Fuori i secondi

Posted by lapo2001 on set 3rd, 2010

Ecco. La luce.

E’in fondo al corridoio. Ci vuole ancora un pò, saranno altri 50 passi. Non ci sono, ma già sento urlare quella massa di sbronzi e reietti. C’è puzza di alcool dappertutto e di sicuro ci sarà qualche fuori programma. Dietro è buio, ma non voglio voltarmi, non c’è più niente da guardare. E’ roba che ho gettato, non la indosso più. Nello spogliatoio ho riflettuto molto. Ho tenuto un pò di tempo per me. Ho guardato fisso le mani e ho pensato inghiottendo che non sono più le stesse, pur sforzandomi di immaginare il contrario. Ci sarebbero troppi segni da cancellare e tremolii da fermare. Ho pensato ai miei match, al sapore forte delle mie vittorie e quello acre e feroce delle sconfitte. Ho pensato a tutti quelli che sono passati. Ai loro volti. Ho pensato tanto, anche a questo momento. Quello lungo, interminabile, che ogni volta mi porta lentamente fino alla porta spalancata, fino alla luce. Fino a lì, il passaggio è sempre lo stesso. Buio, stretto, in cui l’unico rumore che si può sentire è l’accartocciarsi dei nostri passi mentre s’inzuppano nella poltiglia di acqua e piscio sul pavimento, poi dopo, dopo la porta, si recepiscono sensazioni sempre diverse. Ogni volta mi aggiungono qualcosa…Eh, gli anni sò passati. Se ci penso. Se penso a come era tutto diverso prima, anche il coach, anche il mio modo di guardare. Qualche immondo nello sfogare la sua rabbia potrebbe gridando anche sputarmi in faccia, beh, ci sta anche questo. Un pò di tempo fa non l’avrei accettato, forse perchè in fondo ne avevo il terrore, me lo sarei mangiato a morsi. Tutto ciò che mi girava intorno cambiava il mio udito, il mio olfatto, cambiava il mio modo di sentire. Questo mi infastidiva. Entravo sul ring già stanco, come se avessi incassato un paio di ganci allo stomaco e un paio di diretti in pieno viso senza che nessuno mi toccasse. Il pensiero aveva già evaporato la sua forza. Ero troppo arrabbiato con chi mi fischiava, con chi mostrava il proprio odio. Anche l’arbitro poteva essere un potenziale nemico. L’ultimo dei miei pensieri era l’avversario, che puntualmente affrontavo scarico e sempre nella stessa maniera. Testa bassa e incoscienza. Ma oggi come ieri, non sono mai salito su un ring sapendo il mio destino.. Quell’attimo è un concentrato ingarbugliato di pensieri e istinti velocissimi. Impossibili da acchiappare. Impossibile da descrivere.
No, no, non sono mai stato un campione, anzi. Ne ho persi tanti di incontri. Una marea. In molti casi è bastato anche un solo round. Due spintoni e un colpo nemmeno troppo violento ed ero già lì disteso a cercare la spugna, contando quegli infiniti 10 secondi prima del liberatorio gong. In altri incontri invece, è capitato di partecipare ad autentiche battaglie, quelle in cui non ci si risparmia, dove bisogna stare attenti anche a non beccarsi qulache colpo basso, ma è raro che uscissi sano e soprattutto col braccio alzato. Capitava troppo di rado che mi concentrassi solo sull’avversario. Non conoscevo nemmeno il suo nome…

…come ora.

Ecco, la luce.

