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Calcio | Salviamo Peter Pan

Lazio – Napoli 3-1

Posted by lapo2001 on apr 13th, 2012

XXXI Giornata
Lazio – Napoli 3-1 (Candreva, Mauri, Ledesma su rig.; Pandev)

Addio Champions…

Udinese – Napoli 2-2

Posted by lapo2001 on mar 19th, 2012

XXVIII Giornata
Udinese – Napoli 2-2 (Pinzi, DI Natale; Cavani 2)

Se i risultati scaturissero solo dalle prestazioni, allora, probabilmente, la classifica attuale sarebbe stravolta. Il Milan non sarebbe primo, forse, la stessa Udinese sarebbe ai vertici, il Siena avrebbe qualche punto in più e la Fiorentina sarebbe già retrocessa. Guidolin avrebbe in bacheca qualche scudetto e Mancini allenerebbe la primavera del City. Di fatto non è così. I colpi dei campioni, gli errori del singolo, l’episodio sfortunato o una ingenuità, il più delle volte, mutano l’inerzia di una partita, definendone il risultato specie se le squadre sono stanche e in campo c’è molto equilibrio. Credo infatti che entrambi i gol udinesi siano frutto di nostri errori individuali causati da disattenzioni e che il doppio vantaggio non sia emerso perché i friulani abbiano schiacciato il Napoli nella nostra difesa o perché abbiano imbastito trame di gioco spumeggianti. Guidolin è stato sicuramente bravo a preparare la partita adottando una tattica accorta nell’attesa che si potesse approfittare dei regali che ormai sono diventati imprescindibili nella nostra retroguardia. Così è stato. Sul campo il Napoli ha fatto una gran fatica a proporsi in attacco pericolosamente, ma ha scelto di fare la partita e tenendo conto del momento particolare e delle assenze non si può dire che abbia sfigurato. Ha tenuto palla lentamente per non rischiare troppo, riuscendo a controllare il centrocampo seppur si evidenziasse una netta inferiorità numerica e solo a causa di distrazioni evitabili ci siamo ritrovati a soccombere. In base alla prestazione, non abbiamo brillato, ma di certo non avremmo meritato quel passivo. Poi, grazie ad un fallo che solo per la stupidità merita il giallo, è cambiato tutto. Un episodio, appunto. Anche se non esiste alcuna legge scritta che giocare con un uomo in più significhi automaticamente schiacciare gli avversari sulla propria linea di porta. La stessa Udinese ha giocato una partita intera 11 contro 10 con due gol di vantaggio proprio qualche giorno fa contro gli olandesi dell’Az e non l’ha notato nessuno, meritando quindi di uscire dall’Europa League. E’innegabile però che gli azzurri abbiano beneficiato di quella ingenuità ritrovando qualche energia nascosta, mentre i friulani hanno iniziato ad indietreggiare metro dopo metro accusando il colpo. Io credo che alla fine, se fossimo stati leggermente più lucidi, avremmo addirittura vinto. La fretta e la foga sul 2-2 ci hanno fregato. Con un giro palla più veloce e preciso, negli ultimi minuti avremmo visto qualche azione in più e se l’arbitro, invece di farsi inghiottire dalla furia vittimista bianconera, figlia della scorsa giornata a Novara, avesse applicato il regolamento, l’Udinese avrebbe giocato gli ultimi 10 minuti in nove se non in otto uomini. E voglio fare un appunto anche sugli incomprensibili tre minuti di recupero, quando sostituzioni e rigore, ne avrebbero giustificati almeno due in più. Tre minuti, di cui la metà trascorsi con palla ferma sulla rimessa in attesa che Handanovic calciasse.
Un episodio può generare un risultato o la folata di una partita ormai segnata. Per esempio, ho letto che gli amici udinesi hanno ripescato dalla cassa l’incontro dell’85. Quando Diego dopo aver realizzato un calcio di punizione talmente perfetto che nemmeno due portieri avrebbero potuto impedirlo, siglò il 2-2 finale con un colpo di mano, camuffato dalla sua folta capigliatura. Un episodio che face incazzare persino Zico. Io invece faccio un passo indietro più breve, giusto per rinfrescare la memoria. Ci sarebbe da rianalizzare un po’ di episodi di un dimenticato Udinese-Napoli 3-1 del febbraio 2010. Arbitro D’Amato: regalò un rigore ad Asamoah, buttò fuori Maggio per una simulazione inesistente invece di fischiare un rigore nettissimo, mostrò il giallo ad Inler invece che a Lukovic giá ammonito e non fermò il gioco quando Grava, che per soccorrere un calciatore friulano in preda ai crampi, mantenne in gioco un esultante all’epoca Di Natale che realizzò il definitivo terzo gol. Episodi. Ingenuità. Errori arbitrali. Gesti non del tutto sportivi. E in fine la prestazione. Ecco, cosa generano i risultati. E noi, in base a questi, agli episodi, ieri, avremmo dovuto vincere e in classifica avremmo qualche punto in più, mentre il furto subito due anni fa in quello stesso stadio ancora grida vendetta.

