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	<title>Salviamo Peter Pan &#187; calcio</title>
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		<title>Milan &#8211; Napoli 0-0</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 14:02:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lapo2001</dc:creator>
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		<description><![CDATA[XXII Giornata
Milan &#8211; Napoli 0-0
Sabato sera. Gorgonzola (provincia di Milano). Cena in un ristorante con amici di amici di amici.
Sono a tavola, sconsolato. Conosco effettivamente una sola persona, è seduta di fronte a me.Mentre tento di domare una succulenta tagliata argentina con pistacchi di Bronte e gustoso formaggio ammuffito tipico della zona, gli altri sette [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>XXII Giornata<br />
Milan &#8211; Napoli 0-0</p>
<p>Sabato sera. Gorgonzola (provincia di Milano). Cena in un ristorante con amici di amici di amici.</p>
<p>Sono a tavola, sconsolato. Conosco effettivamente una sola persona, è seduta di fronte a me.Mentre tento di domare una succulenta tagliata argentina con pistacchi di Bronte e gustoso formaggio ammuffito tipico della zona, gli altri sette commensali, saccenti e pedanti snob delle alte casate milanesi, con parlata milanese, ma di chiare origini terroniche, la cui esistenza era a me ignota prima di questo incontro, si intrattengono in caratteristici e divertenti discorsi del sabato sera: il mancato aumento dello stipendio, lo spread, le nuove offerte assicurative contro i nauseabondi odori provenienti dalle friggitrici dei cinesi, nel malaugurato caso di averli come vicini di casa, l’indice Mibtel, il Pil, l’indice Dow Jones e una panoramica delle possibili multe alle quali si può incorrere se, col barboncino a passeggio, non si ci porta dietro la paletta e la bustina salva marciapiedi. Le ragazze, molto più leggere, si eclissano con altri tipi di conversazioni, ancor più appassionanti: gli ultimi retroscena del gossip meneghino a cui non riesco a dare un solo secondo di attenzione.</p>
<p>Non potendone più di questo supplizio infernale proveniente da ogni lato e non potendone più di annaffiare quei meravigliosi bocconi insanguinati al bovino con l’acqua minerale gassata (ma come si fa????), spontaneamente, rompo la timidezza, e offro a tutti una bottiglia di vinello corposo delle mie zone: il Falerno del Massico (14,5%). Very naaais. Un paio di minuti e, contro ogni pronostico, scopro che i presunti astemi gradiscono il nettare meridionale degli Dei. Mezz’oretta e la scena cambia radicalmente. Alla terza bottiglia stappata, le tematiche, finalmente, iniziano a coinvolgere argomenti molto più seri e vitali: la simpatia e la competenza di Ranieri, il cardellino un po’ spennato, ma sempre pimpante di Del Piero e l’acclarata eleganza e classe di Sir Van Bommel, detto il taglialegna. Discorsi che ad un certo punto mi hanno fatto scendere di traverso l’ultimo morso di carne con relativo retrogusto irritante: mi rendo conto, appunto, di essere a tavola con un interista, un milanista e, dulcis in fundo,uno giuventino anni ’80. Il peggio. Quello che è nato abituato a vincere e che ora, con in corpo un quintale di frustrazione e, con cuore Conte, brama avidamente di poter tirar fuori nella loro già insopportabilità fisica. Ohibò, forse sarebbe stato molto meglio lasciare in tavola l’acqua minerale, …hic!</p>
<p>Le altre tre commensali, che ora ridono senza sosta e senza alcun motivo, tralasciando le interessantissime ultime notizie su Boateng e la Satta, sono ragazze che apparentemente subiscono il calcio dei propri rispettivi fidanzati (o mariti), nel caso capiti (mai) di alzare il gomito e di lasciarsi un po’ andare, ma che poi, se la godono, perché, a sentirli bene, i maschi appaiono migliori nella versione “snob e serietà”. Infatti, nel prosieguo della cena, capisco che essi vivono la squadra del cuore come io vivo il cricket. Non c’è trasporto, non c’è emozione, come una incespicata di Krasic o un liscio di Pazzini. Il loro parlare è basato su numeri, calcoli e classifiche unte e bisunte, più o meno come questo piatto sporco di inutile valeriana scondita. Riesco a malapena a farmi vedere, a dire loro di essere tifoso del Napoli, che i dialoghi basati sul nulla, con l’unico obiettivo di dimostrare la propria superiorità, mi lasciano impassibile, avulso allo schema. Si sfogano e io, come nei dialoghi precedenti, cerco di ascoltare il meno possibile, annegando i loro strepitii in un altro bicchiere di ottimo rosso corposo (hic!): Moggi, il triplete di Mou e lo scudetto rossonero dello scorso anno, le cantilene di rito.</p>
<p>Per ognuno di loro, il proprio esempio di superiorità,  dovrebbe concludere ogni discorso. Un po’ come facevano gli giuventini qualche anno fa, che camminavano con l’almanacco sotto braccio, in modo da avere l’ultima parola. Quella parola che avrebbe dovuto mettere la parola “fine” sulla propria conclamata supremazia. Mi illudo, con mia somma gioia, di esser stato estromesso da queste diatribe per una questione di successi, fin quando Luca, inaspettatamente, si avvicina a me. È un tipo al quale daresti 50 anni, solo per rientrare nei margini consentiti per una figuraccia, e scopri dopo che invece ne ha appena 35. Basso, tarchiato, pelato e con un leggero strabismo di venere che gli darebbe un tocco di giuventunità autentica, ma che invece si viene a scoprire che trattasi dell’interista simpatico della truppa. Approfittando dell’assenza degli altri, impegnati a conquistarsi i meno 10 gradi impressi nell’aria fuori il locale per una salutare sigaretta, mi si avvicina e dice: “l’anno prossimo sarà un’altra storia. Torneremo a vincere tutto. E come ben sai, Lavezzi è già nostro”. Alla mia espressione taciturna, ma sorpresa, si spiega meglio: “Vargas è vostro solo perché Moratti ve l’ha lasciato con una promessa…”. E su quei puntini sospensivi alzo le sopracciglia ed annuisco in cenno di assenso, per assecondare le follie dell’amico (gli avrei, molto più volentieri, infilato un paio di dita nelle orbite sconvergenti, hic!). Contento di questa ammissione che gli ha rallegrato la serata, si accosta ancora di più e bisbiglia: “senti, noi domani vinciamo a Roma, è certo. Ci fate il piacere di battere i cugini? Sono sicuro che il campionato è ancora apertissimo. Nulla è perduto”. Me lo chiede con una tale serietà da spiazzarmi, tanto da dubitare della sua integrità mentale. Sarà uno di quelli che rimpiange Zarate e Coutinho? E come se avessi il potere di decidere le sorti dei nostri azzurri o come se fossi Doni, annuisco ancora, strizzando l’occhio. Luca fa lo stesso, con quello buono, però.</p>
