Smailinconia

Posted by lapo2001 on gen 21st, 2012

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La malinconia si trova negli angoli di una giornata. In un sorriso, in un caffè, in una scarpa o in un semplice gesto. Basta un attimo per manifestarsi. E’ nella fuga del pensiero che si aggrappa a ciò che vorrei respingere ma da cui non riesco a staccarmene completamente. È come un vizio ozioso, una droga… Mentre parli, rispondo ai tuoi sorrisi con i miei, ma poi, una smorfia scappata per caso, mi stacca dalla realtà, e mi riporta nel piccolo sgabuzzino a cui solo io ho accesso. Non ascolto, non vedo, non sento. Mentre intanto fingo di ascoltare, vedere e sentire. Semplicemente mi assento ed entro in quella zona d’ombra in cui i piedi si staccano leggermente dal suolo e la mente si sposta alla ricerca di qualcosa, ma esattamente cosa non saprei specificarlo. Il mondo fuori non esiste, il paesaggio interno diventa grigio e fermo come una fotocopia e dalle nuvole si espande una melodia di arpe e flauti malinconica. È una prigione, è una salvezza. E tra le pieghe scolorite di un panorama sterile, si vaga bramando i colori, il vento sulla faccia e l’odore del cielo. Quel poco di vita. È un momento impagabile. Ma dopo un po’ sfugge come una saponetta bagnata non riuscendo a tenermelo stretto dentro in eterno come desidererei, tramutandosi così in un semplice sollievo momentaneo. E non resta che accontentarmi della speranzosa attesa che ho vissuto come un viaggio, prima di cedere all’oasi che mi ha dato come sempre solo la metà della realtà che volevo, mentre l’altro 50% ho dovuto infilarlo in un miraggio che si spera toccare alla prossima oasi, quando la dose di malinconia ha consumato il suo ennesimo corso…in un sorriso disegnato ed amaro, ma mai spento…

Giudizi Universali

Posted by lapo2001 on gen 14th, 2012

Ho preferito spegnere tutto. Spenta la tv, spento il cellulare, chiuso il frigorifero e coperte tutte le lampadine del reame. Si intravede l’armadio solo per il chiarore della luna che ora da qui non saprei che colore darle. Proviene dalla finestra semiaperta che lascia respirare la stanza riempiendola del gelido silenzio della strada. Mentre io sono di spalle assorto in una cocacola nel tentativo di comunicare un paio di fotogrammi in cui riprendo qualcuna delle mie mancate verità. Ci si riesce meglio al buio e nel silenzio, di notte, quando l’intera strada va in letargo sino all’alba. Non ci sono suoni, solo il fermentare del bicchiere e qualche scricchiolio della credenza che mette delle sporadiche virgole a pensieri che si allungano…
Nella cocacola ho infilato la prima bugia della notte. Il desiderio di dolcezza sotto il palato. La mera illusione di fermare il tempo, quando invece ormai già il suo potere sta scendendo inesorabile per la gola. Se si attaccasse nella bocca, sotto i denti, magari durerebbe di più il suo effetto e potrei, chiudendo la giugulare, dedicarmi a fascinosi gargarismi pieno di bollicine. E invece è chiaro, è scritto, è storia, e non si può restare nel regno dell’eden troppo a lungo. L’emozione, il momento, la felicità, si muovono, sostano giusto il tempo di farsi rimpiangere e poi evaporano, lasciando dietro la scia del rimorso, del giudizio e della colpa. È un loop che dura chissà da quanto. E chissà quanti bicchieri di cocacola dovranno ancora fermarsi qui sotto, vicino al mio divano.
Ma in fondo è la vita, da sempre, piena di bugie, quelle che ci raccontiamo ogni santissimo giorno, solo che noi, io, ancora non la carpiamo…

