Vai cercando qua, vai cercando là,
ma quando la morte tri coglierà
che ti resterà delle tue voglie?
Vanità di vanità.
Sei felice, sei, dei pensieri tuoi,
godendo solo d’argento e d’oro,
alla fine che ti resterà?
Vanità di vanità.
Vai cercando qua, vai cercando là,
seguendo sempre felicità,
sano, allegro e senza affanni…
Vanità di vanità.
Se ora guardi allo specchio il tuo volto sereno
non immagini certo quel che un giorno sarà della tua vanità.
Tutto vanità, solo vanità,
vivete con gioia e semplicità,
state buoni se potete…
tutto il resto è vanità.
Tutto vanità, solo vanità,
lodate il Signore con umiltà,
a lui date tutto l’amore,
nulla più vi mancherà.
Tra poco scopriremo di essere in un’altra dimensione e in un’altra epoca o come Thruman(di The Thruman Show) di vivere inconsapevolmente in un film. Domani ci sveglieremo sul pianeta delle scimmie e realizzeremo che la nostra vita è stata solo un sogno, un gioco…un bluff, una soap-opera o un horror.
Già fu un trauma scoprire l’inesistenza della Befana ….e ora vorreste farmi credere questo caos è del tutto normale? Ohibò dico. Bussano alla porta, il cane che abbaia, fuori piove, la signora del piano inferiore che non riesce a finire una frase senza il punto interrogativo, l’appuntamento di vitale importanza che è saltato, al cellulare un operatore di non so quale azienda che vuole per forza che io mi abboni alle loro riviste sulla flora e la fauna australiana, mio cugino che racconta le ultime vicende della sua ex che ora vuole farsi suora, la malattia debilitante di lui, la malattia mentale di lei, la doccia che non eroga più l’acqua calda, la macchina col motore fuso, le incomprensioni di rito e la lite infinita che non trova soluzione col socio… cioè, questo è tutto normale? E’normale che domani sarà lo stesso? Ma se pure doveste convincermi, come si fa a non farsi “turciare” gli intestini? Come si fa ad accettare tutto questo senza battere ciglio? Certo, le cose spesso vanno proprio in cunicoli del tutto imprevisti e spiacevoli, quando invece avremmo sperato una strada dritta, larga e senza buche. Certo, ma come faccio a dirmi “è tutto normale”?
E seppure riuscissi in un tale miracolo, non rischierei di sentirmi un alieno o un isolato isolano o l’automa spremuto di ogni emozione?
Nel mio film e nel mio show, si prova a ballare in mezzo alla tempesta e ossequiare i dolori di pancia. Si prova. Spesso, molto spesso non vi si riesce…per fortuna.
Tutto l’amore che ho
Le meraviglie in questa parte di universo,
sembrano nate per incorniciarti il volto
e se per caso dentro al caos ti avessi perso,
avrei avvertito un forte senso di irrisolto.
Un grande vuoto che mi avrebbe spinto oltre,
fino al confine estremo delle mie speranze,
ti avrei cercato come un cavaliere pazzo,
avrei lottato contro il male e le sue istanze.
I labirinti avrei percorso senza un filo,
nutrendomi di ciò che il suolo avrebbe offerto
e a ogni confine nuovo io avrei chiesto asilo,
avrei rischiato la mia vita in mare aperto.
Considerando che l’amore non ha prezzo
sono disposto a tutto per averne un po’,
considerando che l’amore non ha prezzo
lo pagherò offrendo tutto l’amore,
tutto l’amore che ho.
Un prigioniero dentro al carcere infinito,
mi sentirei se tu non fossi nel mio cuore,
starei nascosto come molti dietro ad un dito
a darla vinta ai venditori di dolore.
E ho visto cose riservate ai sognatori,
ed ho bevuto il succo amaro del disprezzo,
ed ho commesso tutti gli atti miei più puri.
Considerando che l’amore non ha prezzo…
Considerando che l’amore non ha prezzo,
sono disposto a tutto per averne un po’,
considerando che l’amore non ha prezzo
lo pagherò offrendo tutto l’amore,
tutto l’amore che ho,
tutto l’amore che ho.
Senza di te sarebbe stato tutto vano,
come una spada che trafigge un corpo morto,
senza l’amore sarei solo un ciarlatano,
come una barca che non esce mai dal porto.
Considerando che l’amore non ha prezzo,
sono disposto a tutto per averne un po’,
considerando che l’amore non ha prezzo
lo pagherò offrendo tutto l’amore,
tutto l’amore che ho,
tutto l’amore che ho,
tutto l’amore che ho,
tutto l’amore che ho,
tutto l’amore che ho.
