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Pensieri | Salviamo Peter Pan

Confessioni ad un estraneo

Posted by lapo2001 on mag 17th, 2012

Piano

Confessioni ad un estraneo.
Se ci si pensi, ci si intende appena. Conosco la tua storia, le tue origini, le tue fortune e quel po’ di rogne che ti porti dietro. E tu lo stesso di me. E’ troppo poco. Stiamo insieme da quasi 8 lustri e ci si parla a stento. Ma la mattina ci salutiamo? Non me lo ricordo più. So che prima di connettere prendiamo il caffè e so che prima di addormentarci ci sussurriamo qualcosa. Ieri, per esempio, mi hai detto che ci stanno aspettando. Ma chi? E perché?… Mi fai ridere. Così sicuro, così impettito, così a scanso di equivoci. Mi fai ridere perché è un vestito che non ti si addice. Ci ha anche fatto perdere delle amicizie e qualche scelta importante. Non ti si addice, sei ridicolo, ma a volte ci vuole. In questo siamo troppo diversi. Io penso al tempo e tu pensi che è il tempo. E io, ridendo, lo sai, ti seguo. Andiamo avanti. Ci vediamo stanotte.
Il sole può nascondersi quanto vuole. E’sgamato, e prima o poi dovrà uscire fuori.

Turning Tables

Posted by lapo2001 on apr 19th, 2012

Mattina. In fondo il grande orologio punta le 8.10.
Passano scene che conosco.
Non riesco più a distinguere i volti degli individui che ne sono protagonisti. Non ci sono occhi azzurri che mi scrutano o lunghe chiome al vento. Un alone gonfio di nebbia ne sfoca i dettagli. Sembrano tutti uguali come manichini.
Non riesco nemmeno a capire cosa stiano facendo. C’è un gran movimento in lontananza. Qualcuno s’affanna, è molto vicino. Avverto il suo ansimare irregolare. E un bambino che da qualche parte starà facendo i capricci, lo sento piangere. Più distante una nuvola nera di fumo che si erge dalla foschia che intanto si mescola alle facce della gente. Un treno starà per partire, lo sento fischiare.
Mi muovo lento verso il chiasso, mentre la fiumana di persone mi viene incontro possente come un’onda anomala. Cerco di intravedere qualche zigomo o un paio di occhiaie conosciute. Una borsa o un caschetto. Sono indistinguibili. Un mano mi tocca la spalla viaggiando via veloce e una voce stridula si stacca dal brusio incessante allontanandosi: “Cià, uagliò”. Mi volto di scatto per capire, ma ho solo un mare di schiene che si accalcano una dentro l’altra.
Qualcun’altro mi strattona senza rendersene conto, sarà in ritardo. lo sento urlare. E il bimbo di prima ha recuperato la pace e le caramelle. Sta ridendo. Alzo lo sguardo e mi accorgo di essere arrivato sotto l’enorme orologio che piove dal cielo. Avrà qualche problema agli ingranaggi. Non è possibile che siano ancora le 8 e 10. Mentre un altro mi dà una spallata violenta, facendomi cascare il giornale a terra. Vorrei recuperarlo, ma non posso fermarmi contro vento. Verrei schiacciato. Ma dov’è che vado poi?

E’sera. La scena è cambiata.
Dalla panchina osservo un barbone che dorme spalmato su un paio di cartoni puzzolenti. Starà dormendo, si sente il suo russare. E poco lontano un addetto alle pulizie s’industria solerte. Avrà mangiato bene, sta canticchiando. La scena è cambiata ma ho sempre la stessa sensazione. La nuvola di fumo non si è mai spostata da lì, nonostante non ci siano più l’alone sui volti e il chiasso e l’orologio si rende troppo obliquo per essere capito da questa postazione. Anche la foschia sta calando. Ho un nodo alla gola e un sospetto… Chiedo scusa, sa l’ora?…

Non c’è più nessuno. Il treno è ancora lì ad aspettarmi. Sono le 8 e 10.
Passano scene che conosco.

