Tutto l’amore che ho

Posted by lapo2001 on lug 4th, 2011

Tra poco scopriremo di essere in un’altra dimensione e in un’altra epoca o come Thruman(di The Thruman Show) di vivere inconsapevolmente in un film. Domani ci sveglieremo sul pianeta delle scimmie e realizzeremo che la nostra vita è stata solo un sogno, un gioco…un bluff, una soap-opera o un horror.
Già fu un trauma scoprire l’inesistenza della Befana ….e ora vorreste farmi credere questo caos è del tutto normale? Ohibò dico. Bussano alla porta, il cane che abbaia, fuori piove, la signora del piano inferiore che non riesce a finire una frase senza il punto interrogativo, l’appuntamento di vitale importanza che è saltato, al cellulare un operatore di non so quale azienda che vuole per forza che io mi abboni alle loro riviste sulla flora e la fauna australiana, mio cugino che racconta le ultime vicende della sua ex che ora vuole farsi suora, la malattia debilitante di lui, la malattia mentale di lei, la doccia che non eroga più l’acqua calda, la macchina col motore fuso, le incomprensioni di rito e la lite infinita che non trova soluzione col socio… cioè, questo è tutto normale? E’normale che domani sarà lo stesso? Ma se pure doveste convincermi, come si fa a non farsi “turciare” gli intestini? Come si fa ad accettare tutto questo senza battere ciglio? Certo, le cose spesso vanno proprio in cunicoli del tutto imprevisti e spiacevoli, quando invece avremmo sperato una strada dritta, larga e senza buche. Certo, ma come faccio a dirmi “è tutto normale”?
E seppure riuscissi in un tale miracolo, non rischierei di sentirmi un alieno o un isolato isolano o l’automa spremuto di ogni emozione?

Nel mio film e nel mio show, si prova a ballare in mezzo alla tempesta e ossequiare i dolori di pancia. Si prova. Spesso, molto spesso non vi si riesce…per fortuna.

Tutto l’amore che ho

Le meraviglie in questa parte di universo,
sembrano nate per incorniciarti il volto
e se per caso dentro al caos ti avessi perso,
avrei avvertito un forte senso di irrisolto.

Un grande vuoto che mi avrebbe spinto oltre,
fino al confine estremo delle mie speranze,
ti avrei cercato come un cavaliere pazzo,
avrei lottato contro il male e le sue istanze.

I labirinti avrei percorso senza un filo,
nutrendomi di ciò che il suolo avrebbe offerto
e a ogni confine nuovo io avrei chiesto asilo,
avrei rischiato la mia vita in mare aperto.

Considerando che l’amore non ha prezzo
sono disposto a tutto per averne un po’,
considerando che l’amore non ha prezzo
lo pagherò offrendo tutto l’amore,
tutto l’amore che ho.

Un prigioniero dentro al carcere infinito,
mi sentirei se tu non fossi nel mio cuore,
starei nascosto come molti dietro ad un dito
a darla vinta ai venditori di dolore.

E ho visto cose riservate ai sognatori,
ed ho bevuto il succo amaro del disprezzo,
ed ho commesso tutti gli atti miei più puri.

Considerando che l’amore non ha prezzo…
Considerando che l’amore non ha prezzo,
sono disposto a tutto per averne un po’,
considerando che l’amore non ha prezzo
lo pagherò offrendo tutto l’amore,
tutto l’amore che ho,
tutto l’amore che ho.

Senza di te sarebbe stato tutto vano,
come una spada che trafigge un corpo morto,
senza l’amore sarei solo un ciarlatano,
come una barca che non esce mai dal porto.

Considerando che l’amore non ha prezzo,
sono disposto a tutto per averne un po’,
considerando che l’amore non ha prezzo
lo pagherò offrendo tutto l’amore,
tutto l’amore che ho,
tutto l’amore che ho,
tutto l’amore che ho,
tutto l’amore che ho,
tutto l’amore che ho.

