascendo qui.
Ma sei, sei come la neve sei
che tocchi e sciolta già e non sai più com’è
solo un’immagine che va e sei nella mia mente
sì solo nella mia mente, solo nella mia mente.
Son vago nella mia mente.
Ma sei, sei come la neve sei
che tocchi e sciolta già e non sai più com’è
Solo un’immagine che va e sei nella mia mente
si solo nella mia mente, solo nella mia mente
Son vago nella mia mente

Mina

Basta

Posted by lapo2001 on ott 20th, 2012

Basta con questi professori che si svegliano la mattina e pretendono di raccontare chi tu sia. Basta con i “ti voglio bene” detti più del “ciao”, dimenticati 6 minuti dopo. Basta alle carezze e ai baci,  se poi si ha necessità di vomitarli in faccia. Basta a chi professa libertà ed apertura, mentre è incatenato ad una colonna di alibi e di cemento. Basta con le lezioni di forme e comportamento, semplicemente perché non rispecchi il loro volere. Basta a chi ti dice “basta supercazzole” con un supercazzola. Basta s chi ti punta il dito perché stai puntando il dito. Basta a chi pretende di farti indossare una maschera solo perché nel suo teatro ce n’è bisogno. Basta parolai, maghi ed alchimisti. Basta profeti, basta filosofi, basta comici e saltimbanchi. Basta imbroglioni e strizzacervelli a cui si racconta solo ciò che fa più comodo. Basta a chi vuole insegnarti la vita, quando la sua è la più triste di tutte. Basta a chi sale sul pulpito e sa solo ruttare e mai mai mai ascoltare. Basta a chi urla sempre e solo il suo fottuto nome. Basta a chi lo piazza al centro del mondo, come se esistesse solo quello.  Basta ai disonesti che pretendono la tua onestà. Basta a chi ti spiega il modo corretto di stare al mondo e poi ti lascia nella merda. Basta bastardi, falsi ed ipocriti. Basta a chi fa finta di essere sicuro e fiero e poi si nasconde dietro il proprio muro, scappa e torna a casetta con le mutande piene. Basta lestofanti, illusionisti e venditori di fumo. Basta giudici, giudizi e pregiudizi. Basta merde. Basta merde. Basta merde. Che non si estinguono mai.
Sono stanco di voi e di me.

Basta rabbia. 1,2,3,4,5,6….

Confessioni ad un estraneo

Posted by lapo2001 on mag 17th, 2012

Piano

Confessioni ad un estraneo.
Se ci si pensi, ci si intende appena. Conosco la tua storia, le tue origini, le tue fortune e quel po’ di rogne che ti porti dietro. E tu lo stesso di me. E’ troppo poco. Stiamo insieme da quasi 8 lustri e ci si parla a stento. Ma la mattina ci salutiamo? Non me lo ricordo più. So che prima di connettere prendiamo il caffè e so che prima di addormentarci ci sussurriamo qualcosa. Ieri, per esempio, mi hai detto che ci stanno aspettando. Ma chi? E perché?… Mi fai ridere. Così sicuro, così impettito, così a scanso di equivoci. Mi fai ridere perché è un vestito che non ti si addice. Ci ha anche fatto perdere delle amicizie e qualche scelta importante. Non ti si addice, sei ridicolo, ma a volte ci vuole. In questo siamo troppo diversi. Io penso al tempo e tu pensi che è il tempo. E io, ridendo, lo sai, ti seguo. Andiamo avanti. Ci vediamo stanotte.
Il sole può nascondersi quanto vuole. E’sgamato, e prima o poi dovrà uscire fuori.

Alimuri

Posted by lapo2001 on mag 16th, 2012

alimuri

Oggi è stata una buona giornata.

Amo il mare incazzato. Dopo ore soddisfacenti, non trovo di meglio che venirlo ad ammirare. Lui furente e io, calmo, tranquillo, con addirittura picchi di felicità o che vi somigliano bene.
A differenza delle altre volte però, lo sento amico, vicino come non mai. Non manifesta la mia rabbia, né si specchia nella mia voglia di esplodere. Mi dà l’idea di esultare. Furente e felice. Non fa parte della natura che si ribella, seppur appaia iracondo, ma di quella che applaude. Scodinzola frenetico come Lapo. E nonostante io sia lontano, a distanza di sicurezza, viene a toccarmi la punta dei piedi scalzi con un’onda lunghissima. Spruzzandomi in faccia l’odore di salsedine. E’gelido e non posso fare a meno di ascoltarlo: il suo tonfo è imponente quando il muro si abbatte e il ritorno alla massa d’acqua si mescola al rumore dei sassi, strascicando sulla battigia, come il velo di una sposa. I gabbiani volteggiano rincorrendosi e un pallidissimo sole timidamente si fa la largo tra le nuvole. Sembra scrutarci. Sembra quasi geloso del nostro rapporto. Tra poco però non avrà più il tempo. E’ quasi il tramonto.
Inizia a far freddo, stacco la spina del sorriso appagato. Magari passo a trovarlo di nuovo domani. Mentre l’onda ha cambiato colore ed umore. Sta per avvolgermi. No, no, non ce l’ha con me. Chissà chi starà piangendo oltre il ponticello…
…oggi è stata una buona giornata, per me.

