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Episodi | Salviamo Peter Pan

Pompei 2011

Posted by lapo2001 on mag 28th, 2011

pompei 2011

Sono arrivato da poco a casa. Purtroppo, dopo l’arrivo qui in penisola, m’è toccato sbrigare alcune faccende lavorative e il pensiero del tanto desiderato letto l’ho dovuto per un attimo coprire con un plaid molto pesante e chiudere nell’armadimenticatoio. Faccende che tra l’altro prevedevano la salita al terzo piano di un palazzo antico senza ascensore e faccende che hanno inattesamente messo alla prova i miei già logori e schiattati quadricipiti. Un set completo di valigie piene non so di cosa, ma di sicuro un parente strettissimo del piombo, da trasportare ovviamente dal suddetto terzo piano al cortile laggiù, laggiù in fondo o o o(eco).
La camminata di stanotte non si è discostata troppo dalle precedenti. Caldo, soprattutto nella prima parte, il solito passaggio di auto sprint con autoradio a volume oltre la colonnina e la voce oxfordiana di un lord di qualche vascioux(da audio-francesizzare in “vasciò”)che urla: “Uè sciem, e priatem sto ca**”(tradotto: voi indefessi pellegrini provenienti dalle terre sorrentine, che con forza e tenacia state affrontando l’ardua e buia camminata notturna verso il Santuario di Pompei, voi, a questo punto, potete cortesemente pregar anche per il mio inutilissimo figliolo che ho qui, proprio qui?grazie e mi scuso)e la solita stonatissima signora che arricchisce la mia rilassata meditazione lungo il percorso e che m’insegue come un leopardo. Poi, la solita foto all’arrivo(approfitto per fare gli auguri e salutare il prode Peppino, alla prima traversata), la solita attesa massacrante di un’ora per la messa all’aperto e la solita predica che riuscirebbe ad addormentare anche una volpe dopo 4 anni di letargo. Ma stavolta, a differenza degli anni passati, sono riuscito a non crollare sull’umido prato fino al termine della liturgia. Evento oramai immancabile. E qui dovrebbe scattare l’applauso, eh. Vorrei dirvi che ciò sia capitato per una strenua battaglia vinta con Morfeo o per una ventata di fede che m’ha tenuto sveglio. In realtà, sono stato assalito da un oceano di parole. Una volta seduto, dopo più di 5 ore di cammino, non voglio sapere niente:io non mi muovo più. La sfiga ha voluto che le mie due vicine di posto avessero approfittato del casuale incontro per fare due chiacchiere. “la vedi a quella?quella col vestitiello rosso che pare mezza addurmuta? Eh, quella lì. Mi ha detto il cugino del nipote di zì Niculin che ha fatto ‘a dieta”la prima. Risponde l’altra signora, sveglissima perchè si sarà alzata 10 minuti prima(non ha partecipato alla camminata)non curante della mia situazione molto precaria: “‘o vero? ‘a dieta? ma pecchè era chiatta?”. E di nuovo la prima: “Chiatta? Quella assomigliava a ‘na balena. Mò, la vedi? E’diventata ‘na alice ma pare meza scema. Ma mai scema come quella la. La vedi? la signora col vestito verde…ecc ecc” per più di un’ora. Stavolta posso dire che non è stato solo uno sforzo fisico. L’oceano di pettegolezzi m’ha tenuto sveglio per l’intera funzione. Nonostante non lo faccia da una quindicina d’anni, avrei dovuto confessarmi. Ho inveito, forte, dentro di me, contro quelle giulive ed inesauribili galline. Ditemi che stanno bene…Avendo compreso i personaggi penso invece, che stiano ancora in quel giardinetto, da sole, a fare altre due chiacchiere.
Nonostante il carico del mio peso e lo tsunami fuori programma durante la messa, alla fine però, ho riportato le mie stanchissime membra a casa anche quest’anno, eh. A casa, dolce casa. “Voglia di dormire ora sarai soddisfatta”il primo pensiero dopo aver varcato l’uscio e dopo avere tolto le scarpe. peccato solo che quando sono arrivato nella mia camera da letto, ho trovato il fabbro che accomodava una finestra difettosa. Ometto di dire che ha dovuto smontare mezzo balcone e che si trova ancora lì con pinze e martello…
m’vene a chiagnere. Dio mio, Dio mio, dov’è l’errore? cosa ho fatto per meritare ciò?Cosa?Mi sono comportato come sempre…hmmm…vado a dormire sul prato del giardino di casa, va.

Santo Domingo: un viaggio ROMANtico

Posted by lapo2001 on gen 18th, 2011

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Siccome da poco ho scoperto di essere in dolce attesa, con il mio compagno, abbiamo deciso di fare un bel viaggio rilassante di sole e di mare. Mi è sembrato anche il momento più adatto visto che si lavora di meno in questi periodi. Tra il Messico e la Hawaii, alla fine abbiamo deciso di recarci a Santo Domingo…la romantica Santo Domingo.

Qualche giorno sulle bellissime spiagge, un paio di visite alla città, area metropolitana ed alberghi e poi, una meravigliosa escursione su un desolatissimo atollo in mezzo all’Oceano. Io e lui. Lui ed io. Per un giorno intero nel paradiso terrestre. Romanticismo assicurato. Dopo lo sbarco, in mattinata, nell’osservare quel lido, ho immaginato solo per un attimo l’atmsfera idilliaca che si sarebbe potuta materializzare al tramonto. E poi, quel terrazzo tappezzato di stelle, mi ha fatto viaggiare con la mente, immaginando un lauto e speciale pranzo ed una cena romantica stile mille e una notte con il mio orsacchiottone. Spiaggia di sabbia bianchissima ed ampia, mare cristallino, palme, una pulita vegetazione e una capanna arredata stile “tana di un’odalisca” con vista panoramica sullo sterminato Mar dei Caraibi. Cosa desiderare di più? E poi, un pescatore, un cuoco, un massaggiatore, un cameriere e un maitre privati e un paio di amache, un leggerissimo vento, il relax totale e lui. Il mio orsacchiottone. Non possono sprecarsi aggettivi per un luogo del genere. Il romanticismo ci è nato in questo posto.

