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Lucio Dalla | Salviamo Peter Pan

Io e Lucio

Posted by lapo2001 on mar 1st, 2012

È la prima volta che mi capita. Ero seduto a questa sedia, quando ho letto attraverso lo schermo sulla bacheca di un’amica: è morto Lucio Dalla. Così, grezzo e crudo, senza un segnale di preavviso. E’ la prima volta che mi capita. Di solito, quando muore un cantante o un attore il dispiacere scivola via perchè in fondo essi sono sempre lì. Non li perdi mai. Basta inserire un dischetto o aprire un file per farli resuscitare. Hanno vissuto anche per questo, per non morire mai. Stavolta è un po’ diverso. Insieme a Vasco, Fiorella Mannoia, Ligabue e soprattutto Venditti, Lucio Dalla è stato un amico. Sempre fedele negli anni, forse meno intensamente degli altri, ma più costante. Da quando ero bambino non c’è stata una sua canzone che non mi abbia accompagnato fino a questo crudo momento. Non c’è una sensazione che non mi riconduca ad un suo pezzo. Quella voce accesa e spesso beffarda.

Futura, La sera dei miracoli, Domani, Com’è profondo il mare… quando c’è da guardare oltre, senza abbandonare l’amata malinconia. Mambo…la prima volta che ho sofferto per amore. La peggiore.
Se io fossi un angelo, quando mi sento un nomade. Anna e Marco, quando ho fatto il militare a Roma.
Caruso, perché se capita nell’aria, smetto e mi lascio prendere.
L’anno che verrà, perchè c’ho dentro un amico.
Stelle di mare, Apriti cuore, Tu non mi basti mai… perché qualche spiaggia le ha ascoltate insieme a noi.
Vita e Felicità, gli anni delle scoperte e l’amore nei giorni del Liceo. Il cielo, quando c’è da tornare indietro.
Attenti al lupo, le domeniche e le notti al Kalimera
Le cicale e le stelle, Le rondini, Bella, e l’album Cambio, gli anni 90 e quando tutto sembrava possibile.
Henna, il ricordo di un viaggio senza tempo.
Ayrton,un giorno d’Aprile.
Canzone, gli amici di oggi.
Anna Bellanna, la mia.
L’ultima luna, oggi, ancora non ho smesso di ascoltarla.

Nei miei prossimi giorni mancherà la tua nuova canzone a mettere i sigilli. Ciao Caro amico,ti scrivo e ti dedico la tua ultima poesia per tutte le volte che ho preso in prestito le tue. Chissà se oggi avrai il tempo di venirla a leggere ed ascoltare.

Nanì

Ti ho scovato dentro ad
un sentiero
ma non sono stato mai sincero

Nanì Nanì Nanì
Prima e dopo tanti come me
a cercare il mondo che non c’è
Nanì Nanì Nanì
Questo bosco ormai ha il tuo stesso odore
Di una bocca senza il suo sapore

Nanì Nanì Nanì

Venti euro di verginità
quelli al padrone la mia
che resta qua
Dimmi perché tu ami sempre
gli altri ed io amo solo te

Dimmi perché mi hai chiesto
di andar via quando ti ho detto
“Vieni via con me”

Nanì Nanì Nanì
Piove ma non ti puoi riparare
C’è un camionista da accontentare

Nanì Nanì Nanì
Anche lui è solo come noi
Siamo dentro a un mondo senza
eroi

Dimmi perché tu ami sempre
gli altri ed io amo solo te
Dimmi perché mi hai chiesto
di andar via quando ti ho detto
“Vieni via con me”

Potrei stare giorni ad annusare il
tuo mestiere anche con me
Potrai sposarmi anche se non mi amassi e capirei il perché

Dimmi perché tu ami sempre
gli altri e io amo solo te

Dimmi perché mi hai chiesto
di andar via quando ti ho detto
“Vieni via con me”

