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Ligabue | Salviamo Peter Pan

Piccola stella senza cielo

Posted by lapo2001 on gen 3rd, 2012

Quanti sorrisi sparpagliati in mazzo a quei volti. Si sprecano. L’energia che cerca il momento propizio per esplodere mentre gli sguardi si spostano veloci da occhi distanti ad altri occhi ancora più lontani. Sono bui. Mi osservano come volessero mangiarmi. Ma oltre l’iride e la cornea cedo allo sprofondo buio pesto e riprendo la mia maschera migliore mostrando il sorriso più coinvolgente e distaccato. Chissà se capirà che me ne fotto…
Cos’è che cerco? Cos’è che manca?
A volte mi perdo sul balcone. Mi capita quando sono solo in casa. Lascio che la mente si impadronisca dei monti e vada oltre i gabbiani, oltre le nuvole e che dopo aver esplorato in lungo e in largo i colli circostanti e gli abissi del mare che accompagna questa terra, mi riporti indietro il giusto giorno buono per usare la giusta forza. Che nel mentre continua a palpitare sangue in vene che non lo sostengono più, cercando una via di fuga.

Un bicchiere che non ha mai conosciuto l’acqua si sposta a tratti dalla tavola alla mano, dalla mano alla bocca. Cerca di nascondere vecchie ferite scomparse ma che ancora si fanno sentire. Nell’altra mano una sigaretta che va su e giù e che avalla questa illusione. È tutto perfetto, sono immune: un cocktail, una fumata, il vestito più elegante, il sorriso sincero agli orbi e…e il pensiero sulla luna…
Stavolta dove mi sono infilato? Ma cosa cerco poi? Cosa manca?
Dove sono attaccato? In quale quadro o schema posso ritrovarmi?
Nell’ultimo ero ad un elegante banchetto tra stimabili persone, invece, in quello precedente, ero seduto ad un tavolo verde tra risate, pazzi e carte consumate e in quello ancor prima ero su un elicottero a cercar stelle e improbabili vie lattee. E ora? Dove sono? Sempre seduto o magari sto ballando?

Attaccato ad un sogno. Mentre il fiume continua a scorrere come fa da quando esiste, così come questa alba che appare nuova quando non lo è mai stata. Sì, attaccato ad un sogno mentre tutto scorre inesorabilmente, altrimenti nulla avrebbe senso. Nemmeno questa ferita che attende solo di essere dimenticata magari, esplodendo, nel mio quadro più bello…quello senza maschere e sorrisi stretti…quello sulla luna in un mare di stelle e un filo…

Piccola stella senza cielo

Cosa ci fai
In mezzo a tutta
Questa gente
Sei tu che vuoi
O in fin dei conti non ti frega niente
Tanti ti cercano
Spiazzati da una luce senza futuro.
Altri si allungano
Vorrebbero tenerti nel loro buio
Ti brucerai
Piccola stella senza cielo.
Ti mostrerai
Ci incanteremo mentre scoppi in volo
Ti scioglierai
Dietro a una scia un soffio, un velo
Ti staccherai
Perche’ ti tiene su soltanto un filo, sai
Tieniti su le altre stelle son disposte
Solo che tu a volte credi non ti basti
Forse capitera’ che ti si chiuderanno gli occhi ancora
O soltanto sara’ una parentesi di una mezz’ora
Ti brucerai
Piccola stella senza cielo.
Ti mostrerai
Ci incanteremo mentre scoppi in volo
Ti scioglierai
Dietro a una scia un soffio, un velo
Ti staccherai
Perche’ ti tiene su soltanto un filo, sai

Ligabue
abue

Sogni di rock ‘n’ roll

Posted by lapo2001 on set 16th, 2009

La Punto sfreccia sull’asfalto.
Stanco e assonnato, sono sul sedile anteriore di destra, quello dietro il passeggero. L’aria è ancora calda, ma sono rannicchiato come se fosse la settimana della merla. C’è silenzio, solo dall’autoradio si sente una musica bassa, lenta e lontanissima, sembra quasi che i suoni provengano dal motore o dallo spinterogeno. C’è buio in macchina, è disturbato solo da sporadici bagliori di lampioni e qualche abbagliante che proviene dalla strada, intanto io non mi muovo. Per vedere roteo gli occhi lentamente, senza fare altro movimento. Mi sento una mummia…Hic!

