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Napoli | Salviamo Peter Pan

Lazio – Napoli 3-1

Posted by lapo2001 on apr 13th, 2012

XXXI Giornata
Lazio – Napoli 3-1 (Candreva, Mauri, Ledesma su rig.; Pandev)

Addio Champions…

Udinese – Napoli 2-2

Posted by lapo2001 on mar 19th, 2012

XXVIII Giornata
Udinese – Napoli 2-2 (Pinzi, DI Natale; Cavani 2)

Se i risultati scaturissero solo dalle prestazioni, allora, probabilmente, la classifica attuale sarebbe stravolta. Il Milan non sarebbe primo, forse, la stessa Udinese sarebbe ai vertici, il Siena avrebbe qualche punto in più e la Fiorentina sarebbe già retrocessa. Guidolin avrebbe in bacheca qualche scudetto e Mancini allenerebbe la primavera del City. Di fatto non è così. I colpi dei campioni, gli errori del singolo, l’episodio sfortunato o una ingenuità, il più delle volte, mutano l’inerzia di una partita, definendone il risultato specie se le squadre sono stanche e in campo c’è molto equilibrio. Credo infatti che entrambi i gol udinesi siano frutto di nostri errori individuali causati da disattenzioni e che il doppio vantaggio non sia emerso perché i friulani abbiano schiacciato il Napoli nella nostra difesa o perché abbiano imbastito trame di gioco spumeggianti. Guidolin è stato sicuramente bravo a preparare la partita adottando una tattica accorta nell’attesa che si potesse approfittare dei regali che ormai sono diventati imprescindibili nella nostra retroguardia. Così è stato. Sul campo il Napoli ha fatto una gran fatica a proporsi in attacco pericolosamente, ma ha scelto di fare la partita e tenendo conto del momento particolare e delle assenze non si può dire che abbia sfigurato. Ha tenuto palla lentamente per non rischiare troppo, riuscendo a controllare il centrocampo seppur si evidenziasse una netta inferiorità numerica e solo a causa di distrazioni evitabili ci siamo ritrovati a soccombere. In base alla prestazione, non abbiamo brillato, ma di certo non avremmo meritato quel passivo. Poi, grazie ad un fallo che solo per la stupidità merita il giallo, è cambiato tutto. Un episodio, appunto. Anche se non esiste alcuna legge scritta che giocare con un uomo in più significhi automaticamente schiacciare gli avversari sulla propria linea di porta. La stessa Udinese ha giocato una partita intera 11 contro 10 con due gol di vantaggio proprio qualche giorno fa contro gli olandesi dell’Az e non l’ha notato nessuno, meritando quindi di uscire dall’Europa League. E’innegabile però che gli azzurri abbiano beneficiato di quella ingenuità ritrovando qualche energia nascosta, mentre i friulani hanno iniziato ad indietreggiare metro dopo metro accusando il colpo. Io credo che alla fine, se fossimo stati leggermente più lucidi, avremmo addirittura vinto. La fretta e la foga sul 2-2 ci hanno fregato. Con un giro palla più veloce e preciso, negli ultimi minuti avremmo visto qualche azione in più e se l’arbitro, invece di farsi inghiottire dalla furia vittimista bianconera, figlia della scorsa giornata a Novara, avesse applicato il regolamento, l’Udinese avrebbe giocato gli ultimi 10 minuti in nove se non in otto uomini. E voglio fare un appunto anche sugli incomprensibili tre minuti di recupero, quando sostituzioni e rigore, ne avrebbero giustificati almeno due in più. Tre minuti, di cui la metà trascorsi con palla ferma sulla rimessa in attesa che Handanovic calciasse.
Un episodio può generare un risultato o la folata di una partita ormai segnata. Per esempio, ho letto che gli amici udinesi hanno ripescato dalla cassa l’incontro dell’85. Quando Diego dopo aver realizzato un calcio di punizione talmente perfetto che nemmeno due portieri avrebbero potuto impedirlo, siglò il 2-2 finale con un colpo di mano, camuffato dalla sua folta capigliatura. Un episodio che face incazzare persino Zico. Io invece faccio un passo indietro più breve, giusto per rinfrescare la memoria. Ci sarebbe da rianalizzare un po’ di episodi di un dimenticato Udinese-Napoli 3-1 del febbraio 2010. Arbitro D’Amato: regalò un rigore ad Asamoah, buttò fuori Maggio per una simulazione inesistente invece di fischiare un rigore nettissimo, mostrò il giallo ad Inler invece che a Lukovic giá ammonito e non fermò il gioco quando Grava, che per soccorrere un calciatore friulano in preda ai crampi, mantenne in gioco un esultante all’epoca Di Natale che realizzò il definitivo terzo gol. Episodi. Ingenuità. Errori arbitrali. Gesti non del tutto sportivi. E in fine la prestazione. Ecco, cosa generano i risultati. E noi, in base a questi, agli episodi, ieri, avremmo dovuto vincere e in classifica avremmo qualche punto in più, mentre il furto subito due anni fa in quello stesso stadio ancora grida vendetta.