Ash

Posted by lapo2001 on ago 4th, 2010

Ho impiegato una vita per riconoscere il colore della mia pelle e quale fosse il valore delle mie mani;ho trascorso un’esistenza ad ascoltare, decifrare e scandire il battito del mio cuore per capire quale energia muovesse il suo palpitare; ho impiegato un altro secolo per comprendere le madri ignote dei figli ignoti dei miei pensieri e cose volesse significare. Tutto in un tempo infinito. Una vita. E tante ce ne vorranno ancora per ascoltare la mia voce ancora muta e per trovare il ritmo squilibrato della mia anima…
“Maledetta solitudine di quegli anni” potrei pensare. Inchiodato con le spalle al muro e uno specchio sul muso, muro e specchio di cui oggi non riesco più fare a meno. In quegli anni mi sono confessato e sconfessato, ho costruito castelli di cartapesta in mezzo agli incendi, ho tradito amici, sputato in faccia a mio padre e mentito mia madre solo per la sete di conoscere, di sapere. Ho stravolto le regole dell’uomo e ho camuffato, non sempre riuscendoci, con il mio milione di maschere una faccia sporca ma sincera che cercava la mia verità.
Ad ognuno, uscito da quel buco, è stato regalato un armadio pieno di tantissimi cassetti. In ogni cassetto c’è una parte profonda, invisibile agli occhi e spesso anche alla mente. Il cuore invece, è come un radar, si fa sentire. Vuole che vada ad esplorarli, vuole il riconoscimento. Ma per farlo, ci vuole un po’ di coraggio e una mente dilatata: superare la conoscenza che ci fu impartita, stravolgere la nostra religione, di cui forse sappiamo poco o niente e il nostro credo che è un credo inculcatoci da generazioni , e disintegrare tutte le parole e i pensieri che in molti casi hanno solo plasmato il nostro pregiudizio. Lì dentro, in ogni cassetto, ci sono io. C’è il mio talento, la mia paura, la mia debolezza, i miei desideri, le mie passioni… la mia vita. Unica e sola. Lì dentro manca solo il tempo. Ma per quello devo provvedere io. Perché è chiaro, è ovvio, che una vita non basta…

Ash

Salvami
Questa volta non posso fuggire
Sono sotto un incantesimo?
Sto lottando per la mia vita?
Fin qui andata
Non può voltarsi
Mi sento come sepolto vivo
E lo urlo forte

Vedo il terrore nei tuoi occhi, il tuo cuore batte forte
Per l’innocenza che abbiamo perduto e che non può tornare
Sappiamo che non possiamo continuare così
Ma resistiamo e andiamo avanti
Non fare che io sia quello che ti fa sprofondare

Nel silenzio
Nella solitudine della notte
Quando la paura di raggela
E sei incapace di muoverti
Troppo delicata
La tua mente fragile
E’ così difficile restare qui
E amare la vita

Vedo il terrore nei tuoi occhi, il tuo cuore batte forte
Per l’innocenza che abbiamo perduto e che non può tornare
Sappiamo che non possiamo continuare così
Ma resistiamo e andiamo avanti
Non fare che io sia quello che ti fa sprofondare

Ho combattuto al tuo fianco
Come tuo complice in questo crimine
Un cuore che batte, una stella lontana
Abbiamo perduto tutto ciò per cui abbiamo combattuto

Tutto il male che ho tenuto dentro
Mi vergogno di tutto
Di tutti i rimpianti che mi restano
Di tutto il dolore

Vedo il terrore nei tuoi occhi, il tuo cuore batte forte
Per l’innocenza che abbiamo perduto e che non può tornare
Sappiamo che non possiamo continuare così
Ma resistiamo e andiamo avanti
Non fare che io sia quello che ti fa sprofondare

Polaris

Hey, soul sister

Posted by lapo2001 on lug 20th, 2010

Ricordi accartocciati chiusi in una sorda musica che si ficcava sotto la porta tutte le notti.
Erano le notti in cui sognavo la pioggia su un pianoforte in mezzo ad un terrazzo e m’inventavo seduto alle tue spalle mentre con la mano carezzavo le note, come fossero state lisce ciocche. E senza che ti voltassi, immersa nelle tue cadenzate armonie, tiravo ad indovinare sulle smorfie del tuo viso e sul colore della tua bocca. Erano notti indigeste rese speciali dal tuo inconsapevole sparpagliarti nella stanza, dal mio rincorrerti e dall’ossessiva voglia di raggiungerti senza mai riuscirci. Ma in realtà, non so se t’ho cercata mai per davvero, non so nemmeno se esisti. A volte immagino in lontananza di sentirti ancora. Per un attimo sei lì, dall’altra parte del mondo con gli occhi a fissarmi e le labbra rese ancora più belle da quel rossetto sobrio. Tu che quando ti sei infilata in qualche mia canzone, sfiorandomi, sei passata qui vicino con una benda di cemento e una cerniera ammaestrata sulla bocca e sul cuore. Ora, da lì, inavvicinabile, ti diverti a fare rumore. Ti diverti ad annodare le mie ombre e a giocare col mio tempo. Ma non ti vedo più. Non so che fine ho fatto, non so dove sei finita. Eppure ascoltavo te. Udivo solo il tuo silenzio, non c’era altro per me mentre raccontavi i tuoi respiri e i tuoi battiti intrisi di melodia. Non c’era altro per me in quelle notti.
Ricordi accartocciati di quando ridevo sulle tue labbra e scrivevo su un pentagramma di stelle note profumate che non sono mai state suonate. Ricordi di quelle notti.
Come stanotte.