I miei occhi a cuoricino hanno smesso di battere dopo un paio di ore, tanta l’emozione di vivere un tale sogno e il cuore ha regolarizzato il battito solo dopo pranzo…dopo pranzo…sì, dopo pranzo.
L’orsacchiottone, stravaccato su di un divano al centro della terrazza, dopo aver strafocato ogni genere di frutto di mare, piovre e squali, non sazio, si è fatto pescare e cucinare tre-quattro aragoste. L’avidità e l’ingordigia che ha usato per spolpare quei crostacei, ungendosi le mani e la bocca, mi hanno lasciato esterrefatta e la non curanza con la quale gettava nel mio piatto le chele e la crosta vuota di tutte e quattro le aragoste, mi ha fatto salire il sangue nel cervello, soprattutto perchè sapeva che non potevo magiarne nonostante ne fossi golosissima! Altro che romantico. Romantico, il ca**o!
Incollerita all’ennesima potenza e con le mani tremanti ho girato il volto verso l’orizzonte e mi sono lasciata rapire dal panorama colorato e soffuso. Un battito di ciglia e tutti i brutti pensieri e i pessimi umori hanno lasciato spazio ad un sorriso enorme e ai buoni propositi. L’ho guardato in faccia con aria maliziosa, gli ho preso la mano(ancora unta) e l’ho portato con me vicino ai lettini incastonati ad arte in quel paesaggio da mozzafiato. Due, tre ore tutte per noi, solo per noi, di assoluto benessere, coccole e silenzio, se non i rumori della natura e gli occhi meravigliosi del mio orsacchiottone innamorato. Il tempo di voltarmi, sorridere ancora, sfilarmi il pareo e… e l’ho trovato ronfare disteso come un formichiere sulla sabbia calda, che puzzava di vino. Gli ho dato una bottarella sulla testa e un urlo feroce nelle orecchie, ma non hanno sortito alcun effetto. Il tricheco ha continuato a dormire beatamente, svegliandosi tre ore mezzo dopo, quando il tramonto era un mio lontano e spento ricordo, dicendomi: “Amò, vuoi vedere se mi pescano un astice? Le aragoste erano buone, ma non mi hanno fatto dormire bene e poi pensi che su st’isola c’è qualcuno che vende giornali?vuoi chiedere?io intanto vado a pisciare a mare”…E questo doveva essere romantico? Romantico, il ca**o!

Nei successivi 2 giorni non gli ho rivolto la parola(senza che se ne accorgesse!)e al ritorno da Santo Domingo, quando gli ho comunicato che il pupo lo chiameremo Valentinuccio-Ubaldino, ha avuto il coraggio di rispondere: “e perchè? cosa dirà mio padre?”
Ma come “perchè?”. Se devo avere un uomo così romantico al mio fianco, almeno gli metto il nome del santo protettore, che è anche il nome di mio padre, eh.

Tratto da una storia vera…o quasi.

Buona domenica

Posted by lapo2001 on ott 10th, 2010

Domenica senza calcio. Una tragedia. Non so cosa sta passando nella testa degli altri della banda, ma per me si tratta di una autentica e lenta tortura.
Tralascio le sensazioni dei giorni scorsi e il sabato moscio e senza stimoli che è appena trascorso. E non voglio mettere il dito nella piaga riproponendo le originali bestemmie contro la scialba Nazionale di Prandelli, motivo unico di questa domenica inutile.
Mi sono alzato chiedendomi che giorno fosse, sentedomi quasi anestetizzato nonostante la notte precedente non avessi abusato di alcool e non avessi fatto le ore piccole. Parlo di uno stato diverso, dall’inconscio non è partito alcun input o motivazione che desse un senso per alzarmi. E sì, la domenica senza impegni o appuntamenti logoranti agevola la spremitura in mezzo alle lenzuola e i famosi “5 minuti” si trasforamano finalmente in ore, cosa che purtroppo non accade negli altri giorni. Ma non è questo il caso di stamattina. Il mio è stato uno stare a letto come di chi non vuole affrontare la giornata, come se si volesse far passare il tempo non vivendolo, dormendo. “Passerà, passerà”.
Ho pranzato a casa, come non capitava dall’ultima partita della nazionale. Non sarebbe così terribile se non si dovesse rispondere alla lista infinita di domande poste dallo zio curioso. L’unico desiderio è il momento del dolce, segnale che il superquizzone sta per finire e che il prossimo sarà tra più di un mese. “Passerà, passerà”. Anche se devo dire, che questa volta è stata peggio. Il super Napoli di questi ultimi tempi rende davvero indigeribile il turno di sosta, l’aria ironica dello zio e i fegatini di mammà.
Mi sono distratto per poco tempo con un’altra autentica impresa di Valentino Rossi. Ma è durato davvero troppo poco. Poi, è subentrata una fase depressiva. Lo zapping mi ha fatto ripiombare inesorabilmente nella realtà. La serie B. “Madò, cos’è la serie B? A cosa serve?”. Talmente sono distante da questo gioco che ho anche negato il tempo in cui ne abbiamo fatto parte, come se non fosse mai esistito. Ad aggravare la situazione, la Ventura con “quelli che aspettano…”. Una trasmissione diventata un surrogato di domenica in perfettamente in linea con l’attuale televisione italiana. Non mi sono addormentato subito solo perchè Licia Colò sull’altro canale mi ha fatto assistere al video di un’aggressione a un domatore preso di mira da leoni inferociti in un circo. E’durato poco. Ingoiato dalla poltrona ho preso sonno, borbottando “passerà, passerà”.
Ora sono a casa del Minao. Su sky, c’è la schermata con i risultati della giornata. Tra poco passano i gol. Io scrivo e non mi volto nemmeno. E’come se stesse andando in onda una televendita di Mastrota o un documentario sui coleotteri. Dgiuffre è affacciato alla finestra con lo sguardo nel vuoto. Tra di noi c’è silenzio. Si sentono le campane della chiesa e il vapore del ferro da stiro di Ada. Il Minao è seduto per terra su un cuscino e ascolta musica d’amore. The Ass e Fra sono accomodati sul divano. Cercano un film che possa smuovere questo stato di totale inettitudine e mutismo. Sembra la stanza dei fantasmi. Solo Mimì, sembra non subire la maledizione della sosta. Urla, sbraita, litiga con le ombre, litiga con le foglie, litiga con le luci, praticamente romp’o ca**, come sempre, come un qualsiasi giorno della settimana. Lo invidio. Beati loro che non sanno. “Passerà, passerà”.
Sta per calare il sole, inizia a fare freddo. Dgiuffre ha smesso di guardare fisso il tetto della casa di fronte, il Minao ha dato un senso alle sue canzoni, the Ass e Fra hanno appena finito di vedere “una pallottola spuntata”, Ada ha smesso di stirare, Fabri è rientarata dal giro in piazza e io finisco di riempire questo foglio, pensando che c’è da affrontare ancora l’insostenibile serata (non ho dimenticato Mimì, ma è prevedibile cosa stia facendo).
Mesti, ci alziamo, ci guardiamo e mentre ci sparpagliamo fuori dalla porta senza meta, ci sussurriamo con un filo di voce “Buona domenica”…mentre io penso al Pocho e mi dico “passerà passerà”.