Forza Napoli Sempre
La 10 non si tocca.

Napoli – Cagliari 6-3

Posted by lapo2001 on mar 12th, 2012

XXVII Giornata
Napoli – Cagliari 6-3 (Hamsik, Cannavaro, aut.Astori, Lavezzi su rig., Gargano, Maggio; Larrivey 3)


Napoli-Cagliari 6-3 / 9/03/2012 Serie A di free-betting

Solo Rosati non ha segnato.

Milan – Napoli 0-0

Posted by lapo2001 on feb 7th, 2012

XXII Giornata
Milan – Napoli 0-0

Sabato sera. Gorgonzola (provincia di Milano). Cena in un ristorante con amici di amici di amici.

Sono a tavola, sconsolato. Conosco effettivamente una sola persona, è seduta di fronte a me.Mentre tento di domare una succulenta tagliata argentina con pistacchi di Bronte e gustoso formaggio ammuffito tipico della zona, gli altri sette commensali, saccenti e pedanti snob delle alte casate milanesi, con parlata milanese, ma di chiare origini terroniche, la cui esistenza era a me ignota prima di questo incontro, si intrattengono in caratteristici e divertenti discorsi del sabato sera: il mancato aumento dello stipendio, lo spread, le nuove offerte assicurative contro i nauseabondi odori provenienti dalle friggitrici dei cinesi, nel malaugurato caso di averli come vicini di casa, l’indice Mibtel, il Pil, l’indice Dow Jones e una panoramica delle possibili multe alle quali si può incorrere se, col barboncino a passeggio, non si ci porta dietro la paletta e la bustina salva marciapiedi. Le ragazze, molto più leggere, si eclissano con altri tipi di conversazioni, ancor più appassionanti: gli ultimi retroscena del gossip meneghino a cui non riesco a dare un solo secondo di attenzione.

Non potendone più di questo supplizio infernale proveniente da ogni lato e non potendone più di annaffiare quei meravigliosi bocconi insanguinati al bovino con l’acqua minerale gassata (ma come si fa????), spontaneamente, rompo la timidezza, e offro a tutti una bottiglia di vinello corposo delle mie zone: il Falerno del Massico (14,5%). Very naaais. Un paio di minuti e, contro ogni pronostico, scopro che i presunti astemi gradiscono il nettare meridionale degli Dei. Mezz’oretta e la scena cambia radicalmente. Alla terza bottiglia stappata, le tematiche, finalmente, iniziano a coinvolgere argomenti molto più seri e vitali: la simpatia e la competenza di Ranieri, il cardellino un po’ spennato, ma sempre pimpante di Del Piero e l’acclarata eleganza e classe di Sir Van Bommel, detto il taglialegna. Discorsi che ad un certo punto mi hanno fatto scendere di traverso l’ultimo morso di carne con relativo retrogusto irritante: mi rendo conto, appunto, di essere a tavola con un interista, un milanista e, dulcis in fundo,uno giuventino anni ’80. Il peggio. Quello che è nato abituato a vincere e che ora, con in corpo un quintale di frustrazione e, con cuore Conte, brama avidamente di poter tirar fuori nella loro già insopportabilità fisica. Ohibò, forse sarebbe stato molto meglio lasciare in tavola l’acqua minerale, …hic!

Le altre tre commensali, che ora ridono senza sosta e senza alcun motivo, tralasciando le interessantissime ultime notizie su Boateng e la Satta, sono ragazze che apparentemente subiscono il calcio dei propri rispettivi fidanzati (o mariti), nel caso capiti (mai) di alzare il gomito e di lasciarsi un po’ andare, ma che poi, se la godono, perché, a sentirli bene, i maschi appaiono migliori nella versione “snob e serietà”. Infatti, nel prosieguo della cena, capisco che essi vivono la squadra del cuore come io vivo il cricket. Non c’è trasporto, non c’è emozione, come una incespicata di Krasic o un liscio di Pazzini. Il loro parlare è basato su numeri, calcoli e classifiche unte e bisunte, più o meno come questo piatto sporco di inutile valeriana scondita. Riesco a malapena a farmi vedere, a dire loro di essere tifoso del Napoli, che i dialoghi basati sul nulla, con l’unico obiettivo di dimostrare la propria superiorità, mi lasciano impassibile, avulso allo schema. Si sfogano e io, come nei dialoghi precedenti, cerco di ascoltare il meno possibile, annegando i loro strepitii in un altro bicchiere di ottimo rosso corposo (hic!): Moggi, il triplete di Mou e lo scudetto rossonero dello scorso anno, le cantilene di rito.