<p>Al rientro degli altri banchettanti, gli schiamazzi non scemano, anzi. All’arrivo della crema castigliana, nel bel mezzo di una lite, con tema il 3 a 3 di Istanbul, anche lo giuventino, a sorpresa, mi si affianca. E’ Filippo, un ragazzo paffutello con un bel paio di baffi e una selva di ricci giallastri sulla testa, assomigliante vagamente a Valderrama, e dice:”il mio sogno è Cavani. Pare che l’affare si farà. Voglio vedere il matador e Giovinco far piangere tutte le difese”. Non avendo alcuna confidenza e non avendo alcuna voglia di dialogare con il soggetto delirante, mi limito solo ad una apertura di braccia, come per dire “tutto è possibile”. Quel gesto di speranza lo rivitalizza, seppur ormai biascichi e, preso da una ventata adrenalinica, continua elettrizzato: “questo è l’anno nostro, domani vinciamo facile col Siena, è certo, è scritto. Ci fate il piacere di battere i polentoni? Con la vittoria a Parma nel recupero, il campionato è finito”. Sempre più impressionato da queste folli richieste, comprendo che il Moio stia procedendo con un altro giro etilico nel loro/mio cervello, per cui non posso far altro che acconsentire con ipocrita convinzione, giusto per tranquillizzare il giovane gobbo col mustaccio appassito e la faccia oramai paonazza (hic!).</p>
<p>Al termine del terzo giro di grappa e dopo il caffè, anche io mi dirigo fuori per vivere un po’ l’ambiente groenlandese e per dare aria ai polmoni e ai pensieri con una bella Marlboro rossa, gentilmente offerta dal milanista. Sergio, che a primo acchito era parso il più equilibrato, forse perché mi sono lasciato impressionare dalla somiglianza con De Sanctis, vedendomi alzare da tavola per uscire, mi segue come un segugio, guardandosi intorno con circospezione e fischiettando, cercando di non dare troppo nell’occhio. Usciti all’esterno, mentre mi porge l’accendino, si blocca e con occhi il cui colore è indecifrabile, tanto da essere gonfi e chiusi, penso, presumo, immagino che mi fissi e dica con voce squillante simile ad una trombetta ed incalzante come quella di Gianni di Marzio: “Rajola ha già fatto tutto. Mister X (Hamisik) l’anno prossimo è già nostro. Con lui, Ibra e Tevez vinceremo anche la Champions, oltre il campionato, naturalmente”. Non so perché ma questa sicurezza nell’affermazione mi provoca un bruciore alla giugulare. Effetti non desiderati della nicotina. Comincio a tossire senza sosta. Dopo poco, senza nemmeno che mi sia ripreso totalmente, attacca la bocca al padiglione del mio orecchio e sussurra con un alito che avrebbe incenerito un campo di girasoli, e continua: “quest’anno puntiamo solo allo scudetto. Domani vi scamazziamo, è certo, è scritto. Ma per sicurezza, ci fate il piacere di perdere? Tra poco ci sarà lo scontro diretto coi gobbi. Li supereremo e il campionato sarà nostro”. Avrei voluto esprimere un pensiero a riguardo, ma l’amico barcollante mi dà, senza accorgersi con quale forza, un paio di pacche all’Ibra sulle spalle e si allontana ringraziandomi. C’è mancato poco che non mi spiaccicassi nella pianta ricoperta di neve all’ingresso della taverna ed ancora intossicato di tosse e delle loro puzzolenti parole, rientro nel locale un po’ frastornato e con una gran voglia di tornare a casa. E’ tardi, il Moio e i tre moschettieri m’hanno fatto una testa tanta e domani c’è la partita. Quella dei piaceri da assolvere (hic!)</p>
<p>Sarà che non mi sono impegnato abbastanza, sarà per la spropositata quantità di grappini e di borghetti per combattere l’ennesima domenica di gelo, sarà che gli stessi hanno avuto qualche effetto collaterale, ma non sono riuscito nell’unico intento che mi premeva. Ho imposto le mani come il divino Otelma, ho pregato e, sforzando le meningi, sono quasi sicuro di essermi messo in contatto con San Siro, San Gennaro e Sant’Ambrogio per una raccomandazione, e non è bastato: il Napoli l’unico piacere che doveva fare, era vincere. Vincere. Per me. Per noi, ancora una volta morti di freddo a gridare seppur col sapore di caffè al rum e di grappa scadente in bocca, si doveva solo vincere. Scoprire a fine gara, dalle immagini dei tabelloni (?!) del San Siro che l’Inter ne aveva beccate 4(“senti, noi domani vinciamo a Roma, è certo”: parole di Luca l’interista della sera precedente) che la Giuve aveva pareggiato in casa (“domani vinciamo facile col Siena,  è certo”: parole di Filippo lo giuventino) e con la concomitante possibilità, visto lo stato di salute assai precario del Milan (“domani vi scamazziamo, è certo”: parole di Sergio il milanista), di piazzare un grande colpo che non è arrivato, mi ha rammaricato. Ieri si poteva.</p>
<p>Considerati tutti i piaceri che mimicamente avevo promesso la sera precedente,  mi sarei aspettato per lo meno una telefonata di cortesia o un giro di vinello da loro offerto. Ma niente. Qui al Nord, non ci sono più i galantuomini e la Milano da bere di una volta. Sono diventati un ricordo lontano. Più o meno come la nostra ultima vittoria. Hic.</p>
<p>A conti fatti,  a quel tavolo, non ha vinto nessuno. Forse solo le tre bottiglie di Moio e le tre ragazze. Le immagino tutte insieme mentre stanno ancora ridendo, probabilmente stavolta di noi, e brindano alla salute di Robinho e di Brad Pitt.</p>
<p>Tutti i tifosi deliranti hanno più o meno gli stessi alticci sogni, ma se quella di domenica è l’Inter, quella è la Giuve e quello è il Milan, più ci penso e più credo che lo scudetto poteva e doveva essere nostro. Hic. Prosit.</p>
<p>Forza Napoli Sempre</p>
<p>La 10 non si tocca.</p>
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		<title>Genoa &#8211; Napoli 3-2</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 16:38:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lapo2001</dc:creator>
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XX Giornata
Napoli &#8211; Genoa 3-2 (Palacio 2, Gialrdino; Cavani, Lavezzi)
Statisticamente, in ogni stagione, c’è sempre una trasferta che si fa ricordare per i disastri che produce.