Turning Tables

Posted by lapo2001 on apr 19th, 2012

Mattina. In fondo il grande orologio punta le 8.10.
Passano scene che conosco.
Non riesco più a distinguere i volti degli individui che ne sono protagonisti. Non ci sono occhi azzurri che mi scrutano o lunghe chiome al vento. Un alone gonfio di nebbia ne sfoca i dettagli. Sembrano tutti uguali come manichini.
Non riesco nemmeno a capire cosa stiano facendo. C’è un gran movimento in lontananza. Qualcuno s’affanna, è molto vicino. Avverto il suo ansimare irregolare. E un bambino che da qualche parte starà facendo i capricci, lo sento piangere. Più distante una nuvola nera di fumo che si erge dalla foschia che intanto si mescola alle facce della gente. Un treno starà per partire, lo sento fischiare.
Mi muovo lento verso il chiasso, mentre la fiumana di persone mi viene incontro possente come un’onda anomala. Cerco di intravedere qualche zigomo o un paio di occhiaie conosciute. Una borsa o un caschetto. Sono indistinguibili. Un mano mi tocca la spalla viaggiando via veloce e una voce stridula si stacca dal brusio incessante allontanandosi: “Cià, uagliò”. Mi volto di scatto per capire, ma ho solo un mare di schiene che si accalcano una dentro l’altra.
Qualcun’altro mi strattona senza rendersene conto, sarà in ritardo. lo sento urlare. E il bimbo di prima ha recuperato la pace e le caramelle. Sta ridendo. Alzo lo sguardo e mi accorgo di essere arrivato sotto l’enorme orologio che piove dal cielo. Avrà qualche problema agli ingranaggi. Non è possibile che siano ancora le 8 e 10. Mentre un altro mi dà una spallata violenta, facendomi cascare il giornale a terra. Vorrei recuperarlo, ma non posso fermarmi contro vento. Verrei schiacciato. Ma dov’è che vado poi?

E’sera. La scena è cambiata.
Dalla panchina osservo un barbone che dorme spalmato su un paio di cartoni puzzolenti. Starà dormendo, si sente il suo russare. E poco lontano un addetto alle pulizie s’industria solerte. Avrà mangiato bene, sta canticchiando. La scena è cambiata ma ho sempre la stessa sensazione. La nuvola di fumo non si è mai spostata da lì, nonostante non ci siano più l’alone sui volti e il chiasso e l’orologio si rende troppo obliquo per essere capito da questa postazione. Anche la foschia sta calando. Ho un nodo alla gola e un sospetto… Chiedo scusa, sa l’ora?…

Non c’è più nessuno. Il treno è ancora lì ad aspettarmi. Sono le 8 e 10.
Passano scene che conosco.

ROVESCIAMENTI DI SITUAZIONE

Abbastanza vicino da iniziare una guerra
Tutto quello che ho è in tavola
Dio solo sa per cosa stiamo combattendo
Per ogni cosa che dico, tu dici sempre qualcosa in più
Non riesco a stare al passo con i tuoi rovesciamenti di situazione
Sotto il tuo controllo, non riesco a respirare
Perciò non ti lascerò avvicinare abbastanza da ferirmi
No, non ti soccorrerò solo perché tu mi possa abbandonare
Non ti posso dare il cuore che tu credi di avermi dato
E’ il momento di dire addio ai tuoi rovesciamenti di situazione
Ai rovesciamenti di situazione
Sotto cieli infestati da fantasmi vedo
Dove si è perso l’amore, il tuo fantasma è scoperto
Ho affrontato un centinaio di tempeste per lasciarti
Per quanto ci provi, no, non sarò mai messa al tappeto
Non riesco a stare al passo con i tuoi rovesciamenti di situazione
Sotto il tuo controllo, non riesco a respirare
Perciò non ti lascerò avvicinare abbastanza da ferirmi
No, non ti chiederò di lasciarmi sola e basta
Non posso darti quello che tu pensi di avermi dato
E’ il momento di dire addio ai tuoi rovesciamenti di situazione
Ai rovesciamenti di situazione
La prossima volta sarò più coraggiosa
Sarò la salvatrice di me stessa
Quando il fulmine mi chiamerà
La prossima volta sarò più coraggiosa
Sarò la salvatrice di me stessa
Rimanendo saldamente in piedi
Non ti lascerò avvicinare abbastanza da ferirmi
No, non ti chiederò di lasciarmi sola e basta
Non posso darti quello che tu pensi di avermi dato
E’ il momento di dire addio ai tuoi rovesciamenti di situazione
Ai rovesciamenti di situazione, yeah.