Dal finestrino di destra scorgo 2 lune immense, fisse nel cielo che regalano un pò di bianco e nero alle case, ai giardini e agli alberi che invece corrono talmente veloci che difficilmente si distinguono. Ci sono anche altre stelle, lo sento, ma dovrei disaccucciarmi ed allungarmi. Due azioni altamente improbabili in questo momento.
La temperatura si è notevolmente alzata. I primi pori iniziano a dilatarsi. Sudo. Guardo il bottone del finestrino e un pò come Massimo Troisi con il secchio, lo invito ad autopigiarsi per far entrare un pò d’aria. Mi concentro, sempre di più, sempre di più e… la macchina improvvisamente si ferma!…Hic! Dopo un attimo di meraviglia, mi rendo conto che ciò è avvenuto non per fantomatici e presunti miei superpoteri, ma perchè il mio amico il M., seduto di fronte a me non ha retto l’ultima aranciata. Per lo più sento dei lamenti ed ogni tanto qualche frase che parte nitida per poi finire in un aggrovigliamento impasticciato di vocali e consonanti incomprensibili. “Potresti pe’ ppiascere arapririmi la potta? Vorrei sudofjoèifjifòjkldvhòoidklg sfiohsfòiof osfihòh sfoh…”(esempio di una frase del M.). Vedo la solerzia invidiabile del G.. Si muove più veloce e sveglio di un robotino meccanico. Apre la porta al M. così gentilmente da sembrare lo chauffeur della signora a cui piacciono i ferrero Rocher. Lo sta accompagnando sul ciglio della strada. Non riesco a vedere bene. Un pò lo trascina. Gli tiene una mano sulla spalla. Sento rumori di sciacquone e di sicuro non provengono dal giardino vicino. Poi sento silenzio.
“All’anima dei *bip* di chi *bip*bip*”… Credo che il M. abbia vomitato sui nuovissimi stivaletti country del G.
“E che ca**! Sì proprio nu’ *biiiiip!*, sò nuovi”… Ora ne sono sicuro, li ha imbrattati.

Sono stanco, ora c’è nebbia, buio…Hic!…Opps, mi sono addormentato. Chissà per quanto tempo. Mi ritrovo posizionato del tutto involontariamente più al centro del sedile posteriore, appoggiato ad un sacco di patate russante. Tutti i versi degli animali provengono da quella bocca. Non so se tra le tonsille e l’ugula di the A. ci sia annidata una foresta o l’arca di Noè. Si può udire il cuculo, il barbagianni, il gufo, il bue muschiato e nelle curve più acute, sbattendo con la testa nel portiera si può ascoltare, anche se per pochi attimi, il verso del cinghiale nel momento dell’abbattimento. I modi gentili e garbati diurni di the A. fanno posto a quelli da scaricatore di porto o da bettolaro durante la notte…”aaaaaaaaaaarf…ptiu ptiu…còcòcòcò…gnak gnak gnak…oè oè oè…aaaaarf”(esempio di un russo di the A.)…Bon Dieu…Hic!
Annoiato dal quel ronfare sposto di 45° lo sguardo verso destra. C’è il G. alla guida. Le mani ferme sul volante e il ciuffo ribelle che gli cala sugli zigomi. Sembra concentratissimo, ma non credo che lo sia sulla strada. Infatti stiamo letteralmente sulla corsia di sinistra e di certo non siamo a Londra o a Edinburgo. Starà sicuramente pensando a quali tipi di soluzioni dovrà utilizzare per disincrostare le sue nuove calzature. “Tolgo un 15% di ciano e metto un buon 65% di magenta o tolgo 3 grammi di indaco per un chilo e mezzo di arancio?”(esempio di un pensiero del G.)…Hic!
Ci siamo fermati di nuovo. Di nuovo il lamento biascicato del M. Il G. gli ha riaperto la porta, ma stavolta senza il garbo e non l’ha accompagnato sino alla siepe come prima.
Il G. è al cellulare. “Quando mai ha risposto ad una telefonata?” mi dico. Secondo me è una scusa per non avvicinarsi a quella fontana umana. Cammina nervosamente dando sempre un occhio al nostro amico un pò in difficoltà. Si avvicina, credo che il M. si sia ripreso. E’ buio vedo poco…Stanno ritornando, chiacchierano. Sto per riassopirmi…Hic!
“Ma allora veramente sì str***!”…sobbalzo e comprendo subito che il M. ha combinato qualche altro disastro. “Hai vomitato su tutto il seggiolino!?*bip*bip*bip*”…