ROVESCIAMENTI DI SITUAZIONE

Abbastanza vicino da iniziare una guerra
Tutto quello che ho è in tavola
Dio solo sa per cosa stiamo combattendo
Per ogni cosa che dico, tu dici sempre qualcosa in più
Non riesco a stare al passo con i tuoi rovesciamenti di situazione
Sotto il tuo controllo, non riesco a respirare
Perciò non ti lascerò avvicinare abbastanza da ferirmi
No, non ti soccorrerò solo perché tu mi possa abbandonare
Non ti posso dare il cuore che tu credi di avermi dato
E’ il momento di dire addio ai tuoi rovesciamenti di situazione
Ai rovesciamenti di situazione
Sotto cieli infestati da fantasmi vedo
Dove si è perso l’amore, il tuo fantasma è scoperto
Ho affrontato un centinaio di tempeste per lasciarti
Per quanto ci provi, no, non sarò mai messa al tappeto
Non riesco a stare al passo con i tuoi rovesciamenti di situazione
Sotto il tuo controllo, non riesco a respirare
Perciò non ti lascerò avvicinare abbastanza da ferirmi
No, non ti chiederò di lasciarmi sola e basta
Non posso darti quello che tu pensi di avermi dato
E’ il momento di dire addio ai tuoi rovesciamenti di situazione
Ai rovesciamenti di situazione
La prossima volta sarò più coraggiosa
Sarò la salvatrice di me stessa
Quando il fulmine mi chiamerà
La prossima volta sarò più coraggiosa
Sarò la salvatrice di me stessa
Rimanendo saldamente in piedi
Non ti lascerò avvicinare abbastanza da ferirmi
No, non ti chiederò di lasciarmi sola e basta
Non posso darti quello che tu pensi di avermi dato
E’ il momento di dire addio ai tuoi rovesciamenti di situazione
Ai rovesciamenti di situazione, yeah.

Adele

Fonte. www.testitradotti.wikitesti.com

Passa vicino alle finestre aperte

Posted by lapo2001 on mar 8th, 2012

Non serve storcere il naso e nemmeno infilare le cuffiette con l’i-pod al massimo volume. Non ti piace ciò che senti, lo so, ma invece di giudicare, insegnami. Fammi cambiare idea. Mostrami l’altra prospettiva. Mostrami l’altra parte di verità che io non conosco. Può darsi che sia in una di quelle forti querce che respira solo nel giardino delle mie ombre e probabilmente non l’ho mai vista e non ne conosco l’esistenza. E’così grave per te? E allora tira fuori la torcia e parlami. Può anche darsi che sia in una pianta grassa e sterile addobbata come un albero di natale che la si può incontrare in qualsiasi e stranoto deserto o centro commerciale. Può darsi tutto. Anche che la peggiore delle mie certezze si rafforzi o che invece si sgretoli. Ti ringrazierei se ci riuscissi. Sarebbe un passo avanti per una piena consapevolezza. Abbatterei un altro alibi. Forse mi sentirei anche più uomo e meno solo o potrei trasformarmi in un supereroe. Forse morirei anche per un’idea o per la patria, eh.

Ascoltarsi, eh. Roba rara. Ma almeno questa possiamo considerarla una libertà? Te la presento, è la mia. Avrà un valore di poco conto, niente di assoluto, ma potrebbe essere un canale per arrivarvici o per arrivare a te, o almeno nei pressi. Di certo non è un muro, no?
Se un cuore è intrappolato, ha bisogno che almeno le orecchie siano libere, altrimenti muti o strilloni, deboli o eroi, non avrebbero differenze. Sarebbe solo una ipocrita Babele dove si fa finta di parlare la stessa lingua, mentre si fa chiasso e mentre, statisticamente, almeno uno di essi avrà nascosto il pugnale. Non mi credi? Dici che leggo troppo il Vangelo? E allora invece di storcere il naso, raccontami. Ti ascolto. Ed è l’unico aspetto che ancora resiste al mio cinismo. Forse cambierò idea, forse no. Forse, qualsiasi sia il caso, saremo più vicini.

