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Serie A | Salviamo Peter Pan

Udinese – Napoli 2-2

Posted by lapo2001 on mar 19th, 2012

XXVIII Giornata
Udinese – Napoli 2-2 (Pinzi, DI Natale; Cavani 2)

Se i risultati scaturissero solo dalle prestazioni, allora, probabilmente, la classifica attuale sarebbe stravolta. Il Milan non sarebbe primo, forse, la stessa Udinese sarebbe ai vertici, il Siena avrebbe qualche punto in più e la Fiorentina sarebbe già retrocessa. Guidolin avrebbe in bacheca qualche scudetto e Mancini allenerebbe la primavera del City. Di fatto non è così. I colpi dei campioni, gli errori del singolo, l’episodio sfortunato o una ingenuità, il più delle volte, mutano l’inerzia di una partita, definendone il risultato specie se le squadre sono stanche e in campo c’è molto equilibrio. Credo infatti che entrambi i gol udinesi siano frutto di nostri errori individuali causati da disattenzioni e che il doppio vantaggio non sia emerso perché i friulani abbiano schiacciato il Napoli nella nostra difesa o perché abbiano imbastito trame di gioco spumeggianti. Guidolin è stato sicuramente bravo a preparare la partita adottando una tattica accorta nell’attesa che si potesse approfittare dei regali che ormai sono diventati imprescindibili nella nostra retroguardia. Così è stato. Sul campo il Napoli ha fatto una gran fatica a proporsi in attacco pericolosamente, ma ha scelto di fare la partita e tenendo conto del momento particolare e delle assenze non si può dire che abbia sfigurato. Ha tenuto palla lentamente per non rischiare troppo, riuscendo a controllare il centrocampo seppur si evidenziasse una netta inferiorità numerica e solo a causa di distrazioni evitabili ci siamo ritrovati a soccombere. In base alla prestazione, non abbiamo brillato, ma di certo non avremmo meritato quel passivo. Poi, grazie ad un fallo che solo per la stupidità merita il giallo, è cambiato tutto. Un episodio, appunto. Anche se non esiste alcuna legge scritta che giocare con un uomo in più significhi automaticamente schiacciare gli avversari sulla propria linea di porta. La stessa Udinese ha giocato una partita intera 11 contro 10 con due gol di vantaggio proprio qualche giorno fa contro gli olandesi dell’Az e non l’ha notato nessuno, meritando quindi di uscire dall’Europa League. E’innegabile però che gli azzurri abbiano beneficiato di quella ingenuità ritrovando qualche energia nascosta, mentre i friulani hanno iniziato ad indietreggiare metro dopo metro accusando il colpo. Io credo che alla fine, se fossimo stati leggermente più lucidi, avremmo addirittura vinto. La fretta e la foga sul 2-2 ci hanno fregato. Con un giro palla più veloce e preciso, negli ultimi minuti avremmo visto qualche azione in più e se l’arbitro, invece di farsi inghiottire dalla furia vittimista bianconera, figlia della scorsa giornata a Novara, avesse applicato il regolamento, l’Udinese avrebbe giocato gli ultimi 10 minuti in nove se non in otto uomini. E voglio fare un appunto anche sugli incomprensibili tre minuti di recupero, quando sostituzioni e rigore, ne avrebbero giustificati almeno due in più. Tre minuti, di cui la metà trascorsi con palla ferma sulla rimessa in attesa che Handanovic calciasse.
Un episodio può generare un risultato o la folata di una partita ormai segnata. Per esempio, ho letto che gli amici udinesi hanno ripescato dalla cassa l’incontro dell’85. Quando Diego dopo aver realizzato un calcio di punizione talmente perfetto che nemmeno due portieri avrebbero potuto impedirlo, siglò il 2-2 finale con un colpo di mano, camuffato dalla sua folta capigliatura. Un episodio che face incazzare persino Zico. Io invece faccio un passo indietro più breve, giusto per rinfrescare la memoria. Ci sarebbe da rianalizzare un po’ di episodi di un dimenticato Udinese-Napoli 3-1 del febbraio 2010. Arbitro D’Amato: regalò un rigore ad Asamoah, buttò fuori Maggio per una simulazione inesistente invece di fischiare un rigore nettissimo, mostrò il giallo ad Inler invece che a Lukovic giá ammonito e non fermò il gioco quando Grava, che per soccorrere un calciatore friulano in preda ai crampi, mantenne in gioco un esultante all’epoca Di Natale che realizzò il definitivo terzo gol. Episodi. Ingenuità. Errori arbitrali. Gesti non del tutto sportivi. E in fine la prestazione. Ecco, cosa generano i risultati. E noi, in base a questi, agli episodi, ieri, avremmo dovuto vincere e in classifica avremmo qualche punto in più, mentre il furto subito due anni fa in quello stesso stadio ancora grida vendetta.

Forza Napoli Sempre
La 10 non si tocca.

Napoli – Cagliari 6-3

Posted by lapo2001 on mar 12th, 2012

XXVII Giornata
Napoli – Cagliari 6-3 (Hamsik, Cannavaro, aut.Astori, Lavezzi su rig., Gargano, Maggio; Larrivey 3)


Napoli-Cagliari 6-3 / 9/03/2012 Serie A di free-betting

Solo Rosati non ha segnato.

Napoli – Inter 1-0

Posted by lapo2001 on feb 28th, 2012

XXV Giornata
Napoli – Inter 1-0 (Lavezzi)

Questa pennellata spiega molto più di tante parole. Che mostro!