Forza Napoli Sempre
La 10 non si tocca.

Chelsea – Napoli 4-1

Posted by lapo2001 on mar 15th, 2012

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Ottavi CL (ritorno)
Chelsea – Napoli 4-1 dopo i suppl.(Drogba, Terry, Lampard su rig., Ivanovic; Inler)

C’è grande amarezza, chi può negarlo? Ma vomitarla ora non farebbe altro che sporcare questo foglio e non renderebbe merito a chi, invece, ci ha saputo portare a giocare e vivere partite e sogni impensabili. Credo che farlo sarebbe scorretto e non ci farebbe comprendere quella che poi è la realtà della nostra squadra. Quindi, spogliatomi della rabbia e del livore, provo a guardare oltre l’indigesto 4-1 e capire che provengono da un posto che forse non esiste.
Le grandi delusioni dell’era Mazzarri le riconduco a tre sconfitte che in tutti i casi hanno spezzato qualcosa creatasi dal nulla. Qualcosa che andava oltre le nostre immaginazioni iniziali. Napoli-Parma 2-3 di due anni fa che non ci consentì di raggiungere un posto Champions, quando la stagione era partita con prestazioni indecenti da retrocessione in piena rivoluzione Donadoniana e mai ci eravamo sognati un terzo o ad un quarto posto(andammo in EL); Napoli-Udinese 1-2 dell’anno scorso che stoppò i sogni tricolori, quando, col tempo, tutti ci rendemmo conto che già raggiungere il terzo gradino e la conseguente Champions senza preliminari, fu un risultato miracoloso; Chelsea-Napoli 4-1 di ieri che ha interrotto il meraviglioso delirio collettivo, quando lo scorso Agosto,anche i più ottimisti, alla visione dei cartoncini fuoriusciti dalle palline magiche pescate da Matthaus, a tutto avevano pensato, meno che avremmo sbatacchiato il City multimiliardario e ancor meno di andarci a giocare una qualificazione ai quarti contro i Blues con un 3-1 da difendere.
Invece di rammaricarci, io credo che bisogna dare atto alla squadra che ha sempre dimostrato di andare oltre i propri limiti, oltre le aspettative di tutti. Aspettative che oggi non riescono del tutto ad essere nitide ma che sono ancora ricoperte dall’alone di illusoria delusione perché le cose avrebbero potuto andare diversamente. Appunto. Prendersela con i limiti di Aronica, con l’inadeguatezza di Dossena, con la giovinezza dei tenori o con le scelte di Mazzarri sarebbe disonesto. Perché, in fondo, e lo sappiamo tutti, allo Stamford bridge ieri non dovevamo esserci noi. Ieri noi avremmo dovuto essere in Olanda o in Ucraina a preparare una sfida di Europa League o, nelle peggiore delle ipotesi, a casa immersi nei pensieri su come fermare Di Natale o Floro Flores. E invece, grazie alla incredibile forza di Aronica, la spinta di Dossena, la spregiudicatezza dei tre tenori e la sagacia di Mazzarri ieri siamo giunti a giocarci la partita dei sogni. Con le stesse modalità in cui si sono materializzate le fittizie delusioni nelle annate precedenti. Delusioni provenienti da eventi che non dovevano esserci. Da regali. Io invece m’incazzo quando perdiamo col Parma, col Catania o con il Siena e non allo Stamford Bridge, nonostante avessimo creato tutti i presupposti per continuare a volare.
Sono sicuro che tra qualche giorno, magari dopo un paio di buone prestazioni in campionato, l’attuale funerale dentro di noi si consumerà e lascerà spazio a quello che poi, è il reale valore della nostra impresa: l’ennesimo miracolo che questi ragazzi sono riusciti a regalarci. A tal proposito, vorrei anche ricordare che il Napoli è stata l’unica squadra delle sedici pretendenti ad arrivare a giocarsi i quarti da esordiente. E questo fa capire che club come il Chelsea, che ha esordito in Champions nel ’99 (con due semifinali e una finale all’attivo),nonostante stesse attraversando un momento negativo, con la sola forza e il solo orgoglio dei propri uomini ha sovvertito un risultato insperato. Giocando male, ma facendo valere i grandi valori individuali conquistati con gli anni sul campo. Chissà quante altre volte ci è riuscito in questi quasi 15 anni. Drogba, Terry, Lampard, seppur sulla via del tramonto, hanno vinto anche sapendo mettere a nudo i nostri limiti che, sino a quel momento, solo il grande Bayern aveva scoperchiato. Drogba, ieri, oltre a mettersi in tasca la nostra intera difesa, ha anche accoppato fenomeni come Ibra che in Champions, nei grandi appuntamenti, si trasforma in un agnellino. Terry che, come ha detto Vialli, è uno che va a colpire di testa pure se gli lanci una lavatrice ha fatto sentire quanto contano le circa 80 presenze in Champions e Lampard, nonostante la grande difficoltà e sofferenza patita in mezzo al campo, non ha mai perso la bussola sino al 120esimo. E in più, fattore che mi fa rendere definitivamente conto che lì noi non dovevamo esserci, la differenza che c’è tra due squadre che possono presentare come primo cambio, una, un onesto terzino che, ahimè, nei grandi incontri diventa molto più falloso e determinante in negativo e l’altra, un vice campione del mondo. Sia ben inteso, Maoluda non mi fa impazzire, ma credo che aver giocato per tanti anni ad altissimi livelli e vicino a campionissimi, dia un contributo superiore dell’onesto Dossena, no? Specie in una partita come quella di ieri in cui la tensione positiva e gli attributi dovevano essere le armi da adoperare.
C’è amarezza, è innegabile, ma sono molto più preoccupato per ciò che essa potrà produrre nei giorni futuri. Vorrei che si trasformasse in energia positiva e che già da Udine con una bella piallata dimostrasse che queste esperienze forgino il carattere e che sia reale questa benedetta crescita. Lasciamo quindi che la delusione faccia il suo corso, ma pensiamo soprattutto che quella del Friuli è diventata una tappa fondamentale. Ed è bene non dimenticarlo…
Grazie comunque. Io toglierei “comunque”.Grazie ragazzi e non molliamo. I sogni non sono ancora finiti.