Per ognuno di loro, il proprio esempio di superiorità, dovrebbe concludere ogni discorso. Un po’ come facevano gli giuventini qualche anno fa, che camminavano con l’almanacco sotto braccio, in modo da avere l’ultima parola. Quella parola che avrebbe dovuto mettere la parola “fine” sulla propria conclamata supremazia. Mi illudo, con mia somma gioia, di esser stato estromesso da queste diatribe per una questione di successi, fin quando Luca, inaspettatamente, si avvicina a me. È un tipo al quale daresti 50 anni, solo per rientrare nei margini consentiti per una figuraccia, e scopri dopo che invece ne ha appena 35. Basso, tarchiato, pelato e con un leggero strabismo di venere che gli darebbe un tocco di giuventunità autentica, ma che invece si viene a scoprire che trattasi dell’interista simpatico della truppa. Approfittando dell’assenza degli altri, impegnati a conquistarsi i meno 10 gradi impressi nell’aria fuori il locale per una salutare sigaretta, mi si avvicina e dice: “l’anno prossimo sarà un’altra storia. Torneremo a vincere tutto. E come ben sai, Lavezzi è già nostro”. Alla mia espressione taciturna, ma sorpresa, si spiega meglio: “Vargas è vostro solo perché Moratti ve l’ha lasciato con una promessa…”. E su quei puntini sospensivi alzo le sopracciglia ed annuisco in cenno di assenso, per assecondare le follie dell’amico (gli avrei, molto più volentieri, infilato un paio di dita nelle orbite sconvergenti, hic!). Contento di questa ammissione che gli ha rallegrato la serata, si accosta ancora di più e bisbiglia: “senti, noi domani vinciamo a Roma, è certo. Ci fate il piacere di battere i cugini? Sono sicuro che il campionato è ancora apertissimo. Nulla è perduto”. Me lo chiede con una tale serietà da spiazzarmi, tanto da dubitare della sua integrità mentale. Sarà uno di quelli che rimpiange Zarate e Coutinho? E come se avessi il potere di decidere le sorti dei nostri azzurri o come se fossi Doni, annuisco ancora, strizzando l’occhio. Luca fa lo stesso, con quello buono, però.

Al rientro degli altri banchettanti, gli schiamazzi non scemano, anzi. All’arrivo della crema castigliana, nel bel mezzo di una lite, con tema il 3 a 3 di Istanbul, anche lo giuventino, a sorpresa, mi si affianca. E’ Filippo, un ragazzo paffutello con un bel paio di baffi e una selva di ricci giallastri sulla testa, assomigliante vagamente a Valderrama, e dice:”il mio sogno è Cavani. Pare che l’affare si farà. Voglio vedere il matador e Giovinco far piangere tutte le difese”. Non avendo alcuna confidenza e non avendo alcuna voglia di dialogare con il soggetto delirante, mi limito solo ad una apertura di braccia, come per dire “tutto è possibile”. Quel gesto di speranza lo rivitalizza, seppur ormai biascichi e, preso da una ventata adrenalinica, continua elettrizzato: “questo è l’anno nostro, domani vinciamo facile col Siena, è certo, è scritto. Ci fate il piacere di battere i polentoni? Con la vittoria a Parma nel recupero, il campionato è finito”. Sempre più impressionato da queste folli richieste, comprendo che il Moio stia procedendo con un altro giro etilico nel loro/mio cervello, per cui non posso far altro che acconsentire con ipocrita convinzione, giusto per tranquillizzare il giovane gobbo col mustaccio appassito e la faccia oramai paonazza (hic!).

Al termine del terzo giro di grappa e dopo il caffè, anche io mi dirigo fuori per vivere un po’ l’ambiente groenlandese e per dare aria ai polmoni e ai pensieri con una bella Marlboro rossa, gentilmente offerta dal milanista. Sergio, che a primo acchito era parso il più equilibrato, forse perché mi sono lasciato impressionare dalla somiglianza con De Sanctis, vedendomi alzare da tavola per uscire, mi segue come un segugio, guardandosi intorno con circospezione e fischiettando, cercando di non dare troppo nell’occhio. Usciti all’esterno, mentre mi porge l’accendino, si blocca e con occhi il cui colore è indecifrabile, tanto da essere gonfi e chiusi, penso, presumo, immagino che mi fissi e dica con voce squillante simile ad una trombetta ed incalzante come quella di Gianni di Marzio: “Rajola ha già fatto tutto. Mister X (Hamisik) l’anno prossimo è già nostro. Con lui, Ibra e Tevez vinceremo anche la Champions, oltre il campionato, naturalmente”. Non so perché ma questa sicurezza nell’affermazione mi provoca un bruciore alla giugulare. Effetti non desiderati della nicotina. Comincio a tossire senza sosta. Dopo poco, senza nemmeno che mi sia ripreso totalmente, attacca la bocca al padiglione del mio orecchio e sussurra con un alito che avrebbe incenerito un campo di girasoli, e continua: “quest’anno puntiamo solo allo scudetto. Domani vi scamazziamo, è certo, è scritto. Ma per sicurezza, ci fate il piacere di perdere? Tra poco ci sarà lo scontro diretto coi gobbi. Li supereremo e il campionato sarà nostro”. Avrei voluto esprimere un pensiero a riguardo, ma l’amico barcollante mi dà, senza accorgersi con quale forza, un paio di pacche all’Ibra sulle spalle e si allontana ringraziandomi. C’è mancato poco che non mi spiaccicassi nella pianta ricoperta di neve all’ingresso della taverna ed ancora intossicato di tosse e delle loro puzzolenti parole, rientro nel locale un po’ frastornato e con una gran voglia di tornare a casa. E’ tardi, il Moio e i tre moschettieri m’hanno fatto una testa tanta e domani c’è la partita. Quella dei piaceri da assolvere (hic!)