Fiorentina – Napoli 0-3

Posted by lapo2001 on feb 20th, 2012

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XXIV Giornata
Fiorentina – Napoli 0-3 (Cavani 2, Lavezzi)

Nell’aria c’è polline di te…

 Come d’incanto, si ritorna ad annusare la calda atmosfera autunnale che ci permise voli pindarici. Più o meno sono nello stesso stato d’animo del dopo San Siro (0-3 all’Inter) o del dopo Barbera (1-3 al Palermo), lo stesso tempo in cui tutto sembrava perfetto e quindi possibile. Ma, questa volta, non voglio commettere lo stesso errore e, nonostante la prestazione della squadra sia stata impeccabile e senza sbavature, m’impongo di non guardare troppo oltre e le ali continuo a tenere precauzionalmente in garage.

Il limite riscontrato nella stagione in corso è stato proprio quando c’era da gestire i momenti euforici e, ancor di più, quelli di depressione. Ma, così come non ho saputo dimenticare la bellezza di questa squadra che, a detta di tutti, riusciva nello scorso autunno con l’Udinese a giocare il miglior calcio nazionale, diventando splendente nelle notti di Champions, allo stesso modo, non riesco a dimenticare cosa siamo stati nell’ultimo mese e mezzo.

La terra è tornata ad accendersi e il richiamo delle nuvole è fortissimo, ma stavolta voglio solo limitarmi a godere e saldare i piedi al suolo. È il momento topico dell’intera stagione e, ora più che mai, non avrebbe senso impapocchiarsi la testa con calcoli e tabelle che a noi, tra l’altro, portano una sfiga indicibile.
Grande Napoli, grandi ragazzi e grande lo zio Walter, lo urlo: la prestazione, forse, è andata addirittura oltre le nostre aspettative attuali ma, nel corso dell’anno, abbiamo già avuto modo di trovarci in questi momenti ed ora non è più il caso di crogiolarci e specchiarci nel nostro bel narcisismo, ma di dare continuità, quella che ci è mancata.

Complimenti, proclami, esaltazione, pagine e pagine di numeri ed integrali per consolidare il pensiero su un recupero certo che poi mai certo è stato, anzi. E allora io mi compiaccio del risultato, dell’atteggiamento globale della squadra e del recupero di uomini fondamentali che stanno ritrovando il giusto passo, ma mi fermo qui. Gli ostacoli fondamentali, al di là degli uomini e degli schemi, specie quando anche le gambe non rispondevano, si è palesato nella testa dei nostri ragazzi. Una sorta di risvegli sporadici e lunghi letarghi in attesa della grande rimonta. E ora mi verrebbe da chiedere: c’è stata la benedetta svolta? Non lo so e non voglio saperlo. Anche se, almeno lo stato d’animo e l’atmosfera, di certo sono cambiati. C’è polline azzurro nell’aria, e di questo non sarò mai allergico.

Godo e penso al prossimo martedì “ignorante” che ci attende, solo a martedì. Mammamà, ma che bella vittoria…

Forza Napoli Sempre

La 10 non si tocca.

Napoli – Chievo 2-0

Posted by lapo2001 on feb 14th, 2012

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Il cugino di Grava.

XXIII Giornata
Napoli – Chievo 2-0 (Britos, Cavani su rig.)

Non è vero, ma ci credo.
La frase in questione potrebbe spiegarcela l’autore di un miracolo sportivo con pochi eguali…

Dimenticherò sicuramente qualche campionissimo, ma il recupero firmato Gianluca Grava, alla soglia dei 35, mi ha fatto venire in mente giocatori come Baresi o Bagni. Tornare titolare esattamente nello stesso punto, dando la sensazione che questi 13 lunghi e duri mesi di stop non siano mai esistiti(in realtà è rientrato ad inizio dicembre contro il Lecce, subentrando dalla panchina) e che non abbia subito alcun grave infortunio, ha il sapore del miracoloso. È tornato esattamente come prima. È incredibile, ma ci credo. Ci credo perchè si tratta di un calciatore che già ci aveva abituato a trasformazioni prodigiose. Gianluca davvero può dire dalla C alla Champions, lui che l’ha vissuta sgobbando e senza reali sicurezze di essere titolare sino a conquistare la fascia di capitano in serie A. E ha vissuto la lunga e veloce crescita di tutto un ambiente fino alle notti di gloria, seppur si tratti di pochi minuti a Barcellona ad Agosto nel Gamper e di pochi minuti a Villarreal a causa della lesione al crociato che l’ha tenuto fermo. Il piccolo grande uomo di Caserta è l’emblema di questa squadra, ed è il simbolo di questa cresciuta a dismisura. E simboli ci si diventa attraverso miracoli, no? Dal gol nel derby alla Juve Stabia con la suola miracolosa a quel famoso salvataggio soprannaturale sulla linea in scivolata contro il Lecce. Dalla gara di esordio nel Gennaio del 2005 contro il Lanciano a ieri, ritornato in campo da titolare. E in mezzo 7 anni di battaglie, magliette sudate e stracciate, 7 anni di grinta, caviglie morse e ruggiti. Ricordando anche il gol nella partita d’esordio degli azzurri in Serie B contro il Treviso. Un tempo infinito che lo ha visto crescere sino a conquistare la maglia da titolare nell’anno migliore del Napoli degli ultimi 20 anni. Lui, che ai nastri di partenza, era uno dei tanti nemmeno troppo avvantaggiato dal fisico minuto. E invece San Gianluca ha stupito ancora. Non meravigliando però, i suoi fedeli sostenitori. Rientro in campo, con la fascia al braccio, e prestazione impeccabile sfornata. Regalando cuore e determinazione, caratteristiche che la squadra, negli ultimi due mesi, aveva completamente smarrito. Chi lo ha visto in tutti questi anni, poteva immaginare e sperava in un ennesimo piccolo miracolo. La sua forza è sempre stata la disciplina ed il carattere. Una personalità forte che in campo si è fatta rispettare anche al cospetto di stelle e campioni e che fuori non ha mai cercato alibi, anche nei momenti negativi. Alibi che ieri potevano essere tutti dalla sua parte: ha bisogno di tempo, deve ritrovare il ritmo partita, non ha ancora i 90 nelle gambe ecc ecc Qualsiasi errore gli sarebbe stato perdonato. E invece il soldato, il gladiatore si è lanciato nell’arena e con la sicurezza di sempre, senza imbarazzi, e non si è tirato indietro nemmeno per uno dei 94 minuti di partita. Migliore in campo. L’ennesimo miracolo sportivo.

