Dove

Posted by lapo2001 on gen 12th, 2011

Ho ascoltato la tua voce disperata al telefono mentre rincorreva singhiozzi. A volte, freddo, ho lasciato che gli sfoghi facessero il proprio corso e che il vuoto galleggiasse sulla tua notte attendendo che i raggi del sole il mattino seguente lo riempissero di quel pò di finto calore ed ho fatto l’unica cosa che potevo fare e ho detto l’unica cosa che potevo dire: “io ci sono”.

Ora c’è un pianoforte che non smette più suonare. La sua malinconia mi fa togliere e indossare il cappotto di continuo. Esco per evitare di assecondare quel suono, mi muovo veloce per la strada confondendomi tra le luci della città e dopo poco, non riuscendo a fare a meno, torno a farmi prendere da quelle note perse e sbiadite…
Sono stato al bar degli amici. Il pianoforte era con me. C’era molto casino intorno. Ho chiuso i rubinetti e il chiacchiericcio si è trasformato in un bisbiglio. T’ho vista in piedi di fronte alla macchina del caffè, mentre sorridendo lasciavi brillantini qualunque cosa toccassi. Solo la smart poteva portarmi dove mi andava. Ho preso la telecamera e me la sono piazzata in faccia, mentre percorrevo la strada tortuosa che spia da cent’anni il mare. Il cielo si era schiarito e il fresco penetrava dal piccola feritoia del finestrino. Ho cantato come un ossesso, sparando come un fuoco d’artificio tutta la palla che avevo qui dentro. Non so dove sia finita. No so dove sia io. Mi sono ritrovato a casa vicino al pianoforte.
Le note si ammucchiano tra il bianco e il nero e non permettono che i ricordi vadano altrove. Dove ho lasciato che andassi via…
Ma tu ci sei? Sì, ma dove?

Dove – A.Venditti

True colors

Posted by lapo2001 on gen 9th, 2011

Ah scusa, stavi parlando con me? Sì, dimmi, ti ascolto, cosa stavi dicendo?
No, non è vero che non mi interessa. E solo che c’ho un pò di ingorghi qui dentro.
Ma hai cambiato profumo? Ma non era più aspro? Mi ricordo che quando passavi restava nell’aria ad oltranza. Sarà che ho il raffreddore perenne.
No, no, lascia stare, non farmi domande. Cosa importa? Cosa importa se anche il cane se n’è accorto, tanto da cercare il mio sguardo nella gigantografia appesa al salotto. Dai, non arrabbiarti. Metti un pò di musica. Quella che piace a noi. Anzi, scegli una che preferisci tu. Per me fa lo stesso. Le note si assomigliano tutte. Ma la cantante canta in inglese?
Ieri ti ho chiamata. Volevo sapere se avevi visto il mio specchio, non lo trovo più. Ma scusa, che faccia ho? mi sò dimenticato? ma sto ridendo ora? o no?
Puoi controllare se l’ho lasciato a casa tua? mi manca un pò. Mi manco un pò.
Il tempo s’è ristretto e le giornate passano lente, anche se il sabato mi dico “già è finita un’altra settimana”. Vogliamo andare al mare, che dici? Il sole fa sempre il suo effetto. Di questi tempi non si sente in faccia, ma almeno spacca i dettagli. A proposito, da quanto tempo non si lascia vedere? Piove da mesi, o no? Il grigio s’è impossessato pure di te? Ehi, ma dove sei? Stavo parlando con te…
Fortunatamente il cielo è sempre azzurro.