Adele

Fonte. www.testitradotti.wikitesti.com

Passa vicino alle finestre aperte

Posted by lapo2001 on mar 8th, 2012

Non serve storcere il naso e nemmeno infilare le cuffiette con l’i-pod al massimo volume. Non ti piace ciò che senti, lo so, ma invece di giudicare, insegnami. Fammi cambiare idea. Mostrami l’altra prospettiva. Mostrami l’altra parte di verità che io non conosco. Può darsi che sia in una di quelle forti querce che respira solo nel giardino delle mie ombre e probabilmente non l’ho mai vista e non ne conosco l’esistenza. E’così grave per te? E allora tira fuori la torcia e parlami. Può anche darsi che sia in una pianta grassa e sterile addobbata come un albero di natale che la si può incontrare in qualsiasi e stranoto deserto o centro commerciale. Può darsi tutto. Anche che la peggiore delle mie certezze si rafforzi o che invece si sgretoli. Ti ringrazierei se ci riuscissi. Sarebbe un passo avanti per una piena consapevolezza. Abbatterei un altro alibi. Forse mi sentirei anche più uomo e meno solo o potrei trasformarmi in un supereroe. Forse morirei anche per un’idea o per la patria, eh.

Ascoltarsi, eh. Roba rara. Ma almeno questa possiamo considerarla una libertà? Te la presento, è la mia. Avrà un valore di poco conto, niente di assoluto, ma potrebbe essere un canale per arrivarvici o per arrivare a te, o almeno nei pressi. Di certo non è un muro, no?
Se un cuore è intrappolato, ha bisogno che almeno le orecchie siano libere, altrimenti muti o strilloni, deboli o eroi, non avrebbero differenze. Sarebbe solo una ipocrita Babele dove si fa finta di parlare la stessa lingua, mentre si fa chiasso e mentre, statisticamente, almeno uno di essi avrà nascosto il pugnale. Non mi credi? Dici che leggo troppo il Vangelo? E allora invece di storcere il naso, raccontami. Ti ascolto. Ed è l’unico aspetto che ancora resiste al mio cinismo. Forse cambierò idea, forse no. Forse, qualsiasi sia il caso, saremo più vicini.

Intanto, ti mostro la mia idea, la mia prospettiva, la mia verità e la mia debolezza. La mia finestra è aperta. Vuoi sentirle?

Keep passing the open windows

Passa vicino alle finestre aperte

Questa è l’unica vita per me
Mi circondo solo delle mie fantasie
Devi esser forte e credere in te stesso
Dimentica le cose tristi perché l’amore
è tutto quello che ti serve
L’amore è tutto quello che ti serve

Sai cosa significa essere soli in questo mondo
Quando la fortuna non ti assiste
e sei un fallito?
Ti svegli gridando in mezzo alla notte
Testo trovato su http://www.testitradotti.it
Pensi che sia tutta una perdita di tempo
È stato un brutto anno
Cominci a credere che tutto si metterà a posto
Un minuto dopo diventi triste, con le spalle fino a terra
Un nuovo giorno sta iniziando
Cattura quella sensazione gioiosa e sarai sulla tua strada

Credici, passa sempre vicino alle finestre aperte
Credici, passa sempre vicino alle finestre aperte

Sai come ci si sente quando non si ha un amico
Senza un lavoro e senza soldi da poter spendere?
Sei uno sconosciuto
Pensi solo al suicidio
Uno di questi giorni potresti perdere la battaglia
Faresti bene a stare lontano dal pericolo
Quella solita vecchia sensazione
continua a bruciare nel profondo
Continui a ripetere a te stesso di farla finita
Oh organizzati
Le cose diventano migliori col tempo

Credici, passa sempre vicino alle finestre aperte
Credici, passa sempre vicino alle finestre aperte