Questo ritorno aggiunge un tassello importantissimo alla squadra. E non solo per dar manforte alla difesa che ultimamente ha avuto cali di concentrazione disarmanti, ma anche, e soprattutto, per lo spirito battagliero che l’ha fatto diventare Gravatar e che noi pretendiamo da ciascun membro del nostro team. Al di la di tutto, è chiaro che ci vorranno delle conferme, ma la sensazione è che il piccolo centro destra difensivo abbia ritrovato il suo posto naturale. Sembra un pezzo di un puzzle che si incastra alla perfezione, dopo aver provato e riprovato vanamente altri pezzi. Il campo è il suo habitat. Niente miracoli. La normalità. Così come la vittoria col Chievo. Normalità. Probabilmente, è la prima volta che si vince in questo modo. Senza strafare, senza dare il 110%, ma con raziocinio, solidità ed ottima gestione delle varie fasi della partita. Esattamente come si comportano le grandi squadre che sanno di non essere al top, e che comunque riescono ad evitare le insidie delle “piccole”, punendole al momento giusto. Ecco, questa dovrebbe essere la normalità. Il posto giusto appunto. E non parlo della classifica, perchè ora è meglio stare con la testa bassa e pensare solo a correre e lavorare senza lasciarsi distrarre da altro. Ma parlo della effettiva naturalità delle cose che sino a ieri sembravano sovvertite totalmente, tanto da far addirittura nevicare sulle nostre spiagge. Grava in campo è nel posto giusto, il Napoli che vince 2-0 col Chievo è nel posto giusto. L’incessante cantare delle curve per l’intera partita a sopperire la mancanza dell’altra metà è nel posto giusto. Il sole che splende stamattina sul Golfo è nel posto giusto.
Ecco, ora che le cose hanno lentamente iniziato a tornare sulla retta via, quella naturale appunto, cerchiamo di restare concentrati e compatti, spostando il meno possibile questo equilibrio.
Allo stadio Bruno tornerà con la stessa sciarpa. Io indosserò di nuovo la calzamaglia. Il professor Cucù riporterà le castagnole al rum, il Minao si intratterrà con il figlio di Gaetano Musella a raccontargli le gesta del padre, Grava di nuovo in campo con la fascia di capitano, il Napoli che vince e Taca resterà a casa davanti alla tv, eh. Un po’ di scaramanzia ci vuole. Ognuno ha i propri riti e i propri santini a cui votarsi. Il mio si chiama Gianluca. I miracoli li ha già fatti e ne farà ancora. Non è vero, ma ci credo…

Forza Napoli Sempre
La 10 e i santini non si toccano.

Milan – Napoli 0-0

Posted by lapo2001 on feb 7th, 2012

XXII Giornata
Milan – Napoli 0-0

Sabato sera. Gorgonzola (provincia di Milano). Cena in un ristorante con amici di amici di amici.

Sono a tavola, sconsolato. Conosco effettivamente una sola persona, è seduta di fronte a me.Mentre tento di domare una succulenta tagliata argentina con pistacchi di Bronte e gustoso formaggio ammuffito tipico della zona, gli altri sette commensali, saccenti e pedanti snob delle alte casate milanesi, con parlata milanese, ma di chiare origini terroniche, la cui esistenza era a me ignota prima di questo incontro, si intrattengono in caratteristici e divertenti discorsi del sabato sera: il mancato aumento dello stipendio, lo spread, le nuove offerte assicurative contro i nauseabondi odori provenienti dalle friggitrici dei cinesi, nel malaugurato caso di averli come vicini di casa, l’indice Mibtel, il Pil, l’indice Dow Jones e una panoramica delle possibili multe alle quali si può incorrere se, col barboncino a passeggio, non si ci porta dietro la paletta e la bustina salva marciapiedi. Le ragazze, molto più leggere, si eclissano con altri tipi di conversazioni, ancor più appassionanti: gli ultimi retroscena del gossip meneghino a cui non riesco a dare un solo secondo di attenzione.

Non potendone più di questo supplizio infernale proveniente da ogni lato e non potendone più di annaffiare quei meravigliosi bocconi insanguinati al bovino con l’acqua minerale gassata (ma come si fa????), spontaneamente, rompo la timidezza, e offro a tutti una bottiglia di vinello corposo delle mie zone: il Falerno del Massico (14,5%). Very naaais. Un paio di minuti e, contro ogni pronostico, scopro che i presunti astemi gradiscono il nettare meridionale degli Dei. Mezz’oretta e la scena cambia radicalmente. Alla terza bottiglia stappata, le tematiche, finalmente, iniziano a coinvolgere argomenti molto più seri e vitali: la simpatia e la competenza di Ranieri, il cardellino un po’ spennato, ma sempre pimpante di Del Piero e l’acclarata eleganza e classe di Sir Van Bommel, detto il taglialegna. Discorsi che ad un certo punto mi hanno fatto scendere di traverso l’ultimo morso di carne con relativo retrogusto irritante: mi rendo conto, appunto, di essere a tavola con un interista, un milanista e, dulcis in fundo,uno giuventino anni ’80. Il peggio. Quello che è nato abituato a vincere e che ora, con in corpo un quintale di frustrazione e, con cuore Conte, brama avidamente di poter tirar fuori nella loro già insopportabilità fisica. Ohibò, forse sarebbe stato molto meglio lasciare in tavola l’acqua minerale, …hic!