“Oè, svegliati, siamo arrivati”. Il G. mi sta chiamando. Con gli occhi gonfi di sonno, riesco a capire che sia il sacco di patate che il “palummatore” sono già a destinazione.
Senza dire una parola, apro la porta, alzo gli occhi per vedere l’ora dal campanile, fingo di aver distinto le lancette, rincaso e mi chiedo “ma è sabato sera?”…Hic!

Sogni di Rock ‘n’ roll – Ligabue

Hai un momento Dio?

Posted by lapo2001 on ago 11th, 2009

Ligabue

C’è un pò d’ingorgo. La strada è vuota. Un immenso rittilineo lungo sino all’orizzonte apparentemente rilassante senza nemmeno la compagnia di una piccola ape o di un triciclo è la sola trasmissione che va in onda sul grande schermo della mia smart. Guardo nello specchietto retrovisore per cercare un diversivo e mi sembra di viaggiare nel deserto. Nessuna macchina, nessun camion, nemmeno in lontananza, nemmeno fermo al distributore. La strada e’ talmente spoglia che riesco a notare solo il sudicime del finestrino posteriore e la striscia bianca tratteggiata che mi insegue da svariati chilometri. L’unica compagnia è la voce del Liga che dalla radio continua a chiedere “perchè?”.
Perchè?
C’è un pò d’ingorgo. C’ho qualche grillo che proprio non vuole farsi controllare,schizza via destreggiandosi a fatica in mezzo agli altri e corre veloce come se nascondesse qualche segreto di vitale importanza e fosse inseguito da un accalppiapensieri furibondo. Un altro paio invece sono fermi in mezzo ad incrocio nonostante il semaforo sia verde da un secolo. Hanno creato un casino. Quelli dietro hanno iniziato a suonare all’impazzata e qualcun altro ha tentato di fare il furbo sorpassando la già disordinata fila ferma, provocando ancor più caos. Urla, smog, clacson, rabbia. Altri invece, hanno scelto strade alternative alla ricerca di luoghi più tranquilli e meno ingolfati, ma con risultati controproducenti. Mentre quelli più piccoli e leggeri sono volati via evaporando senza lasciare alcuna tracce di se. Uno grande quanto un autotreno ha poi tamponato quello della serenità e ora qui dentro s’è creato un intasamento che per me è ciclico. E in tutto questo ingarbugliato traffico di pensieri e striduli suoni riesco a malapena ad ascoltare una voce lontana, quella del Liga che continua col suo “perchè?”.