Sulla lavagna non c’è più posto. Ho ancora un paio di scatole di gessetti da consumare ma, oramai, manca anche lo spazio per una parentesi o una virgola. Parole, parole, frasi, lettere, disegni, numeri, scippi, sgorbi tutti concentrati uno metro quadrato di ardesia. Ho ricoperto tutto il rettangolo, anche gli angoli più in alto e le cornici di legno laterali e ora non entra più niente. E’saturo, e se provassi ad aggiungere anche solo un puntino bianco, esploderebbe come bomba e strariperebbe come un fiume in piena. E invece no. Qui c’è bisogno di controllo… Certo sì, c’è casino. Frasi scritte una sull’altra e immagini sovrapposte a pentagrammi. Ci vorrebbe una migliore organizzazione e se si riuscissero a sbrogliare i disordini dei pensieri magari si riscoprirebbero anche altri spazi liberi senza dover martorizzare il mondo che soffocando sta sotto. Ma ora non posso, ora ciò che conta è il controllo. Stabilità e concentrazione, mentre fuori possono anche prendersi a palle di carta, scioperare e fare il caos che vogliono. Io sono qui, fermo e saldo in questo spazio stretto con il pacchetto a metà e il sapore del caffè in bocca e non aggiungerò altro al caos, la lista della spesa, le bollette, le note perse sotto il cuscino, l’ultimo capitolo del libro da leggere che sono scritti qui, mescolati ed intrecciati con la puzza verde di muffa.
C’è bisogno di altro spazio. Cambio lavagna?
C’è bisogno di self-control. Calma e gesso, quindi.
Prendi il cassino…
All along I had to talk
About it
Like a two edged sword,
He touched you and it stabs (me)
Chorus:
All along I knew you were
A phony girl
You sit behind the mask
And you control your world
Yesterday he held you in his arms
But when I’m holdin’ you
Feel its bitter charms
I can’t judge what you’re doin’ to me
You camouflage the truth,
Indulge your fantasy
[Chorus]
[Chorus]
Who do you love?
Is it me?
Is it him?
I don’t know!
There is nothing in your eyes
(There is nothing in your eyes)
But that’s the way you cry
(But that’s the way you cry, girl)
All is grand, all is bright
(All is grand, all is bright)
You’re just srudyng my mind
(You’re just srudyng my mind)
Was I invited to your masquerade?
Well, the party’s over so
Now take off the face
You say you love, but it’s hard to see
‘Cause when you’re in his arms
You’re throwing rocks at me
[Chorus]
[Chorus]
There is nothing in your eyes
(There is nothing in your eyes)
But that’s the way you cry
(But that’s the way you cry, girl)
All is grand, all is bright
(All is grand, all is bright)
You’re just srudyng my mind
Eh, eh, eh
I walk around I’m sufferein’
In my doom
When I come to you,
You’re sittin’ in our room
The truth in you I have
Long to trace
So take off the mask so
I can see your face
[Chorus]
[Chorus]
[Chorus]
[Chorus]
What talk about?
What talk about?
Yeah, yeah, yeah
Il tempo passa inesorabile su questi giorni. Se ne frega. Si abbatte sulla città cambiandone gli umori e le giornate senza preavvisi, senza spie accese. Stamattina ha piovuto dopo una notte di sudori a litigare con zanzare. Poi uno squarcio ha rotto il monotono grigiore, regalando ore di caldo sole e cieli azzurri, per tornare nelle tenebre anticipate con un cambio di vento sia nella potenza che nella direzione. Il tardo pomeriggio è stato freddo e frenetico e la serata calma e placida. E mentre i vortici di una infinita giornata si scontravano con quelli atmosferici di un Giugno travestito da Marzo, un altro sole si è avviato sul viale del tramonto. Una lista di incontri, appuntamenti e servizi che, come il tempo, ha tirato dritto anche dopo la scaricata infuocata di pioggia del primo mattino. Noncurante dei lividi e cicatrici ha proseguito senza intoppi o fuori programma. Fino alla chiara eclissi di questo momento. Fino ad ora. Mentre nello specchio ho perso tutte le tracce.
Il tempo si avventa come uno sciacallo su di me. Si nutre nella mia inconsapevolezza della forza e delle mie resistenze. Se ne frega che questo sia il periodo delle lanterne. Se ne frega che non abbia più le energie per stargli dietro, né quello di raccontare il contenuto di fogli bianchi che non si sporcano nemmeno più dentro di me. Mi sembra lontanissimo ed inafferrabile, nonostante il giro della domenica al parco dei divertimenti me lo fa riavvicinare per un attimo. Sì, se ne frega di tutto. Mangia come le zanzare di ieri notte. Ma chi sei per farmi questo?
L’anemia di pensieri ed eccitazioni ti lascia campo aperto e nel deserto trovi la tua linfa. Ti abbeveri dalle piccole oasi restanti e gioioso scappi via. Lasciando che da qualche orizzonte spunti fuori il nuovo miraggio che mi riporti sulla mia isola per ritrovare l’immagine del mio specchio e riabbracciarmi. Ma i miraggi bisogna anche saperseli cercare.