Le altre tre commensali, che ora ridono senza sosta e senza alcun motivo, tralasciando le interessantissime ultime notizie su Boateng e la Satta, sono ragazze che apparentemente subiscono il calcio dei propri rispettivi fidanzati (o mariti), nel caso capiti (mai) di alzare il gomito e di lasciarsi un po’ andare, ma che poi, se la godono, perché, a sentirli bene, i maschi appaiono migliori nella versione “snob e serietà”. Infatti, nel prosieguo della cena, capisco che essi vivono la squadra del cuore come io vivo il cricket. Non c’è trasporto, non c’è emozione, come una incespicata di Krasic o un liscio di Pazzini. Il loro parlare è basato su numeri, calcoli e classifiche unte e bisunte, più o meno come questo piatto sporco di inutile valeriana scondita. Riesco a malapena a farmi vedere, a dire loro di essere tifoso del Napoli, che i dialoghi basati sul nulla, con l’unico obiettivo di dimostrare la propria superiorità, mi lasciano impassibile, avulso allo schema. Si sfogano e io, come nei dialoghi precedenti, cerco di ascoltare il meno possibile, annegando i loro strepitii in un altro bicchiere di ottimo rosso corposo (hic!): Moggi, il triplete di Mou e lo scudetto rossonero dello scorso anno, le cantilene di rito.

Per ognuno di loro, il proprio esempio di superiorità, dovrebbe concludere ogni discorso. Un po’ come facevano gli giuventini qualche anno fa, che camminavano con l’almanacco sotto braccio, in modo da avere l’ultima parola. Quella parola che avrebbe dovuto mettere la parola “fine” sulla propria conclamata supremazia. Mi illudo, con mia somma gioia, di esser stato estromesso da queste diatribe per una questione di successi, fin quando Luca, inaspettatamente, si avvicina a me. È un tipo al quale daresti 50 anni, solo per rientrare nei margini consentiti per una figuraccia, e scopri dopo che invece ne ha appena 35. Basso, tarchiato, pelato e con un leggero strabismo di venere che gli darebbe un tocco di giuventunità autentica, ma che invece si viene a scoprire che trattasi dell’interista simpatico della truppa. Approfittando dell’assenza degli altri, impegnati a conquistarsi i meno 10 gradi impressi nell’aria fuori il locale per una salutare sigaretta, mi si avvicina e dice: “l’anno prossimo sarà un’altra storia. Torneremo a vincere tutto. E come ben sai, Lavezzi è già nostro”. Alla mia espressione taciturna, ma sorpresa, si spiega meglio: “Vargas è vostro solo perché Moratti ve l’ha lasciato con una promessa…”. E su quei puntini sospensivi alzo le sopracciglia ed annuisco in cenno di assenso, per assecondare le follie dell’amico (gli avrei, molto più volentieri, infilato un paio di dita nelle orbite sconvergenti, hic!). Contento di questa ammissione che gli ha rallegrato la serata, si accosta ancora di più e bisbiglia: “senti, noi domani vinciamo a Roma, è certo. Ci fate il piacere di battere i cugini? Sono sicuro che il campionato è ancora apertissimo. Nulla è perduto”. Me lo chiede con una tale serietà da spiazzarmi, tanto da dubitare della sua integrità mentale. Sarà uno di quelli che rimpiange Zarate e Coutinho? E come se avessi il potere di decidere le sorti dei nostri azzurri o come se fossi Doni, annuisco ancora, strizzando l’occhio. Luca fa lo stesso, con quello buono, però.

Al rientro degli altri banchettanti, gli schiamazzi non scemano, anzi. All’arrivo della crema castigliana, nel bel mezzo di una lite, con tema il 3 a 3 di Istanbul, anche lo giuventino, a sorpresa, mi si affianca. E’ Filippo, un ragazzo paffutello con un bel paio di baffi e una selva di ricci giallastri sulla testa, assomigliante vagamente a Valderrama, e dice:”il mio sogno è Cavani. Pare che l’affare si farà. Voglio vedere il matador e Giovinco far piangere tutte le difese”. Non avendo alcuna confidenza e non avendo alcuna voglia di dialogare con il soggetto delirante, mi limito solo ad una apertura di braccia, come per dire “tutto è possibile”. Quel gesto di speranza lo rivitalizza, seppur ormai biascichi e, preso da una ventata adrenalinica, continua elettrizzato: “questo è l’anno nostro, domani vinciamo facile col Siena, è certo, è scritto. Ci fate il piacere di battere i polentoni? Con la vittoria a Parma nel recupero, il campionato è finito”. Sempre più impressionato da queste folli richieste, comprendo che il Moio stia procedendo con un altro giro etilico nel loro/mio cervello, per cui non posso far altro che acconsentire con ipocrita convinzione, giusto per tranquillizzare il giovane gobbo col mustaccio appassito e la faccia oramai paonazza (hic!).