True colors

Tu con gli occhi tristi
non ti scoraggiare
mi rendo conto, è difficile farsi coraggio
in un mondo pieno di gente
puoi perderti di vista
e l’oscurità che hai dentro può farti sentire così piccolo

Ma vedo i tuoi veri colori
che brillano
vedo i tuoi veri colori
ecco perchè ti amo
quindi non aver paura di mostrarli
i tuoi veri colori
sono belli come un arcobaleno

quindi mostrami un sorriso,
non essere infelice
non riesco a ricordare l’ultima volta che ti ho visto ridere
se questo mondo ti fa impazzire
e hai subito tutto quello che puoi sopportare
tu chiamami
perchè lo sai che ci sarò

E vedrò i tuoi veri colori
che brillano
vedo i tuoi veri colori
ecco perchè ti amo
quindi non aver paura di mostrarli
i tuoi veri colori,
i tuoi veri colori
sono belli come un arcobaleno

Cindy Lauper

A wonderful world

Posted by lapo2001 on dic 15th, 2010

Lo sai fratello, siamo nella merda. A proposito, come ti va?
Ogni tanto vengo dalle tue parti, sai? Ma non ti trovo e se chiedo di te, la gente abbassa la bocca e alza le spalle “e chi lo sa”.
Ho saputo che ti sei ammogliato. Bene. Ma ci sei? Sì, ma qui no?
E gli amici, gli amici li vedi più? Che faccia hanno, li guardi mai?
Ti guardi intorno come se niente fosse. E dietro? guardi dietro? o solo la notte se non crolli?
Io invece ho tolto l’abito più bello che avevo. L’ho riposto per non sciuparlo. Il freddo, la pioggia e la neve lo stavano già mettendo a dura prova e ha dato segni di cedimento. Lo conservo e penso alle belle stagioni quando l’indossavo felice e sicuro. Ma ora, ora che senso ha?
E a te? A te riscalda il tuo? E continui a guardarti intorno… o fai finta?ma ci senti?
Ieri ho incontrato l’uomo dei “più”, te lo ricordi? l’ho invidiato. Non si ferma mai. Eppure qualche camionata l’ha presa in pieno. E sta sempre lì, a ridere. Le sue dosi in questo periodo sono la mia salvezza. L’ultima che mi ha detto è stata : “ma che ce ne fotte, vuttamm annanz”. Eh.
Eh. E vuttamm annanz… ma qui si deve saltare. E devono essere sempre bei salti. Eh.
E quest’anno che pensi di fare tu? salti? o pensi di guardarti intorno per il resto dei tuoi giorni?
Che brutta faccia che hai e che brutte scuse per giustificarla.
E se mi guardassi, scopriresti che la mia non è da meno.
Il mio non è uno Wonderful World, e il tuo? Come stai messo?

A wonderful world

Lo sai fratello siamo nella merda
a proposito come ti va?
e quei bambini giocano alla guerra
dov’è questo Wonderful world?

Non ho più voglia di avere voglia
tutto questo è troppo anzi di più

e tu che aspetti sempre sulla soglia
dov’è questo Wonderful world?

Vado via domani
e non torno più
prima che io salti
faccio un salto nel blu

Sali, anima in depression
come in, come sei messo?

Ci sono giorni dove sono in vena
hey baby proprio come mi vuoi

in altri striscio tiro la catena
ma dov’è questo Wonderful world?

Che mi scappa da vivere
e qui non ci sto più
ma prima che io salti
faccio un salto nel blu.

Sali, anima in depression
come in, come sei messo?

Vado via domani
e non torno più
prima che io salti
faccio un salto nel blu

Un grande salto nel blu!

Che mi scappa da vivere
e qui non ci sto più
ma prima che io salti
faccio un salto nel blu.

Sali, anima in depression
come in, senti che vibration
sali, anima in depression
come in, sentirai che vibration

oh no no no no no no
un grande salto nel blu!
oh no no no no no no
l’ultimo salto nel blu!