…domani tornerò alla birra, devo dimenticare…

Giudizi Universali

Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza
complicare il pane
ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote ma doppiate
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo
taglia bene l’aquilone, togli la ragione e lasciami sognare, lasciami
sognare in pace
Liberi com’eravamo ieri, dei centimetri di libri sotto i piedi
per tirare la maniglia della porta e andare fuori come Mastroianni
anni fa,
come la voce guida la pubblicità
ci sono stati dei momenti intensi ma li ho persi già
Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza
calpestare il cuore
ci si passa sopra almeno due o tre volte i piedi come sulle aiuole
Leviamo via il tappeto e poi mettiamoci dei pattini
per scivolare meglio sopra l’odio
Torre di controllo, aiuto, sto finendo l’aria dentro al serbatoio
Potrei ma non voglio fidarmi di te
io non ti conosco e in fondo non c’è
in quello che dici qualcosa che pensi
sei solo la copia di mille riassunti
Leggera leggera si bagna la fiamma
rimane la cera e non ci sei più…
Vuoti di memoria, non c’è posto per tenere insieme tutte le
puntate di una storia
piccolissimo particolare, ti ho perduto senza cattiveria
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo
taglia bene l’aquilone
togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace
Libero com’ero stato ieri ho dei centimetri di cielo sotto ai piedi
adesso tiro la maniglia della porta e vado fuori
come Mastroianni anni fa, sono una nuvola, fra poco pioverà
e non c’è niente che mi sposta o vento che mi sposterà
Potrei ma non voglio fidarmi di te
io non ti conosco e in fondo non c’è
in quello che dici qualcosa che pensi
sei solo la copia di mille riassunti
Leggera leggera si bagna la fiamma
rimane la cera e non ci sei più, non ci sei più, non ci sei…

Samuele Bersani

Piccola stella senza cielo

Posted by lapo2001 on gen 3rd, 2012

Quanti sorrisi sparpagliati in mazzo a quei volti. Si sprecano. L’energia che cerca il momento propizio per esplodere mentre gli sguardi si spostano veloci da occhi distanti ad altri occhi ancora più lontani. Sono bui. Mi osservano come volessero mangiarmi. Ma oltre l’iride e la cornea cedo allo sprofondo buio pesto e riprendo la mia maschera migliore mostrando il sorriso più coinvolgente e distaccato. Chissà se capirà che me ne fotto…
Cos’è che cerco? Cos’è che manca?
A volte mi perdo sul balcone. Mi capita quando sono solo in casa. Lascio che la mente si impadronisca dei monti e vada oltre i gabbiani, oltre le nuvole e che dopo aver esplorato in lungo e in largo i colli circostanti e gli abissi del mare che accompagna questa terra, mi riporti indietro il giusto giorno buono per usare la giusta forza. Che nel mentre continua a palpitare sangue in vene che non lo sostengono più, cercando una via di fuga.

Un bicchiere che non ha mai conosciuto l’acqua si sposta a tratti dalla tavola alla mano, dalla mano alla bocca. Cerca di nascondere vecchie ferite scomparse ma che ancora si fanno sentire. Nell’altra mano una sigaretta che va su e giù e che avalla questa illusione. È tutto perfetto, sono immune: un cocktail, una fumata, il vestito più elegante, il sorriso sincero agli orbi e…e il pensiero sulla luna…
Stavolta dove mi sono infilato? Ma cosa cerco poi? Cosa manca?
Dove sono attaccato? In quale quadro o schema posso ritrovarmi?
Nell’ultimo ero ad un elegante banchetto tra stimabili persone, invece, in quello precedente, ero seduto ad un tavolo verde tra risate, pazzi e carte consumate e in quello ancor prima ero su un elicottero a cercar stelle e improbabili vie lattee. E ora? Dove sono? Sempre seduto o magari sto ballando?