Perchè deludendomi profondamente sei sparita con il motore inzuppato di veleno e odio lasciando vuoto l’ennesimo posto nel mio garage?
Perchè ti ostini ad imbarcare benzina quando il serbatoio è già stracolmo ben oltre il limite?
Perchè cerchi il problema in quel carburatore nuovo di zecca, quando lo pneumatico è forato?
Perchè continui a cacciare fuori scatti di rabbia e fumo su chi del tuo guasto ha solo la sfortuna di condividere, rischiando un incidente?
Perchè parliamo come la tigra e ci comportiamo come la mini?
Perchè devo entrare in tunnel a me stranoti che mi mettono ansia?
Perchè esageriamo a sparlare di chi ha condiviso con noi gli ultimi anni di drive in?
Perchè ci fossilizziamo a parcheggiare sempre e solo negli stessi 2-3 autogrill?
Perchè continui a forzare un’andatura equilibrata?
Perchè vuoi tenere il mio volante e vuoi portarmi sulla tua strada?
Perchè nel grande box si decide imperterriti di riparare solo dopo che si è rotto tutto?
Perchè pensi di conoscere il mio meccanismo e non t’accorgi che questa certezza è un limite?
Perchè soffro terribilmete l’aria “condizionata”?
Perchè non riusciamo ad andare avanti?
Perchè non capisci che a volte devo necessariamente andare a piedi?
Perchè?
Perchè?
Perchè nessuno mi risponde?

Ah già, la strada è vuota…c’è un pò d’ingorgo.

Gli ostacoli del cuore

Posted by lapo2001 on lug 1st, 2009

Quante cose che non so…

Elisa e Ligabue

Voglio volere

Posted by lapo2001 on mag 15th, 2009

Un silenzio irreale stanotte intorno a me. A malapena riesco a percepire lontano il frinito di qualche grillo insonne e il raro viavai di macchine veloci. Basta. Solo questo.
Ancora penso al pomeriggio. La notte afona agevola bruschi e rumorosi pensieri. Ancora ho in mente quella faccia viola, il collo ingrossato, il fiume di bava e di rabbia schiumante dalla bocca, la vena pulsante sulla fronte, il fuoco acceso degli occhi e quelle becere urla sovrumane. Prima o poi doveva accadere. E’ accaduto. Troppo poco tra noi, troppe parole inutili in questi anni. Quando i canali sono sintonizzati su frequenze diverse non può esserci comunicazione e se per caso un’onda entra sfiorando l’onda dell’altro, questo è il risultato: un dialogo farcito di odio represso straripante come il magma di un eruzione. Sia chiaro, odio non verso l’altro, ma verso se stesso e automaticamente trasferito su chi è di fronte. Io ero di fronte a lui. Lui di fronte a me.
Sì, è stato un pomeriggio di odio, un pomeriggio di risposte. Almeno per me.
Quel tarlo struggente oggi finalmente ha tirato fuori la sua cacofonica voce. L’ha fatto nel modo più imponente, più sbagliato, ma almeno s’è fatto sentire. Ha spiegato cosa covava, quali frustrazioni, ha chiarito in fondo cosa vogliamo. O meglio, ce lo siamo chiarito cosa vogliamo. Si sono sprecate energie verbali e dopo qualche ora mi sono sentito come se avessi concluso un incontro di boxe di 15 round. In catalessi stramazzato sul letto è stata la conseguenza.
Ora si è tornati sulle solite frequenze distanti, dove non si ci incontra. Sguardi ancora rimproveranti e di dissenso. E tutto ciò perchè c’è chi ha scelto di vivere. E questa scelta ha un prezzo, quello della colpa. La stessa con la quale ho a che fare ogni santissimo giorno. Ma se si parlano lingue diverse il vivere è troppo facilmente scambiabile per menefreghismo, sopratutto se l’altro ha deciso di sopravvivere… Così è comunque un vivere con le bare allacciate ai piedi…
Il silenzio della notte è il giusto epilogo di questa giornata. Mentre continuo a sognare nel mio sgabuzzino il mio mondo e tutto ciò che voglio…sognare è lecito.
E vivere i sogni? Beh, questa risposta non la conosco ancora.