Sarà che non mi sono impegnato abbastanza, sarà per la spropositata quantità di grappini e di borghetti per combattere l’ennesima domenica di gelo, sarà che gli stessi hanno avuto qualche effetto collaterale, ma non sono riuscito nell’unico intento che mi premeva. Ho imposto le mani come il divino Otelma, ho pregato e, sforzando le meningi, sono quasi sicuro di essermi messo in contatto con San Siro, San Gennaro e Sant’Ambrogio per una raccomandazione, e non è bastato: il Napoli l’unico piacere che doveva fare, era vincere. Vincere. Per me. Per noi, ancora una volta morti di freddo a gridare seppur col sapore di caffè al rum e di grappa scadente in bocca, si doveva solo vincere. Scoprire a fine gara, dalle immagini dei tabelloni (?!) del San Siro che l’Inter ne aveva beccate 4(“senti, noi domani vinciamo a Roma, è certo”: parole di Luca l’interista della sera precedente) che la Giuve aveva pareggiato in casa (“domani vinciamo facile col Siena, è certo”: parole di Filippo lo giuventino) e con la concomitante possibilità, visto lo stato di salute assai precario del Milan (“domani vi scamazziamo, è certo”: parole di Sergio il milanista), di piazzare un grande colpo che non è arrivato, mi ha rammaricato. Ieri si poteva.

Considerati tutti i piaceri che mimicamente avevo promesso la sera precedente, mi sarei aspettato per lo meno una telefonata di cortesia o un giro di vinello da loro offerto. Ma niente. Qui al Nord, non ci sono più i galantuomini e la Milano da bere di una volta. Sono diventati un ricordo lontano. Più o meno come la nostra ultima vittoria. Hic.

A conti fatti, a quel tavolo, non ha vinto nessuno. Forse solo le tre bottiglie di Moio e le tre ragazze. Le immagino tutte insieme mentre stanno ancora ridendo, probabilmente stavolta di noi, e brindano alla salute di Robinho e di Brad Pitt.

Tutti i tifosi deliranti hanno più o meno gli stessi alticci sogni, ma se quella di domenica è l’Inter, quella è la Giuve e quello è il Milan, più ci penso e più credo che lo scudetto poteva e doveva essere nostro. Hic. Prosit.

Forza Napoli Sempre

La 10 non si tocca.

Genoa – Napoli 3-2

Posted by lapo2001 on gen 30th, 2012

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XX Giornata
Napoli – Genoa 3-2 (Palacio 2, Gialrdino; Cavani, Lavezzi)

Statisticamente, in ogni stagione, c’è sempre una trasferta che si fa ricordare per i disastri che produce.
Ecco, la situazione climatica al limite e la concomitante sconfitta degli azzurri hanno piazzato di diritto quella di ieri a Genova nella top down five della mia carriera di tifoso.

Eppure, per evitare di morirci a Marassi, mi ero preparato come si conviene. Le previsioni mi avevano avvertito e l’abbigliamento è stato impeccabile, o quasi: gambali da paludi della Foresta Nera, due paia di calzini anti-gelo, jeans, maglietta della salute, camicia(di forza), due maglioni di lana merinos, giubbotto anti proiettili, sciarpa, guanti imbottiti e cappello molto simile ad un passamontagna. Roba da baita, altro che stadio.
La mattina, nel treno che da Milano mi ha portato nella città della Lanterna, i miei compagni di vagone, vedendomi imbottito in quel modo, mi hanno chiesto addirittura in quale località sciistica mi stessi recando. Stavo andando a vedere il Pocho o Zurbriggen? E il paesaggio circostante, molto più simile alla Groenlandia che alla Liguria, mi ha fatto pensare che all’arrivo in stazione ad aspettarmi avrei potuto incontrare qualche pinguino o un paio di yeti. Mentre il meteo e le ultime notizie lette da internet mettevano persino in dubbio il regolare svolgimento della partita. Sono così giunto a Genova preoccupato e quasi spaventato, ma per fortuna, in città, a parte la temperatura polare ed una leggera e fastidiosa pioggerella, la neve era presente solo sui colli ed ho capito che la gara si sarebbe disputata anche senza sale o macumbe.