Intanto, ti mostro la mia idea, la mia prospettiva, la mia verità e la mia debolezza. La mia finestra è aperta. Vuoi sentirle?

Keep passing the open windows

Passa vicino alle finestre aperte

Questa è l’unica vita per me
Mi circondo solo delle mie fantasie
Devi esser forte e credere in te stesso
Dimentica le cose tristi perché l’amore
è tutto quello che ti serve
L’amore è tutto quello che ti serve

Sai cosa significa essere soli in questo mondo
Quando la fortuna non ti assiste
e sei un fallito?
Ti svegli gridando in mezzo alla notte
Testo trovato su http://www.testitradotti.it
Pensi che sia tutta una perdita di tempo
È stato un brutto anno
Cominci a credere che tutto si metterà a posto
Un minuto dopo diventi triste, con le spalle fino a terra
Un nuovo giorno sta iniziando
Cattura quella sensazione gioiosa e sarai sulla tua strada

Credici, passa sempre vicino alle finestre aperte
Credici, passa sempre vicino alle finestre aperte

Sai come ci si sente quando non si ha un amico
Senza un lavoro e senza soldi da poter spendere?
Sei uno sconosciuto
Pensi solo al suicidio
Uno di questi giorni potresti perdere la battaglia
Faresti bene a stare lontano dal pericolo
Quella solita vecchia sensazione
continua a bruciare nel profondo
Continui a ripetere a te stesso di farla finita
Oh organizzati
Le cose diventano migliori col tempo

Credici, passa sempre vicino alle finestre aperte
Credici, passa sempre vicino alle finestre aperte

Questa è l’unica vita per me
Mi circondo solo delle mie fantasie
Devi esser forte e credere in te stesso
Dimentica la tristezza perché l’amore
è tutto quello che ti serve
L’amore è tutto quello che ti serve

Credici, passa sempre vicino alle finestre aperte
Credici, passa sempre vicino alle finestre aperte

Devi sempre essere forte e credere in te stesso
Scorda la tristezza perché l’amore
è tutto ciò che ti serve
L’amore è tutto ciò che ti serve
Baby, l’amore è tutto ciò che ti serve

Credici, passa sempre vicino alle finestre aperte
Credici, passa sempre vicino alle finestre aperte
Passa sempre vicino alle finestre aperte

Queen

Nei

Posted by lapo2001 on feb 28th, 2012

Ok, ora tutti in piedi, tutti in fila. Lasciate che vi osservi. Spogliatevi, togliete tutto, vi devo ispezionare.
Cos’è lì dietro? Cos’è questo schiamazzo? E voi, lì in fondo, uscite fuori! E inutile che tentate di nascondervi, stavolta vi tengo in pugno. Avanti! Uscite dall’ombra e venite qui, mostrandovi a tutti.
V’è piaciuto crogiolare nel buio e nella merda per l’infinità di questi anni, eh? Qualche sporadica apparizione pubblica sempre travestiti, sempre nella muffa dei vostri cappotti, a sghignazzare dopo aver compiuto il solito disastro. Siete preposti ai disastri, voi. Ma ora basta, è giunta l’ora di guardarvi in faccia, uscite fuori!