Vieni via con me
Vieni via con me
Vieni via con me
Vieni via con me

Pierdavide Carone – Lucio Dalla

Apriti cuore

Posted by lapo2001 on ott 18th, 2011

Puoi uscire un attimo, per piacere?
Sei sotto quel cumulo di cartoni e sabbia da un paio di decenni, non ti sembra che sia giunto il momento di andare a fare un giro? Dai, che oggi c’è anche il sole. Cosa devo dirti più? Ormai hai trovato il meccanismo impenetrabile anche la notte. Almeno al buio e nel silenzio qualche volta riuscivo a sussurrarti un paio di parole. Ora il tuo russare è più penetrante di una sveglia.
Dai che lo so. Lo so che finalmente un orecchio s’è aperto. Puoi ascoltarmi per un attimo? Usciamo. Ti porto sulla terrazza che un tempo amavi. La chiamavi “quella con la vista sull’infinito”, ti ricordi? E ti ricordi quando insieme abbiamo camminato verso l’ignoto. Fieri, stanchi e affamati. Ti ricordi? Il mondo ai nostri piedi. Dove guardavamo? L’orizzonte non aveva limiti. Oltre c’era il mare di fantasia che solo se ci tenevamo per mano poteva materializzarsi ed illuminarci. Ti ricordi?
Ti ricordi quell’aereo? quel treno? quella nave? Dove si andava? verso cosa? verso cosa?
Dai esci? Lo so che mi stai ascoltando.
Va’ dove ti porta il cuore.

Fanculo… Il niente ai nostri piedi, nel nostro mare d’illusioni. Va’ dove ti porta la noia…

Apriti cuore

In questa notte calda di ottobre, apriti cuore
non stare li in silenzio senza dir niente
non ti sento, non ti sento, da troppo tempo non ti sento
e ti ho tenuto lontano dalla gente
quanti giorni passati senza un gesto d’amore
con i falsi sorrisi e le vuote parole.
Ho perfino pensato in questa notte di Ottobre
di buttarti via……di buttarti via
ah lo so il cuore non e’ un calcolo
freddo e matematico
lui non sa dov’e’ che va
sbaglia si ferma, e riprende
e il suo battito non e’ logico
e’ come un bimbo libero
appena dici che non si fa
lui si volta e si offende
non lasciarlo mai solo come ho fatto io
lascia stare il potere, il denaro non e’ il tuo Dio
o anche tu rimarrai senza neanche un amico
Cambierò, Cambierò
apriti cuore ti prego fatti sentire
Cambierò, tornerò come un tempo padrone di niente, di niente…di niente
anche davanti a questo cielo nero di stelle,
e ce ne sono stanotte di stelle, forse miliardi, cuore non parli?
o sono io che non sento e per paura di ogni sentimento
cinico e indifferente faccio finta di niente
ma non ho più parole in questa notte di ottobre
sento solo lontano un misterioso rumore
e’ la notte che piano si muove, e tra poco esce il sole

Cambierò, Cambierò
apriti cuore ti prego fatti sentire
cambierò, tornerò come un tempo padrone di niente, di niente, di niente
Cambierò, Cambierò
apriti cuore ti prego fatti sentire
cambierò, tornerò come un tempo padrone di niente, di niente, di niente
Cambierò, Cambierò
apriti cuore ti prego fatti sentire
cambierò, tornerò come un tempo padrone di niente, di niente, di niente…