Voglio un mondo comico
voglio un mondo che faccia ridere
un cielo comodo che qualcuno

s’affaccia a rispondere
voglio svegliarmi quando voglio
da tutti i miei sogni

voglio trovarti sempre qui ogni volta
che io ne ho bisogno
voglio volere tutto cosi’

voglio riuscire a non crescere
voglio portarti in un posto che
tu proprio non puoi conoscere

voglio tenere qualcosa per me
qualcosa che sia per me
per me

voglio il tempo libero
si’ ma libero proprio ogni attimo
e alzare il minimo con la vita

che mi fa solletico
voglio restare sempre sveglio
con tutti i miei sogni

voglio tornare vergine
ogni volta che io ce n’ho voglia
voglio volere tutto cosi’

voglio riuscire a non crescere
voglio portarti in un posto che
tu proprio non puoi conoscere

voglio tenere qualcosa per me
qualcosa che sia per me per me
voglio volere

io voglio un mondo all’altezza
dei sogni che ho
voglio volere

voglio deciderlo io
se mi basta o se no
voglio volere

voglio godermela tutta
fin quanto si puo’ si puo’
voglio un mondo comico

che se ne frega se sembra ridicolo
un mondo facile che paga lui
e vuol fare lo splendido

voglio non dire mai e’ tardi
oppure e’ peccato
voglio che ogni attimo

sia sempre meglio
di quello passato
voglio volere tutto cosi’

voglio riuscire a non crescere
voglio portarti in un posto che
tu proprio non puoi conoscere

voglio tenere qualcosa per me
qualcosa che sia per me per me
voglio volere

io voglio un mondo all’altezza
dei sogni che ho
voglio volere

voglio deciderlo io
se mi basta o se no
voglio volere

voglio godermela tutta
fin quanto si puo’ si puo’.

Ligabue

Tutti vogliono viaggiare in prima

Posted by lapo2001 on apr 24th, 2009

Vieni verso di me, mi sorridi, ti sorrido. Una pacca sulla spalla, annuisco soddisfatto spostando lievemente la testa verso il basso. Ci guardiamo e sempre in silenzio scruti nelle mie pupille. Beh, cosa vedi?
Sono occhi stanchi lo so, tutto va in fretta, ci si ferma poco e un pò di tempo in più s’appoggia sulle spalle. Non sono più venuto a trovarti là, sono la solita testa di cazzo. In questi giorni t’ho pensato più del solito, sarà che c’ho il periodo di squilibrio, sai di cosa parlo. Oggi poi, è capitato di vederti in quei giorni lì smanettando sul pc. Eravamo belli come quella giornata. Mica si può dimenticare. La voce è sempre la stessa, anche tu sei sempre uguale. Ma cosa ci mancava? Se ne parlò per ore. I miei sogni, i tuoi. I miei passi falsi, i tuoi. I nostri viaggi futuri, possibilmente non in prima classe, perchè a noi piace prendercela come viene, no?
Sempre oggi, una cara amica che vive un periodo triste, quello in cui ci si chiede tutto e ci si risponde il contrario di tutto, mi ha chiesto: ma perchè noi ci attacchiamo sempre alle cose e alle persone che sfuggono o che non ci vogliono più?
Beh, non ho saputo aiutarla. E’ una domanda che mi ha fatto balenare te nella testa. Come glielo spiegavo che quando hai qualcuno o qualcosa nella vita, quella automaticamente ne fa parte, senza “ma” o senza “se”, non esiste una condizione. Quando voglio prendere una cosa, la prendo e basta, mica mi chiedo che se non avessi le mani non potrei farlo. Quando voglio camminare, lo faccio senza minimamente pensare che senza gambe non ne avrei la possibiltà. Quando osservo, guardo le cose e non sto lì a dirmi che privo di occhi sarei impossibilitato.
Questo capita anche con le persone. Quando ci sono, te le godi, ridi e non puoi sapere che domani potrebbero non parlarti più e regalarti più il loro tempo. E’ un autodifesa pensare incosciamente che saranno sempre lì e che esiste l’immortalità. Poi, solo dopo con la loro mancanza tristemente ti accorgi e percepisci cosa realmente rappresentavano per te e ci diciamo ” ah, l’avessi saputo, avrei fatto, detto questo e quello, forse…”.
Io oggi il tuo sorriso e non solo ce l’ho stampato nel cervello…e che il tuo viaggio non finisce mai…
… e non chiedermi più niente, tanto lo sai come sto, lo sai sotto come va…
… non andare, mi giro e mi rigiro…
…e dammi un’altra pacca sulla spalla…
…ci vediamo, stavolta ti vengo a trovare io là…