Al termine del terzo giro di grappa e dopo il caffè, anche io mi dirigo fuori per vivere un po’ l’ambiente groenlandese e per dare aria ai polmoni e ai pensieri con una bella Marlboro rossa, gentilmente offerta dal milanista. Sergio, che a primo acchito era parso il più equilibrato, forse perché mi sono lasciato impressionare dalla somiglianza con De Sanctis, vedendomi alzare da tavola per uscire, mi segue come un segugio, guardandosi intorno con circospezione e fischiettando, cercando di non dare troppo nell’occhio. Usciti all’esterno, mentre mi porge l’accendino, si blocca e con occhi il cui colore è indecifrabile, tanto da essere gonfi e chiusi, penso, presumo, immagino che mi fissi e dica con voce squillante simile ad una trombetta ed incalzante come quella di Gianni di Marzio: “Rajola ha già fatto tutto. Mister X (Hamisik) l’anno prossimo è già nostro. Con lui, Ibra e Tevez vinceremo anche la Champions, oltre il campionato, naturalmente”. Non so perché ma questa sicurezza nell’affermazione mi provoca un bruciore alla giugulare. Effetti non desiderati della nicotina. Comincio a tossire senza sosta. Dopo poco, senza nemmeno che mi sia ripreso totalmente, attacca la bocca al padiglione del mio orecchio e sussurra con un alito che avrebbe incenerito un campo di girasoli, e continua: “quest’anno puntiamo solo allo scudetto. Domani vi scamazziamo, è certo, è scritto. Ma per sicurezza, ci fate il piacere di perdere? Tra poco ci sarà lo scontro diretto coi gobbi. Li supereremo e il campionato sarà nostro”. Avrei voluto esprimere un pensiero a riguardo, ma l’amico barcollante mi dà, senza accorgersi con quale forza, un paio di pacche all’Ibra sulle spalle e si allontana ringraziandomi. C’è mancato poco che non mi spiaccicassi nella pianta ricoperta di neve all’ingresso della taverna ed ancora intossicato di tosse e delle loro puzzolenti parole, rientro nel locale un po’ frastornato e con una gran voglia di tornare a casa. E’ tardi, il Moio e i tre moschettieri m’hanno fatto una testa tanta e domani c’è la partita. Quella dei piaceri da assolvere (hic!)

Sarà che non mi sono impegnato abbastanza, sarà per la spropositata quantità di grappini e di borghetti per combattere l’ennesima domenica di gelo, sarà che gli stessi hanno avuto qualche effetto collaterale, ma non sono riuscito nell’unico intento che mi premeva. Ho imposto le mani come il divino Otelma, ho pregato e, sforzando le meningi, sono quasi sicuro di essermi messo in contatto con San Siro, San Gennaro e Sant’Ambrogio per una raccomandazione, e non è bastato: il Napoli l’unico piacere che doveva fare, era vincere. Vincere. Per me. Per noi, ancora una volta morti di freddo a gridare seppur col sapore di caffè al rum e di grappa scadente in bocca, si doveva solo vincere. Scoprire a fine gara, dalle immagini dei tabelloni (?!) del San Siro che l’Inter ne aveva beccate 4(“senti, noi domani vinciamo a Roma, è certo”: parole di Luca l’interista della sera precedente) che la Giuve aveva pareggiato in casa (“domani vinciamo facile col Siena, è certo”: parole di Filippo lo giuventino) e con la concomitante possibilità, visto lo stato di salute assai precario del Milan (“domani vi scamazziamo, è certo”: parole di Sergio il milanista), di piazzare un grande colpo che non è arrivato, mi ha rammaricato. Ieri si poteva.

Considerati tutti i piaceri che mimicamente avevo promesso la sera precedente, mi sarei aspettato per lo meno una telefonata di cortesia o un giro di vinello da loro offerto. Ma niente. Qui al Nord, non ci sono più i galantuomini e la Milano da bere di una volta. Sono diventati un ricordo lontano. Più o meno come la nostra ultima vittoria. Hic.

A conti fatti, a quel tavolo, non ha vinto nessuno. Forse solo le tre bottiglie di Moio e le tre ragazze. Le immagino tutte insieme mentre stanno ancora ridendo, probabilmente stavolta di noi, e brindano alla salute di Robinho e di Brad Pitt.

Tutti i tifosi deliranti hanno più o meno gli stessi alticci sogni, ma se quella di domenica è l’Inter, quella è la Giuve e quello è il Milan, più ci penso e più credo che lo scudetto poteva e doveva essere nostro. Hic. Prosit.

Forza Napoli Sempre

La 10 non si tocca.

Napoli – Cesena 0-0

Posted by lapo2001 on feb 2nd, 2012

XXI Giornata
Napoli – Cesena 0-0

Il Napoli non vinceva da quasi un mese: due miseri punti nelle ultime tre partite. Le pressioni dell’ambiente e le critiche sono via via aumentate, creando anche momenti di insofferenza esplicitati dagli sfoghi del nostro allenatore e del presidente. Bisognava dare una risposta veemente sul campo, sebbene i giochi in campionato sembravano già da qualche tempo compromessi. Le ultime uscite dei nostri ragazzi avevano palesato limiti e preoccupazioni, raggranellando le briciole con brutte figure e prestazioni molto inferiori alla aspettative. Bisognava cambiare rotta e dare un segnale forte di svolta approfittando del turno interno contro un modesto Cesena privo tra l’altro dei suoi due uomini migliori: Mutu e Santana.

Già dall’atmosfera al San Paolo si era capito che il vento sarebbe potuto cambiare: uno stadio gremitissimo e coloratissimo stile Champions, nonostante il tempaccio siberiano, a dimostrare quanto il popolo azzurro tenesse al campionato. Il momento di difficoltà è stato recepito da tutti.
Uno striscione mostrato dalla curva indirizzato alla società, che anche in questa sessione di mercato ha speso più degli altri club, in segno di riconoscenza e un particolare applauso per Inler, hanno dimostrato l’attaccamento e il sostegno che solo il popolo azzurro sa dare.

Il mister ha opportunamente optato per un ampio turnover, viste le squalifiche e il momento delicato di alcuni elementi. Fin dalle prime battute il Napoli ha cercato di fare la partita puntando sul possesso palla, senza però essere troppo pericoloso. E’ sembrata però una squadra matura che ha lavorato ai fianchi la nutrita difesa romagnola, in attesa dell’occasione giusta o di un errore dell’avversario per affondare il colpo decisivo. De Sanctis inoperoso. La difesa poco impegnata, e ultimamente molto criticata, ha evidenziato la prima buona prestazione di Britos, sia nel gioco aereo che con la palla a terra; bene anche Aronica formato Passarella e Campagnaro che piano piano sta tornando ai suoi livelli. A centrocampo, il solito infaticabile Gargano, autore anche di precisi ed illuminanti lanci per le punte e Inler che finalmente ha mostrato i muscoli e le geometrie di cui è capace; ottimo Dossena che non ha mai smesso di spingere e segnali di ripresa da parte di Maggio, anch’egli nelle ultime gare apparso con le polveri bagnate. Attacco, privo dell’inutile Lavezzi squalificato, affidato al brillante duo Cavani-Pandev è stato supportato da Dzemaili nell’inedito ruolo di vice-Hamsik partito dalla panchina.
Nonostante la pressione e il gioco avvolgente sulle fasce la prima frazione non si è sbloccata dallo zero a zero iniziale, ma il pubblico, conscio della grande determinazione e la sfortuna dei ragazzi, ha applaudito e sostenuto tutti, comprendendo che l’unità e il sostegno siano le vere armi in più che contraddistinguono la nostra tifoseria.