Ecco, la situazione climatica al limite e la concomitante sconfitta degli azzurri hanno piazzato di diritto quella di ieri a Genova nella top down five della mia carriera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a target='_blank' href='http://imageshack.us/photo/my-images/100/neve2giugno2006054sb9.jpg/'><img src='http://img100.imageshack.us/img100/1420/neve2giugno2006054sb9.th.jpg' border='0'/></a></p>
<p>Uploaded with <a target='_blank' href='http://imageshack.us'>ImageShack.us</a></p>
<p>XX Giornata<br />
Napoli &#8211; Genoa 3-2 (Palacio 2, Gialrdino; Cavani, Lavezzi)</p>
<p>Statisticamente, in ogni stagione, c’è sempre una trasferta che si fa ricordare per i disastri che produce.<br />
Ecco, la situazione climatica al limite e la concomitante sconfitta degli azzurri hanno piazzato di diritto quella di ieri a Genova nella top down five della mia carriera di tifoso.</p>
<p>Eppure, per evitare di morirci a Marassi, mi ero preparato come si conviene. Le previsioni mi avevano avvertito e l’abbigliamento è stato impeccabile, o quasi: gambali da paludi della Foresta Nera, due paia di calzini anti-gelo, jeans, maglietta della salute, camicia(di forza), due maglioni di lana merinos, giubbotto anti proiettili, sciarpa, guanti imbottiti e cappello molto simile ad un passamontagna. Roba da baita, altro che stadio.<br />
La mattina, nel treno che da Milano mi ha portato nella città della Lanterna, i miei compagni di vagone, vedendomi imbottito in quel modo, mi hanno chiesto addirittura in quale località sciistica mi stessi recando. Stavo andando a vedere il Pocho o Zurbriggen? E il paesaggio circostante, molto più simile alla Groenlandia che alla Liguria, mi ha fatto pensare che all’arrivo in stazione ad aspettarmi avrei potuto incontrare qualche pinguino o un paio di yeti. Mentre il meteo e le ultime notizie lette da internet mettevano persino in dubbio il regolare svolgimento della partita. Sono così giunto a Genova preoccupato e quasi spaventato, ma per fortuna, in città, a parte la temperatura polare ed una leggera e fastidiosa pioggerella, la neve era presente solo sui colli ed ho capito che la gara si sarebbe disputata anche senza sale o macumbe.</p>
<p>La strada sino al campo era deserta e nonostante il già citato abbiglio, le mani, i piedi e la punta del naso, richiedevano tappe continue e rigeneranti ad ogni bar aperto. Visto l’andazzo, più di pesto e focacce, sarebbero state più opportune polente e crauti, ma ho cercato di rinfrancarmi con la birra e un paio di grappini. Ma non è bastato.<br />
Sono entrato allo stadio un’oretta prima dell’inizio perché avrei rischiato un’ubriacatura a furia di riscaldarmi con la birra ma, nonostante il settore ospiti fosse stracolmo, il vento gelido ci ha tagliato a fette, anestetizzandomi in meno di 5 minuti. A mala pena riuscivo a muovere il collo volontariamente, mentre il resto del corpo si cimentava in persistenti tremolii prodotti da brividi inconsapevoli.</p>
<p>Solo dopo l’ingresso dei nostri ragazzi e i saltelli anti-doriani hanno dato qualche piccolo segnale di risveglio alle mie gambe atrofizzate, ma è durato poco. La speranza che a riscaldarci poteva essere qualche piroetta del Pocho o una fiammata di Pandev, ben presto s’è dissolta insieme alla neve che ricopriva le colline circostanti. Il primo tempo è stato da tormenti. Ho inveito contro tutti. Noi lì, in quello spicchio di stadio, ibernati a gridare come gli ossessi e loro in campo a giocare alle belle statuine addormentate: Zuniga ancora col pigiama, Cannavaro che sbadigliava, Campagnaro a contare le pecorelle, Dzemaili col cuscino sotto il braccio, Hamsik un sonnambulo, Dossena in camicia da notte, Britos con le babbucce, e gli odiosi Sculli e Rocchi a rendere il gelido giorno sempre più in un incubo della notte. Ho salvato solo Gargano dalle bestemmie che praticamente correva per tutti. Nel secondo tempo qualcosa è cambiato, mentre ormai si saltava e si applaudiva non per incitare, ma solo per cercare di creare un minimo di conforto al fisico. La squadra ha cambiato modulo ed anche il piglio. Qualcuno s’è svegliato da quell’assurdo torpore e qualcun altro ha continuato a dormire sonni tranquilli e, mentre si cercava di recuperare il doppio svantaggio, ecco la doccia gelata, come se non bastava: Palacio da posizione defilata ci ha infilzato per la terza volta. Qualcuno, non potendone più, ha alzato bandiera bianca abbandonato gli spalti, mentre il bambino seduto accanto a me, travestito da peluche, mi chiedeva: ma adesso pareggiamo? Non ho avuto il coraggio di rispondere e non perché la lingua si fosse completamente atrofizzata, ma per lo sconforto.<br />
Poi, l’ultimo quarto d’ora. Per un attimo ho creduto nel miracolo. Due gol in un minuto ed ancora il tempo necessario per completare una rimonta che sarebbe stata il giusto premio per chi, come me, era lì a schiattare bramando un caminetto o una damigiana di birra o di vino cotto. E invece, sebbene ci fossero ulteriori 5 minuti di recupero, il Napoli non è riuscito ad affondare il colpo risolutore producendo uno stato depressivo che combinato alla bora, mi ha letteralmente annichilito.</p>
<p>Il ritorno a casa, nello stesso treno dell’andata, è stato da puro masochista. Nel leggere le pagine del web dedicate alla nostra squadra, ho avuto un sussulto che non mi ha scrollato di dosso quel freddo che ancora ora permane, ma ha terminato di surgelarmi. Processi e contro-processi nei confronti di Mazzarri, De Laurentiis, Bigon, il mercato, ecc ecc. Ma stavolta questa sconfitta, a differenza delle altre, la imputo solo ai calciatori. Ieri si poteva giocare con qualsiasi modulo o schema, e non è stato un problema fisico perché la squadra al novantesimo correva il doppio del modesto Genoa, ma se dormi e non ci credi, il risultato non puoi raggiungerlo. E ieri, i nostri, a parte Gargano, hanno marcato gli avversari sistematicamente a 5 metri. E se nel calcio, oltre la tecnica, contano le gambe e la testa, ieri è mancata la caratteristica che tante volte ci ha salvato e contraddistinto: il cuore.<br />