Heeey heeeey heeeeey

Le tue macchie di rossetto sul lobo frontale sinistro del mio cervello
Sapevo che non ti avrei dimentica
E così sono venuto e ti ho permesso di far impazzire la mia mente
Il tuo dolce raggio di luna
L’odore di te in ogni sogno che sogno
Sapevo che quando ci siamo toccati tu eri quella che avrei deciso
Che è il tipo che fa per me

Ehi sorella (soul), non c’è nessun mister mister alla radio, allo stereo
Il modo in cui ti muovi, non è giusto sai
Ehi sorella (soul), io non voglio perdere una sola cosa di quelle che farai stasera

Heeey heeeey heeeey

Giusto in tempo, sono così contento
Tu mi hai dato la direzione di vita
Uno spettacolo di connessione e gioco d’amore, non si può negare
Sono così ossessionato
Il mio cuore è destinato a battere fuori dal mio petto
Io credo in te, come una vergine, tu sei Madonna
E vorrò sempre far impazzire la tua mente

Ehi sorella (soul), non c’è nessun mister mister alla radio, allo stereo
Il modo in cui ti muovi, non è giusto sai
Ehi sorella (soul), io non voglio perdere una sola cosa di quelle che farai stasera

Ebbene puoi tagliare un tappeto
Guardarti è l’unica droga di cui ho bisogno
Così gangster, sono un grande teppista
Tu sei l’unica che sogno
Vedi, io posso essere finalmente essere me stesso
In realtà non c’è niente che non posso essere
Voglio che il mondo veda che tu sarai con me

Ehi sorella (soul), non c’è nessun mister mister alla radio, allo stereo
Il modo in cui ti muovi, non è giusto sai
Ehi sorella (soul), io non voglio perdere una sola cosa di quelle che farai stasera
Ehi sorella (soul), io non voglio perdere una sola cosa di quelle che farai stasera
Heeey heeeey heeeeey (stasera)
Heeey heeeey heeeeey (stasera)

Train

Il ritmo della notte

Posted by lapo2001 on lug 16th, 2010

“Ma dov’è Massimo? Che fine ha fatto?”… Giovanni Block continua con la sua musica coinvolgente…Il barista fa il cameriere e porta una paio di birre ad una coppia di cui lei ha vent’anni di meno rispetto a lui… E tu, tu dove sei? Ti diverti a starmi davanti lasciando nell’aria il profumo e che il pensiero ti inventi con un vestito a fiori. Sarà Giovanni ma io t’ho vista mentre ti toccavi il collo e accavallavi le gambe. Mica sono movimenti tuoi, eh. Sempre così sicura tu, da far finta di niente. Non so, dimmi, a quanti km sei da da me ora?Centinaia? Migliaia? Mi fai volare con te?Dai, solo un giro, sì?… E’bello qui. L’aria della natura si respira e la luce rossa accesa lascia spazio alle emozioni. Mica vere, eh! Quelle della testa, della ragione. Quelle in cui tutto è scritto e tutto è detto. Meno male che ci sono gli amici ad accompagnarmi in questo viaggio. Pur se non mi lascia parlare, l’importante è che ci sia. Se poi, c’è chi, di cui ti fiderai sempre e la cameriera che s’improvvisa scrittrice, beh, va bene pure se mi beccano alla prova palloncino… E’impagabile questo momento. Disteso ad ascoltare buone note e un silenzio che non ha senso… Tu, perchè fai finta di non guradarmi?Da qualche parte non ci vedi più bene? Sarà per la riunione di condominio o per la stranezza della gente, ma io sto qui, eh. Faccio un cenno. Mi fai vedere il vestito a fiori? Non ti giri mai, sarà la mia brutta cera…A volte penso che potresti trasformarmi in uomo, tu ce l’hai,lo so, ma senza ciucciotto è impossibile. Ci imbattiamo sempre in qualche incidente di percorso. Fortuna che ho il mio arcobaleno. E’ parcheggiato la, no, no, forse più in la, si nasconde bene… E’tardi, la musica è finita. Massimo è tornato dal buffo uomo. Col sorriso me ne torno a casa e vaneggio: non so stare senza frequentare un pò i tuoi attimi. Che culo che hai!…

