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Il canto delle sirene | Salviamo Peter Pan

Il canto delle sirene

Posted by lapo2001 on feb 21st, 2008

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Afflosciato nella comoda poltrona,
in una sera di Settembre un pò sorniona,
leggevo Hesse con le palpebre semi chiuse,
e il nubifragio batteva su ante dischiuse.

Stava per conquistarmi la stanchezza,
ma improvvisa una bella melodia mi ridiede freschezza;
proveniva dall’alto, dall’edifico di rimpetto,
mi trasportava lì, curioso, e con sospetto.

Schizzai fuori, celermente…e caddi per le scale,
ma il canto m’inebriava, non accusai alcun male;
attraversai con solerzia la strada bagnata,
anche se zoppicavo con la gamba sfasciata.

Pigiando il pulsante, chiamai l’ascensore,
zzzz…mi beccai la scossa, ma non sentivo dolore;
venne il portiere con voce bassa e rauca
disse: E’ guasto, sali a piedi, a passo di lumaca!

Dopo mille e più gradini, ero stanco e sudato,
ma quella voce, dava la forza, ero come un fiero soldato;
mi sentivo un pò come Ulisse, estasiato,
dal canto fallace di sirene, in un mare agitato.
(ma io ero slegato?!)

Si udì all’improvviso un rombo, e via, lampi tremendi,
sobbalzai e caddi all’indietro, rompendomi 7 denti.
Ma ormai ero quasi alla meta e il canto era sempre più forte,
nessuno poteva fermarmi, il diavolo e nemmeno la morte.

Giunto distrutto in cima, timoroso di una fregatura,
decisi senza vergogna, di osservar dal buco della serratura;
scorsi un’ombra femminile, seduta su un letto,
dovevo vederla, cercai un oblò, una finestra sul tetto.

C’era vento forte e ogni stupida goccia,
non mi stoppava, ma mi sembrava una doccia;
appeso al muro stavo, come l’uomo ragno,
ma più che una doccia, era un gelido bagno!

Mi affacciai e vidi un corpo di bellezza rara,
pensai: ne farà uso per concorso o gara.
Che splendore!

Era un usignolo che carezzava con la mano,
presumo un bimbo…non si capiva, per via del divano!
Mi vide, mi sorrise e fece cenno di silenzio o eran guai,
“il pupo si sveglia” ecco ciò che pensai.

Venne verso di me, aria canterina e gaudente,
e io lì, attendevo di entrar, sempre sorridente;
aprì le ante, dolce, mi piazzò sulla fronte un dito,
“sei proprio un co……” disse “non lo vedi mio marito?”

Noooo. Avevo scambiato un uomo per un pargoletto,
le persiane si chiusero sulle mie mani e io, e io caddi dal tetto.
Mi ruppi le gambe e mi scombussolai la panza,
già udivo da lontano “sirene”, era l’ambulanza.

La mia mente però si era del tutto soffermata,
a l’altissima montagna, vanamente scalata,
e alla voce soave che ancor si udiva dalla manserda (licenza poetica pugliese)
dove si era consumata la mia ennesima figura di merda!

Avete mai preso lucciole per lanterne?
La bellezza attira ma spesso fa male…

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9 Responses to “Il canto delle sirene”

  1. 1
    Agathli Says:

    Sarà che mi sta mancando la vena romantica ma la situazione la rileggo così:…”Stravaccato su una poltrona a leggere HESSE (acronimo che in genere detto da un uomo vuol dire: Hawaiane Esperte Signorine Spogliate ed Ebbre…versione isolana di Play-boy) d’un tratto il nulla facente fu attratto da un suono proveniente dal palazzo di fronte. Così dopo aver valutato in un microsecondo l’urgenza di altre faccende (nessuna) e spinto da una compulsione maniacale a nn farsi i fatti propri, il mal capitato incorre in una serie di sventure come neanche una macumba può provocare. Ma l’imperativo ad essere guardone (infondo poco prima leggeva Hesse…)vince su costole rotte e broncopolmonite, così il novello Spiderman cn meno ragnatele ma più attitudine a cadere compie l’atto per cui si è adoperato:un voyerismo da acrobata. Forse sarà stata la botta in testa finale ad avergli dato un pò di lucidità…temporanea senza dubbio…forse la bellezza fa male, ma cadere lo fa molto di più…

  2. 2
    giancarlo Says:

    La licenza poetica pugliese è perfettamente inserita nel post, se lo hai fatto di proposito sei un mago, perchè immaginando il tuo scritto mi vengono in mente le disavventure “banfiane” delle commedie all’italiana quando davanti alla Fenech nuda, in bilico su una scala esclamava ” madonna benedetta dell’incoreneta” e poi cadeva regolarmente fracassandosi le ossa.
    P.S. o’ cazz pa pomp e ll’acqua imm o’ pigliat tutt quant . almeno una volta.

  3. 3
    lapo2001 Says:

    Dopo ossa rotte e un raffreddore forte,
    scrissi una poesia per capir la mia sorte.
    Troppa sfiga e in ogni stagione,
    col sole o la pioggia, ma qual è la ragione?

    Non bastò una lettura di fondi di caffè,
    il malocchio rimase e non compresi il perchè.
    Ora è più chiaro, e a passo di rumba,
    il commento ha svelato, chi mi fece macumba!

    Giancà, mi prenderei a schieffi…

  4. 4
    giancarlo Says:

    Agathli Iettatrice? no , proprio lei no…

  5. 5
    Agathli Says:

    Ah…giancarlo…se nn ci fossi tu a difendermi…hai visto come sn trattata?Mi vendicherò cn i miei spilli…ehm..commenti volevo dire..Baci fortunati (sl a te però giancarlo)..

  6. 6
    dgiuffre Says:

    Giancà, a proposito di detti e proverbi, qui ci starebbe bene anche:
    “un pelo di f**a tira più di una mandria di buoi”

  7. 7
    giancarlo Says:

    Verissimo Giuffrè, ma ormai questo proverbio, e me ne dispiace molto, è superato…mò so’ tutte depilate!

  8. 8
    geppetto45 Says:

    Guagliù ! che sit mbriachi ?
    che ve sit addurmut int’ a nù vuttar ?
    A voce ra’ vecchiaia dice cà
    addurmut o scetat – nsè o mbriac
    giovan o viecchi – surd o cecat
    mai sulo ma semp accumpagnat
    a chiù bell cosa è semp

    A’ SERENAT !!!!!!!!!!!!!

    e sognare ad occhi aperti a volte, anche se il risveglio è amaro, è molto salutare

    se vale qualcosa il mio commento

    al canto delle sirene dò otto

  9. 9
    lapo2001 Says:

    Caro geppetto, troppo buono. Grazie. Stavo pensando come ripagare queste belle parole poetiche…mmm…potresti riririinvitarci a cena?
    anche perchè devo venire ad ammirare l’albero di pasqua.

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