Zucchero

I Don’t Want To Be

Posted by lapo2001 on nov 30th, 2010

Ho parlato per giorni e giorni per cercare di spiegarmi. Ho urlato quando le orecchie volevano ascoltare solo ciò che faceva loro comodo. Ho provato a disegnarmi, calcando i dettagli e arricchendo di colore le sfumature. Ho aggiunto alla mia natura distorsioni che non m’appartengono per trovare un incrocio di fortuna in cui avrei potuto incontrarmi. Ho ascoltato…
…e ora aggrappato a qualche ricordo sognato non so nemmeno quanto tempo fa, mi giro e guardo intorno attendendo la luce del giorno, sperando che schiarisca l’immagine persa che ho di me. E in questo grigio astratto, confuso e finto, mi rannicchio nel mio angolino per non sentire sapori, rumori ed odori e niente che li fuori possa toccare le mie ali pesanti.
Silenzio… tendo l’orecchio e passo le ore cercando di entrare nel ritmo del mio battito. E’lento e senza eco. E’un pulsare muto e svuotato come il ticchettio del pendolo che ho dovuto bloccare per non farmi mangiare. Mi annuso le mani anemiche che sanno solo di freddo e presenza. Le guardo sbarrando gli occhi, perchè danno la sensazione di non appartenermi. Bisbiglio, senza pregare, per sentire la sordità della mia voce. Mi faccio il solletico sugli avambracci. Muovo la lingua dentro la bocca per assaggiare il mio palato e per sentire quanto sia ruvida, ma è come se fosse sotto anestesia. E’arida come il deserto che questa notte ha deciso di venirmi a visitare.
C’è bisogno di più silenzio, di più buio…così, nascono i sogni. Non voglio alzare la testa, so che da qualsiasi parte potrebbe esserci uno specchio con il dito puntato. Ho il terrore di scoprirci il mio ultimo volto, quello che possiedo ora. Quello che non riconosco. Dov’è che sono? ma ci sono?
Vorrei solo essere me stesso, fuori da qui. Non ho bisogno di essere qualcun’altro…
…e tu sai di cosa sto parlando.

I don’t want to be

Non ho bisogno di essere qualcos’altro
del figlio di un agente di custodia
non ho bisogno di essere qualcos’altro
del figlio di uno specialista
non devo essere niente più di
una nascita di due anime in una
parte del luogo nel quale sto andando
che saprà da dove vengo
non voglio essere nient’altro più di
quello che ho cercato di essere ultimamente
tutto quello che devo fare
è pensare a me, e avrò pace nelle mente
sono stanco di dare un’occhiata alle stanze
chiedendomi cosa devo fare
o chi dovrei essere
non voglio essere nient’altro che me
sono circondato da bugiardi, ovunque mi giri
sono circondato da impostori, ovunque mi giri
sono circondato da crisi d’identità ovunque mi giri
sono l’unico che l’ha notato?
non posso essere l’unico che ne è cosciente!
non voglio essere nient’altro più di
quello che ho cercato di essere ultimamente
tutto quello che devo fare
è pensare a me, e avrò pace nelle mente
sono stanco di dare un’occhiata alle stanze
chiedendomi cosa devo fare
o chi dovrei essere
non voglio essere nient’altro che me
posso avere l’attenzione di tutti per favore?
se non siete questo e quello
dovrete andarvene
vengo dalla montagna
la crosta della creazione
la mia intera situazione
fatta dall’argilla alla pietra
e adesso sto dicendo a tutti che
non voglio essere nient’altro più di
quello che ho cercato di essere ultimamente
tutto quello che devo fare
è pensare a me, e avrò pace nelle mente
sono stanco di dare un’occhiata alle stanze
chiedendomi cosa devo fare
o chi dovrei essere
non voglio essere nient’altro che me
non voglio essere