Jovanotti

Self-control

Posted by lapo2001 on giu 24th, 2011

Self-control – Raf

Sulla lavagna non c’è più posto. Ho ancora un paio di scatole di gessetti da consumare ma, oramai, manca anche lo spazio per una parentesi o una virgola. Parole, parole, frasi, lettere, disegni, numeri, scippi, sgorbi tutti concentrati uno metro quadrato di ardesia. Ho ricoperto tutto il rettangolo, anche gli angoli più in alto e le cornici di legno laterali e ora non entra più niente. E’saturo, e se provassi ad aggiungere anche solo un puntino bianco, esploderebbe come bomba e strariperebbe come un fiume in piena. E invece no. Qui c’è bisogno di controllo… Certo sì, c’è casino. Frasi scritte una sull’altra e immagini sovrapposte a pentagrammi. Ci vorrebbe una migliore organizzazione e se si riuscissero a sbrogliare i disordini dei pensieri magari si riscoprirebbero anche altri spazi liberi senza dover martorizzare il mondo che soffocando sta sotto. Ma ora non posso, ora ciò che conta è il controllo. Stabilità e concentrazione, mentre fuori possono anche prendersi a palle di carta, scioperare e fare il caos che vogliono. Io sono qui, fermo e saldo in questo spazio stretto con il pacchetto a metà e il sapore del caffè in bocca e non aggiungerò altro al caos, la lista della spesa, le bollette, le note perse sotto il cuscino, l’ultimo capitolo del libro da leggere che sono scritti qui, mescolati ed intrecciati con la puzza verde di muffa.
C’è bisogno di altro spazio. Cambio lavagna?
C’è bisogno di self-control. Calma e gesso, quindi.
Prendi il cassino…

Set fire to the rain

Posted by lapo2001 on giu 15th, 2011

Il tempo passa inesorabile su questi giorni. Se ne frega. Si abbatte sulla città cambiandone gli umori e le giornate senza preavvisi, senza spie accese. Stamattina ha piovuto dopo una notte di sudori a litigare con zanzare. Poi uno squarcio ha rotto il monotono grigiore, regalando ore di caldo sole e cieli azzurri, per tornare nelle tenebre anticipate con un cambio di vento sia nella potenza che nella direzione. Il tardo pomeriggio è stato freddo e frenetico e la serata calma e placida. E mentre i vortici di una infinita giornata si scontravano con quelli atmosferici di un Giugno travestito da Marzo, un altro sole si è avviato sul viale del tramonto. Una lista di incontri, appuntamenti e servizi che, come il tempo, ha tirato dritto anche dopo la scaricata infuocata di pioggia del primo mattino. Noncurante dei lividi e cicatrici ha proseguito senza intoppi o fuori programma. Fino alla chiara eclissi di questo momento. Fino ad ora. Mentre nello specchio ho perso tutte le tracce.
Il tempo si avventa come uno sciacallo su di me. Si nutre nella mia inconsapevolezza della forza e delle mie resistenze. Se ne frega che questo sia il periodo delle lanterne. Se ne frega che non abbia più le energie per stargli dietro, né quello di raccontare il contenuto di fogli bianchi che non si sporcano nemmeno più dentro di me. Mi sembra lontanissimo ed inafferrabile, nonostante il giro della domenica al parco dei divertimenti me lo fa riavvicinare per un attimo. Sì, se ne frega di tutto. Mangia come le zanzare di ieri notte. Ma chi sei per farmi questo?
L’anemia di pensieri ed eccitazioni ti lascia campo aperto e nel deserto trovi la tua linfa. Ti abbeveri dalle piccole oasi restanti e gioioso scappi via. Lasciando che da qualche orizzonte spunti fuori il nuovo miraggio che mi riporti sulla mia isola per ritrovare l’immagine del mio specchio e riabbracciarmi. Ma i miraggi bisogna anche saperseli cercare.
Ora sono seduto su una duna, fa caldo e dentro piove fuoco. I giorni passano, il tempo varia, i desideri tubano, ma alla fine lo specchio s’è rotto.

Set fire to the rain

Ho lasciato che il mio cuore si innamorasse
E mentre si stava innamorando, l’hai reclamato anche tu.
Era buio e stavo bene
Finché non mi hai baciato sulle labbra e si hai salvato.
Le mie mani sono forti, ma le mie ginocchia erano decisamente troppo deboli
Per stare tra le tue braccia senza cadere ai tuoi piedi
Ma c’è un lato di te che non conoscerò mai, non conoscerò mai.
Tutte le cose che dici, che non erano mai, non erano mai vere
E i giochi che fai, sempre, vinci sempre.
[Chorus:]
Ma io do’ fuoco alla pioggia
La osservo cadere mentre ti tocco il viso
Lasciala bruciare mentre io piango
Perché l’ho sentita gridare il tuo nome, il tuo nome!
Quando sono con te potrei stare lì,
Chiudere gli occhi, percepire che sarai qui per sempre
Io e te insieme, niente di meglio!
Perché c’è un lato di te che non conoscerò mai, non conoscerò mai.
Tutte le cose che dici, che non erano mai, non erano mai vere
E i giochi che fai, sempre, vinci sempre.