Nel secondo tempo la squadra è partita subito a testa a bassa alla conquista della vittoria, scrollandosi di dosso definitivamente le scorie di Genova che ancora avevano lasciato strascichi. Zuniga, subentrato a Britos, si è piazzato sulla sinistra sopravanzando Dossena, modificando di fatto l’assetto della squadra, passando a quattro in difesa. Una mossa azzeccatissima da parte di Mazzarri, che poco dopo ha completato il capolavoro, inserendo Hamsik nel tridente, arretrando Dzemaili al posto dell’ormai affaticato Inler. Da quel momento, proprio questi azzurri, hanno impresso la svolta decisiva alla gara: il colombiano, imprendibile per gli avversari, ha confezionato una serie infinita di cross calibrati alla Brehme; lo slovacco, in continuo movimento, ha tirato fuori quella classe che ormai sembrava dimenticata nei cassetti delle notti Champions; e Dzemail ha smesso i panni del goffo gibbone, per trasformarsi nel granitico e insuperabile centrocampista che ricordavamo un po’ di anni fa. Difatti, la manovra si è fatta più fluida e il pressing sempre più asfissiante. Pandev ha sfiorato più volte il gol, negato solo dalla bravura del redivivo Antonioli e Cavani ha prima clamorosamente colpito un palo da pochi metri e poi, ad un paio di metri della meta, non è riuscito a trafiggere l’estremo difensore cesenate in una duplice occasione, sventata all’ultimo istante da un salvataggio sulla linea.

Mazzarri, sconsolato, ha così giocato l’ultima carta buttando nella mischia quello che stava per diventare un oggetto misterioso: Vargas. Il giovane cileno ha infatti risposto alla grande, mostrando più sicurezza, agilità e giocate di qualità.

Ma ormai, quando la gara sembrava orientata a terminare verso l’ennesimo ed inutile pareggio,in preda allo sconforto, a sfortune, parate prodigiose e salvataggi miracolosi, un minuto dopo il novantesimo, un triangolo veloce in area tra Maggio e Pandev, ha permesso al macedone, sempre più insostituibile, di abbattere lo stregato fortino romagnolo e regalare la tanto ambita vittoria in una scena che al San Paolo mancava da troppo tempo: il trionfo e nei minuti di recupero.
La squadra ha dimostrato stavolta di crederci, mostrando grinta ed aggressività sino alla fine, meritando senza dubbi i tre punti che sembravano non voler arrivare. Il cambiamento del modulo di gioco ha dato la svolta risolutiva al match e il ritorno agli antichi fasti di Inler, Hamsik e Campagnaro, più la superlativa ciliegina di Vargas sono le note positive al di la del successo finale.

Al termine, il pubblico in festa ha voluto che la squadra andasse sotto la curva in modo da creare un tutt’uno inscindibile, con la promessa tacita di non mollare più sino alla fine. L’Oj vita mia cantato sotto la pioggia stavolta è stato più sentito ed ha dato un senso di liberazione e di riscatto. La risposta, la svolta, finalmente, sono arrivate. L’incubo è finito e tutto è ancora possibile.

Da rilevare infine che nell’azione del gol di Pandev, il guardalinee è stato eccezionale. I cesenati avevano timidamente protestato per un fuorigioco, che poi le immagini hanno smentito con assoluta certezza. Per una volta bisogna anche elogiare l’attentissima e precisa condotta della terna arbitrale. Infatti, sembra che Banti e soprattutto i suoi collaboratori siano stati promossi per gli Europei polacco-ucraini di quest’anno. Auguri.

Mi chiedevo solo cosa ci sarebbe toccato sentire se, per errore, avessero annullato quel gol…

C’era una volta il Napoli. Bello, feroce e fortunato…

Forza Napoli Sempre
La 10 non si tocca.

Genoa – Napoli 3-2

Posted by lapo2001 on gen 30th, 2012

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XX Giornata
Napoli – Genoa 3-2 (Palacio 2, Gialrdino; Cavani, Lavezzi)

Statisticamente, in ogni stagione, c’è sempre una trasferta che si fa ricordare per i disastri che produce.
Ecco, la situazione climatica al limite e la concomitante sconfitta degli azzurri hanno piazzato di diritto quella di ieri a Genova nella top down five della mia carriera di tifoso.

Eppure, per evitare di morirci a Marassi, mi ero preparato come si conviene. Le previsioni mi avevano avvertito e l’abbigliamento è stato impeccabile, o quasi: gambali da paludi della Foresta Nera, due paia di calzini anti-gelo, jeans, maglietta della salute, camicia(di forza), due maglioni di lana merinos, giubbotto anti proiettili, sciarpa, guanti imbottiti e cappello molto simile ad un passamontagna. Roba da baita, altro che stadio.
La mattina, nel treno che da Milano mi ha portato nella città della Lanterna, i miei compagni di vagone, vedendomi imbottito in quel modo, mi hanno chiesto addirittura in quale località sciistica mi stessi recando. Stavo andando a vedere il Pocho o Zurbriggen? E il paesaggio circostante, molto più simile alla Groenlandia che alla Liguria, mi ha fatto pensare che all’arrivo in stazione ad aspettarmi avrei potuto incontrare qualche pinguino o un paio di yeti. Mentre il meteo e le ultime notizie lette da internet mettevano persino in dubbio il regolare svolgimento della partita. Sono così giunto a Genova preoccupato e quasi spaventato, ma per fortuna, in città, a parte la temperatura polare ed una leggera e fastidiosa pioggerella, la neve era presente solo sui colli ed ho capito che la gara si sarebbe disputata anche senza sale o macumbe.