Attaccato ad un sogno. Mentre il fiume continua a scorrere come fa da quando esiste, così come questa alba che appare nuova quando non lo è mai stata. Sì, attaccato ad un sogno mentre tutto scorre inesorabilmente, altrimenti nulla avrebbe senso. Nemmeno questa ferita che attende solo di essere dimenticata magari, esplodendo, nel mio quadro più bello…quello senza maschere e sorrisi stretti…quello sulla luna in un mare di stelle e un filo…

Piccola stella senza cielo

Cosa ci fai
In mezzo a tutta
Questa gente
Sei tu che vuoi
O in fin dei conti non ti frega niente
Tanti ti cercano
Spiazzati da una luce senza futuro.
Altri si allungano
Vorrebbero tenerti nel loro buio
Ti brucerai
Piccola stella senza cielo.
Ti mostrerai
Ci incanteremo mentre scoppi in volo
Ti scioglierai
Dietro a una scia un soffio, un velo
Ti staccherai
Perche’ ti tiene su soltanto un filo, sai
Tieniti su le altre stelle son disposte
Solo che tu a volte credi non ti basti
Forse capitera’ che ti si chiuderanno gli occhi ancora
O soltanto sara’ una parentesi di una mezz’ora
Ti brucerai
Piccola stella senza cielo.
Ti mostrerai
Ci incanteremo mentre scoppi in volo
Ti scioglierai
Dietro a una scia un soffio, un velo
Ti staccherai
Perche’ ti tiene su soltanto un filo, sai