Ma io do’ fuoco alla pioggia
La osservo cadere mentre ti tocco il viso
Lasciala bruciare mentre io piango
Perché l’ho sentita gridare il tuo nome, il tuo nome!
Io do’ fuoco alla pioggia
E mi sento persa dentro..
E sembrava qualcosa di bello
Perché sapevo che era l’ultima volta, l’ultima volta!

A volte mi sveglio vicino alla porta,
…andato…aspetto ancora.
Anche se…
Non riesco a evitare di guardare avanti.
[Chorus:]
Io do’ fuoco alla pioggia
La osservo cadere mentre ti tocco il viso
Lasciala bruciare mentre io piango
Perché l’ho sentita gridare il tuo nome, il tuo nome!
Io do’ fuoco alla pioggia
E mi sento persa dentro..
E sembrava qualcosa di bello
Perché sapevo che era l’ultima volta, l’ultima volta!

Adele

Death is the Road to Awe

Posted by lapo2001 on giu 7th, 2011

Toc toc…

Ehi, sono io, mi apri?

Toc toc toc…

Dai, non fare l’idiota, lo so che sei li dentro e che mi senti.
Cos’è che ti prende, non vuoi lasciarmi entrare? Un’altra volta?
Dimmelo prima, eh, stai sguazzando nella cenere? No, sai com’è, non sono più disposto a partecipare al tuo ennesimo funerale. Ogni volta, tu non sai la tristezza che mi prende. Sì, sì, qui allo stomaco. E poi, quelle ghirlande, i cuscini e l’aria mesta inventata pure dal vicino di casa sono davvero insopportabili. Ma ogni volta li paghi per farli stare così? Dai, che coloro che fanno parte della tribù del vicino dovrebbero sparare fuochi d’artificio e tric trac a iosa. Altro che singhiozzi. Che mi rappresenta la signora del terzo piano con le lacrime? Ma dai. Avrà stappato lo spumante insieme al suo persiano quando te ne sei andato all’altro mondo. No? A proposito, lo scorso funerale non ho visto Ivana. Mi sembra strano, è sempre intervenuta. Le hai fatto qualcosa? In fondo ha sempre tenuto a te. Mi ricordo quando volle dipingerti e infilarti in un quadro. Non ne era soddisfatta, ma tu lo appendesti con immensa vanità. Che tempi. Quanto tempo è passato? Quando lo realizzò eri ancora vivo? O è capitato prima? E ora, ora ce l’hai ancora? Sotto il letto?

Toc toc toc toc…

Ma come devo fare con te? Posso ripeterti ogni santissima volta le stesse cose? E poi dai, ti scongiuro, quella puzza di incenso che si propaga per tutta la casa è nauseabonda. Per eliminarla ci vogliono almeno 3 giorni di ventilazione. E spesso non bastano. Anche perché mi fisso. Inizio ad annusare i vestiti, la manica della camicia, il colletto, le tende, i fiori. Sento incenso ovunque. Anche la notte allontano il cuscino perché emana quell’odore. Dai, stavolta, risparmiati e risparmiaci. Risparmiaci anche tutte quelle noie. Il tabuto, i manifesti, i telegrammi, gli inchini, i documenti… Ma tu ci pensi a noi? O credi che siamo ai tuoi comodi? E dai, sto scherzando, aprimi!

Bum bum bum…

Almeno puoi dirmi una parola? Una? Una parola e me ne vado senza fiatare. Almeno così so che sei ancora in vita e non avrò la solita batosta in fronte raccontatami da qualcuno. Quanto odio quel “lo sai già?allora siediti”. E quanto odio il vuoto successivo e il pieno di cose che non ti ho mai detto. Chissà se riesci a perdonarmi ogni volta… Dai, che non sento ancora l’aroma della cenere, sei ancora lì. Dimmi qualcosa e ti prometto che andrò via…

- Rinascerò mai senza morire?