La strada sino al campo era deserta e nonostante il già citato abbiglio, le mani, i piedi e la punta del naso, richiedevano tappe continue e rigeneranti ad ogni bar aperto. Visto l’andazzo, più di pesto e focacce, sarebbero state più opportune polente e crauti, ma ho cercato di rinfrancarmi con la birra e un paio di grappini. Ma non è bastato.
Sono entrato allo stadio un’oretta prima dell’inizio perché avrei rischiato un’ubriacatura a furia di riscaldarmi con la birra ma, nonostante il settore ospiti fosse stracolmo, il vento gelido ci ha tagliato a fette, anestetizzandomi in meno di 5 minuti. A mala pena riuscivo a muovere il collo volontariamente, mentre il resto del corpo si cimentava in persistenti tremolii prodotti da brividi inconsapevoli.

Solo dopo l’ingresso dei nostri ragazzi e i saltelli anti-doriani hanno dato qualche piccolo segnale di risveglio alle mie gambe atrofizzate, ma è durato poco. La speranza che a riscaldarci poteva essere qualche piroetta del Pocho o una fiammata di Pandev, ben presto s’è dissolta insieme alla neve che ricopriva le colline circostanti. Il primo tempo è stato da tormenti. Ho inveito contro tutti. Noi lì, in quello spicchio di stadio, ibernati a gridare come gli ossessi e loro in campo a giocare alle belle statuine addormentate: Zuniga ancora col pigiama, Cannavaro che sbadigliava, Campagnaro a contare le pecorelle, Dzemaili col cuscino sotto il braccio, Hamsik un sonnambulo, Dossena in camicia da notte, Britos con le babbucce, e gli odiosi Sculli e Rocchi a rendere il gelido giorno sempre più in un incubo della notte. Ho salvato solo Gargano dalle bestemmie che praticamente correva per tutti. Nel secondo tempo qualcosa è cambiato, mentre ormai si saltava e si applaudiva non per incitare, ma solo per cercare di creare un minimo di conforto al fisico. La squadra ha cambiato modulo ed anche il piglio. Qualcuno s’è svegliato da quell’assurdo torpore e qualcun altro ha continuato a dormire sonni tranquilli e, mentre si cercava di recuperare il doppio svantaggio, ecco la doccia gelata, come se non bastava: Palacio da posizione defilata ci ha infilzato per la terza volta. Qualcuno, non potendone più, ha alzato bandiera bianca abbandonato gli spalti, mentre il bambino seduto accanto a me, travestito da peluche, mi chiedeva: ma adesso pareggiamo? Non ho avuto il coraggio di rispondere e non perché la lingua si fosse completamente atrofizzata, ma per lo sconforto.
Poi, l’ultimo quarto d’ora. Per un attimo ho creduto nel miracolo. Due gol in un minuto ed ancora il tempo necessario per completare una rimonta che sarebbe stata il giusto premio per chi, come me, era lì a schiattare bramando un caminetto o una damigiana di birra o di vino cotto. E invece, sebbene ci fossero ulteriori 5 minuti di recupero, il Napoli non è riuscito ad affondare il colpo risolutore producendo uno stato depressivo che combinato alla bora, mi ha letteralmente annichilito.

Il ritorno a casa, nello stesso treno dell’andata, è stato da puro masochista. Nel leggere le pagine del web dedicate alla nostra squadra, ho avuto un sussulto che non mi ha scrollato di dosso quel freddo che ancora ora permane, ma ha terminato di surgelarmi. Processi e contro-processi nei confronti di Mazzarri, De Laurentiis, Bigon, il mercato, ecc ecc. Ma stavolta questa sconfitta, a differenza delle altre, la imputo solo ai calciatori. Ieri si poteva giocare con qualsiasi modulo o schema, e non è stato un problema fisico perché la squadra al novantesimo correva il doppio del modesto Genoa, ma se dormi e non ci credi, il risultato non puoi raggiungerlo. E ieri, i nostri, a parte Gargano, hanno marcato gli avversari sistematicamente a 5 metri. E se nel calcio, oltre la tecnica, contano le gambe e la testa, ieri è mancata la caratteristica che tante volte ci ha salvato e contraddistinto: il cuore.
Quello che noi tifosi mettiamo sempre, seppur, il freddo, questa trasferta e questo Napoli, ci hanno fatto gelare.

Forza Napoli Sempre e onore ai Grifoni. 30 anni di gemellaggio restano una delle cose più belle del nostro calcio.
La 10 non si tocca

Palermo – Napoli 1-3

Posted by lapo2001 on gen 10th, 2012

XVII Giornata
Palermo – Napoli 1-3 (Miccoli; Pandev, Cavani, Hamsik)

Dopo una domenica del genere avremmo potuto parlare di qualsiasi argomento. Tanti i temi su cui discorrere: il Napoli che stravince dopo le vacanze di natale, roba che non ricorda nemmeno Luigi Necco o Gianni Vasino; il Napoli che ha meno punti rispetto alla scorsa stagione ma che secondo me dimostra di essere cento, mille volte più forte e più squadra; la presentazione di Vargas che finalmente dice: sono lusingato dei paragoni quotidiani con Sanchez, ma ora basta, io sono Edu.

