Gli schezzetti di Totò

Posted by lapo2001 on nov 28th, 2009

Chiacchieravamo di “culi e tette”, giocavamo con i calciatori allo “schioppo”, facevamo qualcosa. Non ricordo precisamente cosa, ma so che mi trovavo fuori il negozio con altri tre-quattro coetanei nella nostra totale spensieratezza degli anni adolescenziali. Si bivaccava beatamente nell’attesa che Totò e Peppe decidessero il film da prendere in videoteca (all’epoca non esistevano schede se non quelle per le votazioni). La serata come le precedenti, sarebbe passata a casa di Taturiello tra un pò di pizza, un pò di western e un pò (molta) di birra…
La videoteca era nell’angolo della piazza, un posto molto frequentato a qualsiasi ora. Si ingrossava come al mercato per via degli alimentari e degli altri esercizi del circondario. Erano circa le 6 e mezza del pomeriggio, probabilmente l’ora di punta per l’intenso traffico urbano.

Dopo una decina di minuti dall’ingresso dei nostri amici, notai sulla soglia all’esterno, il gestore del negozio e Totò che uscendo, confabulavano. Parlavano talmente a bassa voce da sembrare in play-back. Un “pschpschpsch” da vecchie zitelle. Poi, il rubicondo gestore alzò il braccio e ondeggiandolo lateralmente cercò con l’indice della mano il destinatario della sua curiosità. Gli occhi erano semi-chiusi e la fronte corrucciata, sintomo non di una semplice, ma di una grossa curiosità. Dopo un paio di viaggi andata e ritorno di quel braccio e di quella mano, lo stupidissimo indice si stoppò proprio verso di me. I miei amici contrariati si scostarono leggermente e in poco tempo e spazio mi trovai da solo col dito del gestore puntato e Totò poco dietro con il suo tipico sguardo furbetto e divertito. Si creò un silenzio assai fastidioso. Quell’indice allungato rappresentava tensione ed ansia per me. Gli altri ancora s’interrogavano mentre la gente continuava a bruilcare per quella strada tra scontrini della spesa e biglietti di parcheggio.

Un attimo e una voce da trombone accompagnato ad un sassofono sprigionò potente la sua forza: “OOè sì tu chillo ca nun si ricorda ‘o titolo d’o film?”. Una domanda che mi fece letterelmente cascare dalle nuvole e che incuriosì la maggior parte dei presenti nella zona (soprattutto perchè ben pubblicizzata da quel barrito umano incredibile).
“Totò nun m’ha saputo spiegà. Che t’piace ‘e cchiù? ‘e Casalingue o Biancaneve sott’e nani?”.

Totò in un battibaleno si fiondò dietro una macchina a scompiscarsi, gli altri ragazzi che a stento riuscivano a trattenere l’ilare mal di pancia e tutta la gente impietrita a quella esternazione e soprattutto curiosa di capire chi fosse l’essere spregevole di cotanti gusti immorali. Un paio di signore con le mani e le braccia strapiene di pesantissime buste riuscivano addirittura a sgomitarsi violentemente mentre si dicevano: “uà i’è capito? a ‘o figlio d’a signora c’piacciono i cinemi spuorchi”. E l’altra: “O ver?! Nun me l’aspettavo. Chill pò, pareva accussì nu bravo ggiovane e di bbona famiglia. Che peccato”.
Un chiacchiericcio durato almeno 5 minuti con un momotema: ” ‘o figlio d’a signora”.
Non mi chiedete di quale signora si trattasse perchè non lo so. Credo che ognuno si inventò la propria.

Sta di fatto che mi liquefeci dalla vergogna.

Credo che oggi una scena così non abbia lo stesso effetto. Gli argomenti d’interesse sul genere sono cambiati, per cui si fermerebbero in pochi a meravigliarsi per un fatto così banale e poi, non ci si vergogna più.

Dopo quasi 20 anni ringrazio Totò per lo scherzetto. Con lui, le figure di me*** erano assicurate. Cioè meglio, SONO assicurate. E saluto Taturiello e Peppe che ormai non vedo da secoli.
Ma poi, alla fine, che film vedemmo quella sera?!

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