La strada sino al campo era deserta e nonostante il già citato abbiglio, le mani, i piedi e la punta del naso, richiedevano tappe continue e rigeneranti ad ogni bar aperto. Visto l’andazzo, più di pesto e focacce, sarebbero state più opportune polente e crauti, ma ho cercato di rinfrancarmi con la birra e un paio di grappini. Ma non è bastato.
Sono entrato allo stadio un’oretta prima dell’inizio perché avrei rischiato un’ubriacatura a furia di riscaldarmi con la birra ma, nonostante il settore ospiti fosse stracolmo, il vento gelido ci ha tagliato a fette, anestetizzandomi in meno di 5 minuti. A mala pena riuscivo a muovere il collo volontariamente, mentre il resto del corpo si cimentava in persistenti tremolii prodotti da brividi inconsapevoli.

Solo dopo l’ingresso dei nostri ragazzi e i saltelli anti-doriani hanno dato qualche piccolo segnale di risveglio alle mie gambe atrofizzate, ma è durato poco. La speranza che a riscaldarci poteva essere qualche piroetta del Pocho o una fiammata di Pandev, ben presto s’è dissolta insieme alla neve che ricopriva le colline circostanti. Il primo tempo è stato da tormenti. Ho inveito contro tutti. Noi lì, in quello spicchio di stadio, ibernati a gridare come gli ossessi e loro in campo a giocare alle belle statuine addormentate: Zuniga ancora col pigiama, Cannavaro che sbadigliava, Campagnaro a contare le pecorelle, Dzemaili col cuscino sotto il braccio, Hamsik un sonnambulo, Dossena in camicia da notte, Britos con le babbucce, e gli odiosi Sculli e Rocchi a rendere il gelido giorno sempre più in un incubo della notte. Ho salvato solo Gargano dalle bestemmie che praticamente correva per tutti. Nel secondo tempo qualcosa è cambiato, mentre ormai si saltava e si applaudiva non per incitare, ma solo per cercare di creare un minimo di conforto al fisico. La squadra ha cambiato modulo ed anche il piglio. Qualcuno s’è svegliato da quell’assurdo torpore e qualcun altro ha continuato a dormire sonni tranquilli e, mentre si cercava di recuperare il doppio svantaggio, ecco la doccia gelata, come se non bastava: Palacio da posizione defilata ci ha infilzato per la terza volta. Qualcuno, non potendone più, ha alzato bandiera bianca abbandonato gli spalti, mentre il bambino seduto accanto a me, travestito da peluche, mi chiedeva: ma adesso pareggiamo? Non ho avuto il coraggio di rispondere e non perché la lingua si fosse completamente atrofizzata, ma per lo sconforto.
Poi, l’ultimo quarto d’ora. Per un attimo ho creduto nel miracolo. Due gol in un minuto ed ancora il tempo necessario per completare una rimonta che sarebbe stata il giusto premio per chi, come me, era lì a schiattare bramando un caminetto o una damigiana di birra o di vino cotto. E invece, sebbene ci fossero ulteriori 5 minuti di recupero, il Napoli non è riuscito ad affondare il colpo risolutore producendo uno stato depressivo che combinato alla bora, mi ha letteralmente annichilito.

Il ritorno a casa, nello stesso treno dell’andata, è stato da puro masochista. Nel leggere le pagine del web dedicate alla nostra squadra, ho avuto un sussulto che non mi ha scrollato di dosso quel freddo che ancora ora permane, ma ha terminato di surgelarmi. Processi e contro-processi nei confronti di Mazzarri, De Laurentiis, Bigon, il mercato, ecc ecc. Ma stavolta questa sconfitta, a differenza delle altre, la imputo solo ai calciatori. Ieri si poteva giocare con qualsiasi modulo o schema, e non è stato un problema fisico perché la squadra al novantesimo correva il doppio del modesto Genoa, ma se dormi e non ci credi, il risultato non puoi raggiungerlo. E ieri, i nostri, a parte Gargano, hanno marcato gli avversari sistematicamente a 5 metri. E se nel calcio, oltre la tecnica, contano le gambe e la testa, ieri è mancata la caratteristica che tante volte ci ha salvato e contraddistinto: il cuore.
Quello che noi tifosi mettiamo sempre, seppur, il freddo, questa trasferta e questo Napoli, ci hanno fatto gelare.

Forza Napoli Sempre e onore ai Grifoni. 30 anni di gemellaggio restano una delle cose più belle del nostro calcio.
La 10 non si tocca

Napoli – Bologna 1-1

Posted by lapo2001 on gen 17th, 2012

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XVIII Giornata
Napoli – Bologna 1-1(Acquafresca; Cavani su rig.)