Forza Napoli Sempre
La 10 non si tocca.

Napoli – Cagliari 6-3

Posted by lapo2001 on mar 12th, 2012

XXVII Giornata
Napoli – Cagliari 6-3 (Hamsik, Cannavaro, aut.Astori, Lavezzi su rig., Gargano, Maggio; Larrivey 3)


Napoli-Cagliari 6-3 / 9/03/2012 Serie A di free-betting

Solo Rosati non ha segnato.

Napoli – Inter 1-0

Posted by lapo2001 on feb 28th, 2012

XXV Giornata
Napoli – Inter 1-0 (Lavezzi)

Questa pennellata spiega molto più di tante parole. Che mostro!

Napoli – Chelsea 3-1

Posted by lapo2001 on feb 23rd, 2012

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Ottavi CL (andata)
Napoli – Chelsea 3-1 (Lavezzi 2, Cavani; Mata)

Si può stare male dopo una partita del genere? Lo ammetto, non sono riuscito a godermela fino in fondo e non me ne voglia nessuno dei presenti che con me hanno sofferto e gioito davanti la tv. Perchè la serata è stata impeccabile e difficilmente troverei in giro persone che vivono la mia passione allo stesso modo o persone che con la stessa passione organizzano un incontro tra sconosciuti che hanno in comune lo stesso gruppo sanguigno azzurro. Li porterei tutti a casa mia ad ogni incontro del Napoli, lo giuro. Ma il discorso è un altro. Abituato a vivere le emozioni dello stadio, abituato ad annusare l’odore del campo e le magliette sudate dei protagonisti, guardare la partita in tv, quella partita, è stato come essere al drive-in, è stato come fare l’amore col preservativo. Ho goduto, ho urlato e mi sono rammaricato, ma non è stato lo stesso delle altre volte. Dopo 6 partite di Champions vissute a un metro dalla linea laterale, non poteva essere lo stesso. Anche la famosa musichetta mi è sembrata la sigla di un detersivo. Non riesco a capacitarmi, pur non avendo avuto il minimo dubbio o ripensamento, nemmeno quando era prevedibile ingrossare il cumulo di finti indecisi dopo le mirabilie di Firenze. Non ho mai accettato quel ricatto, pur comprendendo chi non ha voluto guardarlo in faccia, nascondendosi dietro la maschera del “Forza Napoli Sempre”… Ho invidiato tutti i 52.364 spettatori, anche gli ospiti! Perchè l’importante era esseri lì. Senza voce. Senza un minimo di ripensamento. Perchè, seppur non sarà l’ultima, la storia si sta scrivendo in queste ore, a prescindere.