Buona Domenica – Antonello Venditti

Sta Salina

Posted by lapo2001 on lug 6th, 2010

salina60

In commenti le altre foto

Sta Salina è una delle sette isole dell’arcipelago eoliano, insieme a Vulcano, Lipari, Panarea, Stromboli, Filicudi ed Alicudi. Si distingue dalle altre soprattutto per il suo lussureggiante manto di verde e i rilievi vulcanici sembra che racchiudano infinite sorprese. Fresco e pulito il mare e molto belli si sono rivelati i suoi paesaggi naturali. Consiglio vivamente, a chi volesse passare qualche giorno qui, di fittare uno scooter e di godere di ogni luogo sperduto di quest’isola, in particolare i panorami di Pollara, dove si può ammirare un tramonto mozzafiato e dove si sono giarate le riprese del famoso film di Troisi, “il postino”. L’ho amata da subito. La sua ventilazione m’ha conquistato già dalle prime ore. Per non parlare poi, delle varie leccornie che ho avuto la fortuna di assaggiare. A parte i già noti capperi, la ricotta salata, i frutti di mare e i vari pestini, ciò che mi ha spedito definitivamente all’altro mondo è un semifreddo al pistacchio da leccarsi i baffi.
La vacanza è trascorsa alla grande. Il già citato matrimonio degli amici Tonino e Laura, coniugato a momenti di relax(in cui ovviamente mi sono arso vivo, tanto da stare ore sotto l’ombrellone mentre gli altri bivaccavano tra le onde) e di follia (soprattutto la notte precedente il matrimonio con una fantastica traversata notturna a Stromboli e in un’alcoolica Panarea) ha reso anche meno amara la sconfitta della nazionale contro la Slovacchia. Poi, la compagnia e gli episodi che si sono susseguiti hanno regalato i fatidici momenti indimenticabili: Diego che ha assecondato Tonino, partecipando(in porta!)ad una partita di calcetto a mezzogiorno, il consueto e infinito shopping di Anna, nonostante ci fossero 2 negozi e i postumi movimentati della nottata di cui sopra del Minao, sono solo alcuni esempi.
Nel fare di nuovo tanti auguri e ringraziare gli sposi, saluto la banda con la speranza di ritrovarci presto, magari su un’altra isola.

Sto Bormio

Posted by lapo2001 on dic 10th, 2009

Bormio 2

Le altre foto in commenti

Livigno, ore 11.00

“Mi raccomando Anna, facciamo un semplice giretto per i negozi, mangiamo qualcosa e prima del tramonto ce ne andiamo. Dobbiamo fare quasi 200 km per strade ghiacciate, il tempo è instabile e rischiamo il rientro di tutti sti miloni di turisti. Dobbiamo ripartire con la luce, il primo tratto di strada è pericoloso”.

Le ultime parole famose.
Ore 17.00. E’ buio da quasi un’ora. Camminiamo initerrottamente avanti e indietro per l’unica strada del paese da quando siamo arrivati. Conosco tutte le vetrine, tutti i loghi e tutte le insegne dei negozi. Ho imparato a memoria le loro posizioni: dopo questo ottico, c’è l’hotel Livinho (pare fosse gestito da brasiliani), poi il negozio della Gucci, un tabaccaio, un’altro ottico, un’altro tabaccaio, un ottico, un ristorante e altri 2 tabaccai prima dell’ennesimo ottico…Sono stanco, molto stanco e affamato, molto affamato. Le gambe mi dolgono e la testa mi sbatte. Anna tarantolata ancora mi trascina per il braccio dicendomi per la trentaduesima volta: dai, dai, solo questo (nel caso specifico si trattava di una profumeria, quella vicina all’ottico per intenderci) prometto che è l’ultimo e poi giuro, che ce ne andiamo…In tutto ciò non abbiamo ancora preso le sigarette e non abbiamo ancora fatto benzina alla macchina che qui in Svizzera costano la metà. Dopo aver visitato anche gli store della Guess, della R.Lauren baby, della R.lauren adolescenti e della R.Lauren open e di altri 7-8 tabaccai e 4-5 ottici, con una miriade di buste in braccio tanto da mimetizzarmi, finalemte, ci dirigiamo verso la macchina.
Uno sguardo nemmeno troppo attento e ci ritroviamo in mano una sfogliatella giallina di 38 euro di multa per sosta vietata. S’ingoia il rospo, si fa benzina e si aziona il tom-tom. Direzione Milano (N.B. all’andata venedo da Bormio abbiamo percorso un’unica strada che ci ha portato direttamente a Livigno). Dopo pochi istanti ci troviamo su una strada dritta, poco illuminata e deserta. “Si parlava del grande rientro folle e invece siamo da soli. Come al solito i giornali hanno gonfiato le notizie. E’ tutto tranquillo. Arriveremo presto. In massimo 3 ore saremo a Milano, il tom-tom non fallisce mai”.

Le ultimissime parole famose.
Dopo pochissimi chilometri ci ritroviamo una parete di ghiaccio in faccia. Nei giorni passati ci sono state un paio di bufere e la strada a valle è stata completamente ricoperta di neve. Risultato: inagibile, interrotta. Ci tocca ritornare indietro e fare la strada che abbiamo percorso all’andata, quella per sto Bormio. Il che significa salire sulla montagna, allungare i km e il tempo e rischiare di ritrovarci nel famoso traffico di cui sopra (essendo partiti un paio di ore in ritardo n.d.r). E infatti dopo un paio di curve, eccoci qui piantati in mezzo alla strada semi-ghiacciata e soprattutto in mezzo a un traffico totalemte bloccato. Mezz’ora per fare 6 metri. Mi innervosisco perchè penso alle parole di Anna quando eravamo a Livigno(”ti giuro che questo è l’ultimo…”). M’innervosico perchè si vede poco o niente. Mi innervosisco perchè ho una fame da facocero e mi innervosisco soprattutto perchè inizia a nevicare su questa strada infame. Dopo più di un’ora di lumachevole andatura finalmente arriviamo alla dogana e riusciamo a uscire da quell’inferno infermo. Qualche km e il tom-tom ci fa prendere una deviazione di cui non siamo a conoscenza e più velocemente del previsto giungiamo a sto Bormio. “Abbiamo recuperato il tempo perduto. Questi tom-tom sono una manna dal cielo!”.