Ora sono seduto su una duna, fa caldo e dentro piove fuoco. I giorni passano, il tempo varia, i desideri tubano, ma alla fine lo specchio s’è rotto.
Set fire to the rain
Ho lasciato che il mio cuore si innamorasse
E mentre si stava innamorando, l’hai reclamato anche tu.
Era buio e stavo bene
Finché non mi hai baciato sulle labbra e si hai salvato.
Le mie mani sono forti, ma le mie ginocchia erano decisamente troppo deboli
Per stare tra le tue braccia senza cadere ai tuoi piedi
Ma c’è un lato di te che non conoscerò mai, non conoscerò mai.
Tutte le cose che dici, che non erano mai, non erano mai vere
E i giochi che fai, sempre, vinci sempre.
[Chorus:]
Ma io do’ fuoco alla pioggia
La osservo cadere mentre ti tocco il viso
Lasciala bruciare mentre io piango
Perché l’ho sentita gridare il tuo nome, il tuo nome!
Quando sono con te potrei stare lì,
Chiudere gli occhi, percepire che sarai qui per sempre
Io e te insieme, niente di meglio!
Perché c’è un lato di te che non conoscerò mai, non conoscerò mai.
Tutte le cose che dici, che non erano mai, non erano mai vere
E i giochi che fai, sempre, vinci sempre.
Ma io do’ fuoco alla pioggia
La osservo cadere mentre ti tocco il viso
Lasciala bruciare mentre io piango
Perché l’ho sentita gridare il tuo nome, il tuo nome!
Io do’ fuoco alla pioggia
E mi sento persa dentro..
E sembrava qualcosa di bello
Perché sapevo che era l’ultima volta, l’ultima volta!
A volte mi sveglio vicino alla porta,
…andato…aspetto ancora.
Anche se…
Non riesco a evitare di guardare avanti.
[Chorus:]
Io do’ fuoco alla pioggia
La osservo cadere mentre ti tocco il viso
Lasciala bruciare mentre io piango
Perché l’ho sentita gridare il tuo nome, il tuo nome!
Io do’ fuoco alla pioggia
E mi sento persa dentro..
E sembrava qualcosa di bello
Perché sapevo che era l’ultima volta, l’ultima volta!
Dai, non fare l’idiota, lo so che sei li dentro e che mi senti.
Cos’è che ti prende, non vuoi lasciarmi entrare? Un’altra volta?
Dimmelo prima, eh, stai sguazzando nella cenere? No, sai com’è, non sono più disposto a partecipare al tuo ennesimo funerale. Ogni volta, tu non sai la tristezza che mi prende. Sì, sì, qui allo stomaco. E poi, quelle ghirlande, i cuscini e l’aria mesta inventata pure dal vicino di casa sono davvero insopportabili. Ma ogni volta li paghi per farli stare così? Dai, che coloro che fanno parte della tribù del vicino dovrebbero sparare fuochi d’artificio e tric trac a iosa. Altro che singhiozzi. Che mi rappresenta la signora del terzo piano con le lacrime? Ma dai. Avrà stappato lo spumante insieme al suo persiano quando te ne sei andato all’altro mondo. No? A proposito, lo scorso funerale non ho visto Ivana. Mi sembra strano, è sempre intervenuta. Le hai fatto qualcosa? In fondo ha sempre tenuto a te. Mi ricordo quando volle dipingerti e infilarti in un quadro. Non ne era soddisfatta, ma tu lo appendesti con immensa vanità. Che tempi. Quanto tempo è passato? Quando lo realizzò eri ancora vivo? O è capitato prima? E ora, ora ce l’hai ancora? Sotto il letto?
Toc toc toc toc…
Ma come devo fare con te? Posso ripeterti ogni santissima volta le stesse cose? E poi dai, ti scongiuro, quella puzza di incenso che si propaga per tutta la casa è nauseabonda. Per eliminarla ci vogliono almeno 3 giorni di ventilazione. E spesso non bastano. Anche perché mi fisso. Inizio ad annusare i vestiti, la manica della camicia, il colletto, le tende, i fiori. Sento incenso ovunque. Anche la notte allontano il cuscino perché emana quell’odore. Dai, stavolta, risparmiati e risparmiaci. Risparmiaci anche tutte quelle noie. Il tabuto, i manifesti, i telegrammi, gli inchini, i documenti… Ma tu ci pensi a noi? O credi che siamo ai tuoi comodi? E dai, sto scherzando, aprimi!
Bum bum bum…
Almeno puoi dirmi una parola? Una? Una parola e me ne vado senza fiatare. Almeno così so che sei ancora in vita e non avrò la solita batosta in fronte raccontatami da qualcuno. Quanto odio quel “lo sai già?allora siediti”. E quanto odio il vuoto successivo e il pieno di cose che non ti ho mai detto. Chissà se riesci a perdonarmi ogni volta… Dai, che non sento ancora l’aroma della cenere, sei ancora lì. Dimmi qualcosa e ti prometto che andrò via…