I vuoti del San Paolo, di cui nessuno parlerà, mi hanno fatto male. In quei vuoti c’eravamo noi. Noi che abbiamo scelto di vedere Cavani e Lavezzi in un pub del Vomero, su uno schermo che ogni tanto dava segni di cedimento, a cercare di far finta che fosse tutto normale, godendo delle emozioni che la compagnia riusciva a dare, ma che mai si potevano paragonare ad una sgroppata di Lavezzi o un salvataggio di Aronica in extremis dal vivo, mentre magari sgomita sulla guancia di Drogba.

Che partita. Che gioia. Che tristezza.

Non so se andrò a Londra. Il biglietto della partita è un’incognita troppo grande stavolta ma, caro presidente non dimenticarlo mai, mi hai regalato una gioia di cui ti sarò sempre grato, ma mi hai privato di goderne, e io, come tutti coloro che hanno scelto di non riempirti lo stadio, in quella che ad oggi, grazie a te, è stata la partita più importante della storia del nostro club, non riesco a non rammaricarmene. Perchè non ha senso vantarti del record d’incassi, quando poi in Napoli-Reggiana di serie C, c’erano più spettatori. Non ha senso come Pelè che si vanta dei suoi 1000 gol tra campetti brasiliani ed americani. A proposito, 3-1, li abbiamo massacrati in lungo e in largo. Che grande squadra che abbiamo. Chissà come sarebbe finita senza quella zolla bastarda, chissà come sarebbe stato fantastico esserci… Mazzà, l’ho fatto solo per te. Non sono riuscito ad immaginarti dietro un monitor da solo. Ti abbiamo accompagnato idealmente, benchè al Vomero. E mi ripeto. Quasi quasi ti amo. E ricordaglielo al tuo capo…
Uno dei 7000 che lui ha voluto assente.

Forza Napoli Sempre
La 10, nonostante sia sempre più l’anima dalla squadra, non si tocca.

Fiorentina – Napoli 0-3

Posted by lapo2001 on feb 20th, 2012

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XXIV Giornata
Fiorentina – Napoli 0-3 (Cavani 2, Lavezzi)

Nell’aria c’è polline di te…

 Come d’incanto, si ritorna ad annusare la calda atmosfera autunnale che ci permise voli pindarici. Più o meno sono nello stesso stato d’animo del dopo San Siro (0-3 all’Inter) o del dopo Barbera (1-3 al Palermo), lo stesso tempo in cui tutto sembrava perfetto e quindi possibile. Ma, questa volta, non voglio commettere lo stesso errore e, nonostante la prestazione della squadra sia stata impeccabile e senza sbavature, m’impongo di non guardare troppo oltre e le ali continuo a tenere precauzionalmente in garage.

Il limite riscontrato nella stagione in corso è stato proprio quando c’era da gestire i momenti euforici e, ancor di più, quelli di depressione. Ma, così come non ho saputo dimenticare la bellezza di questa squadra che, a detta di tutti, riusciva nello scorso autunno con l’Udinese a giocare il miglior calcio nazionale, diventando splendente nelle notti di Champions, allo stesso modo, non riesco a dimenticare cosa siamo stati nell’ultimo mese e mezzo.

La terra è tornata ad accendersi e il richiamo delle nuvole è fortissimo, ma stavolta voglio solo limitarmi a godere e saldare i piedi al suolo. È il momento topico dell’intera stagione e, ora più che mai, non avrebbe senso impapocchiarsi la testa con calcoli e tabelle che a noi, tra l’altro, portano una sfiga indicibile.
Grande Napoli, grandi ragazzi e grande lo zio Walter, lo urlo: la prestazione, forse, è andata addirittura oltre le nostre aspettative attuali ma, nel corso dell’anno, abbiamo già avuto modo di trovarci in questi momenti ed ora non è più il caso di crogiolarci e specchiarci nel nostro bel narcisismo, ma di dare continuità, quella che ci è mancata.

Complimenti, proclami, esaltazione, pagine e pagine di numeri ed integrali per consolidare il pensiero su un recupero certo che poi mai certo è stato, anzi. E allora io mi compiaccio del risultato, dell’atteggiamento globale della squadra e del recupero di uomini fondamentali che stanno ritrovando il giusto passo, ma mi fermo qui. Gli ostacoli fondamentali, al di là degli uomini e degli schemi, specie quando anche le gambe non rispondevano, si è palesato nella testa dei nostri ragazzi. Una sorta di risvegli sporadici e lunghi letarghi in attesa della grande rimonta. E ora mi verrebbe da chiedere: c’è stata la benedetta svolta? Non lo so e non voglio saperlo. Anche se, almeno lo stato d’animo e l’atmosfera, di certo sono cambiati. C’è polline azzurro nell’aria, e di questo non sarò mai allergico.