Quello che noi tifosi mettiamo sempre, seppur, il freddo, questa trasferta e questo Napoli, ci hanno fatto gelare.</p>
<p>Forza Napoli Sempre e onore ai Grifoni. 30 anni di gemellaggio restano una delle cose più belle del nostro calcio.<br />
La 10 non si tocca</p>
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		<title>Palermo &#8211; Napoli 1-3</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 14:13:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lapo2001</dc:creator>
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Palermo &#8211; Napoli 1-3 (Miccoli; Pandev, Cavani, Hamsik)
Dopo una domenica del genere avremmo potuto parlare di qualsiasi argomento. Tanti i temi su cui discorrere: il Napoli che stravince dopo le vacanze di natale, roba che non ricorda nemmeno Luigi Necco o Gianni Vasino; il Napoli che ha meno punti rispetto alla scorsa stagione ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>XVII Giornata<br />
Palermo &#8211; Napoli 1-3 (Miccoli; Pandev, Cavani, Hamsik)</p>
<p>Dopo una domenica del genere avremmo potuto parlare di qualsiasi argomento. Tanti i temi su cui discorrere: il Napoli che stravince dopo le vacanze di natale, roba che non ricorda nemmeno Luigi Necco o Gianni Vasino; il Napoli che ha meno punti rispetto alla scorsa stagione ma che secondo me dimostra di essere cento, mille volte più forte e più squadra; la presentazione di Vargas che finalmente dice: sono lusingato dei paragoni quotidiani con Sanchez, ma ora basta, io sono Edu.</p>
<p>Avremmo potuto ancora discutere della partita vinta da Mazzarri e di quella persa da Mutti (colui che fece esordire Prunier e Calderon) che, cambiando modulo per cercare di fermare Maggio e Dossena, si è praticamente suicidato, oppure di Rizzoli, della sua infanzia rossonera sempre più palese e di cosa avrebbe scatenato se avesse concesso un rigore del genere a parti invertite. Avremmo potuto organizzare anche un sondaggio su quale dei tre gol azzurri sia stato il più bello (quello di Cavani, strepitoso, l’ho visto fare anche a Nocerino; quello di Pandev, bellissimo, è diventato un marchio di fabbrica; quello di Hamsik, eccezionale,  l’ho visto fare solo a Zidane e Bruno Giordano) e un altro sul migliore in campo. Avremmo potuto tessere le lodi di Gargano, di Inler e di Pandev, che sino all’altroieri erano sulla graticola e paragonare la gara di Palermo a quella dello scorso anno di Genova contro la Samp e capire quale sia stata la migliore. Avremmo potuto scrivere un paio di capitoli sul ritorno prepotente del vero Matador, applaudito dai palermitani più di quando i gol li realizzava con la maglia rosanero e sulla perfezione della difesa o di cosa avrà pensato Zamparini quando è calato il silenzio nel suo ufficio sotto il Barbera. Avremmo, ancora una volta, potuto gridare nelle orecchie di Prandelli: ma Cannavaro e Campagnaro no? E perchè?</p>
<p>E avremmo potuto anche mettere in evidenza la fantasia dei tifosi che in poche ore hanno nominato sul web i tridenti del futuro passando da un semplice “HaCaPa” ad un mirabolante “LaVarCa” riscoprendo poi che in passato è esistito un calciatore del Cagliari che si chiamava Cavezzi ma che, nonostante l’incarnazione di due fenomeni, non ha lasciato grandi ricordi di sé oppure confrontarci sugli schemi, sulle finte di Zuzù e sul modo di correre di Chavez o anche sul nuovo taglio di capelli “a virgola” di Miccoli, e invece…</p>
<p>…e invece nemmeno stavolta riusciamo a godere come si deve. A parte la curiosità che ha suscitato il giovane talentoncileno che assomiglia vagamente a Baldari e quindi a Fonseca, l’attenzione di tutti è stata catalizzata da un video costruito per infangare o dall’idea che senza Lavezzi la squadra si esprima meglio, come se il Pocho fosse un problema per la squadra.</p>
<p>Sono d’accordo sul fatto di non esaltarci troppo. Le vittorie sulle big e in Champions, nella prima parte della stagione, ci hanno fatto impazzire e sognare ma, allo stesso tempo, ci hanno appagato, fatto steccare contro le cosiddette piccole e perdere troppo terreno in campionato. Solo ora si sta vedendo il vero Napoli, quello che dovrebbe mettere d’accordo un po’ tutti, ma che nella realtà così non è. Non è bastata una vittoria straripante  fisicamente, tecnicamente e tatticamente per farci esultare appieno. Non sono bastati 6 gol al Genoa e una prestazione da grande squadra in casa del Palermo per fare quadrato ed allontanare gli spifferi e le voci di chi ci vuole male. Tra illazioni video-documentate contro i nostri più seri e professionali calciatori e presunti vantaggi di cui avremmo beneficiato per una partita rinviata a causa di temporali, stiamo solo dimostrando di suscitare paura agli avversari. Ma in realtà ho molto più terrore di noi stessi che proprio non riusciamo a godere e che proprio non riusciamo a difenderci, anzi…parenti serpenti. E il Biscione stavolta non c’entra niente.</p>
<p>Vedere costruite trasmissioni televisive locali su De Sanctis, ricercato dai microfoni e dalle telecamere più di quando ha parato il rigore di Gomez,mentre si giustifica del niente o parlare dell’assenza del Pocho dopo una grande vittoria, mi fa capire dove e chi siamo. La squadra dimostra di crescere ogni domenica e che è sempre più da Coppa Campioni, noi, invece, seppur si storca il naso quando sentiamo ancora “dalla C alla Champions”, siamo rimasti a Sora o Lanciano…pur avendo 5 tenori. Carratelli aveva ragione, siamo incontentabili ed ipercritici.</p>
<p>E non venitemi a dire che queste sono critiche costruttive, perché stavolta non ci casco…</p>
<p>Forse non siamo ancora grandi, ma siamo forti e io sto godendo, eh. E tu?</p>
<p>Forza Napoli Sempre</p>
<p>La 10 non si tocca. Leonà, se fai il bravo, ti spedisco l’autografo del Pibe. Sempre che tu non decida di barattarlo su e-bay…</p>