Avremmo potuto ancora discutere della partita vinta da Mazzarri e di quella persa da Mutti (colui che fece esordire Prunier e Calderon) che, cambiando modulo per cercare di fermare Maggio e Dossena, si è praticamente suicidato, oppure di Rizzoli, della sua infanzia rossonera sempre più palese e di cosa avrebbe scatenato se avesse concesso un rigore del genere a parti invertite. Avremmo potuto organizzare anche un sondaggio su quale dei tre gol azzurri sia stato il più bello (quello di Cavani, strepitoso, l’ho visto fare anche a Nocerino; quello di Pandev, bellissimo, è diventato un marchio di fabbrica; quello di Hamsik, eccezionale, l’ho visto fare solo a Zidane e Bruno Giordano) e un altro sul migliore in campo. Avremmo potuto tessere le lodi di Gargano, di Inler e di Pandev, che sino all’altroieri erano sulla graticola e paragonare la gara di Palermo a quella dello scorso anno di Genova contro la Samp e capire quale sia stata la migliore. Avremmo potuto scrivere un paio di capitoli sul ritorno prepotente del vero Matador, applaudito dai palermitani più di quando i gol li realizzava con la maglia rosanero e sulla perfezione della difesa o di cosa avrà pensato Zamparini quando è calato il silenzio nel suo ufficio sotto il Barbera. Avremmo, ancora una volta, potuto gridare nelle orecchie di Prandelli: ma Cannavaro e Campagnaro no? E perchè?

E avremmo potuto anche mettere in evidenza la fantasia dei tifosi che in poche ore hanno nominato sul web i tridenti del futuro passando da un semplice “HaCaPa” ad un mirabolante “LaVarCa” riscoprendo poi che in passato è esistito un calciatore del Cagliari che si chiamava Cavezzi ma che, nonostante l’incarnazione di due fenomeni, non ha lasciato grandi ricordi di sé oppure confrontarci sugli schemi, sulle finte di Zuzù e sul modo di correre di Chavez o anche sul nuovo taglio di capelli “a virgola” di Miccoli, e invece…

…e invece nemmeno stavolta riusciamo a godere come si deve. A parte la curiosità che ha suscitato il giovane talentoncileno che assomiglia vagamente a Baldari e quindi a Fonseca, l’attenzione di tutti è stata catalizzata da un video costruito per infangare o dall’idea che senza Lavezzi la squadra si esprima meglio, come se il Pocho fosse un problema per la squadra.

Sono d’accordo sul fatto di non esaltarci troppo. Le vittorie sulle big e in Champions, nella prima parte della stagione, ci hanno fatto impazzire e sognare ma, allo stesso tempo, ci hanno appagato, fatto steccare contro le cosiddette piccole e perdere troppo terreno in campionato. Solo ora si sta vedendo il vero Napoli, quello che dovrebbe mettere d’accordo un po’ tutti, ma che nella realtà così non è. Non è bastata una vittoria straripante fisicamente, tecnicamente e tatticamente per farci esultare appieno. Non sono bastati 6 gol al Genoa e una prestazione da grande squadra in casa del Palermo per fare quadrato ed allontanare gli spifferi e le voci di chi ci vuole male. Tra illazioni video-documentate contro i nostri più seri e professionali calciatori e presunti vantaggi di cui avremmo beneficiato per una partita rinviata a causa di temporali, stiamo solo dimostrando di suscitare paura agli avversari. Ma in realtà ho molto più terrore di noi stessi che proprio non riusciamo a godere e che proprio non riusciamo a difenderci, anzi…parenti serpenti. E il Biscione stavolta non c’entra niente.

Vedere costruite trasmissioni televisive locali su De Sanctis, ricercato dai microfoni e dalle telecamere più di quando ha parato il rigore di Gomez,mentre si giustifica del niente o parlare dell’assenza del Pocho dopo una grande vittoria, mi fa capire dove e chi siamo. La squadra dimostra di crescere ogni domenica e che è sempre più da Coppa Campioni, noi, invece, seppur si storca il naso quando sentiamo ancora “dalla C alla Champions”, siamo rimasti a Sora o Lanciano…pur avendo 5 tenori. Carratelli aveva ragione, siamo incontentabili ed ipercritici.

E non venitemi a dire che queste sono critiche costruttive, perché stavolta non ci casco…

Forse non siamo ancora grandi, ma siamo forti e io sto godendo, eh. E tu?