Godo e penso al prossimo martedì “ignorante” che ci attende, solo a martedì. Mammamà, ma che bella vittoria…

Forza Napoli Sempre

La 10 non si tocca.

Napoli – Chievo 2-0

Posted by lapo2001 on feb 14th, 2012

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Il cugino di Grava.

XXIII Giornata
Napoli – Chievo 2-0 (Britos, Cavani su rig.)

Non è vero, ma ci credo.
La frase in questione potrebbe spiegarcela l’autore di un miracolo sportivo con pochi eguali…

Dimenticherò sicuramente qualche campionissimo, ma il recupero firmato Gianluca Grava, alla soglia dei 35, mi ha fatto venire in mente giocatori come Baresi o Bagni. Tornare titolare esattamente nello stesso punto, dando la sensazione che questi 13 lunghi e duri mesi di stop non siano mai esistiti(in realtà è rientrato ad inizio dicembre contro il Lecce, subentrando dalla panchina) e che non abbia subito alcun grave infortunio, ha il sapore del miracoloso. È tornato esattamente come prima. È incredibile, ma ci credo. Ci credo perchè si tratta di un calciatore che già ci aveva abituato a trasformazioni prodigiose. Gianluca davvero può dire dalla C alla Champions, lui che l’ha vissuta sgobbando e senza reali sicurezze di essere titolare sino a conquistare la fascia di capitano in serie A. E ha vissuto la lunga e veloce crescita di tutto un ambiente fino alle notti di gloria, seppur si tratti di pochi minuti a Barcellona ad Agosto nel Gamper e di pochi minuti a Villarreal a causa della lesione al crociato che l’ha tenuto fermo. Il piccolo grande uomo di Caserta è l’emblema di questa squadra, ed è il simbolo di questa cresciuta a dismisura. E simboli ci si diventa attraverso miracoli, no? Dal gol nel derby alla Juve Stabia con la suola miracolosa a quel famoso salvataggio soprannaturale sulla linea in scivolata contro il Lecce. Dalla gara di esordio nel Gennaio del 2005 contro il Lanciano a ieri, ritornato in campo da titolare. E in mezzo 7 anni di battaglie, magliette sudate e stracciate, 7 anni di grinta, caviglie morse e ruggiti. Ricordando anche il gol nella partita d’esordio degli azzurri in Serie B contro il Treviso. Un tempo infinito che lo ha visto crescere sino a conquistare la maglia da titolare nell’anno migliore del Napoli degli ultimi 20 anni. Lui, che ai nastri di partenza, era uno dei tanti nemmeno troppo avvantaggiato dal fisico minuto. E invece San Gianluca ha stupito ancora. Non meravigliando però, i suoi fedeli sostenitori. Rientro in campo, con la fascia al braccio, e prestazione impeccabile sfornata. Regalando cuore e determinazione, caratteristiche che la squadra, negli ultimi due mesi, aveva completamente smarrito. Chi lo ha visto in tutti questi anni, poteva immaginare e sperava in un ennesimo piccolo miracolo. La sua forza è sempre stata la disciplina ed il carattere. Una personalità forte che in campo si è fatta rispettare anche al cospetto di stelle e campioni e che fuori non ha mai cercato alibi, anche nei momenti negativi. Alibi che ieri potevano essere tutti dalla sua parte: ha bisogno di tempo, deve ritrovare il ritmo partita, non ha ancora i 90 nelle gambe ecc ecc Qualsiasi errore gli sarebbe stato perdonato. E invece il soldato, il gladiatore si è lanciato nell’arena e con la sicurezza di sempre, senza imbarazzi, e non si è tirato indietro nemmeno per uno dei 94 minuti di partita. Migliore in campo. L’ennesimo miracolo sportivo.