Ligabue
abue

Vomito

Posted by lapo2001 on dic 10th, 2011

Ora capisco cosa s’intende quando si dice che la musica triste fa vomitare…

Eccola, eccola qui, l’ho acchiappata. Finalmente dopo giorni e giorni di attesa è tornata imponente la “vena” a bussare alla mia scatola cranica. Potrei parlare di qualsiasi argomento ora, anche di fisica nucleare o di bignè alla ricotta di pecora ma, in realtà, avrei un po’ voglia di vomitare. Ti penso, sì che lo faccio e automaticamente mi viene da bussare all’ingenuità. Nonostante numerosi volontari e in piena coscienza tentativi di cancellare le schiocche rosse dalle gote del buono ed ingenuo boscaiolo, non sono mai riuscito a scorticarmela da dosso, scrollarmela definitivamente. Odiata ingenuità. Credo che si faccia luce da una delle mie centomila scatole. Quella infilata in fondo al cunicolo della cantina più buia dell’anima. Dove forse c’è dentro davvero l’isola che non c’è. Beh, non l’ho mai saputo. Quando ho il coraggio di scendere fin laggiù, e dopo averla tirata fuori dal covone della sua polvere, mi ci siedo di fronte e la osservo, così, ingenuamente. Ed inizio ad immaginarne il contenuto. Credo che ci sia qualche sogno custodito sul fondo. E’luccicante, puro e ricoperto di borotalco ed ovatta come se fosse un neonato. Ma tu lo sai, quando i pensieri cominciano a viaggiare oltre quel limite è un problema fermarli e cercare di esprimerli nella realtà. Ci fa sentire terribilmente stupidi se poi, come può accadere, la stella perde la sua scia morendo oltre chissà quale via lattea. Ed è proprio lì che ammazziamo il bambino, quando il sicario della crescita, come se fosse Erode, commette il suo infanticidio.
E dire che mia infanzia è stata meravigliosa. L’ho vissuta interamente in un giardino. I tre quarti della mia giornata trascorrevano su qualche albero a magiare frutta o a giocare a pallone con i miei amici. A scuola ho rischiato più volte di farmi un bel viaggio all’inferno perché non riuscivo a farmi ammaliare dai libri e quando lo facevo il pensiero si spostava automaticamente all’arancio o alla porta costruita con i pali delle vigne. Ma nel giardino dell’eden prima o poi si viene cacciati e per me, come per Adamo, ci fu la stessa sorte. Con questo non voglio dire che ero un recluso e che quando mangiavo l’aria diversa dal mio giardino mi sentivo come tarzan scaraventato nella civiltà, anzi. Per anni ho giocato a pallone per strada. Ma diciamo che il mio habitat naturale era diventato quella piccola isola verde in mezzo al centro del mio paese. Ero uno dei fortunati. E l’uscita dal paradiso terrestre rappresentò, come per tutti, l’incontro, lo scontro con le piccole realtà che piano piano si sono manifestate lungo il cammino.
L’idealizzazione ha fatto parte di me sino ad essere disintegrata. Il tempo delle forti delusioni ha creato delle voragini profondissime sino a sommergere completamente l’isola che avevo sotto casa. Sono egoista, molto egoista. Spesso sono cinico e in rare occasioni spietato. Ho tradito, sono stato tradito. Ho cercato scappatoie. Ho ammazzato molti dei miei ricordi. Ho demolito il dolore che camminava a braccetto, ma io non lo sapevo, con l’amore. Ho perso il mio Dio. Ho qualche pregiudizio. Ho messo tutto in una tomba e sotterrato. Ma da li sotto, non so se capita solo al mio ingenuo essere, spesso sento l’urlo di tarzan. E’un’eco insopportabile che mi riporta sul mio ciliegio. Quello su cui riuscivo anche addormentarmi. Più che un urlo, è un richiamo, forse sarà la natura. Per cui, volente o nolente, la segreta visita nei sotterranei della mia anima ad ammirare l’ammuffita scatola magica, non riesco di farne a meno. Forse sarà vuota. I presunti sogni potrebbero essere aria puzzolente di chiuso. Ma per lo meno esiste, c’è la scatola dei sogni e questo, spesso, già basta a risollevare. La vita ci deforma sino ad essere robotici e “sistematici” ed io, per difesa e per un paio di visite di Erode il sicario, ho appreso quasi il peggio, ma in fondo, lì in fondo, in barba a tutti i neonati morti ammazzati, il mio piccolo scrigno esiste. E la faccia da “buono” è solo un inganno. L’ingenuità esiste solo con chi è capace di vedere i lati oscuri senza farmene accorgere. Ed io, dopo anni di masochismo, non so più nemmeno cosa significhi perdere il controllo. Sì, ho delle accelerate, un paio di estemporanee follie, ma di base, nonostante una forte timidezza, riesco ad esorcizzarmi, risultando calmo ed ingenuo, mentre magari il sangue mi ribolle. Le barriere architettoniche impediscono sgraditi e destabilizzanti intrusi. L’autoanalisi mi ha reso così. Mi ha spezzato in due ed io salto da un pezzo all’altro vita natural durante senza mai riuscire a far combaciarli. Uomo e animale, animale e uomo.
Ora, con questa melodia che mi avvolge e trasforma la demoniaca bestia nell’angelico ed alato puttino e viceversa, tutto convive. Ma dimmi un po’, la senti questa musica? Forse è meglio se mi prendi in giro. Se ci riuscissi, sarebbe già un miracolo. L’illusione che tu possa ascoltarla come capita a me ora, mi fa sentire meno stupido e non mi fa dare spiegazioni e giustificazioni di un pezzo di carta con tante parole e pensieri senza senso. Per sfortuna non riuscirò a crederti… per sfortuna ti ho idealizzata… eppure ti avevo infilata nella mia scatola… quella in cui campeggia l’isola che non c’è…che non c’è…che non c’è…che non esiste. Ma la musica la senti?
Abbiamo perso entrambi.

Per sempre giovane

Posted by lapo2001 on nov 25th, 2011

Un lento pianoforte che rende malinconico questo tempo. Un altro anno è trascorso, sempre più velocemente. Brutta storia, eh.
Questa canzone però, nelle sfumature appesantite dal ticchettio dell’orologio, rivela una verità inconfutabile che è dentro di noi e che purtroppo si perde di vista facilmente.
Nel ringraziare coloro che hanno ricordato il mio giorno, vi dedico questa canzone, augurandomi che, per voi e per me, ci sia sempre uno spazio nel cuore che ci ricordi che l’età è un numero e che lo spirito non può essere intaccato da esso.
Grazie a tutti.

Per le paste se ne parla l’anno prossimo, quando anch’io entrerò nell’ultimo club. Al numero un minimo d’importanza devo pur dare, no?