Cosa c’è di più soddisfacente e doloroso del mostrarvi. Mi beo nella piccola certezza che l’apertura all’aria, il semplice riconoscimento, la distruzione della maschera e del cappotto, siano l’atroce e sadica vendetta che posso permettermi. E’ quel fastidio, quel dolore insito talmente in profondità da dare l’illusione di non esistere. Ma che ogni volta, quando i pensieri calmi sono in terrazzo al tramonto per un tè, ecco, che compare e si mescola come il velo di latte alle dorate onde del te, provocando la vostra percezione. E i bei pensieri e i puliti umori si abbandonano insieme a voi, condotti da voi, nella torbida e amara tisana che avevate preparato. Sempre, quando c’è la possibilità, quando si creano i presupposti, i vostri presupposti, e nonostante la serie di battaglie a cui mi sottopongo per far finta di non vedervi, non riuscite a non venire a bussare la porta. Di giorno, con le stelle, all’alba. Sì, questo è il supplizio che mi è toccato, a causa della vostra presenza. A causa della vostra finta assenza. E questo ora rappresenta il contrappasso. Riconoscervi significa uccidervi. Guardarvi negli occhi significa eliminarvi. Ora vi voglio qui, con le spalle al muro, nudi, brutti e sporchi come siete. E quando lo sguardo delle mie pupille si incastonerà, fermo, nel vostro; quando sentirò la gola ingrossarsi dalla rabbia e il fegato ingrassarsi di peste impolverata; quando quel dolore si aprirà come una rosa tra cuore e polmoni, esplodendo in un fragoroso boato di marcio, quello sarà il momento in cui il vostro cappotto e il mio velo sulle orbite si volatilizzeranno. Dando inizio ad una nuova stagione. Senza di voi. Sarà un grande dolore, sarà un grande piacere. Voglio solo scoprire nell’improvvisa dilatazione delle vostre pillole, l’attimo in cui vi sentirete scoperti, impauriti, morti…

…Avanti allora! In fila! Che forse muoio anch’io, se non è già successo…

Mi va – Zaz

Posted by lapo2001 on feb 9th, 2012

Ritmi incalzanti e netti immersi tra ben assortite note squillanti, colpi di batteria e una voce che aggiunge un altro strumento all’orchestrina, tolgono la voglia di entrare in contatto coi pensieri. E no!
Un continuo movimento di braccia e gambe, salti ed applausi. Una marea di colori accesi che mi avvolgono e che poi da me si espandono immergendo tutto ciò che circonda. Non ci sono pensieri, ma solo azioni. L’armonica me li passa e, a mia volta, li contagio a te, e tu… come una catena di Sant’Antonio si diffonde lasciando in eredità ad ognuno di noi un sorriso da dispensare a chi capita. Non ha destinatari spulciati da una lista. E’ come la pioggia che liberamente, senza fare file, inonda il bello, il brutto, il buono e il malvagio. Ecco, questa musica, questa miscela di acquarelli , questo fiume di emozioni, questi sorrisi sono per chi sa riceverli ed anche per i sordi e i ciechi che non hanno mai tempo. Brucia la vita. Brucia il tempo. Bruciamo noi. Ed anche se si tratta solo di un piccolo granello sperduto, lontano dal proprio lido, continua ad essere un piccolo granello che non si demoralizza e che esplode come un pop corn, trasformando la polvere in altri granelli e questa stanza in una giardino al mare… questa strada in una spiaggia… questa città in un’isola… Un’isola, senza la coltre grigia di lamenti, gioielli e serietà che la gente non sa più togliersi dalle spalle.
Sì, oggi mi va così. Non voglio pensarci. C’è anche il sole, bene. I miei colori ti appariranno diversi dal solito. La luce è diversa. La prospettiva anche. Le strade per la libertà sono strette e complicate. Ma so che questa orchestrina ha la capacità di indicartele e che i miei colori possono accompagnarti sino ad un certo punto. Poi sarai tu ad accompagnare qualcun altro. Mentre io avrò imbroccato un’altra strada forse non più così variopinta. Ma che ha sempre il sapore della libertà. Perché essa è esattamente in ogni viaggio in cui pensi che ti ci porti. Perché in ogni viaggio c’è qualcosa di te che avevi perso mentre eri fermo…Ora puoi ballare, io ho già cominciato. Ora puoi sorridere, ti ho sorriso. Tutto il resto non mi va…