Death is the Road to Awe – Clint Mansell –

Kiss the rain

Posted by lapo2001 on apr 28th, 2011

Parlare, parlare, parlare…
l’umore per quanto tempo può cambiare con un paio di belle parole ordinate in bacheca? Quanto? Anche perché in quei piccoli spazi ci abbiamo infilato di tutto, non solo parole. Abbracci, carezze, lacrime, qualche urlo, sempre in bella mostra a prendere polvere che lentamente ha ricoperto, ci ha ricoperto. Non credi? Forse non dovremmo più raccontarci del nostro tempo o dei nostri giorni. A che serve spiegare? Potrei ammettere i miei errori e chiarire le ragioni di scelte incomprensibili. Potrei cambiare il percorso di quella indigesta sensazione che ora sta volteggiando nello stomaco, potrei, certo, basterebbe dire “ti penso”, no? Ma non potrei modificare il soffio del vento o il percorso delle stelle. Quelle no. Quelle stanno lì a prendersi da sempre il freddo e le mie bestemmie notturne. Ne ho dette talmente tante da farmi sospettare che non abbiano orecchie. Le trovo sempre allo stesso posto alla stessa ora. Non si offendono mai. Oppure si potrebbe intraprendere un discorso sulla cocciutaggine e su come la tua assenza si fa sentire in modo surreale. Sarà che respiri a un paio di milioni di chilometri da qui e non ti vedo più, sarà che hai lasciato il profumo sulla tua isola e non ti sento più, sarà che in una notte come questa manca quel filo che riannodava tutti i miei pensieri un po’ allascati. Ma non capisco la novità. Prima di te era esattamente così. Io, le stelle della notte e le mie bestemmie rivolte chissà a quale povera anima inconsapevole. Ma ora non so cosa mi prende. Almeno mi spiegassi i tuoi desideri. Cioè, stai per incontrarli? Almeno sai che faccia hanno? Fammi vedere. Fatti guardare negli occhi. Ma no, lascia perdere il sorriso, quello è lo stesso di sempre. Hai altro da mostrare? Magari se ballassi sarei più contento. Magari cantassi di nuovo. E gli amici li abbracci? E ti fai sentire in quella stretta? Ti fai sentire?…

Un’altra notte vuota.

Fuori c’è pioggia e io non la sento cadere. Fuori c’è una tempesta ed io continuo a vedere le stelle sorde. Io parlo e so che non puoi ascoltarmi, io ti dico ma so che non mi senti. Forse se provassi a uscire fuori, che ne sai. Le gocce potrebbero toccarti le spalle come capitò a me, potrebbero sussurrarti ciò che io non riesco a spiegare, ciò che io ho qui nella mia immaginazione prigioniera di un salto nel buio. Ma sai, il cielo senza forme che ho sopra la testa è lo stesso che ora ti sta spiando. Sopra di te sta piovendo? No. E dentro? E dentro? Eh? Io intanto sono qui con le mie bufere in corso. Non aspetto te, e cosa potrei fare di diverso? Aspetto di sentire la pioggia. E se proprio non riesco, la bacio. La bacio come facevo con te anche quando non c’eri…

…ecco, ora puoi riempire di nuovo la bacheca… e se proprio non sarà come la desideri, ora sai, che puoi sempre privarti delle parole e inondarla di pioggia…

Kiss the rain

“Hello? Can you hear me?
Am I getting through to you?

Hello, Is it late there?
There’s a laughter on the line
Are you sure ya there alone?
Cos I’m trying to explain
Somethings wrong
You just don’t sound the same
Why don’t you? Why don’t you?
Go outside? Go outside?