Lucio Dalla

Stella di mare

Posted by lapo2001 on dic 9th, 2010

Allungo la mano cercando gli occhiali sul comodino, mentre sta entrando la luce del giorno. La mano si muove con movimenti automatici e un pò sgraziati, è come se brancolasse nel buio. Per questo ho deciso di spostare tutto:ho tolto la sveglia e spostato la lampada più sotto il muro. Mi stropiccio gli occhi e si riaccendono i pensieri…Ecco, ecco che ricominciano…Mi volto a destra e a sinistra, cercando non so cosa. Non me ne accorgo al momento di questo pasaggio, ma poi, durante il giorno, la spina che sento dentro la pancia, me lo fa ricordare.
Cancello tutto pensando al caffè. Il suo odore è già un pensiero che so che mi farà ripartire. La macchinetta è pronta già dalla mattina. Vado in bagno e c’è lo specchio. Stamattina vorrei farti due smorfie giuste per ricordarmi che so ridere ancora, ma se penso a tutto ciò che mi aspetta, abbasso subito la testa e mi lavo la faccia. Magari se la regolassi più fredda, con l’aria addormentata potrebbe andar via anche qualche scocciatura. Ci credo poco. Nel silenzio sento i gargarismi della caffettiera. Mi siedo e per un attimo, con la tazzina ancora nel piattino, mi assento. Dura pochi minuti, ma in questi, ogni mattina, non ci sono. E’l'attimo del vuoto. Poterebbe scoppiare una bomba in casa e non accorgermene. Sono qui da solo, spento, con pensieri in sottovuoto, in pace e dell’esterno ho la percezione solo dell’odore dell’aroma del caffè e il ticchettio dell’orologio poggiato sul tavolino…Mi alzo come se fosse passato un giorno intero e carico e deciso affondo nella doccia. E’il secondo momento di assenza dal tempo di ogni mia giornata. Lo spazio invece, sento di occuparlo per via dell’acqua bollente che copre ogni mio singolo poro, mentre il vapore nella beatitudine cerca di confondermi… Esco e mentre mi asciugo, di nuovo, la spina si fa sentire. Ma cos’è?… La camicia che volevo mettere stamattina è da stirare, opto per quella di emergenza. Quella che va bene sempre quando non mi va di pensare troppo… Esco, avevo già visto che anche oggi è una giornata nuvolosa. Non è una novità. Sbaglio o fa più freddo di ieri?… Forse pioverà. Cammino pensando che alle tre riceverò la telefonata e che alle sette dovrò ricordarmi di chiamare. Non lo dimenticherò. Oggi c’è da incontrare quella persona e quell’altro deve spiegarmi come fare il prossimo lavoro. Non mi sta simpatico, nemmeno l’amico, ma con questi devo avere a che fare. Cerco di allenarmi al sorriso e alle battute che vogliono che io faccia. Non ho bisogno di troppa pratica, ormai conosco i soggetti. Basta poco… Ok, sono quasi arrivato. Certo che questa strada non cambia mai. All’inizio aveva un altro fascino,oggi non riesce a dirmi più niente, sarà che la guardo sempre nel suo vestito grigio, sarà che il sole non mi appartiene pure quando è nel cielo. Sarà l’aria dell’inverno che sta per venire… Scendo le scale, penso ancora alla telefonata delle sette e che all’una c’è il pranzo. Ma non ho fame, chissà se ci andrò stavolta. Ecco, indosso la mia bella divisa, la mia maschera scelta e inizio gli inchini e i saluti al secondo mondo, fortuna che c’è l’amico con il quale non ho bisogno di inventarmi niente. La spina si fa sentire più forte quando finisco questi incontri che mi sdoppiano, a volte, sento quasi che mi stia facendo sanguinare. E’forte. Ma non dipende solo da me. La copro come faccio sempre. Mi rinchiudo nella mia stanza e mi rinchiudo dentro di me. M’impegno perchè servirà, lo devo fare, mi piace, è quello che voglio…Toc, toc, la porta. Lo sapevo. Oh, devo scendere, c’è l’appuntamento col tipo. La spina, la spina, la spina… Recupero il mio assetto migliore, prendo l’ascensore, mi guardo i denti nello specchio. Non ho voglia di ascoltare. Apro la porta…

…non c’è cosa peggiore che perdere tempo quando ho tremila cosa da fare con discorsi inutili a cui bisogna adeguarsi con altrettante movenze e gesti ipocriti. Riscendo le scale. Ritorno dentro. Il telefono. Ok. Altre storie, altre voci, un’altra lingua. Esco. Dovrei mangiare, ma non ho finito. Sono le quattro quasi e non ho ricevuto la telefonata, come mai? non ho tempo, ho quell’altro appuntamento e la chiamata delle sette da fare, quella non posso dimenticarla. Salgo, scendo e poi di nuovo dentro. Ore, ore, ore.

E’già notte chissà da quanto. Devo chiamare. C’è la spina che s’è fatta sentire. Sempre lei, ma perchè lo fa?tutti i giorni. Faccio finta di niente. E che posso fare?…

… Non è tardi, ma ho voglia di star qui. La maschera non serve più. Sono qui con me. Fuori nevica, cenerò e leggerò la fine del libro, perchè la televisione proprio non mi prende…La spina si diverte come tutte le sere. Sguazza come un mestolo che allarga il vuoto. Domani, domani, domani devo riuscire a finire il lavoro, ci sarebbe da pagare la bolletta e fare la spesa. E non devo dimenticare che alle sette devo fare quella telefonata. No, questo libro proprio non mi piace. Non è bello come la sua copertina…spengo la luce.

… Ora, devo solo dormire, senza spine. Quelle, la notte, si trasformano in fiori…o in stelle di mare…


