L’amico Enrico
Stamattina, nemmeno il tempo di aprire gli occhi, di sentire l’odore del caffè o di ascoltare uno striminzito “buongiorno” che mia madre ha ricominciato il discorso sospeso la sera precedente: le lampade del salotto sono logore, obsolete, arrugginite, vecchie, difettose, non mi piacciono più, sono brutte, insignificanti, terribili, non si abbinano al nuovo colore della camera, le voglio sostituire con altre, qualsiasi, basta che queste spariscano della mia vista, basta, non si può invitare più nessuno qui, sono orripilanti, funeree…ecc. ecc. ecc.”. La solita crisi di una donna che si ripresenta ciclicamente guarda caso, nei momenti più tranquilli e beati della nostra esistenza. “Vado dall’amico Enrico a comprarle. E’ come un fratello per me. Abbiamo fatto le elementari insieme e mi sono sempre fidato di lui. Ha un bel negozio e sicuramente saprà anche consigliarmi…Giuro che prima di pranzo avrai le tue lampade!” chiudo categoricamente, agognando caffè.
Alla lista infinita di cose da fare aggiungo sottolineato in rosso: 3 lampade(qualsiasi) da salotto, lampadine a risparmio energetico, prese tedesche e prolunghe.
Non sto qui a raccontare tutte le vicissitudini e le rotture della mattinata, sta di fatto che all’una meno dieci, proprio mentre stanno chiudendo tutti, ho eliminato dal mio promemoria solo alcune delle voci ed ovviamente, tra queste, mancano gli acquisti per mia madre… Sono nei pressi di una piazzetta. Il negozio di Enrico è dall’altra parte del paese e con questo traffico non arriverò mai in tempo. A pochi metri c’è la strada principale e poco più distante un negozietto assai fatiscente che vende prodotti elettrici ed illuminazioni. In vita mia non ho mai varcato quella porta sudicia e non so nemmeno chi sia il titolare dell’esercizio. Pensando alla promessa fatta però, decido di abbandonare l’idea “amico-Enrico” e mi dirigo velocemente verso questo negozio che ha più la location di una cantina. Il proprietario è fuori che si allunga tentando di tirare giù la serranda arrugginita. Mentre suda mi vede e mi fa entrare. Ha l’aria stralunata, distratta, sembra dimenticare tutto. Prende le chiavi della cassa, si toglie gli occhiali e poggia tutto su una sedia.Cerca qualcosa dalla tasca, poi dietro quelle dei pantaloni, un attimo di silenzio…ecco che trova il cellulare, si ferma, ricomincia a ravanare tra tutte le tasche che ha e tra le migliaia di fogli sparpagliati sul tavolo, un attimo di silenzio…ecco che trova gli occhiali poggiati prima sulla sedia…mi guarda sempre in silenzio. Io faccio lo stesso. E’un uomo piccolo, brizzolato dall’atteggiamento per niente limpido. Ha anche un leggero strabismo che lo fa sembrare ancora meno affidabile. Appare talmente ambiguo che della sua età gli diresti 45 anni, mentre pensi che ne abbia 50 e scopri invece che ne ha 40. E’lì fermo e continua a non parlare, pare infastidito. Forse per l’orario. Un pò in soggezione, confuso gli espongo il problema e le “follie” di mia madre.In meno di 2 minuti mi sbriga e mi convince(a gesti) ad acquistare delle lampade nere a basso costo, ma molto, molto graziose. Unico problema: ne ha solo 2 di quel colore. Le compro lo stesso. Vista la situazione(serranda semichiusa) e sguardo sempre più torvo e indispettito non me la sento di chiedere anche il resto degli oggetti in lista. Intanto, mentre cerca le chiavi della cassa, leggo il talloncino del prezzo su quella in esposizione: 15 euro. Dopo che ha perso 10 minuti (le chiavi erano sempre sulla stessa sedia di prima),mi presenta un conto di 25 euro. Non essendo abituato a comportamenti del genere gli chiedo se per caso possa aver sbagliato a digitare visto che mancano ben 5 euro sullo scontrino. Mi guarda sempre “incavolato” e mi dice(le uniche parole che gli ho sentito)che quel tipo di lampada è in offerta e che gli sto simpatico. Ringrazio, imbarazzato e un pò sorpreso, torno a casa.