Per sempre giovane

Per sempre giovane
(Questo è solo un anno da dimenticare
questo è solo un anno da vivere insieme, amore con il cuore più caldo che hai).
All’amore qualcosa da fare
alla gente qualcosa da dire
per sempre giovane resterò
con l’anima aperta e sincera io vivrò con la rabbia che mi conosci tu
per sempre giovane. Per sempre giovane per sempre…

Antonello Venditti

Tutto l’amore che ho

Posted by lapo2001 on lug 4th, 2011

Tra poco scopriremo di essere in un’altra dimensione e in un’altra epoca o come Thruman(di The Thruman Show) di vivere inconsapevolmente in un film. Domani ci sveglieremo sul pianeta delle scimmie e realizzeremo che la nostra vita è stata solo un sogno, un gioco…un bluff, una soap-opera o un horror.
Già fu un trauma scoprire l’inesistenza della Befana ….e ora vorreste farmi credere questo caos è del tutto normale? Ohibò dico. Bussano alla porta, il cane che abbaia, fuori piove, la signora del piano inferiore che non riesce a finire una frase senza il punto interrogativo, l’appuntamento di vitale importanza che è saltato, al cellulare un operatore di non so quale azienda che vuole per forza che io mi abboni alle loro riviste sulla flora e la fauna australiana, mio cugino che racconta le ultime vicende della sua ex che ora vuole farsi suora, la malattia debilitante di lui, la malattia mentale di lei, la doccia che non eroga più l’acqua calda, la macchina col motore fuso, le incomprensioni di rito e la lite infinita che non trova soluzione col socio… cioè, questo è tutto normale? E’normale che domani sarà lo stesso? Ma se pure doveste convincermi, come si fa a non farsi “turciare” gli intestini? Come si fa ad accettare tutto questo senza battere ciglio? Certo, le cose spesso vanno proprio in cunicoli del tutto imprevisti e spiacevoli, quando invece avremmo sperato una strada dritta, larga e senza buche. Certo, ma come faccio a dirmi “è tutto normale”?
E seppure riuscissi in un tale miracolo, non rischierei di sentirmi un alieno o un isolato isolano o l’automa spremuto di ogni emozione?

Nel mio film e nel mio show, si prova a ballare in mezzo alla tempesta e ossequiare i dolori di pancia. Si prova. Spesso, molto spesso non vi si riesce…per fortuna.

Tutto l’amore che ho

Le meraviglie in questa parte di universo,
sembrano nate per incorniciarti il volto
e se per caso dentro al caos ti avessi perso,
avrei avvertito un forte senso di irrisolto.

Un grande vuoto che mi avrebbe spinto oltre,
fino al confine estremo delle mie speranze,
ti avrei cercato come un cavaliere pazzo,
avrei lottato contro il male e le sue istanze.

I labirinti avrei percorso senza un filo,
nutrendomi di ciò che il suolo avrebbe offerto
e a ogni confine nuovo io avrei chiesto asilo,
avrei rischiato la mia vita in mare aperto.

Considerando che l’amore non ha prezzo
sono disposto a tutto per averne un po’,
considerando che l’amore non ha prezzo
lo pagherò offrendo tutto l’amore,
tutto l’amore che ho.

Un prigioniero dentro al carcere infinito,
mi sentirei se tu non fossi nel mio cuore,
starei nascosto come molti dietro ad un dito
a darla vinta ai venditori di dolore.

E ho visto cose riservate ai sognatori,
ed ho bevuto il succo amaro del disprezzo,
ed ho commesso tutti gli atti miei più puri.

Considerando che l’amore non ha prezzo…
Considerando che l’amore non ha prezzo,
sono disposto a tutto per averne un po’,
considerando che l’amore non ha prezzo
lo pagherò offrendo tutto l’amore,
tutto l’amore che ho,
tutto l’amore che ho.

Senza di te sarebbe stato tutto vano,
come una spada che trafigge un corpo morto,
senza l’amore sarei solo un ciarlatano,
come una barca che non esce mai dal porto.

Considerando che l’amore non ha prezzo,
sono disposto a tutto per averne un po’,
considerando che l’amore non ha prezzo
lo pagherò offrendo tutto l’amore,
tutto l’amore che ho,
tutto l’amore che ho,
tutto l’amore che ho,
tutto l’amore che ho,
tutto l’amore che ho.