Le straultimissime parole famose.
Sulla strada che poco prima di Sondrio porta Milano, a differenza dell’andata il tom-tom ci fa prendere un’altra deviazione. “Un’altra scorciatoia” pensiamo. In poco tempo sotto un diluvio universale ci ritroviamo su una strada di montagna: buia, stretta, scivolosa e senza cartelli stradali. Il sospetto che avessimo sbagliato m’è venuto da subito ma siccome sti marchingegni non falliscono mai, ho pensato a tutto il tempo che avremmo recuperato. Il tom-tom continua a ripeterci di proseguire, noncuranti della pioggia e del fondo stradale che si fa sempre più instabile. Dopo un pò, quel sospetto si trasforma in preoccupazione, sino a diventare certezza. Non nascondo che di lì a poco se avessimo trovato un cartello “Everest”, “Roma” o “Tokyo” non mi sarei meravigliato. Un capriolo, un orso bianco, un mammut e Babbo natale ci hanno dato la certezza che la strada intrapresa è solo una follia del tom-tom. Tant’è vero che ad un certo punto registra la nostra strada in “senza nome”. Siamo praticamente a metà strada di un’alpe dimenticata anche da Ronald Meissner. Molto preoccupati, si torna indietro.

Tralasciando tutto il viaggio in piscina ad una visibilità scarissima e tralasciando tutte le bestemmie che ho urlato dentro di me, alle 23.30 (invece delle previste 20), giungiamo a Milano. Distrutti.

A parte questo allucinante rientro, il soggiorno in sto Bormio è stato assai piacevole. Un paesino ben attrezzato per i turisti e con belle piste (per sentito dire) per gli sciatori. Un bel centro assai caratteristico e ovviamente con ristoranti all’altezza(pizzoccheri, cervo e sciatt in particolare). Da notare nelle foto anche i seri addobbi natalizi che avrebbero fatto tanta invidia all’Ass.
Per chi volesse visitarla, consiglio vivamente di andare anche alle Terme Vecchie(quelle romane). Piscine open(il clou), outdoor, saune, fanghi, idromassaggi, bagni turchi e bagni ostrogoti, il tutto in un suggestivissmo ambiente antico (ci sono anche piscine e saune in grotte scavate all’epoca romana) e delicato. Molto bello e rilassante.
Ah, dimenticavo. Prima di prenotare l’albergo assicuratevi che le stanze abbiano i caloriferi regolabili. (Non) Dormire con 50 gradi è meno sopportabile dell’afa delle antiche saune di Giulio Cesare.

Gli schezzetti di Totò

Posted by lapo2001 on nov 28th, 2009

Chiacchieravamo di “culi e tette”, giocavamo con i calciatori allo “schioppo”, facevamo qualcosa. Non ricordo precisamente cosa, ma so che mi trovavo fuori il negozio con altri tre-quattro coetanei nella nostra totale spensieratezza degli anni adolescenziali. Si bivaccava beatamente nell’attesa che Totò e Peppe decidessero il film da prendere in videoteca (all’epoca non esistevano schede se non quelle per le votazioni). La serata come le precedenti, sarebbe passata a casa di Taturiello tra un pò di pizza, un pò di western e un pò (molta) di birra…
La videoteca era nell’angolo della piazza, un posto molto frequentato a qualsiasi ora. Si ingrossava come al mercato per via degli alimentari e degli altri esercizi del circondario. Erano circa le 6 e mezza del pomeriggio, probabilmente l’ora di punta per l’intenso traffico urbano.

Dopo una decina di minuti dall’ingresso dei nostri amici, notai sulla soglia all’esterno, il gestore del negozio e Totò che uscendo, confabulavano. Parlavano talmente a bassa voce da sembrare in play-back. Un “pschpschpsch” da vecchie zitelle. Poi, il rubicondo gestore alzò il braccio e ondeggiandolo lateralmente cercò con l’indice della mano il destinatario della sua curiosità. Gli occhi erano semi-chiusi e la fronte corrucciata, sintomo non di una semplice, ma di una grossa curiosità. Dopo un paio di viaggi andata e ritorno di quel braccio e di quella mano, lo stupidissimo indice si stoppò proprio verso di me. I miei amici contrariati si scostarono leggermente e in poco tempo e spazio mi trovai da solo col dito del gestore puntato e Totò poco dietro con il suo tipico sguardo furbetto e divertito. Si creò un silenzio assai fastidioso. Quell’indice allungato rappresentava tensione ed ansia per me. Gli altri ancora s’interrogavano mentre la gente continuava a bruilcare per quella strada tra scontrini della spesa e biglietti di parcheggio.

Un attimo e una voce da trombone accompagnato ad un sassofono sprigionò potente la sua forza: “OOè sì tu chillo ca nun si ricorda ‘o titolo d’o film?”. Una domanda che mi fece letterelmente cascare dalle nuvole e che incuriosì la maggior parte dei presenti nella zona (soprattutto perchè ben pubblicizzata da quel barrito umano incredibile).
“Totò nun m’ha saputo spiegà. Che t’piace ‘e cchiù? ‘e Casalingue o Biancaneve sott’e nani?”.

Totò in un battibaleno si fiondò dietro una macchina a scompiscarsi, gli altri ragazzi che a stento riuscivano a trattenere l’ilare mal di pancia e tutta la gente impietrita a quella esternazione e soprattutto curiosa di capire chi fosse l’essere spregevole di cotanti gusti immorali. Un paio di signore con le mani e le braccia strapiene di pesantissime buste riuscivano addirittura a sgomitarsi violentemente mentre si dicevano: “uà i’è capito? a ‘o figlio d’a signora c’piacciono i cinemi spuorchi”. E l’altra: “O ver?! Nun me l’aspettavo. Chill pò, pareva accussì nu bravo ggiovane e di bbona famiglia. Che peccato”.
Un chiacchiericcio durato almeno 5 minuti con un momotema: ” ‘o figlio d’a signora”.
Non mi chiedete di quale signora si trattasse perchè non lo so. Credo che ognuno si inventò la propria.

Sta di fatto che mi liquefeci dalla vergogna.

Credo che oggi una scena così non abbia lo stesso effetto. Gli argomenti d’interesse sul genere sono cambiati, per cui si fermerebbero in pochi a meravigliarsi per un fatto così banale e poi, non ci si vergogna più.