Dico subito che anche a mia madre sono piaciute, fortunatamente. Ma giustamente mi ha fatto notare che uno degli angoli del salotto è ancora troppo buio:una terza lampada è necessaria. Decido di andare nel pomeriggio dall’amico Enrico per l’acquisto anche degli altri oggetti.
“Uèèè, ciao, come stai?tutto bene?da quanto tempo non ci vediamo?ti vedo in forma. Che mi dici?” queste le prevedibili ed amorevoli parole dell’amico Enrico, accompagnate da abbracci, pacche sulla spalla e strette di mano, al nostro incontro all’interno del suo megamagazzino industriale. Mi ricordo che pochi anni fa era solo una botteguccia di periferia, oggi è fuori dal normale. E’diventato talmente grande che puoi trovarci di tutto. Si ha la sensazione passeggiando per quei padiglioni di essere all’Ikea e che dietro ad uno scaffale se ce ne fosse il bisogno, potresti trovarci appeso anche un prosciutto di Parma o una pelliccia di visone. Gli chiedo semplicemente le lampadine, le prese, le prolunghe e una lampada quanto più simile a quelle che già possiedo. In un battibaleno mi ritrovo alla cassa con tutto ciò che ho chiesto e con una lampada identica alle mie(stesso colore e stessa marca). Penso alla gioia di mia madre e un pò mi rammarico di non esserci venuto anche la mattina. Enrico è troppo un amico e mi sento di averlo tradito sotto sotto col tipo losco e “simpaticone”del negozio-grotta. Enrico è lì, festante e gioiso, con un gran sorriso, mentre digita i codici e i prezzi alla cassa. Guarda le lampadine, gira le scatole, mi guarda e fa un leggero sbuffo divertito con la bocca(quasi per dire “ste lampadine te le sto dando gratis”), guarda le prese tedesche, le gira, le rigira, mi guarda e con la mano fa un gesto di approssimazione(quasi per dire “e quanto mai posso fartele pagare ste cose?bazzeccole”), prende le prolunghe, le tocca, le misura, mi guarda e sempre con la mano, prima di digitare il prezzo, ancora con quel gesto frivolo (quasi per dire “queste, è assai se te le faccio pagare un quarto di quel che costano”) e infine, prende la lampada, la tocca, l’annusa, la guarda, mi guarda e ancora, per la terza volta, sbuffa sornione e sempre con quella mano a rendere il tutto ancora più amichevole(quasi per dire “a te, devo trattarti come se fossi mio fratello”). Felice di tutte queste cerimonie prendo lo scontrino che l’amico Enrico con il solito grande sorriso e sempre con quell’ondeggiamento della mano(quasi per dire “guarda un pò, l’amico Enrico, che grande trattamento ti sta facendo”)mi sta porgendo. Lo scruto distrattamente. Resto di sasso. 105 euro!
Mentre balbetto, incredulo della rapina che stava per consumarsi, sempre sorridente e gaio, mi mette una mano dietro le spalle e dice accompagnandomi alla porta: “Tu sei un fratello per me. Abbiamo fatto le elementari insieme e sai quanto puoi fidarti di me” e poi, sussurrando: “dici a tua madre che l’amico Enrico, la lampada gliel’ha praticamente regalata!”.
Ho letto lo scontrino. Alla voce “lampada”(uguale, identica alle mie):euro 75.
E pensare che il signore del negozietto di questa mattina, a prima sensazione mi ha dato l’idea di un killer.
Le lampade vecchie non ho avuto il coraggio di buttarle. Le ho messe tutte insieme sulla mia scrivania, spente. Sono un pò demodè e consumate, ma per ora vanno bene lo stesso. Ma mi raccomando, non dite niente a mia madre.
Enrì, puozzsc**à!
febbraio 26th, 2010 at 09:22
..hahahhah…questa storia non mi è nuova!!!!
hahahhahah…e nemmeno la storia dell’uomo di 40anni!!! hahahh