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		<title>Napoli &#8211; Genoa 6-1</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 16:15:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lapo2001</dc:creator>
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Napoli &#8211; Genoa 6-1(Cavani 2, Hamsik, Pandev, Gargano, Zuniga; Jorquera)
Un massacro&#8230;
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Napoli &#8211; Genoa 6-1(Cavani 2, Hamsik, Pandev, Gargano, Zuniga; Jorquera)</p>
<p>Un massacro&#8230;</p>
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		<title>Napoli &#8211; Roma 1-3</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 22:59:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[XVI Giornata
Napoli &#8211; Roma 1-3 (Hamsik; Lamela, Osvaldo, Simplicio)
Indigeribile&#8230;
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			<content:encoded><![CDATA[<p>XVI Giornata<br />
Napoli &#8211; Roma 1-3 (Hamsik; Lamela, Osvaldo, Simplicio)</p>
<p>Indigeribile&#8230;</p>
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		<title>Novara &#8211; Napoli 1-1</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 17:43:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lapo2001</dc:creator>
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		<description><![CDATA[XV Giornata
Novara &#8211; Napoli 1-1(Radovanovic; Dzemaili)
Settima partita in trasferta e settimo esperimento. A volte immagino lo zio Walter travestito da druido, con una lunga barba bianca, con un cappello afflosciato a larghe tese e gli occhiali appannati dal vapore, a cercare di inventarsi la pozione magica perfetta. Immagino che nella marmitta fumante vi inserisca gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>XV Giornata<br />
Novara &#8211; Napoli 1-1(Radovanovic; Dzemaili)</p>
<p>Settima partita in trasferta e settimo esperimento. A volte immagino lo zio Walter travestito da druido, con una lunga barba bianca, con un cappello afflosciato a larghe tese e gli occhiali appannati dal vapore, a cercare di inventarsi la pozione magica perfetta. Immagino che nella marmitta fumante vi inserisca gli ingredienti e le dosi pensandoci 24 ore al giorno: un po’ di Mascara, le ali di Maggio e Dossena e il cuore di Campagnaro(esempio di una delle tante tentate ricette). Ma poi, a minestra conclusa, recitate le fatidiche filastrocche magiche, la pozione non ha mai dato le soddisfazioni attese. In alcuni casi ha illuso. Buona, colorata, ben dosata, frizzante, ma sempre priva della particolarità principale: la magia. Niente magia, niente energia. Resta una bevanda, una di quelle che puoi andare a comprare anche al supermercato o al bar. Non c’è da scomodarsi troppo con riti e scioglilingua per una semplice Coca-cola o un succo di ananas. Dopo averlo sorseggiato, ci si disseta, in altri casi rinfresca, ma non vien voglia di fare il bis. Ecco, una partita come quella di Novara (o di Bergamo, o di Catania, o di Cagliari, o di Verona) spero di non rivederla per lo meno nel breve periodo. Diciamo che mi ha un po’ nauseato. Cambiano gli interpreti, cambiano i fattori e il dosaggio, ma alla fine la sostanza  è sempre la stessa. Come un caffè, al termine degli ennesimi novanta minuti sperimentali, lascia un po’ l’amaro in bocca. Di pozione magica nemmeno l’ombra. Un chilo di Pandev, una mosca Dze Dze e una spolveratina di Hamsik anche stavolta non hanno sortito l’effetto voluto.  L’intruglio non ci ha fatto mettere le ali.<br />
In 7 trasferte abbiamo giocato con sei formazioni diverse e mai con i tre tenori dal primo minuto.<br />
In Champions non c’è stato bisogno di scervellarsi troppo. I componenti sono sempre stati gli stessi, salvo casi di infortuni o squalifiche, ma nessun esperimento. C’è da dire che nelle partite di coppa l’incantesimo si manifesta a prescindere dalla formazione scelta dal mister. E’ già nell’aria. Ma è anche indubbio che gli ingredienti siano sempre stati quelli giusti. In campionato invece, a parte le partite di cartello, di magia se ne è potuta trovare solo sugli spalti, quando anche a Novara, una miriade di tifosi ha voluto accompagnare la squadra. Ma il bottino esterno del Napoli con le “piccole” non è all’altezza. Non è all’altezza per lo meno delle squadre che ci sono avanti. Ora, sembra che nella credenza del druido Walter ci saranno altri due principi attivi da utilizzare: la coscia di Britos e una fetta di Donadel. Ci auguriamo che con questi si possa trovare finalmente la formula giusta, anche se non sarebbe male fare una nuova spesa, altrimenti, proviamo con la squadra tipo a Palermo. Per una volta, i titolarissimi in campo in trasferta. A volte basta non cambiare. A volte basta una vittoria per far tornare buoni tutti gli ingredienti, anche quelli lasciati in dispensa. D’ora in avanti si può. In casa è già accaduto.<br />
L’anno prossimo, voglio tornare in Champions. Prosit.</p>
<p>Forza Napoli Sempre<br />
La 10 non si tocca.</p>
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		<title>Napoli &#8211; Giuve 3-3</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 13:02:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lapo2001</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recupero XI Giornata
Napoli &#8211; Giuve 3-3 (Hamsik, Pandev 2; Matri, Estigarribia, Pepe)
Diciamoci la verità, la Giuvetta degli ultimi anni ci aveva abituato troppo bene. Anche quando doveva venire qui a fare la partita della vita, erano sufficienti due soffi in faccia e un urlo un po’ più potente che autoscompariva dal campo, rimediando figuracce su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Recupero XI Giornata<br />
Napoli &#8211; Giuve 3-3 (Hamsik, Pandev 2; Matri, Estigarribia, Pepe)</p>