Gavin Degraw

Belle speranze

Posted by lapo2001 on nov 18th, 2010

Con il mio quaderno nero come questo tempo, mi accomodo alla solita spiaggia. Sono solo. Il freddo delle pietre penetra i miei jeans e mi anestetizza le gambe. C’è vento, non quel vento. Questo è inesorabile. Ad ogni passaggio lascia una patina ghiacciata sulla faccia, quasi a ricordarmi il sapore aspro di questi giorni. Lontano, a un paio di metri dall’orizzonte, il cielo è plumbeo. Il grigio e il nero si mescolano veloce come se stessi assistendo allo scarico di una ciminiera industriale. Tra le nubi nemiche, di tanto in tanto, si possono osservare gli scarichi saettanti di timidi fulmini. Ancora non piove, lo farà sicuramente più tardi.
Apro il quaderno alla prima pagina bianca utile. La guardo. Prendo la biro. Poggio la punta piena d’inchiostro sul foglio e seguo con lo sguardo le onde piene e pesanti che si dirigono veloce verso di me. Il loro infragolarsi potente rompe finalmente tutto quel peso che metro dopo metro si è ingrossato, rendendo ognuna di essa intollerabile. Mentre le onde si infrangono, il mare se la ride. Questo è il tempo giusto per muoversi senza troppi pensieri, senza dover troppo badare alla costanza del ritmo e alla calma apparente. Mi si sta ghiacciando la punta del naso e la mano non vuole muoversi. Non ho da scrivere, non ho da dire. Anche la mente s’è lasciata scolorare da questo opprimente grigiastro ed anemico paesaggio. Ho anche difficoltà a muovere il collo. Mi si è irrigidito e questo non mi da la possibilità di scrutare tutta la costa che cerca di difendersi da tutti questi attacchi marini. Le folate improvvise e potenti hanno staccato anche l’insegna del bar chiuso ormai da mesi. Con la coda dell’occhio la vedo rotolare come una trottola impazzita lungo tutto il lido prima di fermare la sua corsa proprio sulla battigia, dove le furibonde e immense quantità d’acqua non vedono l’ora di sfogare la propria ira. Quell’insegna sta per affondare negli abissi. E pensare che fino a qualche tempo fa, qui, c’era chi raccoglieva i pensieri del cuore, disegnava aquiloni con le nuvole e attendava la prossima luna piena per far luce a stelle cadenti piene di desideri e belle speranze. Era sempre estate.
Ma che fine ha fatto quel tempo? O era un’illusione? O questo spento tempo è il vero bugiardo?
Ecco, piove. Lo sapevo. Non ho nemmeno l’impermeabile. Ecco, piove. Non fuori.

Belle speranze

stancamente sto qui ad aspettare
un’altra estate di belle speranze
e di belle di bianco vestite
davanti ai caffe’
niente storie importanti
poca voglia di andare lontano
aspettando una piccola mano
che passi da qui
ma l’amore l’amore l’amore
l’ amore dov’e’
ma l’amore l’amore l’amore
l’amore non c’e’
in questa vita che passa
come un’onda leggera sulle braccia
” Instrumental ”
aspettando la prossima luna
conto i passi di questo mio cuore
e reggo sguardi di poche parole
e di poca poesia
e raccolgo pensieri pesanti
e non parlo per farli volare
guardo gli occhi degli altri guardare
con curiosita’
ma l’amore l’amore l’amore
l’amore
dov’e’
ma l’amore l’amore l’amore
l’amore non c’e’
in questa vita che passa
e accarezza leggera le mie braccia

santa fortuna che vegli sugli uomini
senza virtu’
bella signora che sfiori ed illudi
e non torni mai piu’
apri le braccia stanotte e non
farmi aspettare non piu’
e fa che sia bellezza e amore e amore
fai che sia
e lasciati toccare prima di andar via

stancamente rimango a guardare
questa estate di belle speranze
e di belle di bianco vestite
davanti ai caffe’ davanti ai caffe’

ma l’amore l’amore l’amore
l’amore dov’e’

ma l’amore l’amore l’amore
l’amore dov’e’

ma l’amore l’amore l’amore
l’amore dov’e’