Stella di mare

Così stanco da non dormire
le due di notte non c’è niente da
fare
mi piace tanto poterti toccare o
stare fermo e sentirti respirare
dormi già, pelle bianca come sarà
la mia faccia stanca.
Provo a girare il mio cuscino ma è
una scusa per venirti più vicino
e provo a svegliarti con un pò di
tosse ma tu ti giri come niente
fosse.
E spengo la luce provo a dormire
ma tu con la mano mi vieni a
cercare
tu come me tu come me.
Che le stelle della notte fossero ai
tuoi piedi che potessi essere
meglio di quello che vedi
avessi qualcosa da regalarti
e se non ti avessi uscirei fuori a
comprarti
stella di mare tra le lenzuola
la nostra barca e non naviga, vola
Tu, tu come me e tu voli con me
tu vola che si è alzato il vento
vento di notte, vento che stanca
stella di mare come sei bella
come sei bella e come è bella la
tua pelle bianca
e tu, tu voli con me, tu voli con me
tu vola con me, vola amore mio
vola con me
Chiudi gli occhi e non guardarti
intorno, sta già entrando la luce del
giorno, e chiudi gli occhi e non
farti trovare pelle bianca di luna
devi scappare.
Dormi ora, stella mia, prima che il
giorno ti porti via.
Tu, tu voli con me, tu voli con me
Ora non voli si è fermato il vento
posso guardare la tua faccia stanca
e quando dormi come sei bella
come sei bella, e come è bella la
tua pella bianca, bianca, bianca.
Tu, tu, tu come me, eh tu, eh tu
come me, come me, tu voli, voli
con me, tu come me, tu vola con
me, vola con me, come me, tu, tu
come me

Lucio Dalla

Henna

Posted by lapo2001 on ott 11th, 2010

Un treno di folla e di parole mi sta riportando indietro. Dal finestrino si vedono passare veloci gli alberi e un paesaggio che si fa sempre più grigio ed ombroso. Veloci come i minuti che inesorabilmente ricordano che da lì a poco ci sarà la realtà a tendermi beffardamente la mano. E domani? che sarà? chi lo sa. I lividi e il sangue di ogni giorno sono a qualche chilometro da qui, in fondo al binario. Appena si chiuderanno le porte alle mie spalle, chiuderò di nuovo a chiave questo battito veloce e spegnerò questi nuovi colori dagli occhi, riempendo il tempo di quel che rimane di me. Ah domani. Domani c’è quell’appuntamento importante, c’è chi avrà bisogno di me per inutili faccende, c’è chi mi rimprovererà per il mio disordine e chi per la mia disattenzione. C’è la mia vecchia giornata. Domani…no, no non ci arrivo a domani. Vorrei invece, che il tempo si fermasse qui, ora, in mezzo al niente. Oppure vorrei che il treno non si fermasse più, che non esistesse capolinea. Tutto concentrato qui. In questo piccolo sediolino che senza saperlo mi riscalda l’anima e in questo spazio dove la leggera corrente che si fa largo tra la gente mi accarezza i capelli. Sì, c’è qualcosa che non va. Lì fuori ha cominciato anche a piovere e tra poco sarà buio. Ma forse, qualcosa cambierà. E se non sarà domani, sarà un giorno del futuro assolato e senza spine. Sarà come oggi, come ora, sarà come voglio che sia. Sarà un altro tempo e un altro treno, ma stavolta solo con te e senza fermate. Sì, questo mi salverà, ci salverà.

Henna

Adesso basta sangue ma non vedi
Non stiamo nemmeno più in piedi…un po’ di pietà
Invece tu invece fumi con grande tranquillità
Così sta a me che debbo parlare fidarmi di te
Domani domani domani chi lo sa domani sarà
Oh oh chi non lo so quale Dio ci sarà io parlo e parlo solo per me
Va bene io credo nell’amore l’amore che si muove dal cuore
Che ti esce dalle mani che cammina sotto i tuoi piedi
L’amore misterioso anche dei cani e degli altri fratelli
Animali delle piante che sembra che ti sorridono anche quando ti chini per portarle via
L’amore silenzioso dei pesci che ci aspettano nel mare
L’amore di chi ci ama e non ci vuol lasciare
Ok ok lo so che capisci ma sono io che non capisco cosa dici
Troppo sangue qua e là sotto i cieli di lucide stelle
Nei silenzi dell’immensità
ma chissà se cambierà oh non so se in questo futuro nero buio
Forse c’è qualcosa che ci cambierà
Io credo che il dolore è il dolore che ci cambierà
Oh ma oh il dolore che ci cambierà
E dopo chi lo sa se ancora ci vedremo e dentro quale città
Brutta fredda buia stretta o brutta come questa sotto un cielo senza pietà
Ma io ti cercherò anche da così lontano ti telefonerò
In una sera buia sporca fredda
Brutta come questa
Forse ti chiamerò perché vedi
Io credo che l’amore è l’amore che ci salverà
Vedi io credo che l’amore è l’amore che ci salverà.

Lucio Dalla

Canzone

Posted by lapo2001 on set 6th, 2010

E mò m’è venuto ‘o ‘ngrippo.
Vogliamo girarlo questo video?

