Afflosciato nella comoda poltrona,
in una sera di Settembre un pò sorniona,
leggevo Hesse con le palpebre semi chiuse,
e il nubifragio batteva su ante dischiuse.
Stava per conquistarmi la stanchezza,
ma improvvisa una bella melodia mi ridiede freschezza;
proveniva dall’alto, dall’edifico di rimpetto,
mi trasportava lì, curioso, e con sospetto.
Schizzai fuori, celermente…e caddi per le scale,
ma il canto m’inebriava, non accusai alcun male;
attraversai con solerzia la strada bagnata,
anche se zoppicavo con la gamba sfasciata.
Pigiando il pulsante, chiamai l’ascensore,
zzzz…mi beccai la scossa, ma non sentivo dolore;
venne il portiere con voce bassa e rauca
disse: E’ guasto, sali a piedi, a passo di lumaca!
Dopo mille e più gradini, ero stanco e sudato,
ma quella voce, dava la forza, ero come un fiero soldato;
mi sentivo un pò come Ulisse, estasiato,
dal canto fallace di sirene, in un mare agitato.
(ma io ero slegato?!?!)
Si udì all’improvviso un rombo, e via, lampi tremendi,
sobbalzai e caddi all’indietro, rompendomi 7 denti.
Ma ormai ero quasi alla meta e il canto era sempre più forte,
nessuno poteva fermarmi, il diavolo e nemmeno la morte.
Giunto distrutto in cima, timoroso di una frgatura,
decisi senza vergogna, di osservar dal buco della serratura;
scorsi un’ombra femminile, seduta su un letto,
dovevo vederla, cercai un oblò, una finestra sul tetto.
C’era vento forte e ogni stupida goccia,
non mi stoppava, ma mi sembrava una doccia;
appeso al muro stavo, come l’uomo ragno,
ma più che una doccia, era un gelido bagno!
Mi affacciai e vidi un corpo di bellezza rara,
pensai: ne farà uso per concorso o gara.
Che splendore!
Era un usignolo che carezzava con la mano,
presumo un bimbo…non si capiva, per via del divano!
Mi vide, mi sorrise e fece cenno di silenzio o eran guai,
“il pupo si sveglia” ecco ciò che pensai.
Venne verso di me, aria canterina e gaudente,
e io lì, attendevo di entrar, sempre sorridente;
aprì le ante, dolce, mi piazzò sulla fronte un dito,
“sei proprio un co……” disse “non lo vedi mio marito?”
Noooo. Avevo scambiato un uomo per un pargoletto,
le persiane si chiusero sulle mie mani e io, e io caddi dal tetto.
Mi ruppi le gambe e mi scombussolai la panza,
già udivo da lontano “sirene”, era l’ambulanza.
La mia mente però si era del tutto soffermata,
a l’altissima montagna, vanamente scalata,
e alla voce soave che ancor si udiva dalla manserda (licenza poetica pugliese)
dove si era consumata la mia ennesima figura di merda!
Avete mai preso lucciole per lanterne?
La bellezza attira ma spesso fa male…