Jovanotti

Self-control

Posted by lapo2001 on giu 24th, 2011

Self-control – Raf

Sulla lavagna non c’è più posto. Ho ancora un paio di scatole di gessetti da consumare ma, oramai, manca anche lo spazio per una parentesi o una virgola. Parole, parole, frasi, lettere, disegni, numeri, scippi, sgorbi tutti concentrati uno metro quadrato di ardesia. Ho ricoperto tutto il rettangolo, anche gli angoli più in alto e le cornici di legno laterali e ora non entra più niente. E’saturo, e se provassi ad aggiungere anche solo un puntino bianco, esploderebbe come bomba e strariperebbe come un fiume in piena. E invece no. Qui c’è bisogno di controllo… Certo sì, c’è casino. Frasi scritte una sull’altra e immagini sovrapposte a pentagrammi. Ci vorrebbe una migliore organizzazione e se si riuscissero a sbrogliare i disordini dei pensieri magari si riscoprirebbero anche altri spazi liberi senza dover martorizzare il mondo che soffocando sta sotto. Ma ora non posso, ora ciò che conta è il controllo. Stabilità e concentrazione, mentre fuori possono anche prendersi a palle di carta, scioperare e fare il caos che vogliono. Io sono qui, fermo e saldo in questo spazio stretto con il pacchetto a metà e il sapore del caffè in bocca e non aggiungerò altro al caos, la lista della spesa, le bollette, le note perse sotto il cuscino, l’ultimo capitolo del libro da leggere che sono scritti qui, mescolati ed intrecciati con la puzza verde di muffa.
C’è bisogno di altro spazio. Cambio lavagna?
C’è bisogno di self-control. Calma e gesso, quindi.
Prendi il cassino…

Death is the Road to Awe

Posted by lapo2001 on giu 7th, 2011

Toc toc…

Ehi, sono io, mi apri?

Toc toc toc…

Dai, non fare l’idiota, lo so che sei li dentro e che mi senti.
Cos’è che ti prende, non vuoi lasciarmi entrare? Un’altra volta?
Dimmelo prima, eh, stai sguazzando nella cenere? No, sai com’è, non sono più disposto a partecipare al tuo ennesimo funerale. Ogni volta, tu non sai la tristezza che mi prende. Sì, sì, qui allo stomaco. E poi, quelle ghirlande, i cuscini e l’aria mesta inventata pure dal vicino di casa sono davvero insopportabili. Ma ogni volta li paghi per farli stare così? Dai, che coloro che fanno parte della tribù del vicino dovrebbero sparare fuochi d’artificio e tric trac a iosa. Altro che singhiozzi. Che mi rappresenta la signora del terzo piano con le lacrime? Ma dai. Avrà stappato lo spumante insieme al suo persiano quando te ne sei andato all’altro mondo. No? A proposito, lo scorso funerale non ho visto Ivana. Mi sembra strano, è sempre intervenuta. Le hai fatto qualcosa? In fondo ha sempre tenuto a te. Mi ricordo quando volle dipingerti e infilarti in un quadro. Non ne era soddisfatta, ma tu lo appendesti con immensa vanità. Che tempi. Quanto tempo è passato? Quando lo realizzò eri ancora vivo? O è capitato prima? E ora, ora ce l’hai ancora? Sotto il letto?

Toc toc toc toc…

Ma come devo fare con te? Posso ripeterti ogni santissima volta le stesse cose? E poi dai, ti scongiuro, quella puzza di incenso che si propaga per tutta la casa è nauseabonda. Per eliminarla ci vogliono almeno 3 giorni di ventilazione. E spesso non bastano. Anche perché mi fisso. Inizio ad annusare i vestiti, la manica della camicia, il colletto, le tende, i fiori. Sento incenso ovunque. Anche la notte allontano il cuscino perché emana quell’odore. Dai, stavolta, risparmiati e risparmiaci. Risparmiaci anche tutte quelle noie. Il tabuto, i manifesti, i telegrammi, gli inchini, i documenti… Ma tu ci pensi a noi? O credi che siamo ai tuoi comodi? E dai, sto scherzando, aprimi!