<p>Diciamoci la verità, la Giuvetta degli ultimi anni ci aveva abituato troppo bene. Anche quando doveva venire qui a fare la partita della vita, erano sufficienti due soffi in faccia e un urlo un po’ più potente che autoscompariva dal campo, rimediando figuracce su palloni, palloni su figuracce. La Giuve di quest’anno invece non molla e soprattutto non perde. C’è mancato davvero poco che anche stavolta si liquefacessero. Erano lì lì per capitolare ed invece sono riusciti a sfruttare l’evidente calo dei nostri negli ultimi venti minuti e più, e acciuffare un punto che hanno festeggiato quasi quanto una  vittoria. Dispiace perché la partita l’avevamo vinta due volte e sembrava oramai indirizzata sul binario dell’esclusiva gestione della palla e il passare dei minuti. Il 3 a 1 di Pandev al 70esimo avrebbe dovuto definitivamente cancellare il nero dalle bandiere giuventine e lasciare solo il bianco, sventolando la propria resa anticipata. Si stava sì soffrendo, ma il doppio vantaggio doveva essere una garanzia. Così non è stato. La Giuve ha ripreso le fila ed ha iniziare a pressare sin nella nostra area di rigore, lasciando come unico sfogo di gioco, il lancio lungo per il Pocho. A centrocampo abbiamo iniziato a soffrire troppo e le sostituzioni non hanno contribuito a cambiare il vento. Pirlo è riuscito a districarsi dalla marcatura che l’aveva tenuto relegato per tutto il tempo nella lunetta della propria area e in mezzo al campo si è creata una disparità di uomini che ha permesso, specie a Vucinic, di giostrare nei pressi della nostra area di rigore procurando non pochi grattacapi ad una difesa già poco reattiva. Per questo non ho compreso sinceramente la sostituzione a favore di Santana. In quel momento non avevamo bisogno di uno che lavorasse la palla, ma di uno che lavorasse le gambe di Pirlo. Hamsik l’ha fatto per un tempo buono ma ,non essendo Gattuso, ad un certo punto non ne ha avuto più. Perciò mi chiedo se Dzemaili stesse così inguaiato.  Pirlo, che non è l’ultimo arrivato , ha colto l’occasione e la squadra ha cominciato a girare con Vidal e Pepe molto più freschi dei nostri. Il loro momento migliore coincidente con il nostro peggiore ha generato un pareggio amaro. Amaro perché, al di la della prestazione, ieri si doveva vincere. Avrebbero dato grande fiducia i tre punti. Vincere o stravincere con l’odiata capolista imbattuta, nel loro momento migliore, con ancora l’acido lattico nelle gambe per la miriade di impegni e soprattutto senza il nostro bomber principe, avrebbe potuto dare la tanto agognata svolta anche in campionato. Di positivo c’è un Pandev in più, un Hamisik in netta ripresa e il bellissimo primo tempo pur con l’assenza del Matador.  Di negativo, oltre il risultato e la felicità di Chiellini, c’è la mancanza di ossigeno nel cervello negli ultimi venti minuti in quasi tutti i nostri uomini che non ha permesso alla squadra di gestire  la conclusione della partita con lucidità e di conquistare una vittoria scacciapensieri. Di Cavani c’è mancata la sua forza, quella che emerge nei momenti di difficoltà.<br />
La Giuve non mi ha impressionato particolarmente, perché è stata spazzata senza nemmeno troppo forzare nel primo tempo. E ripeto, con un po’ più di energia e freschezza nel finale non avremmo sentito mortificanti clacson per strada. Ma mi ha colpito appunto la voglia di crederci nonostante tutto. Prerogativa che ha reso il nostro team, uno dei più forti in circolazione, ma che, evidentemente, si è persa un po’ per strada insieme alle tossine e i minuti di recupero, a noi tanto cari, trascorsi quasi immobili senza fiato ad attendere il fischio finale, ne sono la prova.<br />
Confido in una lesta reazione e di cominciare a vincere anche senza un bel gioco come ieri. Ci basterebbe anche un gioco più sporco ma che almeno duri sino al 95esimo. Quindi, vietato mollare!</p>
<p>Infine ringrazio pubblicamente Antonio Conte. E’vero, ha principalmente ridato un’anima a questa squadra di fantasmi, ma ha anche ridato voce a dei miei vecchi amici. Sono contento di sapere che siano ancora vivi. Erano quattro anni che non li sentivo ed avevo iniziato seriamente a preoccuparmi. Qualcuno ero convinto che si fosse spostato all’estero, mentre per altri, stanchi di mortificazioni varie, ho pensato che avessero abbandonato il nuovo progetto Giuve, dedicandosi alle squadre locali o ad altri sport. Invece ho notato con piacere che questo pareggio ha fatto resuscitare i morti e il mio ricordo in loro. Telefonate, sms e quant’altro farciti di sfottò, ma che io ho prima di tutto interpretato come un “io esisto ancora”. Conte è riuscito a far dire “Portobello” restituendo la parola ai muti e finalmente, il lunedì mattina in piazza, si ricomincerà a parlare anche con loro. Bentornati. Qui non ci si divertiva quasi più da soli. Grazie Antonio.<br />
L’umida stanza buia del silenzio si è riaperta come una bara al sole. Sento di nuovo gli echi cacofonici delle loro voci, mentre intanto gli scheletri ammassati nell’armadio gridano ferocemente la propria vergogna e non riescono più a contenersi. Sta per scoppiare. Fortuna che c’è in programma un tavolo della pace che farà tornare tutto come prima: l’urlo dei tifosi e il silenzio degli scheletri.<br />
Voto all’arbitro Tagliavento: 3,5. Comprategli i cartellini e un prete. </p>
<p>Forza Napoli Sempre<br />
La 10 non si tocca.</p>
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		<title>Atalanta &#8211; Napoli 1-1</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 13:18:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lapo2001</dc:creator>
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		<description><![CDATA[XIII Giornata
Atalanta &#8211; Napoli 1-1(Denis; Cavani)
Lo avevo atteso come un parente lontano, un vecchio amico che da troppo tempo non dava più notizie di sé. Mi mancava. In alcune partite, specie in quegli zero a zero casalinghi, mi sono illuso che nel finale si fosse nascosto dietro l&#8217;ultimo minuto, per poi entrare in campo e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>XIII Giornata<br />
Atalanta &#8211; Napoli 1-1(Denis; Cavani)</p>