Kiss the Rain
Whenever you need me
Kiss the Rain
Whenever I’m gone too long
If your lips feel hungry and thirsty
Kiss the Rain
And wait for the dawn
Keep in mind
Were under the same sky
And the nights
As empty for me as for you
If you feel you can’t wait till morning
Kiss the Rain…

Hello? Do you miss me?
I hear you say you do,
But not the way I’m missing you

Whats new?
Hows the weather?
Is it stormy where you are?
you sound so close so close
but it feels like your so far

So would it mean anything?
If you knew,
What I’m left imagining

In my mind, In my mind
Would you go? Would you go?
Kiss the Rain

And you fall, Over me
Think of me, Think of me
Think of me, Only me

Kiss the Rain
Whenever you need me
Kiss the rain
Whenever I’m gone too long
If your lips feel hungry and tempted
Kiss the Rain
and wait for the dawn
Keep in mind
Were under the same sky
And the nights
As empty for me as for you
If you feel
You can’t wait till morning
Kiss the Rain…

Kiss the rain
(Kiss the rain)
(Kiss the Rain)
(Kiss the Rain)

Hello? Can you hear me?
Can you hear me? Can You hear me?”.

Billie Myers

Onesti

Posted by lapo2001 on apr 15th, 2011

Uploaded with ImageShack.us

Ci sono cose che faccio finta di avere sempre con me. E’una sorta di accordo convenzionale con la bugia. Io ti tengo in vita nella mia testa a patto che tu non scopra mai cosa c’hai sotto e cosa c’hai dentro. E’l'isola che non c’è.

Il problema sovviene quando, nonostante paraocchi, cuffie e mollette al naso, il patto mi si sgretola in mano e la verità si presenta dinnanzi nuda e cruda. Senza preavvisi o sigle di testa. La mia verità qualche volta l’ho conosciuta. So che vuole uscire e si muove impazzita come una lucertola in un secchio. Dopo essere schizzata raschiando il fondo, s’arrampica affaticata aggrappandosi alle pareti e dopo un’agonizzante salita, s’affaccia al mondo. E qui, devo intervenire prima che sia troppo tardi. Non può uscire, non deve uscire. Sarebbe la catastrofe. Così, la faccio cascare di nuovo giù. Nell’interezza del suo iter impiega un po’ di tempo per venire fuori. E bisogna che sia bravo e lesto ad accopparla prima che incorri in inutili rischi o peggio ancora, che entri nella scatola dei dubbi. In questo caso, avrebbe un moto del tutto differente dal precedente. La verità celata in un dubbio corre veloce come un criceto nella sua ruota. S’impegna, s’affanna, si muove, ma in fondo resta sempre li nel suo spazio. Sempre in un moto perpetuo in quella zona grigia a guardarsi sospettosa le spalle. Ma quando, per un assurdo motivo dettato dal fato o perché non sono stato troppo attento a fermare la lucertola, la verità, partorita del dubbio, nasce nuda ancora sporca di sangue, ecco che mi si chiudono vecchi scenari. Apre gli occhi, mi parla, e in un attimo, si accende il piccolo fuocherello nei meandri del cervello. Un altro piccolo soffio e prende sempre più corpo. Il guardare quella piccola creatura reale fa divampare un incendio nella mia testa imbottita di illusioni. E in poco tempo le incenerisce. La stanza si rabbuia di colpo. Le porte si chiudono e sulle finestre si abbassa la serranda. Si ferma tutto. Ogni cosa, ogni pensiero diventa invisibile, inutile. Solo lì, al centro della stanza, la bambina sorridente ed ingenua, è accecata da una luce che proviene dall’alto. Solo la verità, ora conta. E quella, sta lì, in evidenza, per presentare il conto. E io ho appena scoperto, di non far più parte di te. Me l’ha rivelato la tua voce da vampiro. E quella, volente o nolente, non mente.
L’isola che non c’è, non c’è.