Dopo quasi 20 anni ringrazio Totò per lo scherzetto. Con lui, le figure di me*** erano assicurate. Cioè meglio, SONO assicurate. E saluto Taturiello e Peppe che ormai non vedo da secoli.
Ma poi, alla fine, che film vedemmo quella sera?!

No smoke

Posted by lapo2001 on nov 14th, 2009

Una serata intera a cercare le parole più idonee per riempire testi con argomento ecologico: “riciclo, differenziare, ingombranti raee, compost, sfalci, shoppers…”. La testa completamente allo sbando è infilata tra fogli spillati e appunti che non riesco più a trovare, illustrazioni, brochure e nei meandri di siti “verdi” di cui probabilmente ha dimenticato l’esistenza anche il suo webmaster. Devo sbrigarmi, per domani mattina deve essere tutto pronto.
La luce del monitor inizia ad apparirmi sempre più forte e le frasi sempre più piccole. Gli occhi annunciano con i primi segnali scioperi ben più consistenti. Per ora si chiudono velocissimamente, in maniera quasi impercettibile. Il posacenere è stracolmo di mozziconi (in barba all’ambiente), la maggior parte di essi consumati inconsapevolmente. Il mouse, sul cui dorso si sono ormai tatuate le mie impronte, guarda teneramente e sembra chiedermi “ti prego, basta”. Mi fa talmente pena che se fosse un pò più vivo gli offrirei, per discolparmi da questa tortura, un bel pezzo di groviera. Mi giro intorno e solo ora mi rendo conto che tutte le luci nella camera sono spente. C’è buio completo. Sono seduto davanti il pc dal pomeriggio senza che me ne fossi reso conto, eclissato tra immagini di plastiche e buste in mater-bi in uno spazio asettico, impermeabile, senza rumori, senza tempo. Ma che ora è? Le 2 e 20!
Alzo le spalle e automaticamente disconnetto il cervello da tutta quella confusione che solo io potevo riuscire a creare in maniera così perfetta. Un caos da retrobottega di una ferramenta… Una pausa ci vuole.
Di scatto cerco smanioso, toccando con le mani (cercando di non far ingelosire il mouse) tutto ciò che possibile toccare, ciò che più bramo in questo momento. Getto lo sguardo ovunque. Dovè? dov’è?…Lo trovo, lo vedo. E’ in fondo, appoggiato su un vecchio dizionario blu nell’angolo più lontano della scrivania. E’ bianco, con bordature dorate e testo in nero. E’ semi-aperto. Il mio pacchetto di Marlboro light. Le pupille si dilatano come se avessero scovato una pepita. All’improvviso un brivido gelido fa il girotondo e un paio di capriole sulla mia schiena fino a terminare la sua corsa all’altezza della nuca. AAAAh. Curvo la testa all’indietro istintivamente, quasi a voler schiacciare quella sensazione rabbrividente. Mi avvicino lentamente e silenziosamente come di chi, l’ultima sigaretta l’ha già fumata ma, vuole illudersi che non sia così. “Mi sto sbagliando”, “no, no, era ieri che ho fumato l’ultima e ora mi sto confondendo”, “il pacchetto è pieno, lo so, è pieno, lo so, è pieno… è pieno…… è pieno……è…..”.
…E’ vuoto, ovviamente. I canini afferrano violentemente una porzione di labbro inferiore e stringono. Riesco anche a meravigliarmi di tale assenza, quando in realtà lo sapevo benissimo. Ogni speranza è definitivamente crollata. Cosa faccio? L’idea di continuare a scervellarmi con sti testi e sti documenti senza il rito gestuale mi spaventa.
In 30 secondi infilo le scarpe senza allacciarle, indosso il giubbino, metto il berretto e corro. Come uno vampiro assetato di sangue mi fiondo per le scale, apro il portone e…. caz, piove. La macchina è in garage e di svegliarla a quest’ora non me la sento. Decido di affrontare l’acqua. Il pensiero di risalire e prendere un ombrello non mi sfiora. La pioggia è fitta, ma non insostenibile e il distributore è nella piazza, non lontana da qui. In pochi minuti sono nei sui pressi. I bar sono chiusi e per strada mi sembra che non ci sia un’anima, nemmeno un cagnolino. Vado veloce per non bagnarmi per cui non ho la possibilità di girarmi troppo intorno. Il distributore è lì a pochi passi che mi sta aspettando, mi chiama. Mi avvicino ed essendo ancora distratto dalla cura che ho messo per non inzupparmi mi accorgo solo ora che tra a me il distributore c’è frapposto un altro soggetto sino a quel momento a me invisibile. Immagino che probabilemte sia un altro cretino (come me) ad esser rimasto a casa senza sigarette. Un altro vampiro della notte. Ma molto meno cretinamente è giunto in piazza con la macchina. E’ a qualche metro da qui col motore e i fari accesi. Non mi curo troppo della sua presenza, mi metto in coda, gli scrosci iniziano a farsi più insistenti, la voglia di fumare è mostruosa e in silenzio attendo il mio turno. Silenzio rotto da una voce femminile molto penetrante. E’ quel tipo di tono che riuscirebbe a stizzire anche un monaco tibetano in preghiera. “Scuuuusa, hai una monetina da 20 ceeeent?”