<p>Lo avevo atteso come un parente lontano, un vecchio amico che da troppo tempo non dava più notizie di sé. Mi mancava. In alcune partite, specie in quegli zero a zero casalinghi, mi sono illuso che nel finale si fosse nascosto dietro l&#8217;ultimo minuto, per poi entrare in campo e in porta, vestito col suo abito della domenica e con un bel regalo da tre punti in mezzo ai piedi per farci impazzire di gioia. Un po&#8217; come capitava spesso nella scorsa stagione. Sì, sì, mi mancava tanto. Ieri però, la sua latitanza è finalmente finita e quando ormai il rammarico dell&#8217;ennesima sconfitta in trasferta ci stava investendo, ecco che dal nulla è tornato a farci visita e a farci sorridere. Il vecchio amico di tante battaglie si è materializzato con una bella sorpresa. </p>
<p>Quanto mi mancavi gool o cool al novantatreesimo!<br />
In una Bergamo che storicamente ci è indigesta, in una gara ostica e piena di insidie, ci ha salvato lui, come ai vecchi tempi. Nell&#8217;ultimo giro d&#8217;orologio, da un tiro sbilenco di Santana, la rete orobica si è smossa, grazie ad una deviazione sottomisura del solito Matador. Stavolta non ha fruttato la vittoria, ma non perdere è stato fondamentale, in quella che ormai è una metamorfosi conclamata. La metamorfosi partenopea. Belli, immensi, straordinari, nelle notti di Coppa e lenti, confusi e spesso distratti in quelle di campionato. Una sorta di Dottor Hamsikyll e Mr. Cavhyde. Sì perché, se da un lato è ritornata la vena realizzativa, la combattività e la grinta di un Matador che si sta piano piano riconfermando, dall&#8217;altro non si può dire lo stesso dello slovacco che continua una letargia che oramai dura da troppo tempo. Qualche buon movimento, un paio di passaggi filtranti e niente più. Ha dato il la all&#8217;azione che ci ha portato all&#8217;insperato pareggio, ma da un fuoriclasse come lui ci si aspetta molto, ma molto di più. Speriamo che martedì anch&#8217;egli  possa tornare sugli altari con una partita gagliarda e vederlo più nel vivo del gioco. Ormai tutto sta tornando come prima. Stanno tornando i gol del Matador, è tornata un po&#8217;di fortuna e il silenzio dei tifosi avversari, è tornato il vecchio amico del novantatreesimo e ora all&#8217;appello manca solo il buon Marek, eh. È ora&#8230;</p>
<p>Per la cronaca, alla presunta ammonizione del Pocho mi sono depresso quasi quanto un gol di Chiellini. E pioggia sia&#8230;</p>
<p>Forza Napoli Sempre<br />
La 10 non si tocca.</p>
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		<title>Napoli &#8211; Lazio 0-0</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 13:09:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lapo2001</dc:creator>
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		<description><![CDATA[XII Giornata
Napoli &#8211; Lazio 0-0
Un dato è ormai certo: nelle partite di campionato precedenti quelle di Champions, il Napoli non vince. Ad eccezione della prima vittoriosa trasferta a Cesena, nelle altre quattro occasioni, non siamo mai riusciti ad ottenere i tre punti. Due sconfitte (Catania e Parma) e due pareggi casalinghi a reti bianche (Fiorentina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>XII Giornata<br />
Napoli &#8211; Lazio 0-0</p>
<p>Un dato è ormai certo: nelle partite di campionato precedenti quelle di Champions, il Napoli non vince. Ad eccezione della prima vittoriosa trasferta a Cesena, nelle altre quattro occasioni, non siamo mai riusciti ad ottenere i tre punti. Due sconfitte (Catania e Parma) e due pareggi casalinghi a reti bianche (Fiorentina e Lazio).<br />
Il fatto di non aver mai disputato partite di così alto livello in passato, incide troppo sulle teste dei giocatori  non abituate a sostenere questo tipo di tensione. Per qualcuno di essi si sta realizzando il sogno che aveva da bambino, per qualcun’altro il sogno ha superato la realtà. È normale quindi che, in gare come quelle di ieri, non si riesca ad avere la massima concentrazione e dare il 100%. E una squadra come il Napoli, che imposta il proprio gioco sulla velocità e sul grande utilizzo delle fasce, se non riesce ad essere al top e dare fondo a tutte le energie, ha grandi, troppe difficoltà a scardinare la difese avversarie, soprattutto quelle, come la laziale, che utilizzano tutti gli elementi dietro la linea della palla.</p>
<p>Come ammesso un po’ da tutti, il pensiero della Champions è il pensiero predominante nell’ambiente. E volente o nolente, e i risultati lo attestano, in campionato non si riesce a vincere quando la Coppa è alle porte. E seppur il gioco e l’intensità siano migliorati molto, abbiamo lasciato per strada altri punti. Sono certo però che il gruppo abbia la consapevolezza che in campionato ci sia il tempo per recuperare. In Champions no, non ci sono altre possibilità. Ed è martedì che quindi si tirerà fuori tutto ciò che si ha, per un dentro o fuori che può dare la vera svolta a tutta la stagione. Mi auguro che tutto ciò che abbiamo sperperato in queste giornate, sia ben ripagato da un sogno che possa continuare per tifosi e per calciatori. E mi voglio illudere che il campionato vero del Napoli inizi da mercoledì mattina.</p>
<p>Primo tempo da sonno. Con la Lazio che non superava il cantrocampo e il Napoli che l’aspettava. Cavani che rincorreva Ledesma, le fasce ben controllate dagli avversari e con Lavezzi che prendeva palla a 60 metri dalla porta. Nel secondo molto meglio, grande forza di volontà, qualche spostamento di ruolo, un paio di miracoli seri di Marchetti, un guardalinee che forse stava ancora pensando al gol-non gol di Brocchi della primavera scorsa, molti episodi favorevoli, ma sempre senza l’urlo finale liberatorio. Siamo soddisfatti per il buon secondo tempo, ma non è ancora il Napoli che vorremmo. Abbiamo giocato meglio di altre volte, avremmo meritato la posta piena, siamo stati sfortunati, ma ancora non è il vero Napoli. Quello vero deve avere i propri uomini al 100% e senza pensieri. E ciò ancora non si è verificato. Perché un Napoli che gioca da Napoli, contro una Lazio senza difesa titolare, priva del suo uomo migliore e che non è in grado di impensierire, la chiude il primo tempo.</p>