Ora che sono pioggia

Posted by lapo2001 on apr 9th, 2011

Ora che sei pioggia chissà quante volte ti sarai appoggiato sul vetro della finestra della mia stanza e non me ne sono accorto e chissà quante volte ti sarai fermato tra i capelli o sul parabrezza della macchina, mentre io mi perdevo nelle foschie dei miei pensieri. Ma tu mi vedi, mi vedi ogni giorno, dovresti capirlo perchè capita. Forse lo sapevi anche prima, anche quando ci alzavamo in faccia muri di silenzi per non sentire e pareti di mattoni per non vederci. Lo so, ti deludo. Almeno una volta nella giornata mi prenderesti a schiaffi, lo so. Le debolezze, i giorni peggiori, i pensieri sporchi e la muta assenza, ora sai tutto. Ora non ci sono bende o miopie che possono separare. E’tutto davanti a te. Mi osservi meglio di me. Ma guardami bene, però. Guarda tutto, guardami tutto. Mi avevi immaginato così? Non c’è niente di te in mezzo a tutti sti capricci e sti dottori?
Dimmi di no. Dimmi che qualche pezzo di te, che pensavi di tenere nascosto, te lo sei ritrovato magicamente sulla tua nuvola più bella. Dimmi che avresti voluto vedere un uomo che cerca la forza e hai trovato invece un uomo che agogna la libertà. Ma ci hai pensato mai? Come avrei potuto essere come te? La forza sta nella libertà. E tu, solo tu, ce l’avevi. Io mi arrangio e un pò m’illudo. M’illudo. Ma lo faccio solo per cercare di salvarmi, e tu lo sai. Ma tu come te la passi?
Non potevo in quel tempo, ma se tornassi indietro, avrei cercato di capirti prima. L’avrei fatto per te, ma soprattutto per me.
Ora che sei pioggia, lascerò le finestre aperte…
Ti penso, ogni giorno. Auguri di buon compleanno G.

Ora che sono pioggia

Ora che son pioggia e come il mare vado via,
che la lunga strada del tempo, io l’ho vissuta,
che ho accettato il principio fino a capire me stesso,
che ho odiato ed amato, come tutti del resto, la mia vita:
no, proprio non si può dire che sono stato un modello di fedeltà,
di coerenza, di donna candida e smarrita;
non sono mai stato io il tipo di accettare ordini e compromessi
con uomini, con donne e coi santi stessi.
Io ho accettato di dare e dare con molta sincerità
ma i sentimenti e le cose portano in sé contraddizioni.
Poteva essere amore per te, per te e per te
ma l’amore ha molte facce,
scusami adesso se non te l’ho saputo dare
ed anche nel lavoro molte volte ho mentito,
ho giocato per pigrizia, per soldi o per paura;
ma ora che son pioggia e come il mare vado via,
quella cosa che resta la vedo: è solo amore

Antonello Venditti

Dakota

Posted by lapo2001 on mar 31st, 2011

Qui non si sente più la pioggia colpire fredda il volto.
Solo ora ho ricordato che quattro, forse cinque giorni fa, mi accarezzasti il capo e mi sorridesti. Eravamo seduti sugli scalini dell’ingresso di casa tua e c’era un acceso tramonto a riscaldarci.
O forse no? Ti ricordi se pioveva? Mi sta venendo qualche dubbio, ora non ne sono così sicuro se ci penso.
Ma mi carezzasti? O forse mi parlasti. Sì. Mi raccontasti delle tue ultime decisioni, dei progetti sul futuro. Che è giunta l’ora di svoltare, di cambiare il binario, giusto? Ma fosti tu a dirmelo? O no? Mi sto confondendo?
E dopo ci siamo diretti sulla strada che porta al mare. Hai guidato tu. Ma che macchina hai?
E l’autoradio ad alto volume riempiva il piccolo spazio chiuso in quattro finestrini e il vuoto dentro ricoperto di carne e di ossa. Ma non ricordo la canzone. Non ricordo nemmeno la musica. Cioè so che c’era una musica forte, ma ho avuto la sensazione che ci fosse più silenzio. Avevo gli occhi troppo chiusi per capire, per ricordare. Non ne sono certo. Sono sicuro solo che ad un certo punto è venuto giù dio incavolato sottoforma di tempesta. In principio ho sorriso, finalmente avrei abbandonato per un pò il mio stato anestetico ma poi, una volta uscito fuori a sentire gli schiaffi della pioggia in faccia, mi sono sentito più piccolo di ogni singola goccia. Salii, inzuppato di nuovo in macchina di cui non ricordo il colore e i tuoi occhi fissi verso il nulla, me li sono sentiti addosso. E’l'unica percezione che ho avuto.