Questa è l’unica vita per me
Mi circondo solo delle mie fantasie
Devi esser forte e credere in te stesso
Dimentica la tristezza perché l’amore
è tutto quello che ti serve
L’amore è tutto quello che ti serve

Credici, passa sempre vicino alle finestre aperte
Credici, passa sempre vicino alle finestre aperte

Devi sempre essere forte e credere in te stesso
Scorda la tristezza perché l’amore
è tutto ciò che ti serve
L’amore è tutto ciò che ti serve
Baby, l’amore è tutto ciò che ti serve

Credici, passa sempre vicino alle finestre aperte
Credici, passa sempre vicino alle finestre aperte
Passa sempre vicino alle finestre aperte

Queen

Io e Lucio

Posted by lapo2001 on mar 1st, 2012

È la prima volta che mi capita. Ero seduto a questa sedia, quando ho letto attraverso lo schermo sulla bacheca di un’amica: è morto Lucio Dalla. Così, grezzo e crudo, senza un segnale di preavviso. E’ la prima volta che mi capita. Di solito, quando muore un cantante o un attore il dispiacere scivola via perchè in fondo essi sono sempre lì. Non li perdi mai. Basta inserire un dischetto o aprire un file per farli resuscitare. Hanno vissuto anche per questo, per non morire mai. Stavolta è un po’ diverso. Insieme a Vasco, Fiorella Mannoia, Ligabue e soprattutto Venditti, Lucio Dalla è stato un amico. Sempre fedele negli anni, forse meno intensamente degli altri, ma più costante. Da quando ero bambino non c’è stata una sua canzone che non mi abbia accompagnato fino a questo crudo momento. Non c’è una sensazione che non mi riconduca ad un suo pezzo. Quella voce accesa e spesso beffarda.

Futura, La sera dei miracoli, Domani, Com’è profondo il mare… quando c’è da guardare oltre, senza abbandonare l’amata malinconia. Mambo…la prima volta che ho sofferto per amore. La peggiore.
Se io fossi un angelo, quando mi sento un nomade. Anna e Marco, quando ho fatto il militare a Roma.
Caruso, perché se capita nell’aria, smetto e mi lascio prendere.
L’anno che verrà, perchè c’ho dentro un amico.
Stelle di mare, Apriti cuore, Tu non mi basti mai… perché qualche spiaggia le ha ascoltate insieme a noi.
Vita e Felicità, gli anni delle scoperte e l’amore nei giorni del Liceo. Il cielo, quando c’è da tornare indietro.
Attenti al lupo, le domeniche e le notti al Kalimera
Le cicale e le stelle, Le rondini, Bella, e l’album Cambio, gli anni 90 e quando tutto sembrava possibile.
Henna, il ricordo di un viaggio senza tempo.
Ayrton,un giorno d’Aprile.
Canzone, gli amici di oggi.
Anna Bellanna, la mia.
L’ultima luna, oggi, ancora non ho smesso di ascoltarla.

Nei miei prossimi giorni mancherà la tua nuova canzone a mettere i sigilli. Ciao Caro amico,ti scrivo e ti dedico la tua ultima poesia per tutte le volte che ho preso in prestito le tue. Chissà se oggi avrai il tempo di venirla a leggere ed ascoltare.

Nanì

Ti ho scovato dentro ad
un sentiero
ma non sono stato mai sincero

Nanì Nanì Nanì
Prima e dopo tanti come me
a cercare il mondo che non c’è
Nanì Nanì Nanì
Questo bosco ormai ha il tuo stesso odore
Di una bocca senza il suo sapore

Nanì Nanì Nanì

Venti euro di verginità
quelli al padrone la mia
che resta qua
Dimmi perché tu ami sempre
gli altri ed io amo solo te

Dimmi perché mi hai chiesto
di andar via quando ti ho detto
“Vieni via con me”

Nanì Nanì Nanì
Piove ma non ti puoi riparare
C’è un camionista da accontentare

Nanì Nanì Nanì
Anche lui è solo come noi
Siamo dentro a un mondo senza
eroi

Dimmi perché tu ami sempre
gli altri ed io amo solo te
Dimmi perché mi hai chiesto
di andar via quando ti ho detto
“Vieni via con me”

Potrei stare giorni ad annusare il
tuo mestiere anche con me
Potrai sposarmi anche se non mi amassi e capirei il perché

Dimmi perché tu ami sempre
gli altri e io amo solo te

Dimmi perché mi hai chiesto
di andar via quando ti ho detto
“Vieni via con me”

Vieni via con me
Vieni via con me
Vieni via con me
Vieni via con me

Pierdavide Carone – Lucio Dalla

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