Fiorella Mannoia

Il pagliaccio

Posted by lapo2001 on nov 9th, 2010

Stanco, stanchissimo salgo le scale che mi portano all’acolva. C’è tanta nebbia in questo corridoio seppure le finestre siano chiuse. Ho bisogno di stendermi, e solo la durezza di questi grandi scaloni, mi affanna. Apro la porta. C’è il solito buio, prima o poi dovrò decidermi a cambiare le lampadine fulminate. Ma l’alcova potrei percorrerla anche ad occhi chiusi, conosco il suo disordine nei minimi dettagli, anche lì, lì nell’angolo, non si vede niente, ma so che c’è una pila di libri che si equilibrano contro tutte le leggi della scienza. Passo svelto zigzagando nella stanza scura e mi dirigo verso il mio amato letto. Vestito, sporco, morto, mi affloscio sul materasso… Non ho un minimo di forze e tutto il corpo si è irrigidito come se si fossero calcificati anche i muscoli. Mi manca qualcosa. Non posso dormire…
…ho bisogno del meccanismo del sudoku, i suoi numeri. Ho bisogno anche solo di 2 minuti, ma devo scovarne uno in tutto sto casino. Il problema, oltre la debolezza, è che qui dentro vince lo scuro e lo scatolo dell’enigmistica è sicuramente sotto la televisione, ma in questa situazione non troverò mai ciò che m’interessa. Ok, proviamo, anche perchè ci vorrebbe una pila per trovare la pila e l’odio che ho verso le candele mi fa desistere da altre alternative. Si va alla cieca… Ops… ma qui sotto non c’è lo scatolo delle riviste. Ma cos’è? Lo trio fuori, facendolo strisciare sul pavimento. Non è di grandi dimensioni, ma pesa. Lo apro e infilo la mano avidamente, proprio perchè non ricordo il contenuto. La prima cosa che i polpastrelli toccano è una radio. E deve anche essere datata. Sento la manopola del volume enorme e ha ancora lo sportellino per le cassette. La tiro fuori e in un attimo rinsavisco. Naaa. E’la radio che usavo una decina di anni fa quando ancora sotto la doccia cantavo a squarciagola, eh. Ci sono anche le cassette originali del primo Biagio Antonacci (Liberatemi) e W la mamma di Bennato. Erano i tempi del Kalimera e della pura follia. Roba vecchia, roba dimenticata…Mi sembra di tenere la mano in un cilindro di un mago. Cos’altro mai potrà ancora uscire?… Allungo di nuovo il braccio nello scatolone di Doraemon sempre più curioso e… Oh mio dio, e questo che ci fa qui?! Big Jim. Da quanto tempo sei a riposo qui? Ti ricordi le storie e le disavventure che ti ho fatto passare? Ogni santissimo giorno, come una soap opera, il pomeriggio ti facevo volare convinto che tu fossi spider-man. Bucai anche il guanto rosso e blu di mia madre e te lo infilai, perchè con la tutina dell’uomo ragno qualche ragnatela dovevi pur tirarla fuori. Ti ho massacrato ma ancora vedo che il tuo fisico regge. E se pigio il tasto dietro la schiena il cazzotto ti parte ancora, eh. Chissà, se li dentro c’è anche l’amico Sandokan, te lo ricordi? Fammi controllare… Oh. E questo cos’è?! C’è anche il caricabatterie. Funzionerà? Ma che cellulare è?… Mi dirigo verso la presa, la cui posizione è individuabile sempre e solo a memoria… Ecco. Attacchiamo… Funziona, ma di che anno sarà? Vediamo se c’è qualche messaggio… Oh, ci sono i messaggi di Sara. Non l’ho vista più, che fine avrà fatto? Madre, che giri mi faceva fare? Certo che ero proprio un babbeo. Vediamo cosa mi scrisse quando ci lasciammo…2/1/2002 “tra me e te c’è un abisso infinito ed incolmabile. Siamo troppo diversi. Addio. P.S. Non mi cercare”…12/1/2002 “Perchè non ti fai sentire più?”…13/1/2002(mia risposta): “tra me e te c’è un abisso infinito che hai riempito di merda. Ciao. P.S. Continuerò a cercarti, dove sono sicuro di non trovarti …beh, facevo il bulletto, eh. E pensare che poi, ci rimasi malissimo… Ci sono anche i messaggi di Nicola di cui dopo l’imbarco ho perso le tracce, di Franco S. che si è trasferito a Pavia, di Laura, di Liliana… leggiamo a caso. “ma come fai ad arrivare sempre in ritardo?” eheh, questo è Antonio. Ora sono io che me lo chiedo di lui. “possiamo vederci, solo per un caffè?” è Giorgia, era convinta che avessi poteri magici. Fortunatamente, s’è sposata. “abbiamo toccato il fondo. Sesa è uno scandalo”, eheh Tonino, fortuna che le cose son cambiate. “mi mancherai, ma non cambierai mai”, eh, le solite sciabolate di Elisa…

…non cambierai mai…

…quante volte me lo son sentito dire?…

…sono passati quasi dieci anni… eppure non gioco più con Big Jim, non canto più sotto la doccia, non ascolto più quella musica, Sara è un lontano ricordo…

…e prima non avevo idea del potere che avesse un sudoku e te.