Mi va – Zaz

Smailinconia

Posted by lapo2001 on gen 21st, 2012

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La malinconia si trova negli angoli di una giornata. In un sorriso, in un caffè, in una scarpa o in un semplice gesto. Basta un attimo per manifestarsi. E’ nella fuga del pensiero che si aggrappa a ciò che vorrei respingere ma da cui non riesco a staccarmene completamente. È come un vizio ozioso, una droga… Mentre parli, rispondo ai tuoi sorrisi con i miei, ma poi, una smorfia scappata per caso, mi stacca dalla realtà, e mi riporta nel piccolo sgabuzzino a cui solo io ho accesso. Non ascolto, non vedo, non sento. Mentre intanto fingo di ascoltare, vedere e sentire. Semplicemente mi assento ed entro in quella zona d’ombra in cui i piedi si staccano leggermente dal suolo e la mente si sposta alla ricerca di qualcosa, ma esattamente cosa non saprei specificarlo. Il mondo fuori non esiste, il paesaggio interno diventa grigio e fermo come una fotocopia e dalle nuvole si espande una melodia di arpe e flauti malinconica. È una prigione, è una salvezza. E tra le pieghe scolorite di un panorama sterile, si vaga bramando i colori, il vento sulla faccia e l’odore del cielo. Quel poco di vita. È un momento impagabile. Ma dopo un po’ sfugge come una saponetta bagnata non riuscendo a tenermelo stretto dentro in eterno come desidererei, tramutandosi così in un semplice sollievo momentaneo. E non resta che accontentarmi della speranzosa attesa che ho vissuto come un viaggio, prima di cedere all’oasi che mi ha dato come sempre solo la metà della realtà che volevo, mentre l’altro 50% ho dovuto infilarlo in un miraggio che si spera toccare alla prossima oasi, quando la dose di malinconia ha consumato il suo ennesimo corso…in un sorriso disegnato ed amaro, ma mai spento…

Giudizi Universali

Posted by lapo2001 on gen 14th, 2012

Ho preferito spegnere tutto. Spenta la tv, spento il cellulare, chiuso il frigorifero e coperte tutte le lampadine del reame. Si intravede l’armadio solo per il chiarore della luna che ora da qui non saprei che colore darle. Proviene dalla finestra semiaperta che lascia respirare la stanza riempiendola del gelido silenzio della strada. Mentre io sono di spalle assorto in una cocacola nel tentativo di comunicare un paio di fotogrammi in cui riprendo qualcuna delle mie mancate verità. Ci si riesce meglio al buio e nel silenzio, di notte, quando l’intera strada va in letargo sino all’alba. Non ci sono suoni, solo il fermentare del bicchiere e qualche scricchiolio della credenza che mette delle sporadiche virgole a pensieri che si allungano…
Nella cocacola ho infilato la prima bugia della notte. Il desiderio di dolcezza sotto il palato. La mera illusione di fermare il tempo, quando invece ormai già il suo potere sta scendendo inesorabile per la gola. Se si attaccasse nella bocca, sotto i denti, magari durerebbe di più il suo effetto e potrei, chiudendo la giugulare, dedicarmi a fascinosi gargarismi pieno di bollicine. E invece è chiaro, è scritto, è storia, e non si può restare nel regno dell’eden troppo a lungo. L’emozione, il momento, la felicità, si muovono, sostano giusto il tempo di farsi rimpiangere e poi evaporano, lasciando dietro la scia del rimorso, del giudizio e della colpa. È un loop che dura chissà da quanto. E chissà quanti bicchieri di cocacola dovranno ancora fermarsi qui sotto, vicino al mio divano.
Ma in fondo è la vita, da sempre, piena di bugie, quelle che ci raccontiamo ogni santissimo giorno, solo che noi, io, ancora non la carpiamo…