<p>Sono fiducioso perchè credo che queste difficoltà siano già state messe in conto, ma credo che sia comunque un aspetto su cui si debba lavorare di più se di vuol davvero diventare Grandi, a prescindere dal risultato di martedì. Le partite prima di quelle Champions si devono iniziare a vincere.<br />
Poi, vorrei fare una domanda tattica  a Mazzarri: se il nostro gioco è basato sulle famose ripartenze, qual è il rimedio, se a centrocampo non hai nessuno che recupera il pallone? Cioè, se Gargano non è della partita, il pallone quando e come lo recuperiamo per poi offendere?</p>
<p>Non irrilevanti infine, i grandi spazi vuoti allo stadio. Forse anche qualche tifoso si è uniformato alle strategie societarie pensando di dare il massimo e sostenere la squadra martedì. Eppure la Lazio di Reja è capolista e sarà lì sino alla fine. Peccato, magari in una bolgia, l’avremmo fatto noi un gol al novantatreesimo, come tante altre volte. Si vede che anche i turn over tra tifosi stanno diventando di moda. Mentre forse, quando la squadra non è al massimo, il San Paolo dovrebbe essere l’arma in più.</p>
<p>Ciao Toni.<br />
Forza Napoli Sempre<br />
La 10 non si tocca.</p>
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		<title>Catania &#8211; Napoli 2-1</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 09:35:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lapo2001</dc:creator>
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		<description><![CDATA[X Giornata
Catania &#8211; Napoli 2-1 (Marchese, Berghessio; Cavani)
Sono in una cabina del naviglio che da Messina ci sta riportando in terra campana. Volevo aspettare la notte per far sbollire la rabbia, ma sono le 4 e proprio non si riesce a chiudere occhio. Fuori è buio pesto come il mio attuale umore. Le pareti tremano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>X Giornata<br />
Catania &#8211; Napoli 2-1 (Marchese, Berghessio; Cavani)</p>
<p>Sono in una cabina del naviglio che da Messina ci sta riportando in terra campana. Volevo aspettare la notte per far sbollire la rabbia, ma sono le 4 e proprio non si riesce a chiudere occhio. Fuori è buio pesto come il mio attuale umore. Le pareti tremano ripetutamente come se stessimo in una lavatrice e il Minao non curante dell&#8217;effetto frappè, continua a russare beatamente da svariate ore. Tutto sembra essere contro di me. Anche il  Giuffrè si è lasciato vincere dalla stanchezza e ora sono in completa solitudine a contare le pecore, le finte di Zuniga e le parolacce a cui non ho saputo dare freno durante il pomeriggio. Doveva essere la nostra giornata. La giornata delle conferme e della riscossa e invece&#8230;<br />
Eppure il  Matador ci aveva illuso subito. Nemmeno il tempo di sentire le formazioni che già ci siamo ritrovati abbracciati e saltellanti in un sol gomitolo umano. È bastato un attimo per dipingere quel centinaio di tifosi azzurri indomiti nel perfetto quadro dell&#8217;allegria. È bastato un attimo e un balzo di gioia per smaltire l&#8217;ottimo Lapilli dell&#8217;Etna e un lauto pranzo a base di polpi, ricci e frutti di mare. &#8220;Che giornata!&#8221;, pensavo&#8230;<br />
&#8230;e pensavo male. Il Milan ha vinto a Roma, addirittura la Giuve a San Siro e noi siamo stati capaci di perdere anche a Catania. Nonostante il turnover ero convinto che questa volta dalla Sicilia saremmo tornati con un bel risultato.   Tra Catania e Palermo in 4 anni abbiamo racimolato solo 2 pareggi. Ho pensato ai numeri, alle statistiche e alla cabala. E poi, con il Pocho in quelle condizioni, non poteva esistere un altro risultato se non la vittoria. Peccato invece non aver sfruttato qualche contropiede quando eravamo ancora in vantaggio, peccato che Santana non sia un centrocampista di quantità. L&#8217;arbitro, Celi di Campobasso, che ricordo benissimo in serie C, e che lì secondo me meritava di restare,  sarà stato di sicuro troppo severo e fiscale con l&#8217;argentino, ma due falli così ingenui e decisivi me li aspetto da un attaccante. E infatti. Un centrocampista deve, prima di tutto, sapere dove, quando e come commettere un fallo. E questo, Santana, non lo sa fare. Non credo che Gattuso, Donadel o Almiron siano mai stati espulsi dopo soli due interventi. Probabilmente sarebbe bastata una spintarella o una tiratina di maglietta per fermare un&#8217;azione, ma non due scivoloni senza senso sull&#8217;avversario, uno nella loro tre quarti e l&#8217;altro, nella nostra, quando la difesa era schierata.  Il mestiere e l&#8217;esperienza alla Aronica per fare quel ruolo non si possono acquisire ora, per un calciatore già trentenne. Più ci penso e più mi viene l&#8217;insonnia e più non si dorme e più credo che un&#8217;espulsione del genere non l&#8217;avrebbe beccata nemmeno Blasi. Poi, penso a Fidel, costantemente in difficoltà. Gomez l&#8217;ha fatto impazzire e mi chiedo quando Grava sarà di nuovo a disposizione. Penso a Fernandez che non ha avuto piu grilli per la testa solo quando ci siamo messi a 4 dietro e a proposito di grilli, penso a Marchese che l&#8217;ultimo gol l&#8217;avrà fatto quando giocava nei pulcini. Penso al Matador quando dal dischetto l&#8217;ha svirgolata. Quella palla, l&#8217;anno scorso, sarebbe finita all&#8217;incrocio dei pali e non sulla bandierina. Penso a Dzemaili che all&#8217;ultimo secondo s&#8217;è mangiato un gol allucinante. Penso a questa rabbia e all&#8217;imperterrito russare del Minao che non vogliono farmi dormire. Vorrei già fosse mercoledì. Il momento è cruciale e non si può più  fallire. Svegliaaa. Sveglia per tutti. Ecco, appunto, ed io che vorrei dormire&#8230;</p>
<p>Forza Napoli Sempre</p>
<p>La 10 non si tocca. Auguri Re, per i tuoi 51.</p>
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