Napoli – Bologna, una partita che non c’è mai stata.
Alla fine ho cercato in lungo e in largo il cartello “siete su scherzi a parte”, ma almeno al San Paolo non c’era. Tranquilli però, quella di ieri è stata una bufala, una farsa da un reality show. Cavani non era lui, non poteva essere lui. Non può un campione farsi notare solo per un tiro dal dischetto. Era Varricchio che ha anticipato il carnevale e s’è travestito da matador. Così come Hamsik. Sono convinto che si è trattato di un sosia, di un suo lontano parente che gli somiglia nelle movenze e nelle fattezze fisiche, ma tutti hanno capito che quel ragazzo con la cresta era un falso. Un’intera partita senza fare una(e dico una) giocata il vero Marek non l’ha mai disputata. E Maggio? Mai un affondo, mai un cross, mai una sgroppata. Chi era quell’impostore con la sua maglia?E Inler. Per quante volte è stato criticato in passato, mai lo si era visto così fermo, uno zombie senza una idea. Anche lui ha un fratello gemello? Così anche Campagnaro che non ha azzeccato un passaggio, nè un intervento o Dossena che ha giocato l’intera a gara a centrare l’uomo che gli era di fronte.
E nemmeno Mazzarri era lui. L’ho sgamato quando si è messo il giubbotto pesante. È chiaro che fosse un clone…

Nemmeno il freddo sugli spalti era reale. Nella città del sole e del caldo sono impensabili temperature scandinave e il San Paolo era solo un pezzotto. Quella fatiscenza non può essere di uno stadio che ospita la Champions. E nemmeno la notte mi ha fregato. Giocano tutti alle 15, perché mai avrei dovuto pensare che anche col Bologna ci è toccato il posticipo?

Dai forza, ditemi la verità ragazzi, ci avete voluto solo organizzare uno scherzo, vero?
Ok, ora uscite fuori e basta con le burle. Il gioco è bello quando dura poco e questo obbrobrio al massimo può durare 90 minuti.
Napoli a 8 punti dalla vetta e 5 dalla zona Champions. Avremmo dovuto parlare anche di Cavani che fa polpette della difesa bolognese e di Hamsik autore di una partita sontuosa. Ora io dovrei essere qui a ridere e prendermi gioco degli amici pallavolisti torinesi e a rispondere a chi imperterrito continua a dire che il Pocho non serve più. Questi dovevano essere gli argomenti di discussione. Gli azzurri sono ancora una volta imprendibili ed è appena finita la nuova puntata de “la grande rimonta”…
(Pausa)
…mi vien voglia di piangere invece. Preferirei un elettroshock o un vuoto di memoria o una bella pietra da mettere sopra questa partita così da seppellire anche la delusione e l’amarezza. Tutto sembrava propizio. Le altre che rallentavano e noi finalmente col filotto giusto a rispondere “presente” infondendo timore ed angoscia agli avversari. Col Bologna, unico imperativo era “vincere!”.
E’stata la partita più brutta dell’anno al San Paolo. Pronti via e la magia, la speranza e le luci della ribalta, si sono fulminate.
Ciò a cui abbiamo assistito è esattamente l’opposto di ciò che doveva essere. Quello non è stato il vero Napoli, è inutile che cercate di convincermi, tanto non ci credo. Il Napoli, anche nelle partite più brutte, mai si è espresso così. Senza un minimo di gioco, senza una idea, senza una palla a terra, senza niente. Una squadra senza capo nè coda, i cui i calciatori, in fase passiva, rincorrevano la palla e gli avversari a casaccio, con approssimazione e confusione e, in fase di possesso, senza una idea o un lampo. Niente. A Pioli non gli sarà parso vero. E nemmeno a me. Invece di affrontare una corazzata, s’è trovato di fronte un’armata brancaleone che alla fine, non so come, è riuscita pure a strappargli un punto.
Nemmeno con la Fiorentina o nella gara persa col Parma si erano visti così tanti errori.
In 90 minuti, tiri nello specchio della porta felsinea: 2(uno dei quali di Aronica da 30 metri). Inler, voto 3; Cavani, voto 3; Hamsik, voto 1. De Sanctis che ha continuato a rinviare il pallone lontano, quando di testa non la prendiamo mai. Per un attimo ho rivisto i fantasmi di Gatti e di Lacrimini e alla fine della gara, ho chiesto all’amico Minao di darmi un pizzico, sperando che si trattasse solo di un incubo o degli effetti deliranti dovuti al gelo…

La rabbia fa brutti scherzi, soprattutto quando le aspettative vengono disilluse così. Ma si tratta di momenti. Non sto pensando che siamo da buttare o che sia in corso una crisi. Il buono e il bello che questa squadra ha saputo costruire in così poco tempo, non può essere scalfito dalla partitaccia di ieri. Ma è innegabile che abbia lasciato un grande amaro in bocca. Più delle altre volte. Molto più. Potevamo essere lì, a far sentire il nostro fiato e il nostro urlo. Se ci fosse stata la possibilità ieri avrei cambiato quasi tutti, anche Mazzarri, anche Frustalupi e l’intero staff medico. Anche Aurelio, lo speaker e il San Paolo. Avrei cambiato ogni cosa, anche il luogo e il tempo. Anche me stesso. Perchè non è così che doveva andare…ora avremmo dovuto parlare d’altro…

Per quanto io possa sforzarmi di trovare qualcosa di buono, riesco a rincuorarmi solo pensando che tutto ciò a cui ho assistito ieri, non può essere vero. Del mio Napoli, ieri, non c’era niente.

Ma 3 cose le salvo: Non abbiamo perso. Pandev, predicatore nel deserto. Non ho la bronchite.. Tutto il resto è da dimenticare alla svelta e da non ripetere.

Orgoglioso di voi per tutto ciò che avete fatto e per ciò che farete, ma la prestazione di ieri è stata orribile.

Diciamo che ognuno di noi ieri ha dato il peggio di sé. E questo non accadrà più.
Guardiamo avanti, riprendendo il cammino e il morale da Siena. Io ci sarò, il Pocho ci sarà. E non scherziamo più, eh.
Sono ancora incazzato. Troppo.

Forza Napoli Sempre
La 10 non si tocca.

Napoli – Roma 1-3

Posted by lapo2001 on dic 20th, 2011

XVI Giornata
Napoli – Roma 1-3 (Hamsik; Lamela, Osvaldo, Simplicio)

Indigeribile…

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