Tutti vogliono viaggiare in prima

Quelli come me
Si svegliano alle tre
E dicono che i giorni sono corti
E poi quelli come me
Si svegliano a metà
Rimangono coi sogni mezzi aperti
Avrai ragione te
A fare come fai
A stare con chi vince
Cambiarti le camicie
Sta a vedere che
Sappiamo già com’è:
ci riposiamo solo dopo morti

tutti vogliono viaggiare in prima
l’hostess che c’ha tutto quel che vuoi
tutti quanti con il drink in mano
e sotto come va?
Fuori come va?

Quelli come me
Si va finché ce n’è
Ma e come non venisse mai il momento
Con quei progetti lì
E quei difetti lì
Che ci fanno stare più contenti
Avrai ragione te
A fare come fai
A startene da furbo
Nel mondo dei più furbi
Ma a sta vedere che
Sappiamo già com’è
Non ci teniamo a togliere il disturbo

Tutti vogliono viaggiare in prima
L’hostess che c’ha tutto quel che vuoi
Tutti quanti con il drink in mano
E sotto come va?
Fuori come va?

Tutti vogliono viaggiare in prima
E che il viaggio non finisca mai
Tutti con il posto finestrino
E sotto come va?
Fuori come va?
Fuori come va?
Fuori come va?

Siamo quelli che
Non si fanno mai pagare da bere
Perché siamo quelli che
È meglio se lo sai
Con quelli come te sono sempre pari

Tutti vogliono viaggiare in prima
Tutti quanti con il drink in mano
E sotto come va?
Fuori come va?

Ligabue

Metti in circolo il tuo amore

Posted by lapo2001 on apr 19th, 2009

Una commedia di cui, volente o nolente ne sei il protagonista.

Metti in circolo il tuo amore

Hai cercato di capire
e non hai capito ancora
se di capire di finisce mai.
Hai provato a far capire
con tutta la tua voce
anche solo un pezzo di quello che sei.
Con la rabbia ci si nasce
o ci si diventa
tu che sei un esperto non lo sai.
Perché quello che ti spacca
ti fa fuori dentro
forse parte proprio da chi sei.

Metti in circolo il tuo amore
come quando dici “perché no?”
Metti in circolo il tuo amore
come quando ammetti “non lo so”
come quando dici “peché no?”

Quante vite non capisci
e quindi non sopporti
perché ti sembra non capiscan te.
Quanti generi di pesci
e di correnti forti
perché ’sto mare sia come vuoi te.

Metti in circolo il tuo amore
come fai con una novità
Metti in circolo il tuo amore
come quando dici si vedrà
come fai con una novità

E ti sei opposto all’onda
ed è li che hai capito
che più ti opponi e più ti tira giù.
E ti senti ad una festa
per cui non hai l’invito
per cui gli inviti adesso falli tu.

Metti in circolo il tuo amore
come quando dici “perché no?”
Metti in circolo il tuo amore
come quando ammetti “non lo so”
come quando dici peché no.

Ligabue

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