Forza Napoli Sempre

La 10 non si tocca. Leonà, se fai il bravo, ti spedisco l’autografo del Pibe. Sempre che tu non decida di barattarlo su e-bay…

Napoli – Genoa 6-1

Posted by lapo2001 on dic 22nd, 2011

Recupero I Giornata
Napoli – Genoa 6-1(Cavani 2, Hamsik, Pandev, Gargano, Zuniga; Jorquera)

Un massacro…

Napoli – Roma 1-3

Posted by lapo2001 on dic 20th, 2011

XVI Giornata
Napoli – Roma 1-3 (Hamsik; Lamela, Osvaldo, Simplicio)

Indigeribile…

Novara – Napoli 1-1

Posted by lapo2001 on dic 12th, 2011

XV Giornata
Novara – Napoli 1-1(Radovanovic; Dzemaili)

Settima partita in trasferta e settimo esperimento. A volte immagino lo zio Walter travestito da druido, con una lunga barba bianca, con un cappello afflosciato a larghe tese e gli occhiali appannati dal vapore, a cercare di inventarsi la pozione magica perfetta. Immagino che nella marmitta fumante vi inserisca gli ingredienti e le dosi pensandoci 24 ore al giorno: un po’ di Mascara, le ali di Maggio e Dossena e il cuore di Campagnaro(esempio di una delle tante tentate ricette). Ma poi, a minestra conclusa, recitate le fatidiche filastrocche magiche, la pozione non ha mai dato le soddisfazioni attese. In alcuni casi ha illuso. Buona, colorata, ben dosata, frizzante, ma sempre priva della particolarità principale: la magia. Niente magia, niente energia. Resta una bevanda, una di quelle che puoi andare a comprare anche al supermercato o al bar. Non c’è da scomodarsi troppo con riti e scioglilingua per una semplice Coca-cola o un succo di ananas. Dopo averlo sorseggiato, ci si disseta, in altri casi rinfresca, ma non vien voglia di fare il bis. Ecco, una partita come quella di Novara (o di Bergamo, o di Catania, o di Cagliari, o di Verona) spero di non rivederla per lo meno nel breve periodo. Diciamo che mi ha un po’ nauseato. Cambiano gli interpreti, cambiano i fattori e il dosaggio, ma alla fine la sostanza è sempre la stessa. Come un caffè, al termine degli ennesimi novanta minuti sperimentali, lascia un po’ l’amaro in bocca. Di pozione magica nemmeno l’ombra. Un chilo di Pandev, una mosca Dze Dze e una spolveratina di Hamsik anche stavolta non hanno sortito l’effetto voluto. L’intruglio non ci ha fatto mettere le ali.
In 7 trasferte abbiamo giocato con sei formazioni diverse e mai con i tre tenori dal primo minuto.
In Champions non c’è stato bisogno di scervellarsi troppo. I componenti sono sempre stati gli stessi, salvo casi di infortuni o squalifiche, ma nessun esperimento. C’è da dire che nelle partite di coppa l’incantesimo si manifesta a prescindere dalla formazione scelta dal mister. E’ già nell’aria. Ma è anche indubbio che gli ingredienti siano sempre stati quelli giusti. In campionato invece, a parte le partite di cartello, di magia se ne è potuta trovare solo sugli spalti, quando anche a Novara, una miriade di tifosi ha voluto accompagnare la squadra. Ma il bottino esterno del Napoli con le “piccole” non è all’altezza. Non è all’altezza per lo meno delle squadre che ci sono avanti. Ora, sembra che nella credenza del druido Walter ci saranno altri due principi attivi da utilizzare: la coscia di Britos e una fetta di Donadel. Ci auguriamo che con questi si possa trovare finalmente la formula giusta, anche se non sarebbe male fare una nuova spesa, altrimenti, proviamo con la squadra tipo a Palermo. Per una volta, i titolarissimi in campo in trasferta. A volte basta non cambiare. A volte basta una vittoria per far tornare buoni tutti gli ingredienti, anche quelli lasciati in dispensa. D’ora in avanti si può. In casa è già accaduto.
L’anno prossimo, voglio tornare in Champions. Prosit.

Forza Napoli Sempre
La 10 non si tocca.

Napoli – Giuve 3-3

Posted by lapo2001 on nov 30th, 2011

Recupero XI Giornata
Napoli – Giuve 3-3 (Hamsik, Pandev 2; Matri, Estigarribia, Pepe)