Un giorno credi

Posted by lapo2001 on giu 7th, 2010

Che strano posto è questo. Sembra un anfiteatro in cui facciamo continuamente a cambio. Un giorno sono io a travestirmi da guerriero e combattere nella polvere contro fantasmi, gladiatori e bestie feroci o a cantare come un bardo le mie gioie e le mie storie folli, mentre tu da lassù gusti lo spettacolo, con in mano una bibita fresca e un sacchetto di pop-corn. Altre volte invece sei tu a stare al centro dell’arena ed io a guardare. Non ci sono luci sulla scena, nè maschere da indossare, nè pollici da mostrare, solo qualche parentesi in cui c’è tutto e c’è niente…

PS Qualsiasi cosa sia questo giorno, va tutto bene. Tutto va…

Un giorno credi

Un giorno credi di essere giusto
e di essere un grande uomo
in un altro ti svegli e devi
cominciare da zero.

Situazioni che stancamente
si ripetono senza tempo
una musica per pochi amici,
come tre anni fa.

A questo punto non devi lasciare
qui la lotta è più dura ma tu
se le prendi di santa ragione
insisti di più.

Sei testardo, questo è sicuro,
quindi ti puoi salvare ancora
metti tutta la forza che hai
nei tuoi fragili nervi.

Quando ti alzi e ti senti distrutto
fatti forza e va incontro al tuo giorno
non tornare sui tuoi soliti passi
basterebbe un istante.

Mentre tu sei l’assurdo in persona
e ti vedi già vecchio e cadente
raccontare a tutta la gente
del tuo falso incidente.

Mentre tu sei l’assurdo in persona
e ti vedi già vecchio e cadente
raccontare a tutta la gente
del tuo falso incidente.

Edoardo Bennato

Non penso

Posted by lapo2001 on mag 28th, 2010

Fuori c’è il sole. Lo odio.
Mi guardo nello specchio. Eh, così non va. Lavo la faccia sperando di togliere quell’espressione che m’illudo sia stata la notte a disegnare. Ma l’acqua calda e un litro di palmolive proprio non riescono a tirar via la consueta aria sfatta. Un pizzicotto, allungo gli zigomi, qualche smorfia da imbecille, così, solo per vedere qualcosa di diverso da ieri. Non c’è verso. Anche oggi senza che possa pagarne una nuova, sarò costretto a portarmi dietro questa faccia. C’è un filo di barba, ma stavolta, credo che non riuscirò a nascondermi. E’ troppo palese… E se dessi un taglio? L’arruffato cespuglio, ogni giorno che passa, diventa sempre più ingestibile. Ma non è il momento. Ancora no…Non so che fare. Continuo a guardarmi lì dentro. Provo a sorridere, è l’allenamento quotidiano. Ci sarà di sicuro qualcuno a cui dovrò mostrare la maschera… M’infilo nella doccia e resto immobile sotto il getto dell’acqua, un tempo che non so quantificare. Il vapore umido annebbia. Qui dentro sembra la mia testa… Esco e a memoria trovo l’accappatoio. Lo specchio non c’è più. E dietro questa coltre. Poco male, non ci sarebbe niente di nuovo da guardare. A memoria lo conosco quel buio sul viso…
Cerco colori neutri. Un pantalone beige e una maglietta silenziosa. Le scarpe, quelle più basse. Infilo il lacci all’interno e le lascio allargate, almeno i piedi potranno respirare, almeno loro… Esco, non saluto, non parlo, non vorrei pensare…
Inforco gli occhiali più scuri che ho, entro in macchina e ancora una volta lo specchietto mi ricorda di non essere un altro. Guardo il meno possibile le vetture che mi stanno dietro. Corro veloce. Bisogna accorciare i tempi…
Ho incontrato degli amici, dovevo essere lì. Nonostante gli occhi celati, non li guardo in faccia. Sorrido, c’è da sorridere. Parlano, mi chiedono, sembra non si accorgano. C’è distrazione in giro, l’aria è calda e si scommette tra quanto tempo pioverà. Almeno credo, non riesco ad essere attento. Mi sento un fantasma, forse lo sono. Di fronte, mi guardo nella vetrina di un negozio. Mi sembra un gioco perifido del destino. Continuano a parlare loro. Sì, posso andare, oggi non ricorderanno di me. Non saluto, non parlo, non vorrei pensare…
Tra poco ci sarà il tramonto. Tiro un sospiro di sollievo, l’oscurità mi rassicura. Dovrei tornare a casa, c’è ancora da fare. Non ho voglia. Lascio la macchina in un viale alberato e passeggio. E’ il momento buono per stare fuori, ora che si vede così poco. Incontro qualche persona. Faccio finta di niente. Non abbasso lo sguardo, ma è come se lo facessi. Sono occhi persi, i miei. Ma va bene così… Mi accorgo di essere in cammino da ore, solo perchè in lontananza sento battere lungamente le campane della chiesa. Sono le 10. E’arrivata l’ora.
Riprendo la macchina. Torno a casa. Entro dalla porta e mi spoglio. Entro in bagno. Mi lavo. C’è lo specchio…ho la luce spenta.
Vado a letto. Mio fratello legge un libro. Mi giro dal lato opposto. Non saluto, non parlo, non penso.
Fuori piove. Meno male.
Domani andrà meglio.