…pausa…”Non mi sono reso conto di non avere tutti gli spiiiiccioli”…pausa…”sai, ho pezzi di carta groooossi”…le sue parole. Nel voltarsi, mi meraviglio che quella stridula cadenza alla Sandra Milo è proprietà di un uomo e che tale strano figuro possieda anche un tic singolare: mentre parla sposta continuamente a scatti la testa alla sua destra, un pò come fa Peppino di Capri quando canta “Champagne”. Ha anche un paio di occhialini celesti e i capelli a caschetto con riflessi bluastri schiacciati dalla piaggia (ormai diventata uragano) che gli impediscono una corretta visuale. Un vestito laccato multicolorato(sembra un arlecchino del 2000 per intenderci), le scarpe appuntite e un cappotto aperto che gli termina sotto le ginocchia. Nel guardarlo meglio ho la sensazione di trovarmi di fronte il sosia di Solange (il sensitivo che arricchisce i programmi televisivi di scienze e cultura di tanto in tanto). In pochissimo mi si annebbia la mente, dimenticando anche di essere una delle vittime di questo temporale e senza proferir parola tiro fuori meccanicamente dalla tasca l’unico spicciolo che possiedo, mentre continuo la doccia atmosferica. Un euro. “Grazie, hihihi” risponde divertito lo pseudo-sensitivo.
Nella sua operazione di acquisto, abbasso terrorizzato lo sguardo completamente per evitare di avere conferma su cosa abbia recuperato dalla macchina sputa-sigarette e non solo…
Terminato il tutto, mi passa davanti sculettando e soddisfatto, lasciando un profumo intensissimo e indefinibile nell’aria (mi sembra una sorta di fragranza alle mandorle andate a male, o innaffiate nell’aceto balsamico) e si ferma prima di rientrare nella sua auto per accendere una cicca. Un pò timoroso, stando quanto più vicino al muro tiro fuori una banconota da 5 euro e mentre sto per accingermi ad infilarla nella feritoia del distributore di nuovo quella voce insopportabile : “Scuuuusa”…pausa(tic)…” mi faresti acceeeendere?”…(tic)…” il mio deve essersi bagnaaaato e non va più”… Ancora più inebetito di prima, per niente disinvolto estraggo dalla tasca del giubbino l’accendino e glielo porgo. E lui: “Ma non mi fai acceeeendere tu?”…(tic)…”ho le mani uuuumide”…(tic)…”hihihi” (A parte che quell’ “uuuumide” mi ha fatto per un attimo tornare alla mente i testi ecologici e la conseguente emicrania)… Sudo copiosamente. Quella presenza è inquietante. La sensazione che voglia qualcosa da me(e non solo l’accendino) mi si mostra sempre più chiaramente. Probabilmente però, mi sto lasciando influenzare da tutto il contesto. Spero.
Intorno come detto non c’è nessuno. Solo pioggia. Il signor Panico sta venendo a farmi visita, lo sento arrivare galoppando. E cosa ancora più terribile e che devo girarmi per forza di spalle per poter prendere le sigarette. Sono in uno stato d’ansia difficilmente spiegabile. Mentre lo faccio accendere, mi sfiora delicatemente le dita. Quel tocco mi fa ritrarre velocemente le mani, come se avessi beccato una potentissima e sgradevolissima scarica elettrica o il morso feroce di un serpente a sonagli.
Pochi istanti e per mia somma gioia, entra finalmente nella sua vettura. Mi volto più disteso e con le mani (che ora sanno di mandorle e aceto) però ancora tremanti cerco di infilare i 5 euro. Uno, due, tre tentativi. Niente. “Mannaggia ‘o *********”(bestemmia). La macchina non riconosce la banconota assai disastrata. Mi sento ancora più cretino, perchè mi rendo conto che a causa della fretta ho dimeticato di prendere il portafogli e non ho altre banconote. E ora? “Mannaggia ‘a *** *** e chella *******”(bestemmia farcita di inglesismi).
Mi giro d’istinto come per cercare qualcuno che potesse aiutarmi. Un sorriso sgargiantissimo e movimentato (per via dei tic) mi attende festante da un finestrino aperto. “Hai bisogno di qualcooosa?”…(tic)…”se vuoi ho delle monetiiine”… (tic)…”hihihi”. Ormai sono sicuro, le monetine prima mancanti e ora ricomparse magicamente come dal cilindro di Silvan, mi confermano gli assurdi pensieri di poc’anzi. Oddioddioddio. Il Signor Panico sta facendo festa dentro di me. Mi sento venire meno. Rispondo di getto: “nono, volevo solo capire se questi 5 euro erano falsi. Non fumo nemmeno”. Tra le scuse che potevo inventarmi questa è la peggiore in assoluto. Anche perchè mai avrei dovuto avere un accendino in tasca, allora?!. E lui: “Ma daaai…(tic)… te li presto io i soooldi…(tic)…e poooi, stai pure a pieeedi…perchè non vieeeni qui, che ti do un passaaaaggio?…(tic)…dove aaabiti?”. E io, con l’agitazione che ormai si è impossessata anche delle unghie: “Ma no…(tic)… sto solo facendo una passeggiata…(tic)(tic)… mi piace camminare sotto la pioggia…(tic)(tic)(tic)…lo faccio ogni qualvolta succede”. Detto questo in un battibaleno non ascolto nemmeno una parola ulteriore e scappo più veloce di Ben Johnson ai tempi del super-doping o di Varenne e in 9′ e 45” percorro più di trecento metri battendo tutti i record di corsa, nonostante inciampi più volte a causa dei lacci sciolti e delle pozzanghere modello piscine…