Bum bum bum…

Almeno puoi dirmi una parola? Una? Una parola e me ne vado senza fiatare. Almeno così so che sei ancora in vita e non avrò la solita batosta in fronte raccontatami da qualcuno. Quanto odio quel “lo sai già?allora siediti”. E quanto odio il vuoto successivo e il pieno di cose che non ti ho mai detto. Chissà se riesci a perdonarmi ogni volta… Dai, che non sento ancora l’aroma della cenere, sei ancora lì. Dimmi qualcosa e ti prometto che andrò via…

- Rinascerò mai senza morire?

Death is the Road to Awe – Clint Mansell –

Kiss the rain

Posted by lapo2001 on apr 28th, 2011

Parlare, parlare, parlare…
l’umore per quanto tempo può cambiare con un paio di belle parole ordinate in bacheca? Quanto? Anche perché in quei piccoli spazi ci abbiamo infilato di tutto, non solo parole. Abbracci, carezze, lacrime, qualche urlo, sempre in bella mostra a prendere polvere che lentamente ha ricoperto, ci ha ricoperto. Non credi? Forse non dovremmo più raccontarci del nostro tempo o dei nostri giorni. A che serve spiegare? Potrei ammettere i miei errori e chiarire le ragioni di scelte incomprensibili. Potrei cambiare il percorso di quella indigesta sensazione che ora sta volteggiando nello stomaco, potrei, certo, basterebbe dire “ti penso”, no? Ma non potrei modificare il soffio del vento o il percorso delle stelle. Quelle no. Quelle stanno lì a prendersi da sempre il freddo e le mie bestemmie notturne. Ne ho dette talmente tante da farmi sospettare che non abbiano orecchie. Le trovo sempre allo stesso posto alla stessa ora. Non si offendono mai. Oppure si potrebbe intraprendere un discorso sulla cocciutaggine e su come la tua assenza si fa sentire in modo surreale. Sarà che respiri a un paio di milioni di chilometri da qui e non ti vedo più, sarà che hai lasciato il profumo sulla tua isola e non ti sento più, sarà che in una notte come questa manca quel filo che riannodava tutti i miei pensieri un po’ allascati. Ma non capisco la novità. Prima di te era esattamente così. Io, le stelle della notte e le mie bestemmie rivolte chissà a quale povera anima inconsapevole. Ma ora non so cosa mi prende. Almeno mi spiegassi i tuoi desideri. Cioè, stai per incontrarli? Almeno sai che faccia hanno? Fammi vedere. Fatti guardare negli occhi. Ma no, lascia perdere il sorriso, quello è lo stesso di sempre. Hai altro da mostrare? Magari se ballassi sarei più contento. Magari cantassi di nuovo. E gli amici li abbracci? E ti fai sentire in quella stretta? Ti fai sentire?…

Un’altra notte vuota.

Fuori c’è pioggia e io non la sento cadere. Fuori c’è una tempesta ed io continuo a vedere le stelle sorde. Io parlo e so che non puoi ascoltarmi, io ti dico ma so che non mi senti. Forse se provassi a uscire fuori, che ne sai. Le gocce potrebbero toccarti le spalle come capitò a me, potrebbero sussurrarti ciò che io non riesco a spiegare, ciò che io ho qui nella mia immaginazione prigioniera di un salto nel buio. Ma sai, il cielo senza forme che ho sopra la testa è lo stesso che ora ti sta spiando. Sopra di te sta piovendo? No. E dentro? E dentro? Eh? Io intanto sono qui con le mie bufere in corso. Non aspetto te, e cosa potrei fare di diverso? Aspetto di sentire la pioggia. E se proprio non riesco, la bacio. La bacio come facevo con te anche quando non c’eri…

…ecco, ora puoi riempire di nuovo la bacheca… e se proprio non sarà come la desideri, ora sai, che puoi sempre privarti delle parole e inondarla di pioggia…

Kiss the rain

“Hello? Can you hear me?
Am I getting through to you?