Questo ritorno aggiunge un tassello importantissimo alla squadra. E non solo per dar manforte alla difesa che ultimamente ha avuto cali di concentrazione disarmanti, ma anche, e soprattutto, per lo spirito battagliero che l’ha fatto diventare Gravatar e che noi pretendiamo da ciascun membro del nostro team. Al di la di tutto, è chiaro che ci vorranno delle conferme, ma la sensazione è che il piccolo centro destra difensivo abbia ritrovato il suo posto naturale. Sembra un pezzo di un puzzle che si incastra alla perfezione, dopo aver provato e riprovato vanamente altri pezzi. Il campo è il suo habitat. Niente miracoli. La normalità. Così come la vittoria col Chievo. Normalità. Probabilmente, è la prima volta che si vince in questo modo. Senza strafare, senza dare il 110%, ma con raziocinio, solidità ed ottima gestione delle varie fasi della partita. Esattamente come si comportano le grandi squadre che sanno di non essere al top, e che comunque riescono ad evitare le insidie delle “piccole”, punendole al momento giusto. Ecco, questa dovrebbe essere la normalità. Il posto giusto appunto. E non parlo della classifica, perchè ora è meglio stare con la testa bassa e pensare solo a correre e lavorare senza lasciarsi distrarre da altro. Ma parlo della effettiva naturalità delle cose che sino a ieri sembravano sovvertite totalmente, tanto da far addirittura nevicare sulle nostre spiagge. Grava in campo è nel posto giusto, il Napoli che vince 2-0 col Chievo è nel posto giusto. L’incessante cantare delle curve per l’intera partita a sopperire la mancanza dell’altra metà è nel posto giusto. Il sole che splende stamattina sul Golfo è nel posto giusto.
Ecco, ora che le cose hanno lentamente iniziato a tornare sulla retta via, quella naturale appunto, cerchiamo di restare concentrati e compatti, spostando il meno possibile questo equilibrio.
Allo stadio Bruno tornerà con la stessa sciarpa. Io indosserò di nuovo la calzamaglia. Il professor Cucù riporterà le castagnole al rum, il Minao si intratterrà con il figlio di Gaetano Musella a raccontargli le gesta del padre, Grava di nuovo in campo con la fascia di capitano, il Napoli che vince e Taca resterà a casa davanti alla tv, eh. Un po’ di scaramanzia ci vuole. Ognuno ha i propri riti e i propri santini a cui votarsi. Il mio si chiama Gianluca. I miracoli li ha già fatti e ne farà ancora. Non è vero, ma ci credo…

Forza Napoli Sempre
La 10 e i santini non si toccano.

Coppa Italia: Siena – Napoli 2-1

Posted by lapo2001 on feb 9th, 2012

Semifinali andata Coppa Italia
Siena – Napoli 2-1 (Reginaldo, D’Agostino;aut. Pesoli)

Milan – Napoli 0-0

Posted by lapo2001 on feb 7th, 2012

XXII Giornata
Milan – Napoli 0-0

Sabato sera. Gorgonzola (provincia di Milano). Cena in un ristorante con amici di amici di amici.

Sono a tavola, sconsolato. Conosco effettivamente una sola persona, è seduta di fronte a me.Mentre tento di domare una succulenta tagliata argentina con pistacchi di Bronte e gustoso formaggio ammuffito tipico della zona, gli altri sette commensali, saccenti e pedanti snob delle alte casate milanesi, con parlata milanese, ma di chiare origini terroniche, la cui esistenza era a me ignota prima di questo incontro, si intrattengono in caratteristici e divertenti discorsi del sabato sera: il mancato aumento dello stipendio, lo spread, le nuove offerte assicurative contro i nauseabondi odori provenienti dalle friggitrici dei cinesi, nel malaugurato caso di averli come vicini di casa, l’indice Mibtel, il Pil, l’indice Dow Jones e una panoramica delle possibili multe alle quali si può incorrere se, col barboncino a passeggio, non si ci porta dietro la paletta e la bustina salva marciapiedi. Le ragazze, molto più leggere, si eclissano con altri tipi di conversazioni, ancor più appassionanti: gli ultimi retroscena del gossip meneghino a cui non riesco a dare un solo secondo di attenzione.

Non potendone più di questo supplizio infernale proveniente da ogni lato e non potendone più di annaffiare quei meravigliosi bocconi insanguinati al bovino con l’acqua minerale gassata (ma come si fa????), spontaneamente, rompo la timidezza, e offro a tutti una bottiglia di vinello corposo delle mie zone: il Falerno del Massico (14,5%). Very naaais. Un paio di minuti e, contro ogni pronostico, scopro che i presunti astemi gradiscono il nettare meridionale degli Dei. Mezz’oretta e la scena cambia radicalmente. Alla terza bottiglia stappata, le tematiche, finalmente, iniziano a coinvolgere argomenti molto più seri e vitali: la simpatia e la competenza di Ranieri, il cardellino un po’ spennato, ma sempre pimpante di Del Piero e l’acclarata eleganza e classe di Sir Van Bommel, detto il taglialegna. Discorsi che ad un certo punto mi hanno fatto scendere di traverso l’ultimo morso di carne con relativo retrogusto irritante: mi rendo conto, appunto, di essere a tavola con un interista, un milanista e, dulcis in fundo,uno giuventino anni ’80. Il peggio. Quello che è nato abituato a vincere e che ora, con in corpo un quintale di frustrazione e, con cuore Conte, brama avidamente di poter tirar fuori nella loro già insopportabilità fisica. Ohibò, forse sarebbe stato molto meglio lasciare in tavola l’acqua minerale, …hic!