… Sono a casa… Inzuppato fino alle mutande…Il pacchetto sempre vuoto…Una sfinge…Il mouse si rifiuta anch’egli di collaborare alla causa ecologica… I testi incompleti…Ho avuto le allucinazioni…Le mani che ancora puzzano di mandorle marce…Mi sono venuti i tic… Un pensiero mi assale…E’ giunto il momento… Smetto di fumare!… Solo un sensitivo poteva riuscirci.

In treno

Posted by lapo2001 on nov 4th, 2009

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Salgo velocemente sul treno. Sono in ritardo, come al solito. L’aria milanese stamattina non è particolarmente fredda e il bagaglio che mi porto dietro è come se c’avessi infilato una scogliera dentro. Ho caldo e sudo vistosamente dopo questa corsa forsennata contro il tempo. Entro affannato nella prima carrozza e mi dirigo verso la sesta, la mia. Spingendo un pò a destra, comprimendo un pò a sinistra scanso molti signori ancora in piedi che cercano di sistemare al meglio i propri bagagli. Supero la prima classe dell’ AV e giungo alla quarta carrozza. Una opulenta signora ha bloccato completamente il piccolo corridoio. Mentre il suo corpo per niente filiforme è incastrato tra i due soeggiolini laterali si ostina a voler far entrare nello spazio per le valigie soprastante la sua che più o meno il doppio della dimensione dello scompartimento. E’ come se lei, che ha un fisico come quello di Platinette, volesse entrare in un vestitino succinto della Belen. Un pò come ciò che le sta accadendo ora in mezzo a questo corridoio. Una grossa petroliera arenata tra gli scogli. Un giovane alto quanto la mia valigia cerca di aiutarla salendo sulle punte, mentre un anziano signore dal tipico accento nordico, seduto comodamente, smette di leggere il quotidiano e dice divertito: “Aò, nun vedi che nun gliela fà? Ce vorrebbe na sega pee quelle valiggie. Ahahah”. Inizia una discussione a cui evito accuratamente di partecipare. Mi siedo nel primo posto utile e attendo che la strada si liberi dal traffico. Ma non c’è nulla da fare. Il ragazzo nano mai domo inizia con una teoria fisico-tecnica per spiegare partendo dalla deriva dei continenti quali debbano essere i movimenti giusti e la strategia esatta per far entrare la valigia in quello spazio e contemporaneamente districare la signora dalle fauci dei perfidi seggiolini. Mi arrendo all’evidenza, mi tolgo il giubbotto e inizio a fare le solite parole crociate.
Non riesco a concentrarmi. I vicini di posto sono nel bel mezzo di una discussione sulla crisi economica mondiale che sta colpendo anche i loro settori: le case di moda. Li ascolto con distrazione. Lei è seduta accanto a me. Non riesco a vederla bene, è troppo vicina. Ha una voce rude e profonda, sembra che le sue parole provengano dalle caverne dello stomaco. Rimbombano. Mi sembra che abbia dei grossi gioielli sparpagliati per il corpo. Orecchini pendenti e se non sbaglio una doppia catena al collo. Di sicuro una indecifrabile mano guarnita di anelli di ogni dimensione e razza e un bracciale d’oro che immagino partire dal gomito. Sento forte nell’aria un odore di lacca misto a un nauseabondo profumo al cocco. Mi disgusta. Lui, di fronte a lei, invece riesco chiaramente a vedere. Ha un filo di barba brizzolato appena pronunciato e un bel pantalone beige a quadri leggermente rossi. Sono gli unici due particolari maschili che riconosco. Un piccolo pearcing sul naso, una collana assai bizzarra rosa schocking, un leggerissimo trucco agli occhi, una camicia verdina strettissima stropicciata, le movenze, la voce e l’aria di una baronessa dell’alta società fiorentina.
Il loro dialogo è incentrato sulle presunte capacità delle altre case di moda nel superare questo periodo di crisi.
“Io non ci cvedo che quella lì, quella smovfiosetta abbia venduto tutti quei capi. Li tvovo così pacchiani e senza cuove. Senza pavlave di lei. Della signova ha solo i soldi del mavito, eh”, le parole della signora mia compagna di spalla. E lui(cioè lei, insomma lui-lei)assai snob: Hosa pensi hhe sia ahhaduto? Avrà fatto hualhhe altro piacere ai suoi amihhetti politici? Lo sai hhe ambenti frehuenta, si dà da fare, hella sgualdrina(in realtà ha usato un altro irriferibile termine)”.
Molto annoiato dalle gelosie di queste due isteriche, approfitto della strada che finalmente si è liberata(la signora è stata disancorata e la valigia posta fuori gli scompartimenti, vicino ai wc) e torno alla ricerca del mio reale posto.
Dopo poco sono nei suoi pressi. Di fronte a me un signore che dorme beatamente e ai finestrini ci sono due ragazze molto giovani che smanettano con i propri cellulari.
La prima: “Guarda Stefy, Francy ha pubblicato le foto della festa di Roby su fecebook. Oddiodiodio. Guarda in questa come sono venuta male, non si vede nemmeno il tatuaggio che ho sotto l’orecchio(un delfino per l’esattezza). Me lo copre la mano di Mary, quella str**** l’ha fatto a posta. E guarda in quest’altra. Avevo da poco posato la borsa nuova di Gucci e la marca “HeM” del cappellino è storta. Oddiodiodio”. L’altra interviene: “Dobbiamo subito avvertire Miky e farle mettere le foto della festa di Gabry. Lì c’eravamo fatte da poco la lampada e poi, Rossy è bravissima con le fotografie”.
Non essendo in grado di ascoltare ancora altro sull’argomento mi ostino a concentrarmi sui cruciverba.
Pochi istanti e le ragazze dal parlare giungono allo starnazzare. Prima facendo sentire anche ai treni che provengono di fronte, tutte le suonerie che i loro cellulari sono in grado di emettere e poi, con una risata lunga e irritante da Bologna sino a Firenze. Argomento: il Grande Fratello. Precisamente le nefaste sorti di un omosessuale che è nella casa. Se non ho capito male, i maschi uniti hanno minacciato di deorecchizzare il suo leprotto di peluche, se tutte le ragazze(quindi anche lui) non avessero fatto tutto il loro volere. Non conosco l’epilogo di questa avvincente storia. L’uomo di fronte a me continua nei suoi meravigliosi sogni ed io qui, costretto a sentire il suo ronfare e la sfiga di un coniglio di lana, il cui destino infame gli propone o un padiglione mancante o gli abbracci e i baci di una mamma ossessiva.
Sono nervoso e decido di emigrare altrove. Riindosso il giubotto, prendo il bagaglio e vado avanti. Alla stazione di Roma Termini, trasporto il mio quintale di piombo sino alla ottava carrozza, di fianco al bar. Il treno riparte ed io mi siedo in uno dei posti liberi, vicino a due persone che apparentemente non mi sembrano vogliosi di parlare, tanto meno di fare amicizia. Il primo legge il giornale(City, quello che si trova ovunque), il secondo è concentrato al pc. Mi sembra l’ideale atmosfera per riprendere la mia consueta settimana enigmistica. Dopo pochissimo però, mi accorgo che i due sono conoscenti. “Ma ti rendi conto? Marrazzo, il governatore (mentre lo dice si riempie la bocca) del Lazio si faceva la cocaina e andava a farsi gingillare dai trans?Ma ti rendi conto? Non è meglio lui (riferendosi al presidente del consiglio) che va a mignotte(testualmente)?”. L’altro: “Ma che stai addì?Almeno Marrazzo ha avuto er coraggio de dimettesse. Mica come er nano che va co’e pischelle, rubba e sta sempre llà”. Ancora il primo: “Tu hai la Ferrari e fai il comunista. E poi, siete solo invidiosi perchè lui c’ha le televisioni e non va con i trans”. Ancora il secondo: “Ma che ce ‘mporta delle televisioni?! ffà ‘e leggi come glie pare, solo pee interessi sua e poi in Europa ce fa ride dietro. E poi, va ********(intendendo dire che si lascia sollazzare da avvenenti donne dai facili costumi)”. Questo accesissimo e interessantissimo confronto di “politica” si dilunga sino a Napoli (con mia somma gioia). Esausto, decido masochisticamente di rimanere al mio posto(nel corso di quella ora e mezza si sono toccati i più svariati argomenti: dal potere occulto di Fabrizio Corona ai continui gossip di Vieri e Dj Francesco, sino a giungere addirittura alle estrazioni truccate del super-enalotto).
Scendo dal treno ancor più velocemente di come sono salito con un unico desiderio…il silenzio.
Salgo in Circumvesuviana. Sono passate le 2 e mezzo. Milioni di studenti salgono alla Stazione di Piazza Garibaldi. In piedi, spiaccicato in un angolo del vagone sono costretto, in quanto reso immobile, ad ascoltare la discussione di un manipolo di giovanissime universitarie sull’ultima moda del momento: Farmville. Un gioco multimediale in cui si diventa allegri agricoltori col dovere di curare il proprio campo e la propria fattoria. Una sorta di Tamagoci ecologico. Più di 40 minuti di tortura: i cavolfiori vanno innaffiati ogni 4 giorni e le vacche lasciate libere nei campi almeno sino al tramonto. Il latte va munto al mattino presto e Heidi non deve rompere le scatole con le sue pecore…