Hello, Is it late there?
There’s a laughter on the line
Are you sure ya there alone?
Cos I’m trying to explain
Somethings wrong
You just don’t sound the same
Why don’t you? Why don’t you?
Go outside? Go outside?

Kiss the Rain
Whenever you need me
Kiss the Rain
Whenever I’m gone too long
If your lips feel hungry and thirsty
Kiss the Rain
And wait for the dawn
Keep in mind
Were under the same sky
And the nights
As empty for me as for you
If you feel you can’t wait till morning
Kiss the Rain…

Hello? Do you miss me?
I hear you say you do,
But not the way I’m missing you

Whats new?
Hows the weather?
Is it stormy where you are?
you sound so close so close
but it feels like your so far

So would it mean anything?
If you knew,
What I’m left imagining

In my mind, In my mind
Would you go? Would you go?
Kiss the Rain

And you fall, Over me
Think of me, Think of me
Think of me, Only me

Kiss the Rain
Whenever you need me
Kiss the rain
Whenever I’m gone too long
If your lips feel hungry and tempted
Kiss the Rain
and wait for the dawn
Keep in mind
Were under the same sky
And the nights
As empty for me as for you
If you feel
You can’t wait till morning
Kiss the Rain…

Kiss the rain
(Kiss the rain)
(Kiss the Rain)
(Kiss the Rain)

Hello? Can you hear me?
Can you hear me? Can You hear me?”.

Billie Myers

Onesti

Posted by lapo2001 on apr 15th, 2011

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Ci sono cose che faccio finta di avere sempre con me. E’una sorta di accordo convenzionale con la bugia. Io ti tengo in vita nella mia testa a patto che tu non scopra mai cosa c’hai sotto e cosa c’hai dentro. E’l'isola che non c’è.

Il problema sovviene quando, nonostante paraocchi, cuffie e mollette al naso, il patto mi si sgretola in mano e la verità si presenta dinnanzi nuda e cruda. Senza preavvisi o sigle di testa. La mia verità qualche volta l’ho conosciuta. So che vuole uscire e si muove impazzita come una lucertola in un secchio. Dopo essere schizzata raschiando il fondo, s’arrampica affaticata aggrappandosi alle pareti e dopo un’agonizzante salita, s’affaccia al mondo. E qui, devo intervenire prima che sia troppo tardi. Non può uscire, non deve uscire. Sarebbe la catastrofe. Così, la faccio cascare di nuovo giù. Nell’interezza del suo iter impiega un po’ di tempo per venire fuori. E bisogna che sia bravo e lesto ad accopparla prima che incorri in inutili rischi o peggio ancora, che entri nella scatola dei dubbi. In questo caso, avrebbe un moto del tutto differente dal precedente. La verità celata in un dubbio corre veloce come un criceto nella sua ruota. S’impegna, s’affanna, si muove, ma in fondo resta sempre li nel suo spazio. Sempre in un moto perpetuo in quella zona grigia a guardarsi sospettosa le spalle. Ma quando, per un assurdo motivo dettato dal fato o perché non sono stato troppo attento a fermare la lucertola, la verità, partorita del dubbio, nasce nuda ancora sporca di sangue, ecco che mi si chiudono vecchi scenari. Apre gli occhi, mi parla, e in un attimo, si accende il piccolo fuocherello nei meandri del cervello. Un altro piccolo soffio e prende sempre più corpo. Il guardare quella piccola creatura reale fa divampare un incendio nella mia testa imbottita di illusioni. E in poco tempo le incenerisce. La stanza si rabbuia di colpo. Le porte si chiudono e sulle finestre si abbassa la serranda. Si ferma tutto. Ogni cosa, ogni pensiero diventa invisibile, inutile. Solo lì, al centro della stanza, la bambina sorridente ed ingenua, è accecata da una luce che proviene dall’alto. Solo la verità, ora conta. E quella, sta lì, in evidenza, per presentare il conto. E io ho appena scoperto, di non far più parte di te. Me l’ha rivelato la tua voce da vampiro. E quella, volente o nolente, non mente.
L’isola che non c’è, non c’è.

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