…domani tornerò alla birra, devo dimenticare…

Giudizi Universali

Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza
complicare il pane
ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote ma doppiate
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo
taglia bene l’aquilone, togli la ragione e lasciami sognare, lasciami
sognare in pace
Liberi com’eravamo ieri, dei centimetri di libri sotto i piedi
per tirare la maniglia della porta e andare fuori come Mastroianni
anni fa,
come la voce guida la pubblicità
ci sono stati dei momenti intensi ma li ho persi già
Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza
calpestare il cuore
ci si passa sopra almeno due o tre volte i piedi come sulle aiuole
Leviamo via il tappeto e poi mettiamoci dei pattini
per scivolare meglio sopra l’odio
Torre di controllo, aiuto, sto finendo l’aria dentro al serbatoio
Potrei ma non voglio fidarmi di te
io non ti conosco e in fondo non c’è
in quello che dici qualcosa che pensi
sei solo la copia di mille riassunti
Leggera leggera si bagna la fiamma
rimane la cera e non ci sei più…
Vuoti di memoria, non c’è posto per tenere insieme tutte le
puntate di una storia
piccolissimo particolare, ti ho perduto senza cattiveria
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo
taglia bene l’aquilone
togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace
Libero com’ero stato ieri ho dei centimetri di cielo sotto ai piedi
adesso tiro la maniglia della porta e vado fuori
come Mastroianni anni fa, sono una nuvola, fra poco pioverà
e non c’è niente che mi sposta o vento che mi sposterà
Potrei ma non voglio fidarmi di te
io non ti conosco e in fondo non c’è
in quello che dici qualcosa che pensi
sei solo la copia di mille riassunti
Leggera leggera si bagna la fiamma
rimane la cera e non ci sei più, non ci sei più, non ci sei…

Samuele Bersani

Piccola stella senza cielo

Posted by lapo2001 on gen 3rd, 2012

Quanti sorrisi sparpagliati in mazzo a quei volti. Si sprecano. L’energia che cerca il momento propizio per esplodere mentre gli sguardi si spostano veloci da occhi distanti ad altri occhi ancora più lontani. Sono bui. Mi osservano come volessero mangiarmi. Ma oltre l’iride e la cornea cedo allo sprofondo buio pesto e riprendo la mia maschera migliore mostrando il sorriso più coinvolgente e distaccato. Chissà se capirà che me ne fotto…
Cos’è che cerco? Cos’è che manca?
A volte mi perdo sul balcone. Mi capita quando sono solo in casa. Lascio che la mente si impadronisca dei monti e vada oltre i gabbiani, oltre le nuvole e che dopo aver esplorato in lungo e in largo i colli circostanti e gli abissi del mare che accompagna questa terra, mi riporti indietro il giusto giorno buono per usare la giusta forza. Che nel mentre continua a palpitare sangue in vene che non lo sostengono più, cercando una via di fuga.

Un bicchiere che non ha mai conosciuto l’acqua si sposta a tratti dalla tavola alla mano, dalla mano alla bocca. Cerca di nascondere vecchie ferite scomparse ma che ancora si fanno sentire. Nell’altra mano una sigaretta che va su e giù e che avalla questa illusione. È tutto perfetto, sono immune: un cocktail, una fumata, il vestito più elegante, il sorriso sincero agli orbi e…e il pensiero sulla luna…
Stavolta dove mi sono infilato? Ma cosa cerco poi? Cosa manca?
Dove sono attaccato? In quale quadro o schema posso ritrovarmi?
Nell’ultimo ero ad un elegante banchetto tra stimabili persone, invece, in quello precedente, ero seduto ad un tavolo verde tra risate, pazzi e carte consumate e in quello ancor prima ero su un elicottero a cercar stelle e improbabili vie lattee. E ora? Dove sono? Sempre seduto o magari sto ballando?

Attaccato ad un sogno. Mentre il fiume continua a scorrere come fa da quando esiste, così come questa alba che appare nuova quando non lo è mai stata. Sì, attaccato ad un sogno mentre tutto scorre inesorabilmente, altrimenti nulla avrebbe senso. Nemmeno questa ferita che attende solo di essere dimenticata magari, esplodendo, nel mio quadro più bello…quello senza maschere e sorrisi stretti…quello sulla luna in un mare di stelle e un filo…