Il pagliaccio

Sono il guardiano del Paradiso
per me si va soltanto se sei stato buono
sono il pagliaccio e tu il bambino
nel circo ho tutto
e vivo solo di quel che sono
la sera quando mi sciolgo il trucco
riscopro che sono un pagliaccio anche sotto

Ma infondo io sto bene qua
tra le mie facce e la mia falsità
ma infondo io sto bene qua
trovando in quel che sono
Un po’ di libertà

Oh no! Non ridere perché
lo sai meglio di me
che non ho più voglia per risponderti
perché sei
sei come me

Sono la sfera di un indovino
nei miei disegni è scritto e vedo il tuo futuro
sono il pagliaccio e tu il bambino
farò pagare caro ad ogni uomo il suo sorriso
la sera quando mi sciolgo il trucco
riscopro che sono un pagliaccio anche sotto
e sullo specchio del camerino
mi faccio della stessa droga per cui vivo,
la vanità
ma infondo io sto bene qua
tra le reti del mio circo che non va ma infondo io sto bene qua
trovando in quel che sono
un po’ di libertà

Oh No! Non ridere perché
lo sai meglio di me
che non ho più voglia per risponderti
perché sei,
sei come me

C. Cremonini

Ditelo con i fiori

Posted by lapo2001 on nov 6th, 2010

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Se ogni lato del tuo carattere avesse il nome di un fiore, saresti una serra. E’ scoppiata la palla. Non hai potuto e voluto resistere. Ed eccola qui. Che hai da scrivere? Che pensieri hai? Di che colore sono?e profumano?
Quale fiore ci fai vedere?

Da come ti muovi lento e nervoso, non direi che sarà un discorso tra modeste e umili violette. E nemmeno intravedo la civitteria del mughetto. Cosa ci vuoi mostrare? Dimmi. Eppure mi piaci tanto quando tutto trasformi in rose. Nello scrigno di una rosa rossa si nasconde la segreta delicatezza di un pensiero puro o in quella bianca, il silenzio. E’bello e faticoso infilarmici dentro e scoprire poi, di non essere in grado di arrivare al suo cuore. Quando usi queste parole qui, beh, non so resistere. Ma ho ben capito, ahimè, che parliamo di altri odori, altre forme, stavolta… I tuoi occhi. Non è una delle tue espressioni migliori e la barba t’invecchia, questo lo sai. Lasciamo perdere l’immagine malinconica dell’Erica, perchè quella, in te è immortale. Ciò che vedo invece, va al di là. I tuoi occhi sono rossi e accesi. Gli zigomi, la mascella, le tempie, le narici, tutti hanno un andamento “normale” e pacato che stona con il tuo sguardo inusualmente rovente. E’il garofano il fiore di oggi? Rabbia e forza. Beh, non mi posso lamentare. Anche se a volte rischi lentamente di scivolare in un campo di gerani tra stupidità e follia. Ma ora, credo di non sbagliarmi. Quello è un garofano. Alto, rosso e impettito…

… Hai ragione su tutto. Bravo. Ora, ti regalo sto ciclamino e vaffanculo.

