No smoke
Una serata intera a cercare le parole più idonee per riempire testi con argomento ecologico: “riciclo, differenziare, ingombranti raee, compost, sfalci, shoppers…”. La testa completamente allo sbando è infilata tra fogli spillati e appunti che non riesco più a trovare, illustrazioni, brochure e nei meandri di siti “verdi” di cui probabilmente ha dimenticato l’esistenza anche il suo webmaster. Devo sbrigarmi, per domani mattina deve essere tutto pronto.
La luce del monitor inizia ad apparirmi sempre più forte e le frasi sempre più piccole. Gli occhi annunciano con i primi segnali scioperi ben più consistenti. Per ora si chiudono velocissimamente, in maniera quasi impercettibile. Il posacenere è stracolmo di mozziconi (in barba all’ambiente), la maggior parte di essi consumati inconsapevolmente. Il mouse, sul cui dorso si sono ormai tatuate le mie impronte, guarda teneramente e sembra chiedermi “ti prego, basta”. Mi fa talmente pena che se fosse un pò più vivo gli offrirei, per discolparmi da questa tortura, un bel pezzo di groviera. Mi giro intorno e solo ora mi rendo conto che tutte le luci nella camera sono spente. C’è buio completo. Sono seduto davanti il pc dal pomeriggio senza che me ne fossi reso conto, eclissato tra immagini di plastiche e buste in mater-bi in uno spazio asettico, impermeabile, senza rumori, senza tempo. Ma che ora è? Le 2 e 20!
Alzo le spalle e automaticamente disconnetto il cervello da tutta quella confusione che solo io potevo riuscire a creare in maniera così perfetta. Un caos da retrobottega di una ferramenta… Una pausa ci vuole.
Di scatto cerco smanioso, toccando con le mani (cercando di non far ingelosire il mouse) tutto ciò che possibile toccare, ciò che più bramo in questo momento. Getto lo sguardo ovunque. Dovè? dov’è?…Lo trovo, lo vedo. E’ in fondo, appoggiato su un vecchio dizionario blu nell’angolo più lontano della scrivania. E’ bianco, con bordature dorate e testo in nero. E’ semi-aperto. Il mio pacchetto di Marlboro light. Le pupille si dilatano come se avessero scovato una pepita. All’improvviso un brivido gelido fa il girotondo e un paio di capriole sulla mia schiena fino a terminare la sua corsa all’altezza della nuca. AAAAh. Curvo la testa all’indietro istintivamente, quasi a voler schiacciare quella sensazione rabbrividente. Mi avvicino lentamente e silenziosamente come di chi, l’ultima sigaretta l’ha già fumata ma, vuole illudersi che non sia così. “Mi sto sbagliando”, “no, no, era ieri che ho fumato l’ultima e ora mi sto confondendo”, “il pacchetto è pieno, lo so, è pieno, lo so, è pieno… è pieno…… è pieno……è…..”.
…E’ vuoto, ovviamente. I canini afferrano violentemente una porzione di labbro inferiore e stringono. Riesco anche a meravigliarmi di tale assenza, quando in realtà lo sapevo benissimo. Ogni speranza è definitivamente crollata. Cosa faccio? L’idea di continuare a scervellarmi con sti testi e sti documenti senza il rito gestuale mi spaventa.
In 30 secondi infilo le scarpe senza allacciarle, indosso il giubbino, metto il berretto e corro. Come uno vampiro assetato di sangue mi fiondo per le scale, apro il portone e…. caz, piove. La macchina è in garage e di svegliarla a quest’ora non me la sento. Decido di affrontare l’acqua. Il pensiero di risalire e prendere un ombrello non mi sfiora. La pioggia è fitta, ma non insostenibile e il distributore è nella piazza, non lontana da qui. In pochi minuti sono nei sui pressi. I bar sono chiusi e per strada mi sembra che non ci sia un’anima, nemmeno un cagnolino. Vado veloce per non bagnarmi per cui non ho la possibilità di girarmi troppo intorno. Il distributore è lì a pochi passi che mi sta aspettando, mi chiama. Mi avvicino ed essendo ancora distratto dalla cura che ho messo per non inzupparmi mi accorgo solo ora che tra a me il distributore c’è frapposto un altro soggetto sino a quel momento a me invisibile. Immagino che probabilemte sia un altro cretino (come me) ad esser rimasto a casa senza sigarette. Un altro vampiro della notte. Ma molto meno cretinamente è giunto in piazza con la macchina. E’ a qualche metro da qui col motore e i fari accesi. Non mi curo troppo della sua presenza, mi metto in coda, gli scrosci iniziano a farsi più insistenti, la voglia di fumare è mostruosa e in silenzio attendo il mio turno. Silenzio rotto da una voce femminile molto penetrante. E’ quel tipo di tono che riuscirebbe a stizzire anche un monaco tibetano in preghiera. “Scuuuusa, hai una monetina da 20 ceeeent?”…pausa…”Non mi sono reso conto di non avere tutti gli spiiiiccioli”…pausa…”sai, ho pezzi di carta groooossi”…le sue parole. Nel voltarsi, mi meraviglio che quella stridula cadenza alla Sandra Milo è proprietà di un uomo e che tale strano figuro possieda anche un tic singolare: mentre parla sposta continuamente a scatti la testa alla sua destra, un pò come fa Peppino di Capri quando canta “Champagne”. Ha anche un paio di occhialini celesti e i capelli a caschetto con riflessi bluastri schiacciati dalla piaggia (ormai diventata uragano) che gli impediscono una corretta visuale. Un vestito laccato multicolorato(sembra un arlecchino del 2000 per intenderci), le scarpe appuntite e un cappotto aperto che gli termina sotto le ginocchia. Nel guardarlo meglio ho la sensazione di trovarmi di fronte il sosia di Solange (il sensitivo che arricchisce i programmi televisivi di scienze e cultura di tanto in tanto). In pochissimo mi si annebbia la mente, dimenticando anche di essere una delle vittime di questo temporale e senza proferir parola tiro fuori meccanicamente dalla tasca l’unico spicciolo che possiedo, mentre continuo la doccia atmosferica. Un euro. “Grazie, hihihi” risponde divertito lo pseudo-sensitivo.