Dedicato

Posted by lapo2001 on mag 20th, 2010

A te che da quasi 40 anni accarezzi il bruco mentre sta volando.
A te che uccidi i giorni e trascini i sogni per il collo.
A te che inventi un’altra favola per l’assenza di isole.
A te che bevi tutta l’acqua della palude perchè non è mai limpida.
A te che non bussi più la porta perchè la noia è più sicura.
A te che sorridi alla luna per poter piangere al sole.
Ai tuoi assordanti silenzi.
A te che viaggi nella notte per trovare il caldo.
A te che volgi lo sguardo a ieri per non stare qui.
A te che calpesti l’aria per respirare domani.
A te che sfiori mille mani perchè odi la compagnia dello stomaco.
A te che t’affanni a far luce nel pozzo dei desideri.
Alle tue parole mute.
A te che l’alba è l’ora buona per addormantarsi.
A te che hanno messo sotto l’albero una scatola di dolore.
A te che un altro nido, significa aprire le finestre.
A te che scrivi per conservare il tempo.
A te che esplori per scoprirti.

A te che guardi nei miei occhi, trovando i tuoi.

Dedicato

Ai suonatori un po’ sballati
ai balordi come me
a chi non sono mai piaciuta
a chi non ho incontrato
chissà mai perchè
ai dimenticati
ai playboy finiti
e anche per me
A chi si guarda nello specchio
e da tempo non si vede più
a chi non ha uno specchio
e comunque non per questo non ce la fa più
a chi a ha lavorato
a chi è stato troppo solo
e va sempre più giù
A chi ha cercato la maniera
e non l’ha trovata mai
alla faccia che ho stasera
dedicato a chi ha paura
e a chi sta nei guai
dedicato ai cattivi
che poi così cattivi non sono mai
Per chi ti vuole una volta sola
e poi non ti cerca più
dedicato a che capisce quando il gico finisce
e non si butta giù
ai miei pensieri
a come ero ieri
e anche per me
E questo schifo di canzone non può mica finire qui
ai miei pensieri
a com’ero ieri e anche per me