Freddi pensieri di Neitth

Posted by lapo2001 on ott 29th, 2010

Inverno – Franco Battiato

La filologia germanica non è poi così terribile… una volta che entrata nel meccanismo, in testa mi si accende una specie di lampadina, la rotazione consonantica per cui l’indoeuropeo pətér in germanico si trasforma in fadar, diventa una sciocchezza. Il delirio arriva a farmi pensare che potrei pure iniziare a parlarlo, il germanico, da un momento all’altro… pure al telefono con l’amica, mentre le spiego dov’è quel supermercato biologico che le interessava. Dovrei andarci anch’io in effetti, potrei passarci magari uscendo da lavoro.
Nell’aria c’è un’atmosfera strana, o forse è il tempo ad essere bizzarro, al meteo lo chiamano “tempo variabile”, il cielo non è totalmente sgombro di nubi ma almeno non piove e sembra tendere al sereno. In realtà è solo l’ennesimo segnale dell’inverno, che si veste all’improvviso con i suoi abiti migliori, quelli riposti nell’armadio più o meno un anno fa e che adesso indossa a festa, per farti capire che è tornato, lanciando cosi tutti i segnali che gli vengono in mente… Come quello di farti trovare in strada i venditori di castagne con tutto quel fumo per delle cose così piccole, o come quei bambini con delle giacche sempre una taglia troppo grande.
Credo di avere un sassolino nella scarpa, pungente, che ogni tanto però riesce ad infilarsi esattamente sotto la parte concava del piede, quella parte che non appoggia con la suola… e così sembra quasi che il sassolino non ci sia, e io riesco a camminare tranquilla per un po’… ma poi riappare e allora basta, mi fermo esasperata, tolgo la scarpa, pronta a restituirgli la vita. Ma lui niente, non esce, scomparso. Forse è scivolato senza che me ne accorgessi? Ma no, che dico, eccolo, lo sento di nuovo, è sempre lì… si era nascosto, il furbetto, non vuole proprio abbandonarmi.
Si è alzato il vento, non troppo, quanto basta ad agitare i depliant pubblicitari incastrati nei parabrezza delle auto… quelli messi peggio volano addirittura, finendo il loro folle volo nelle pozzanghere residue. Vanno incontro al loro destino, imprudenti, come Icaro quando ha deciso di sciogliere le sue ali di cera. Chissà cosa pensava lui mentre andava verso un blu che si faceva sempre più blu….come quello di adesso, il blu di questa notte.

Neitth

Muse

Posted by lapo2001 on ott 23rd, 2010

Ah ecco, ecco la strana sensazione. E’ strana non perchè non la conosca, ma perchè è talmente rara che quando mi invade non sono mai preparato ad accoglierla e la sorpresa che mi provoca mi fa pensare, il più delle volte, di non riuscire a viverla appieno, quando poi vola via, quando evapora.
In macchina, verso la strada dei pazzi, la mia musica e dentro una rabbia particolare. Quella che si fa sentire, quella che non si nasconde dietro ad un pensiero o un alibi costruito ad arte. E’nuda e cruda. Sta lì. Si piazza tra il cuore e i polmoni e inizia a premere fastidiosamente.
Lì, in mezzo ad un traffico bestiale, ho avuto però, il mio lampo, la mia tanto desiderata sensazione. E’un lasso di tempo indefinibile se mi fossi trovato in una stanza da solo, senza contatti esterni, senza influenze. Sono riuscito a capire più o meno quanto sia durato solo perchè è iniziato sull’autostrada subito dopo l’uscita dalla via dei pazzi ed è finito all’arrivo a casa mentre stava tramontando. Un’ora e mezza che è durata 5 minuti. Il tempo non è praticamente esistito e mi ricordo lo spazio solo perchè avanti ai miei occhi c’è stato per tutto il tempo una ford di colore assai fastidioso che mi distraeva dal mio distrarmi. Questo lasso di tempo è preziosissimo. Le milioni di domande che si pongono nei giorni precedenti, hanno la possibilità di avere una risposta. C’è una sorta di fertilità del comprendonio. Qualsiasi quesito in quell’ora e mezza poteva essere degno di risposta. Quando l’ho colto, m’è venuta una certa frenesia addosso e ho avuto difficoltà a discernere le logiche e le ragioni dalla testa per far spazio alla mia verità che poteva sopraggiungere. Mi sono sentito come quando preparavo mille discorsi prima di incontare la bella che mi attendeva. Alla sua vista però, restavo muto e imbambolato, con una nuvola nera nel cervello… Ho riso, ho riso tanto, soprattutto quando passava Cremonini con la sua marmellata. Mi si gonfiava il petto e mi sono sentito leggero come una piuma. Ogni frustrazione, pensiero morto o sensazione puzzolente è stata confinata in un angolo buio della mia mente e finalmente così, ho potuto dare un’occhiata al mio stato d’animo reale. C’ho visto un’ansia enorme, una rabbia scesa a livelli accettabili e qualche sogno ancora troppo nascosto. Ma ho guardato tutto ciò con un distacco impensabile, senza che quella scatola potesse toccarmi, infettarmi. C’è un sacco da fare ma solo con la serenità si può arrivare a dei veri risultati. E’veramente un momento negativo che mi incattivisce e mi fa essere ciò che poi dopo, giudicherò male, ma è necessario. Altre volte è capitato, ma ho capito che, col passare del tempo, si è un pò meno pretenziosi e il cambiare strada non la si vede necessariamente come una sconfitta, ma semplicemente un modo diverso di raggiungere un stesso obiettivo.
La rabbia non è passata del tutto. Speriamo che si trasformi tutta in una azione propositiva e che non si sotterri senza lasciare tracce come capita sempre. Alcune illusioni svaniscono. Alcuni tempi finiscono…