Felicità

Posted by lapo2001 on apr 8th, 2009

Con una giacca a quadri vecchia e puzzolente e i gomiti rattoppati, un tipo col viso rosso cerca di vendere orologi a suo dire “strepitosi” ad un distinto signore che invece riesce a degnare del suo sguardo solo il quotidiano che tiene aperto tra le mani. Nel sottoscala due giovani poco più quindicenni aspirano e si passano le prime loro illusioni, si nascondono nella nebbia aromatizzata da sguardi indiscreti e sorridono mentre una grassa signora si affatica goffamente a scendere, mentre perde la biancheria dalla valigia ormai esausta di singhiozzare su quei gradini. Sul muro a sinistra in alto a caratteri cubitali si legge “nothing is impossible” e poco più in basso confusamente “life”, di fianco un bastardino disturba la copulazione di 2 piccioni e una pianta inaridita attende ansiosa di essere innaffiata. Fuori, nel corridoio, una ragazza riposa sotto una coperta di cartoni e un altro col cappellino capovolto poggiato a terra suona la chitarra e canta in un pessimo italiano “perdere l’amore” di Ranieri. Nell’angolo una serie di buste di plastica per l’immondizia semiaperte e sparse e in mezzo un altro giovane seduto e ingobbito con gli occhi inebetiti e scavati seduto a pensare per quanto tempo gli durerà ancora…

Un altro, colmo di anime viaggianti è passato veloce senza fermarsi.

Penso a una mia dolce amica che sconsolata si duole del brutto imprevisto che l’ha investita, proprio ora che stava per arrivare finalmente un periodo di festa. Fa caldo.
Tre ragazzini appesantiti da zaini più grandi di loro si rinfrescano e si dissetano con l’acqua di una fontana arrugginita. Il semaforo è sempre verde e le lancette dell’orologio sembrano non spostarsi mai dalle 5 e un quarto. Un uomo con la ventiquattrore e i mocassini lucidi urla al cellulare perole incomprensibili, quello vicino con una borsa piena di fazzolettini e arbre magique legge stanco messaggi. Entrambi gettano contemporaneamente le proprie cicche giù, oltre la striscia gialla. Una donna biondissima presumibilmente dell’est con abiti variopinti osserva la figliola identica ma in miniatura che accarezza un gatto mentre fa la siesta su una panchina. Il cartello blu a malapena si legge a causa dell’imbrattamento dovuto al rilassamento di altri piccioni che si apprestano a prendere posto per la notte sopra di esso. Una voce metallica avverte tutti del prossimo imminente arrivo. Un tipo assai sudato si allarga la camicia sul collo dopo una furibonda corsa, un’altra si ripassa il rossetto dopo aver affittato il suo corpo…

Stazione di periferia. Anche questo treno è passato, ma nemmeno stavolta s’è fermato…

Felicità

Se tutte le stelle del mondo a un certo momento
venissero giu’
tutta una serie di astri di polvere bianca
scaricata dal cielo
ma il cielo senza i suoi occhi non brilerebbe piu’
se tutta la gente del mondo senza nessuna ragione
alzasse la testa e volasse su’
senza il loro casino, quel doloroso rumore
la terra povero cuore non batterebbe piu’
mi manca sempre l’elastico per tener su’ le mutande
cosi’ che le mutande al momento piu’ bello
mi vanno giu’
come un sogno finito magari un sogno importante
un amico tradito, anch’io sono stato tradito
ma non m’importa piu’
tra il buio del cielo le teste pelate bianche
le nostre parole si muovono stanche
non ci capiamo piu’
ma io ho voglia di parlare di stare ad ascoltare
di contnuare a far l’asino di comportarmi male
per poi non farlo piu’
ah felicita’
su quale treno della notte viaggerai
io so che passerai
ma come sempre in fretta non ti fermi mai

si tratterrebbe di nuotare prendendola con calma
farsi trasportare dentro due occhi grandi
magari blu
e per doverli liberare
attraversare un mare medievale
lottare contro un drago strabico
ma di draghi, baby, non ce ne sono piu’
forse per questo i sogni sono cosi’ pallidi e bianchi
e rimbalzano stanchi tra le antenne lesse delle varie tv
e ci ritornano in casa portata da signori eleganti
cessi che parlano tutti quanti che applaudono
non ne vogliamo piu’
ma se questo mondo è un mondo di cartone
per essere felici basterebbe un niente
magari una canzone o chi lo sa
e non sarebbe il caso di provare a chiudere gli occhi
ma poi quando hai chiuso gli occhi chissa’ cosa sara’
ah felicita’
su quale treno della notte viaggerai
lo so che passerai
ma come sempre in fretta non ti fermi mai…

Lucio Dalla

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