Loredana Bertè

Lettera a Riccardo

Posted by lapo2001 on mag 19th, 2010

Via dei cappuccini, secondo piano, interno 281 (29 dicembre 2005)
Ciao Riccardo. Oggi sono venuta a cercarti. Era iniziata strana come giornata. Ho dormito male perché ieri ho discusso con mia madre per motivi che non c’entrano niente con noi. Ho sognato cose cupe, credo, mi ricordo un furto e una mia capacità di prevedere le cose nel sonno, non so bene. Il cielo era nuvoloso, mi sembrava proprio il giorno adatto per fare quello che avevo deciso. Sono uscita presto, ho accompagnato Marco al garage e poi ho proseguito verso il fioraio. Ti ho preso cinque gerbere, bianche ed arancioni, i miei fiori preferiti, magari piacciono anche a te.
Ero un po’ in tensione per l’incontro con Tiziana. L’ultima volta che l’avevo vista avevo poco più di vent’anni e lei cercò di convincermi che dovevo fare io il primo passo per recuperare un rapporto con mio fratello perché ero io la più grande. Il risultato fu una notte insonne trascorsa a piangere a dirotto e altri dieci anni di lontananza da Daniele.
L’appuntamento era all’emiciclo di Poggioreale perché lei conosce la strada da lì e non avrebbe saputo spiegarmela per telefono. Che poi in realtà morivo dalla voglia di superare anche lo scoglio Tiziana, perciò ero anche contenta di incontrarla. L’ho vista lì, sotto la discesa del cimitero ed era invecchiata, i capelli tinti, una finta pelliccia nera addosso e il jeans con le scarpette da ginnastica sotto e ho pensato che poverina anche lei che ha dovuto fare tutto da sola. Ho pensato che sei stato sfortunato: lasciare la tua famiglia e crearne una nuova e poi lasciare anche quella per fatalità.
Ci siamo incamminati a piedi, Tiziana, Daniele ed io, per la salita e il cimitero non mi faceva paura e cercavo in giro, magari avessi incontrato le tombe dei miei bisnonni, mi avrebbe fatto piacere salutarli. Quante facce sulle tombe, quante storie, chissà quanto dolore, mentre noi scherzavamo per mitigare la tensione dell’incontro. L’edificio alle cui spalle ci siamo incamminati mi aveva colpito da lontano, neanche fossi tu che mi stavi chiamando. Una sensazione di calore, di luce, era bellissimo. Alla fine, costeggiando il muro del cimitero nuovissimo è apparso il tuo palazzo, quasi un condominio. Abiti in via dei Cappuccini, secondo piano, interno 281. Al piano di sotto c’è una famiglia inglese, magari chiedi loro del sale quando ti serve, per curare le ferite, magari. Eravamo così piccoli, Daniele ed io in confronto all’immensità del posto. La tua faccia accanto a quella di nonno Vittorio non era cambiata neanche un po’, come quella della foto che ho nel portafogli. Eppure mi ero chiesta per tutto il tragitto se ti avrei trovato invecchiato, ma eri uguale, identico e, come al solito, neppure una data, nulla: “Vittorio P. per sé ed i suoi cari”, nulla di più.
E così sei accanto al nonno che mi regalava i libri di Walt Disney, pensa tu, vi fate compagnia, che bello. Daniele si è arrampicato su una scala per portarvi i fiori: a te le mie gerbere, a nonno i fiori di campo che aveva portato Tiziana e sono stata contenta perché le mie gerbere ce le hai tu, ti ho donato qualcosa di mio, i miei fiori preferiti. Siamo stati un po’ lì davanti e poi ti ho detto, tra me e me, “hai visto? Siamo venuti insieme, i tuoi figli, così diversi, l’avresti mai detto? Siamo qui”. Chissà se mi hai sentito, ci guardavi zitto, anche se lo so che sorridevi.
Al ritorno Tiziana ci ha fatto compagnia per un pezzo di strada. Mi ha detto che hai commesso tanti sbagli, alcuni clamorosi e che ti ha detto spesso che avresti dovuto cercarmi, recuperarmi da qualche parte, in mezzo al caos di sentimenti in cui mi avevi lasciata, ma che tu eri disarmante, ogni volta ed ogni volta le dicevi: “non ti preoccupare, lei è come me, lei capirà”. E ti ho capito, Riccardo, ti scrivo per dirti questo, che ti ho capito. Che non te ne faccio una colpa, che anche a me è capitato di preferire di scappare, e sperare che le cose tornassero a posto. Ti comprendo e sono contenta di averti trovato e che sei nella mia città, non a Trento, dove eri andato a cercare una nuova vita. Da oggi so dove trovarti e ne sono felice. Sei morto il 23 dicembre e forse è per questo che le morti sotto Natale mi fanno soffrire tanto, come quella di Claudio. Oggi è 29 e la mia visita acquista ancora più significato. Forse è questo che intendeva la mia bisnonna in sogno, pèttinati voleva dire sciogli i nodi, gli ultimi che restano da sciogliere nella tua vita. Magari l’hai incontrata, girando tra le tombe, e le hai chiesto di me e se le avessi mai parlato di te. Hai visto, alla fine, che non ti abbiamo dimenticato? Nonna Peppa, forse, voleva dirmi questo. Ti comprendo, giuro che ho capito. E ti perdono. Per la prima volta da quando ho saputo che sei morto piango di nuovo e credo sia un bon segno. Buon anno, a modo mio. Tua figlia, Ilaria