Nella sua operazione di acquisto, abbasso terrorizzato lo sguardo completamente per evitare di avere conferma su cosa abbia recuperato dalla macchina sputa-sigarette e non solo…
Terminato il tutto, mi passa davanti sculettando e soddisfatto, lasciando un profumo intensissimo e indefinibile nell’aria (mi sembra una sorta di fragranza alle mandorle andate a male, o innaffiate nell’aceto balsamico) e si ferma prima di rientrare nella sua auto per accendere una cicca. Un pò timoroso, stando quanto più vicino al muro tiro fuori una banconota da 5 euro e mentre sto per accingermi ad infilarla nella feritoia del distributore di nuovo quella voce insopportabile : “Scuuuusa”…pausa(tic)…” mi faresti acceeeendere?”…(tic)…” il mio deve essersi bagnaaaato e non va più”… Ancora più inebetito di prima, per niente disinvolto estraggo dalla tasca del giubbino l’accendino e glielo porgo. E lui: “Ma non mi fai acceeeendere tu?”…(tic)…”ho le mani uuuumide”…(tic)…”hihihi” (A parte che quell’ “uuuumide” mi ha fatto per un attimo tornare alla mente i testi ecologici e la conseguente emicrania)… Sudo copiosamente. Quella presenza è inquietante. La sensazione che voglia qualcosa da me(e non solo l’accendino) mi si mostra sempre più chiaramente. Probabilmente però, mi sto lasciando influenzare da tutto il contesto. Spero.
Intorno come detto non c’è nessuno. Solo pioggia. Il signor Panico sta venendo a farmi visita, lo sento arrivare galoppando. E cosa ancora più terribile e che devo girarmi per forza di spalle per poter prendere le sigarette. Sono in uno stato d’ansia difficilmente spiegabile. Mentre lo faccio accendere, mi sfiora delicatemente le dita. Quel tocco mi fa ritrarre velocemente le mani, come se avessi beccato una potentissima e sgradevolissima scarica elettrica o il morso feroce di un serpente a sonagli.
Pochi istanti e per mia somma gioia, entra finalmente nella sua vettura. Mi volto più disteso e con le mani (che ora sanno di mandorle e aceto) però ancora tremanti cerco di infilare i 5 euro. Uno, due, tre tentativi. Niente. “Mannaggia ‘o *********”(bestemmia). La macchina non riconosce la banconota assai disastrata. Mi sento ancora più cretino, perchè mi rendo conto che a causa della fretta ho dimeticato di prendere il portafogli e non ho altre banconote. E ora? “Mannaggia ‘a *** *** e chella *******”(bestemmia farcita di inglesismi).
Mi giro d’istinto come per cercare qualcuno che potesse aiutarmi. Un sorriso sgargiantissimo e movimentato (per via dei tic) mi attende festante da un finestrino aperto. “Hai bisogno di qualcooosa?”…(tic)…”se vuoi ho delle monetiiine”… (tic)…”hihihi”. Ormai sono sicuro, le monetine prima mancanti e ora ricomparse magicamente come dal cilindro di Silvan, mi confermano gli assurdi pensieri di poc’anzi. Oddioddioddio. Il Signor Panico sta facendo festa dentro di me. Mi sento venire meno. Rispondo di getto: “nono, volevo solo capire se questi 5 euro erano falsi. Non fumo nemmeno”. Tra le scuse che potevo inventarmi questa è la peggiore in assoluto. Anche perchè mai avrei dovuto avere un accendino in tasca, allora?!. E lui: “Ma daaai…(tic)… te li presto io i soooldi…(tic)…e poooi, stai pure a pieeedi…perchè non vieeeni qui, che ti do un passaaaaggio?…(tic)…dove aaabiti?”. E io, con l’agitazione che ormai si è impossessata anche delle unghie: “Ma no…(tic)… sto solo facendo una passeggiata…(tic)(tic)… mi piace camminare sotto la pioggia…(tic)(tic)(tic)…lo faccio ogni qualvolta succede”. Detto questo in un battibaleno non ascolto nemmeno una parola ulteriore e scappo più veloce di Ben Johnson ai tempi del super-doping o di Varenne e in 9′ e 45” percorro più di trecento metri battendo tutti i record di corsa, nonostante inciampi più volte a causa dei lacci sciolti e delle pozzanghere modello piscine…
… Sono a casa… Inzuppato fino alle mutande…Il pacchetto sempre vuoto…Una sfinge…Il mouse si rifiuta anch’egli di collaborare alla causa ecologica… I testi incompleti…Ho avuto le allucinazioni…Le mani che ancora puzzano di mandorle marce…Mi sono venuti i tic… Un pensiero mi assale…E’ giunto il momento… Smetto di fumare!… Solo un sensitivo poteva riuscirci.