Non penso

Posted by lapo2001 on mag 28th, 2010

Fuori c’è il sole. Lo odio.
Mi guardo nello specchio. Eh, così non va. Lavo la faccia sperando di togliere quell’espressione che m’illudo sia stata la notte a disegnare. Ma l’acqua calda e un litro di palmolive proprio non riescono a tirar via la consueta aria sfatta. Un pizzicotto, allungo gli zigomi, qualche smorfia da imbecille, così, solo per vedere qualcosa di diverso da ieri. Non c’è verso. Anche oggi senza che possa pagarne una nuova, sarò costretto a portarmi dietro questa faccia. C’è un filo di barba, ma stavolta, credo che non riuscirò a nascondermi. E’ troppo palese… E se dessi un taglio? L’arruffato cespuglio, ogni giorno che passa, diventa sempre più ingestibile. Ma non è il momento. Ancora no…Non so che fare. Continuo a guardarmi lì dentro. Provo a sorridere, è l’allenamento quotidiano. Ci sarà di sicuro qualcuno a cui dovrò mostrare la maschera… M’infilo nella doccia e resto immobile sotto il getto dell’acqua, un tempo che non so quantificare. Il vapore umido annebbia. Qui dentro sembra la mia testa… Esco e a memoria trovo l’accappatoio. Lo specchio non c’è più. E dietro questa coltre. Poco male, non ci sarebbe niente di nuovo da guardare. A memoria lo conosco quel buio sul viso…
Cerco colori neutri. Un pantalone beige e una maglietta silenziosa. Le scarpe, quelle più basse. Infilo il lacci all’interno e le lascio allargate, almeno i piedi potranno respirare, almeno loro… Esco, non saluto, non parlo, non vorrei pensare…
Inforco gli occhiali più scuri che ho, entro in macchina e ancora una volta lo specchietto mi ricorda di non essere un altro. Guardo il meno possibile le vetture che mi stanno dietro. Corro veloce. Bisogna accorciare i tempi…
Ho incontrato degli amici, dovevo essere lì. Nonostante gli occhi celati, non li guardo in faccia. Sorrido, c’è da sorridere. Parlano, mi chiedono, sembra non si accorgano. C’è distrazione in giro, l’aria è calda e si scommette tra quanto tempo pioverà. Almeno credo, non riesco ad essere attento. Mi sento un fantasma, forse lo sono. Di fronte, mi guardo nella vetrina di un negozio. Mi sembra un gioco perifido del destino. Continuano a parlare loro. Sì, posso andare, oggi non ricorderanno di me. Non saluto, non parlo, non vorrei pensare…
Tra poco ci sarà il tramonto. Tiro un sospiro di sollievo, l’oscurità mi rassicura. Dovrei tornare a casa, c’è ancora da fare. Non ho voglia. Lascio la macchina in un viale alberato e passeggio. E’ il momento buono per stare fuori, ora che si vede così poco. Incontro qualche persona. Faccio finta di niente. Non abbasso lo sguardo, ma è come se lo facessi. Sono occhi persi, i miei. Ma va bene così… Mi accorgo di essere in cammino da ore, solo perchè in lontananza sento battere lungamente le campane della chiesa. Sono le 10. E’arrivata l’ora.
Riprendo la macchina. Torno a casa. Entro dalla porta e mi spoglio. Entro in bagno. Mi lavo. C’è lo specchio…ho la luce spenta.
Vado a letto. Mio fratello legge un libro. Mi giro dal lato opposto. Non saluto, non parlo, non penso.
Fuori piove. Meno male.
Domani andrà meglio.

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