Time Is Running Out

I think I’m drowning
asphyxiated
I wanna break the spell
that you’ve created

you’re something beautiful
a contradiction
I wanna play the game
I want the friction

you will be
the death of me
yeah, you will be
the death of me

bury it
I won’t let you bury it
I won’t let you smother it
I won’t let you murder it

our time is running out
and our time is running out
you can’t push it underground
we can’t stop it screaming out

I wanted freedom
but I’m restricted
I tried to give you up
but I’m addicted

now that you know I’m trapped
sense of elation
you’ll never dream of breaking this fixation
you will squeeze the life out of me

bury it
I won’t let you bury it
I won’t let you smother it
I won’t let you murder it

our time is running out
and our time is running out
you can’t push it underground
we can’t stop it screaming out
how did it come to this

you will suck the life out of me

bury it
I won’t let you bury it
I won’t let you smother it
I won’t let you murder it

our time is running out
and our time is running out
you can’t push it underground
we can’t stop it screaming out

how did it come to this

Muse

S.O.S.

Posted by lapo2001 on ott 21st, 2010

Spesso la realtà mi mangia. Si insinua come una macchia unta sulla carta d’identità, ne consuma lentamente gli angoli e ne offusca la mia brutta faccia e l’indirizzo. A volte ho anche dolori sintomatici alle ossa. Nelle giornate peggiori sento che divora anche quelle. Mi atrofizza i muscoli e non lascia spazio a null’altro. Ed anche se il lavoro quotidiano di fantasia si ingegna per tappare i buchi e tutte le falle, arriva un giorno come questo che non lascia scampo. Affondo nella realtà, inesorabilmente. Eccola. E se nelle ore passate ho dipinto muri e colorato qualche cielo, fregandola e rinchiudendola in un pastello o in un tubetto di vernice, ora non vuol sentir ragioni. Dirompente presenta il conto, crudo e pieno di spine.
La realtà, la realtà. E’ingorda e puttana. Un appuntamento andato storto, il solito sguardo severo, bollette che si sono gonfiate come mongolfiere, un lavoro che non è ancora iniziato ma che sarebbe quasi dovuto finire, un altro paio di carognate giusto per non dare altri specchi a cui arrampicarsi e la solita foca in gola dell’ultimo periodo che se non soffoca, di sicuro stringe forte e lascia segni.
E allora dimmi tu alla luce di tutto ciò, qual è il rimedio? la pozione magica o il sortilegio da sciogliere? No, perchè le forze, a furia di consumare i suoi denti nella mia anima, mi stanno venendo meno, mentre la macchia continua la sua azione di confusione e si fa più scura e impregnante… La realtà. Devo nasconderla o attendo che mi trapassi come un pilo? Di morire ancora una volta non ne ho proprio voglia, forse non ho più il fisico e nemmeno la testa…S.O.S.

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