Le altre tre commensali, che ora ridono senza sosta e senza alcun motivo, tralasciando le interessantissime ultime notizie su Boateng e la Satta, sono ragazze che apparentemente subiscono il calcio dei propri rispettivi fidanzati (o mariti), nel caso capiti (mai) di alzare il gomito e di lasciarsi un po’ andare, ma che poi, se la godono, perché, a sentirli bene, i maschi appaiono migliori nella versione “snob e serietà”. Infatti, nel prosieguo della cena, capisco che essi vivono la squadra del cuore come io vivo il cricket. Non c’è trasporto, non c’è emozione, come una incespicata di Krasic o un liscio di Pazzini. Il loro parlare è basato su numeri, calcoli e classifiche unte e bisunte, più o meno come questo piatto sporco di inutile valeriana scondita. Riesco a malapena a farmi vedere, a dire loro di essere tifoso del Napoli, che i dialoghi basati sul nulla, con l’unico obiettivo di dimostrare la propria superiorità, mi lasciano impassibile, avulso allo schema. Si sfogano e io, come nei dialoghi precedenti, cerco di ascoltare il meno possibile, annegando i loro strepitii in un altro bicchiere di ottimo rosso corposo (hic!): Moggi, il triplete di Mou e lo scudetto rossonero dello scorso anno, le cantilene di rito.

Per ognuno di loro, il proprio esempio di superiorità, dovrebbe concludere ogni discorso. Un po’ come facevano gli giuventini qualche anno fa, che camminavano con l’almanacco sotto braccio, in modo da avere l’ultima parola. Quella parola che avrebbe dovuto mettere la parola “fine” sulla propria conclamata supremazia. Mi illudo, con mia somma gioia, di esser stato estromesso da queste diatribe per una questione di successi, fin quando Luca, inaspettatamente, si avvicina a me. È un tipo al quale daresti 50 anni, solo per rientrare nei margini consentiti per una figuraccia, e scopri dopo che invece ne ha appena 35. Basso, tarchiato, pelato e con un leggero strabismo di venere che gli darebbe un tocco di giuventunità autentica, ma che invece si viene a scoprire che trattasi dell’interista simpatico della truppa. Approfittando dell’assenza degli altri, impegnati a conquistarsi i meno 10 gradi impressi nell’aria fuori il locale per una salutare sigaretta, mi si avvicina e dice: “l’anno prossimo sarà un’altra storia. Torneremo a vincere tutto. E come ben sai, Lavezzi è già nostro”. Alla mia espressione taciturna, ma sorpresa, si spiega meglio: “Vargas è vostro solo perché Moratti ve l’ha lasciato con una promessa…”. E su quei puntini sospensivi alzo le sopracciglia ed annuisco in cenno di assenso, per assecondare le follie dell’amico (gli avrei, molto più volentieri, infilato un paio di dita nelle orbite sconvergenti, hic!). Contento di questa ammissione che gli ha rallegrato la serata, si accosta ancora di più e bisbiglia: “senti, noi domani vinciamo a Roma, è certo. Ci fate il piacere di battere i cugini? Sono sicuro che il campionato è ancora apertissimo. Nulla è perduto”. Me lo chiede con una tale serietà da spiazzarmi, tanto da dubitare della sua integrità mentale. Sarà uno di quelli che rimpiange Zarate e Coutinho? E come se avessi il potere di decidere le sorti dei nostri azzurri o come se fossi Doni, annuisco ancora, strizzando l’occhio. Luca fa lo stesso, con quello buono, però.

Al rientro degli altri banchettanti, gli schiamazzi non scemano, anzi. All’arrivo della crema castigliana, nel bel mezzo di una lite, con tema il 3 a 3 di Istanbul, anche lo giuventino, a sorpresa, mi si affianca. E’ Filippo, un ragazzo paffutello con un bel paio di baffi e una selva di ricci giallastri sulla testa, assomigliante vagamente a Valderrama, e dice:”il mio sogno è Cavani. Pare che l’affare si farà. Voglio vedere il matador e Giovinco far piangere tutte le difese”. Non avendo alcuna confidenza e non avendo alcuna voglia di dialogare con il soggetto delirante, mi limito solo ad una apertura di braccia, come per dire “tutto è possibile”. Quel gesto di speranza lo rivitalizza, seppur ormai biascichi e, preso da una ventata adrenalinica, continua elettrizzato: “questo è l’anno nostro, domani vinciamo facile col Siena, è certo, è scritto. Ci fate il piacere di battere i polentoni? Con la vittoria a Parma nel recupero, il campionato è finito”. Sempre più impressionato da queste folli richieste, comprendo che il Moio stia procedendo con un altro giro etilico nel loro/mio cervello, per cui non posso far altro che acconsentire con ipocrita convinzione, giusto per tranquillizzare il giovane gobbo col mustaccio appassito e la faccia oramai paonazza (hic!).