No, non so dove sto andando, dove stiamo andando. Non ti sento, ma potresti darmi un’occhiata…

Dakota

Ripensando, ripensando a te
Estate penso fosse giugno
Si, penso fosse giugno
Disteso, la testa sull’erba
Chewing gum, qualche risata
Si, qualche risata

Mi facevi sentire l’unico
Facevi sentire l’unico
L’unico
Mi facevi sentire l’unico
Facevi sentire l’unico
L’unico

Bevendo, bevendo per due
Bevendo con te
Quando bere era una novità
Dormendo sul sedile posteriore della mia macchina
Non andavamo mai lontano
Non volevamo andare lontano

Mi facevi sentire l’unico
Facevi sentire l’unico
L’unico
Mi facevi sentire l’unico
Facevi sentire l’unico
L’unico

Adesso non so dove stiamo andando
Adesso non so dove stiamo andando

L’avviso della sveglia, caffè e spremuta
Ricordandoti
Cosa ti è successo?
Mi domando se ci incontreremo ancora
Se parleremo della vita da allora
Se parleremo del perché è finita

Mi facevi sentire l’unico
Facevi sentire l’unico
L’unico
Mi facevi sentire l’unico
Facevi sentire l’unico
L’unico

Adesso non so dove stiamo andando
Adesso non so dove stiamo andando

Quindi ora dammi un’occhiata

Stereophonics

4 anni – Auguri

Posted by lapo2001 on mar 23rd, 2011

finestra sul mondo

Auguri a questo strano luogo che troppo spesso m’è venuto a salvare.
Ancora non ho capito, in questi 4 anni, se è una finestra sul mondo o un mondo su una finestra…

Grazie come sempre a tutti gli abitanti e ai viaggiatori che in questo tempo hanno contribuito a colorare l’Isola. Qualcuno s’è fermato su di un bel lido ed è andato via, altri hanno esplorato le sue profondità. Altri ancora vi rimangono in eterno.

Grazie a Fulvio che dal 2007 rende reale la mia amata follia.

L’ultima valigia

Posted by lapo2001 on mar 9th, 2011

Uploaded with ImageShack.us

No. Io non lo sapevo. Avevo solo immaginato, ipotizzato. Cosa vuoi che capisca la ragione? Mica sa palpitare, fremere, singhiozzare. E’un linguaggio incomprensibile per lei. Sì, si è fatta i suoi bei calcoli, ha valutato, controllato e pianificato, ma nelle sfere che non gli appartengono non ha potere, non ha energia, non ha senso. In mezzo ai polmoni invece, ci sono forza e debolezza che sotterrano tutti questi pensieri ragionati rendendoli inutili e vuoti. E’una farsa di cui non se ne può fare a meno se la sopravvivenza non basta. Gli anni hanno insegnato questo. E’solo il tempo che ha squarciato il cielo. E’solo un attimo che ha squarciato il petto.
Ho ascoltato, ma i gesti e gli sguardi spenti schiarivano molto più di cascate di parole. Ma in fondo, a cosa servono le parole? Gli occhi avevano già parlato prima. I silenzi stavano sentenziando. La perdita del contatto aveva ricordato la strada giusta, fredda e prevista da intraprendere. I ragionamenti, eh. Quando entrano in scena c’è poco da dire, c’è poco da fare. Rubano tutto. Rubano il tempo, rubano lo spazio. Rubano la poesia e i colori. Rubano il tesoro che c’è in mezzo ai polmoni.

E’la solita stanza. E’bianca. E’accesa. E’spoglia. E’un luogo immortale. Tutto la realtà che mi sta passando davanti agli occhi, tra meno di un minuto, farà parte di chiassosi ricordi. La sedia a dondolo ferma lì ancor prima che esistesse la stanza. I girasoli che mi guardano impietriti. L’astuccio dei pastelli che scambio sempre per un posacenere. E’ tutto lì fermo da mesi a ricordarmi l’ultimo alito che sta per trasformarsi in aria. Immagini e colori nitidi negli occhi che col logorio del tempo hanno perso freschezza e tono, sino a diventare grigi come questa odiosa nebbia. Le parole, i gesti, spenta la luce, affolleranno il mio tragitto e i miei domani. E il pozzo dei desideri. Ora c’è solo una mescola impazzita di pensieri e rabbia che si arrampicano uno sull’altro e una pioggia di domande che, come zavorre, appesantiscono il cammino. Il cammino. Ma quale cammino?
No. Davvero non lo sapevo. Che coraggio a non pensarci. Che stupido a non pensarci.
E’ ora di andare. Ad ognuno il proprio posto. Anche se un posto in realtà non esiste. E’solo un alibi. Come quest’ultima amara valigia.

« Prev - Next »

Archivi

Chi c'é online

10 visitatori online
10 ospiti, 0 membri