Diciamoci la verità, la Giuvetta degli ultimi anni ci aveva abituato troppo bene. Anche quando doveva venire qui a fare la partita della vita, erano sufficienti due soffi in faccia e un urlo un po’ più potente che autoscompariva dal campo, rimediando figuracce su palloni, palloni su figuracce. La Giuve di quest’anno invece non molla e soprattutto non perde. C’è mancato davvero poco che anche stavolta si liquefacessero. Erano lì lì per capitolare ed invece sono riusciti a sfruttare l’evidente calo dei nostri negli ultimi venti minuti e più, e acciuffare un punto che hanno festeggiato quasi quanto una vittoria. Dispiace perché la partita l’avevamo vinta due volte e sembrava oramai indirizzata sul binario dell’esclusiva gestione della palla e il passare dei minuti. Il 3 a 1 di Pandev al 70esimo avrebbe dovuto definitivamente cancellare il nero dalle bandiere giuventine e lasciare solo il bianco, sventolando la propria resa anticipata. Si stava sì soffrendo, ma il doppio vantaggio doveva essere una garanzia. Così non è stato. La Giuve ha ripreso le fila ed ha iniziare a pressare sin nella nostra area di rigore, lasciando come unico sfogo di gioco, il lancio lungo per il Pocho. A centrocampo abbiamo iniziato a soffrire troppo e le sostituzioni non hanno contribuito a cambiare il vento. Pirlo è riuscito a districarsi dalla marcatura che l’aveva tenuto relegato per tutto il tempo nella lunetta della propria area e in mezzo al campo si è creata una disparità di uomini che ha permesso, specie a Vucinic, di giostrare nei pressi della nostra area di rigore procurando non pochi grattacapi ad una difesa già poco reattiva. Per questo non ho compreso sinceramente la sostituzione a favore di Santana. In quel momento non avevamo bisogno di uno che lavorasse la palla, ma di uno che lavorasse le gambe di Pirlo. Hamsik l’ha fatto per un tempo buono ma ,non essendo Gattuso, ad un certo punto non ne ha avuto più. Perciò mi chiedo se Dzemaili stesse così inguaiato. Pirlo, che non è l’ultimo arrivato , ha colto l’occasione e la squadra ha cominciato a girare con Vidal e Pepe molto più freschi dei nostri. Il loro momento migliore coincidente con il nostro peggiore ha generato un pareggio amaro. Amaro perché, al di la della prestazione, ieri si doveva vincere. Avrebbero dato grande fiducia i tre punti. Vincere o stravincere con l’odiata capolista imbattuta, nel loro momento migliore, con ancora l’acido lattico nelle gambe per la miriade di impegni e soprattutto senza il nostro bomber principe, avrebbe potuto dare la tanto agognata svolta anche in campionato. Di positivo c’è un Pandev in più, un Hamisik in netta ripresa e il bellissimo primo tempo pur con l’assenza del Matador. Di negativo, oltre il risultato e la felicità di Chiellini, c’è la mancanza di ossigeno nel cervello negli ultimi venti minuti in quasi tutti i nostri uomini che non ha permesso alla squadra di gestire la conclusione della partita con lucidità e di conquistare una vittoria scacciapensieri. Di Cavani c’è mancata la sua forza, quella che emerge nei momenti di difficoltà.
La Giuve non mi ha impressionato particolarmente, perché è stata spazzata senza nemmeno troppo forzare nel primo tempo. E ripeto, con un po’ più di energia e freschezza nel finale non avremmo sentito mortificanti clacson per strada. Ma mi ha colpito appunto la voglia di crederci nonostante tutto. Prerogativa che ha reso il nostro team, uno dei più forti in circolazione, ma che, evidentemente, si è persa un po’ per strada insieme alle tossine e i minuti di recupero, a noi tanto cari, trascorsi quasi immobili senza fiato ad attendere il fischio finale, ne sono la prova.
Confido in una lesta reazione e di cominciare a vincere anche senza un bel gioco come ieri. Ci basterebbe anche un gioco più sporco ma che almeno duri sino al 95esimo. Quindi, vietato mollare!

Infine ringrazio pubblicamente Antonio Conte. E’vero, ha principalmente ridato un’anima a questa squadra di fantasmi, ma ha anche ridato voce a dei miei vecchi amici. Sono contento di sapere che siano ancora vivi. Erano quattro anni che non li sentivo ed avevo iniziato seriamente a preoccuparmi. Qualcuno ero convinto che si fosse spostato all’estero, mentre per altri, stanchi di mortificazioni varie, ho pensato che avessero abbandonato il nuovo progetto Giuve, dedicandosi alle squadre locali o ad altri sport. Invece ho notato con piacere che questo pareggio ha fatto resuscitare i morti e il mio ricordo in loro. Telefonate, sms e quant’altro farciti di sfottò, ma che io ho prima di tutto interpretato come un “io esisto ancora”. Conte è riuscito a far dire “Portobello” restituendo la parola ai muti e finalmente, il lunedì mattina in piazza, si ricomincerà a parlare anche con loro. Bentornati. Qui non ci si divertiva quasi più da soli. Grazie Antonio.
L’umida stanza buia del silenzio si è riaperta come una bara al sole. Sento di nuovo gli echi cacofonici delle loro voci, mentre intanto gli scheletri ammassati nell’armadio gridano ferocemente la propria vergogna e non riescono più a contenersi. Sta per scoppiare. Fortuna che c’è in programma un tavolo della pace che farà tornare tutto come prima: l’urlo dei tifosi e il silenzio degli scheletri.
Voto all’arbitro Tagliavento: 3,5. Comprategli i cartellini e un prete.

Forza Napoli Sempre
La 10 non si tocca.

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