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L’ultima valigia | Salviamo Peter Pan

L’ultima valigia

Posted by lapo2001 on mar 9th, 2011

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No. Io non lo sapevo. Avevo solo immaginato, ipotizzato. Cosa vuoi che capisca la ragione? Mica sa palpitare, fremere, singhiozzare. E’un linguaggio incomprensibile per lei. Sì, si è fatta i suoi bei calcoli, ha valutato, controllato e pianificato, ma nelle sfere che non gli appartengono non ha potere, non ha energia, non ha senso. In mezzo ai polmoni invece, ci sono forza e debolezza che sotterrano tutti questi pensieri ragionati rendendoli inutili e vuoti. E’una farsa di cui non se ne può fare a meno se la sopravvivenza non basta. Gli anni hanno insegnato questo. E’solo il tempo che ha squarciato il cielo. E’solo un attimo che ha squarciato il petto.
Ho ascoltato, ma i gesti e gli sguardi spenti schiarivano molto più di cascate di parole. Ma in fondo, a cosa servono le parole? Gli occhi avevano già parlato prima. I silenzi stavano sentenziando. La perdita del contatto aveva ricordato la strada giusta, fredda e prevista da intraprendere. I ragionamenti, eh. Quando entrano in scena c’è poco da dire, c’è poco da fare. Rubano tutto. Rubano il tempo, rubano lo spazio. Rubano la poesia e i colori. Rubano il tesoro che c’è in mezzo ai polmoni.

E’la solita stanza. E’bianca. E’accesa. E’spoglia. E’un luogo immortale. Tutto la realtà che mi sta passando davanti agli occhi, tra meno di un minuto, farà parte di chiassosi ricordi. La sedia a dondolo ferma lì ancor prima che esistesse la stanza. I girasoli che mi guardano impietriti. L’astuccio dei pastelli che scambio sempre per un posacenere. E’ tutto lì fermo da mesi a ricordarmi l’ultimo alito che sta per trasformarsi in aria. Immagini e colori nitidi negli occhi che col logorio del tempo hanno perso freschezza e tono, sino a diventare grigi come questa odiosa nebbia. Le parole, i gesti, spenta la luce, affolleranno il mio tragitto e i miei domani. E il pozzo dei desideri. Ora c’è solo una mescola impazzita di pensieri e rabbia che si arrampicano uno sull’altro e una pioggia di domande che, come zavorre, appesantiscono il cammino. Il cammino. Ma quale cammino?
No. Davvero non lo sapevo. Che coraggio a non pensarci. Che stupido a non pensarci.
E’ ora di andare. Ad ognuno il proprio posto. Anche se un posto in realtà non esiste. E’solo un alibi. Come quest’ultima amara valigia.

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