Ilaria P.

Solo per un attimo

Posted by lapo2001 on mag 14th, 2010

E’ una terrazza che affianca la strada che curva. E’ vuota. A quest’ora non ci sono folli incoscienti che scenderebbero fin quaggiù. Lo spettacolo è eccezionale. C’è il buio che copre un mare piatto e calmo. Non lo si sente parlare, ha onde mute quasi da voler passare inosservato. Mi raccolgo abbassandomi tenendo fuori dal muretto solo il naso e gli occhi e cerco in lontananza qualche piccolo bagliore proveniente dalla luna pigra e addormentata dietro la collina. Niente. Quest’oscurità mi rapisce. Se sapessi che al di là ci fosse un muro, mi sentirei oppresso, con poca aria nei polmoni e nella testa, ma la sicurezza che oltre quei veli bruni ci sia qualcosa di immisurabile, di immenso, area la mia sete di fantasia. E’ più estasiante di un cielo stellato. Non ci sono luci, nè stelle da unire come una settimana enigmistica che possano fuorviare con forme prestampate. E’ solo un immenso schermo nero. Non come una televisione spenta e ferma, ma come di un canale che non ha segnale…forse ha bisogno solo di una lieve scossa. E’un paesaggio vivo, che si muove, ha un’anima. C’è pefino la lucina verde del led che conferma che è acceso. Sarà una barca di pescatori vicino la costa. Amo questo luogo. Amo il suo silenzio e l’odore che emana. E’ il mio regno. E ogni figura o forma che scateno nasce poi, da un posto piccolo, piccolo e ammuffito, come se volesse sfidare l’infinito. Spontaneamente. Disegno senza un preciso tragitto, usando dapprima gessetti variopinti, poi continuo coi patelli, per finire con gli acquerelli. Mi sento un artista, pur non sapendo tenere in mano nemmeno una matita. Sono l’artista di me stesso. Escon fuori figure strane, fili che si intrecciano in mezzo a perimetri morbidi senza alcun significato, ma tutto è al suo posto, tutto combacia nel disordine. E’un gioco. Il divertimento di un attimo, di un piccolo istante. Quello di inventarmi il padrone di ogni cosa, il padreterno di un secondo. Costruire e distruggere castelli inesistenti col solo battito di ciglia. Ogni idea, ogni pensiero dipinto e colorato nell’oscuro universo del possibile. A quest’ora, qui tutto lo diventa. Anche ciò che di tanto in tanto viene a farmi compagnia nei sogni. Come la tua immagine, la tua voce o un tuo bacio.

E’tardi. Mi rialzo. Devo risalire. Chissà se c’eri veramente su quella terrazza…anche solo per un attimo?

Essere o non essere?

Posted by lapo2001 on mag 1st, 2010

Tu vivi di troppe certezze. Da lassù pensi di giudicare tutti noi con quell’aria indisponente e da saputello. Non se ne può più dei tuoi sermoncini da gran filosofo sempre con quel dito puntato pronto a ironizzare su chi ha difficoltà. Ma chi sei? Tu non hai voluto soffrire, ok, va bene, sono cose tue. Ma non romperci le scatole e i timpani con l’onniscienza perchè ognuno ha le proprie debolezze. E non tutti hanno fatto la tua scelta…Fortunatamente.
E poi, volevo aggiungere un’altra cosa. Pensi di essere un gradino più su di noi comuni mortali perchè hai la presunzione delle tue certezze che ti blindano da ogni situazione? Beh, io ritengo di essere giusto sopra di te. Proprio quelle certezze non le ho.

Chissà chi dei due ha ragione?

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