Al termine del terzo giro di grappa e dopo il caffè, anche io mi dirigo fuori per vivere un po’ l’ambiente groenlandese e per dare aria ai polmoni e ai pensieri con una bella Marlboro rossa, gentilmente offerta dal milanista. Sergio, che a primo acchito era parso il più equilibrato, forse perché mi sono lasciato impressionare dalla somiglianza con De Sanctis, vedendomi alzare da tavola per uscire, mi segue come un segugio, guardandosi intorno con circospezione e fischiettando, cercando di non dare troppo nell’occhio. Usciti all’esterno, mentre mi porge l’accendino, si blocca e con occhi il cui colore è indecifrabile, tanto da essere gonfi e chiusi, penso, presumo, immagino che mi fissi e dica con voce squillante simile ad una trombetta ed incalzante come quella di Gianni di Marzio: “Rajola ha già fatto tutto. Mister X (Hamisik) l’anno prossimo è già nostro. Con lui, Ibra e Tevez vinceremo anche la Champions, oltre il campionato, naturalmente”. Non so perché ma questa sicurezza nell’affermazione mi provoca un bruciore alla giugulare. Effetti non desiderati della nicotina. Comincio a tossire senza sosta. Dopo poco, senza nemmeno che mi sia ripreso totalmente, attacca la bocca al padiglione del mio orecchio e sussurra con un alito che avrebbe incenerito un campo di girasoli, e continua: “quest’anno puntiamo solo allo scudetto. Domani vi scamazziamo, è certo, è scritto. Ma per sicurezza, ci fate il piacere di perdere? Tra poco ci sarà lo scontro diretto coi gobbi. Li supereremo e il campionato sarà nostro”. Avrei voluto esprimere un pensiero a riguardo, ma l’amico barcollante mi dà, senza accorgersi con quale forza, un paio di pacche all’Ibra sulle spalle e si allontana ringraziandomi. C’è mancato poco che non mi spiaccicassi nella pianta ricoperta di neve all’ingresso della taverna ed ancora intossicato di tosse e delle loro puzzolenti parole, rientro nel locale un po’ frastornato e con una gran voglia di tornare a casa. E’ tardi, il Moio e i tre moschettieri m’hanno fatto una testa tanta e domani c’è la partita. Quella dei piaceri da assolvere (hic!)

Sarà che non mi sono impegnato abbastanza, sarà per la spropositata quantità di grappini e di borghetti per combattere l’ennesima domenica di gelo, sarà che gli stessi hanno avuto qualche effetto collaterale, ma non sono riuscito nell’unico intento che mi premeva. Ho imposto le mani come il divino Otelma, ho pregato e, sforzando le meningi, sono quasi sicuro di essermi messo in contatto con San Siro, San Gennaro e Sant’Ambrogio per una raccomandazione, e non è bastato: il Napoli l’unico piacere che doveva fare, era vincere. Vincere. Per me. Per noi, ancora una volta morti di freddo a gridare seppur col sapore di caffè al rum e di grappa scadente in bocca, si doveva solo vincere. Scoprire a fine gara, dalle immagini dei tabelloni (?!) del San Siro che l’Inter ne aveva beccate 4(“senti, noi domani vinciamo a Roma, è certo”: parole di Luca l’interista della sera precedente) che la Giuve aveva pareggiato in casa (“domani vinciamo facile col Siena, è certo”: parole di Filippo lo giuventino) e con la concomitante possibilità, visto lo stato di salute assai precario del Milan (“domani vi scamazziamo, è certo”: parole di Sergio il milanista), di piazzare un grande colpo che non è arrivato, mi ha rammaricato. Ieri si poteva.

Considerati tutti i piaceri che mimicamente avevo promesso la sera precedente, mi sarei aspettato per lo meno una telefonata di cortesia o un giro di vinello da loro offerto. Ma niente. Qui al Nord, non ci sono più i galantuomini e la Milano da bere di una volta. Sono diventati un ricordo lontano. Più o meno come la nostra ultima vittoria. Hic.

A conti fatti, a quel tavolo, non ha vinto nessuno. Forse solo le tre bottiglie di Moio e le tre ragazze. Le immagino tutte insieme mentre stanno ancora ridendo, probabilmente stavolta di noi, e brindano alla salute di Robinho e di Brad Pitt.

Tutti i tifosi deliranti hanno più o meno gli stessi alticci sogni, ma se quella di domenica è l’Inter, quella è la Giuve e quello è il Milan, più ci penso e più credo che lo scudetto poteva e doveva essere nostro. Hic. Prosit.

Forza Napoli Sempre

La 10 non si tocca.

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