Piccola stella senza cielo

Cosa ci fai
In mezzo a tutta
Questa gente
Sei tu che vuoi
O in fin dei conti non ti frega niente
Tanti ti cercano
Spiazzati da una luce senza futuro.
Altri si allungano
Vorrebbero tenerti nel loro buio
Ti brucerai
Piccola stella senza cielo.
Ti mostrerai
Ci incanteremo mentre scoppi in volo
Ti scioglierai
Dietro a una scia un soffio, un velo
Ti staccherai
Perche’ ti tiene su soltanto un filo, sai
Tieniti su le altre stelle son disposte
Solo che tu a volte credi non ti basti
Forse capitera’ che ti si chiuderanno gli occhi ancora
O soltanto sara’ una parentesi di una mezz’ora
Ti brucerai
Piccola stella senza cielo.
Ti mostrerai
Ci incanteremo mentre scoppi in volo
Ti scioglierai
Dietro a una scia un soffio, un velo
Ti staccherai
Perche’ ti tiene su soltanto un filo, sai

Ligabue
abue

Vomito

Posted by lapo2001 on dic 10th, 2011

Ora capisco cosa s’intende quando si dice che la musica triste fa vomitare…

Eccola, eccola qui, l’ho acchiappata. Finalmente dopo giorni e giorni di attesa è tornata imponente la “vena” a bussare alla mia scatola cranica. Potrei parlare di qualsiasi argomento ora, anche di fisica nucleare o di bignè alla ricotta di pecora ma, in realtà, avrei un po’ voglia di vomitare. Ti penso, sì che lo faccio e automaticamente mi viene da bussare all’ingenuità. Nonostante numerosi volontari e in piena coscienza tentativi di cancellare le schiocche rosse dalle gote del buono ed ingenuo boscaiolo, non sono mai riuscito a scorticarmela da dosso, scrollarmela definitivamente. Odiata ingenuità. Credo che si faccia luce da una delle mie centomila scatole. Quella infilata in fondo al cunicolo della cantina più buia dell’anima. Dove forse c’è dentro davvero l’isola che non c’è. Beh, non l’ho mai saputo. Quando ho il coraggio di scendere fin laggiù, e dopo averla tirata fuori dal covone della sua polvere, mi ci siedo di fronte e la osservo, così, ingenuamente. Ed inizio ad immaginarne il contenuto. Credo che ci sia qualche sogno custodito sul fondo. E’luccicante, puro e ricoperto di borotalco ed ovatta come se fosse un neonato. Ma tu lo sai, quando i pensieri cominciano a viaggiare oltre quel limite è un problema fermarli e cercare di esprimerli nella realtà. Ci fa sentire terribilmente stupidi se poi, come può accadere, la stella perde la sua scia morendo oltre chissà quale via lattea. Ed è proprio lì che ammazziamo il bambino, quando il sicario della crescita, come se fosse Erode, commette il suo infanticidio.
E dire che mia infanzia è stata meravigliosa. L’ho vissuta interamente in un giardino. I tre quarti della mia giornata trascorrevano su qualche albero a magiare frutta o a giocare a pallone con i miei amici. A scuola ho rischiato più volte di farmi un bel viaggio all’inferno perché non riuscivo a farmi ammaliare dai libri e quando lo facevo il pensiero si spostava automaticamente all’arancio o alla porta costruita con i pali delle vigne. Ma nel giardino dell’eden prima o poi si viene cacciati e per me, come per Adamo, ci fu la stessa sorte. Con questo non voglio dire che ero un recluso e che quando mangiavo l’aria diversa dal mio giardino mi sentivo come tarzan scaraventato nella civiltà, anzi. Per anni ho giocato a pallone per strada. Ma diciamo che il mio habitat naturale era diventato quella piccola isola verde in mezzo al centro del mio paese. Ero uno dei fortunati. E l’uscita dal paradiso terrestre rappresentò, come per tutti, l’incontro, lo scontro con le piccole realtà che piano piano si sono manifestate lungo il cammino.