Finalmente sono a casa. La settimana enigmistica linda e pinta. Un fortissimo mal di testa.
Non ci sono più i treni di una volta.

Serata napoletana

Posted by lapo2001 on set 18th, 2009

Piazza del Gesù

Non assaporavo l’aria e l’anima della sera napoletana da parecchio tempo. Rivivendola capisco che mi è mancata.
Ho ricordato i tempi in cui studiavo e si abitava in Piazza della Borsa. Bei tempi. Minao sarà ancor più bravo di me a ricordare episodi e particolari di quella esperienza.
Particolari come quando egli spiaccicato sul letto prima di addormentarsi mi diceva: ramm ‘na sigarett!Ecco mi sono venuti alla mente, proprio mentre nel parcheggiare la macchina, scendendo mi ha chiesto una cicca. Cicca che poi ho dovuto dare anche al parcheggiatore(il quale dopo avergliela data mi ha detto:mò ‘a machina è controllatissima. Non mi muovo da qui) al secondo parcheggiatore(che aveva dato il cambio al signor “non mi muovo da qui”), a due ragazzi incontrati in Piazza in procinto di fare footing(?!), un altro paio di volte a Minao, a un tipo che non avendo spiccioli ha voluto una sigaretta(quasi a dire:qualcosa mi a dà) e anche a Diana che candidamente mi ha chiesto dopo aver strafocato una testa di moro: “me ne daresti una, ho dimenticato il pacchetto in macchina?”…Poi dicono che fumo 2 pacchetti al giorno!

Mentre Minao continuava a chiedermi Marlboro e ‘o Piccirill che sotto sotto avrebbe voluto fare lo stesso(pare che abbia smesso di fumare), ho riannusato quei tempi e quella vita. L’ho fatta rivivere per un pò in me: Cinema(probabilmente non ci andavo da quel tempo), kebab, passeggiata per i vicoli e in qualche quartiere ingiallito dalle luci ocra e soffuse, caffè al bar e chicchierata in Piazza del Gesù. Invece di accomodarci sul divano di casa Minao o sui sediolini del Bar marianiello, per una volta ci siamo concessi gli scomodissimi scalini della Piazza. Evviva Dio!…Ovviamente appena seduti, una voce: ramm ‘na sigarett!

Al cinema(per un’ora e mezza non ho offerto sigarette) abbiamo visto il tanto discusso “Videocracy”. Non mi azzardo a dare un giudizio sui contenuti del film(l’influenza della televisone-politica commerciale in Italia), perchè altrimenti rischierei di retrocedere sino ai tempi di Adamo ed Eva e di quanto una stupida mela abbia cambiato il volto dell’umanità. Non mi azzardo perchè si parlerebbe di politica ed io ormai faccio parte dei qualunquisti. Però sento di dire, che è un videoreportage a parer mio fatto benissimo. Entra realmente nei pensieri di uomini potenti che vivono nei piani più alti della società, di come qualcuno c’è arrivato ed entra nei loro luoghi più inaccessibili, quelli che la gente comune immagina ma che non ha mai visto. L’ho guardato distaccatamente, senza farmi suggestionare dall’apparenza, senza pregiudizi, molto probabilmente ero l’unico in sala a non odiare i protagonisti di quella storia.

Dopo il panino ben scelto da ‘o Piccirill, chiacchierata con sigaretta(le mie) in Piazza del Gesù e caffè e sigaretta(sempre le mie)in un bar di Riviera di Chiaia, ci siamo diretti verso l’autostrada per tornare in penisola. Ovviamente abbiamo trovato l’ingresso bloccato(”quanto mi mancava l’aria della sera napoletana…” ho ripensato)per lavori in corso, così senza avvicinarci agli operai per paura che mi chiedessero l’ennesima sigaretta, ci siamo diretti su una strada secondaria, diventanta terziaria dopo l’intervento di tom tom Diana che fortunatamente ci ha riportato a casa. Dopo i saluti di rito, giunti sotto casa Minao, mentre quest’ultimo si stava avviando al cancelletto del parco, si è bloccato improvvisamente, s’è messo a pensare e si è rigirato verso di noi. Ho pensato che avesse dimenticato le chiavi di casa in macchina e invece…: gigì, ramm ‘na sigarett!

Un saluto a Minao, a Diana(quella della macchina nera) e a ‘o Piccirill(quello della ex Panda rossa) e un ringraziamento per avermi regalato una serata che volevo ma non lo sapevo. Una serata viva, non apPARENTE.

Napoli

Acqua e sale

Posted by lapo2001 on ago 3rd, 2009

Sagra del riavulillo ad Arola.
Le strade della piccola frazione equense sono state letteralmente invase dai visitatori. Tra bancarelle di ogni specie, giochi e gazebi allestiti per la relizzazione dei panini ed altre prelibatezze, abbiamo trascorso una piacevole serata. Eh sì. Perchè oltre a tutti gli ingredienti necessari per una seria sagra che si rispetti abbiamo potuto ascoltare anche dell’ottima musica… cioè ottima?! diciamo bella?…hmmm, non è il termine adatto… allora divertente?… nemmeno rende il senso… curiosa?… no, non so spiegarmi.
Beh, guardatevi sto video e capirete ciò che voglio dire…

C’è gente lassù che oltre a ricordarsi la squisitezza del riavulillo e delle melenzane a funghetto, ricorderà questo “pezzo” memorabile di Massimo Celentano e AnnaMina. Al primo sono bastate un paio di dita di vino, alla seconda nemmeno quelle. Il brano è “acqua e sale”…Tappatevi le orecchie! (La qualità del video è pessima ma credetemi, ne vale la pena).

Un saluto a tutta la banda.

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