L’idealizzazione ha fatto parte di me sino ad essere disintegrata. Il tempo delle forti delusioni ha creato delle voragini profondissime sino a sommergere completamente l’isola che avevo sotto casa. Sono egoista, molto egoista. Spesso sono cinico e in rare occasioni spietato. Ho tradito, sono stato tradito. Ho cercato scappatoie. Ho ammazzato molti dei miei ricordi. Ho demolito il dolore che camminava a braccetto, ma io non lo sapevo, con l’amore. Ho perso il mio Dio. Ho qualche pregiudizio. Ho messo tutto in una tomba e sotterrato. Ma da li sotto, non so se capita solo al mio ingenuo essere, spesso sento l’urlo di tarzan. E’un’eco insopportabile che mi riporta sul mio ciliegio. Quello su cui riuscivo anche addormentarmi. Più che un urlo, è un richiamo, forse sarà la natura. Per cui, volente o nolente, la segreta visita nei sotterranei della mia anima ad ammirare l’ammuffita scatola magica, non riesco di farne a meno. Forse sarà vuota. I presunti sogni potrebbero essere aria puzzolente di chiuso. Ma per lo meno esiste, c’è la scatola dei sogni e questo, spesso, già basta a risollevare. La vita ci deforma sino ad essere robotici e “sistematici” ed io, per difesa e per un paio di visite di Erode il sicario, ho appreso quasi il peggio, ma in fondo, lì in fondo, in barba a tutti i neonati morti ammazzati, il mio piccolo scrigno esiste. E la faccia da “buono” è solo un inganno. L’ingenuità esiste solo con chi è capace di vedere i lati oscuri senza farmene accorgere. Ed io, dopo anni di masochismo, non so più nemmeno cosa significhi perdere il controllo. Sì, ho delle accelerate, un paio di estemporanee follie, ma di base, nonostante una forte timidezza, riesco ad esorcizzarmi, risultando calmo ed ingenuo, mentre magari il sangue mi ribolle. Le barriere architettoniche impediscono sgraditi e destabilizzanti intrusi. L’autoanalisi mi ha reso così. Mi ha spezzato in due ed io salto da un pezzo all’altro vita natural durante senza mai riuscire a far combaciarli. Uomo e animale, animale e uomo.
Ora, con questa melodia che mi avvolge e trasforma la demoniaca bestia nell’angelico ed alato puttino e viceversa, tutto convive. Ma dimmi un po’, la senti questa musica? Forse è meglio se mi prendi in giro. Se ci riuscissi, sarebbe già un miracolo. L’illusione che tu possa ascoltarla come capita a me ora, mi fa sentire meno stupido e non mi fa dare spiegazioni e giustificazioni di un pezzo di carta con tante parole e pensieri senza senso. Per sfortuna non riuscirò a crederti… per sfortuna ti ho idealizzata… eppure ti avevo infilata nella mia scatola… quella in cui campeggia l’isola che non c’è…che non c’è…che non c’è…che non esiste. Ma la musica la senti?
Abbiamo perso entrambi.

Per sempre giovane

Posted by lapo2001 on nov 25th, 2011

Un lento pianoforte che rende malinconico questo tempo. Un altro anno è trascorso, sempre più velocemente. Brutta storia, eh.
Questa canzone però, nelle sfumature appesantite dal ticchettio dell’orologio, rivela una verità inconfutabile che è dentro di noi e che purtroppo si perde di vista facilmente.
Nel ringraziare coloro che hanno ricordato il mio giorno, vi dedico questa canzone, augurandomi che, per voi e per me, ci sia sempre uno spazio nel cuore che ci ricordi che l’età è un numero e che lo spirito non può essere intaccato da esso.
Grazie a tutti.

Per le paste se ne parla l’anno prossimo, quando anch’io entrerò nell’ultimo club. Al numero un minimo d’importanza devo pur dare, no?

Per sempre giovane

Per sempre giovane
(Questo è solo un anno da dimenticare
questo è solo un anno da vivere insieme, amore con il cuore più caldo che hai).
All’amore qualcosa da fare
alla gente qualcosa da dire
per sempre giovane resterò
con l’anima aperta e sincera io vivrò con la rabbia che mi conosci tu
per sempre giovane. Per sempre giovane per sempre…

Antonello Venditti

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