Ora continua tu

Posted by lapo2001 on lug 9th, 2010

Uscì velocemente lasciandosi il portone aperto alle spalle. Noah, intanto, stanca e in lacrime, si era afflosciata sul divano nel salone. Era pomeriggio inoltrato e la città brulicava di persone. Tra signore assorte nello shopping e passanti di ogni genere, i marciapiedi erano difficilmente transitabili anche da una formica. Agenor si mescolò tra la folla trascinandosi dietro un trolly nero e con lo sguardo basso e apparentemente teso, cercò di divincolarsi dal continuo intreccio di gambe e braccia che gli si mescolavano addosso, tenendo sempre saldamente nella mano il suo bagaglio. Dopo poco, entrò senza esitazione in un bar piccolo e sporco. Non ordinò un caffè, nè altro, ma si sedette ad uno dei tavolini liberi e chiese solo un giornale probabilmente per rilassarsi un pò. Sfogliata qualche pagina, iniziò a guardare l’orologio prima con un certo distacco, poi, con più nervosismo, fino a diventare impaziente. Ogni attimo gli poteva sembrare un lasso di tempo insostenibile. Finquando una coppia non varcò la porta d’ingresso e andò ad accomodarsi proprio accanto al suo tavolino. Improvvisamente rasserenatosi, decise di prendere un caffè molto lungo però, solo dopo aver assistito all’ordinazione dei due individui vicini.
Lui è Chris, un bel ragazzo con l’aria sveglia di quasi trent’anni, riccio, bruno e due grandi occhi azzurri. Lei è Evert, invece, una signora bionda di mezza età, alla quale qualche anno in più tranquillamente gli si potrebbe dare. Non ha alcuna classe o grabo, anche se dalle movenze e dagli atteggiamenti si da arie da donna di grandi salotti. Ha profonde rughe, irrimediabilmente camuffate da possenti tocchi di fard e una voce stridula e profonda, tipica dei fumatori incalliti. Da subito si misero a discutere animatamente.
Evert, che dalle sembianze poteva sembrare la madre, iniziò ad inveire e ad usare parole infuocate nei confronti di Chris. Tutti i suoi discorsi partivano da parole con toni di voce molto alti ed accesi per poi scemare e terminare in bisbigli farfugliati colmi di rabbia. Agenor continuava a restare silenzioso quasi da risultare assente, pur tirando fuori il naso costantemente da un lembo del giornale che intanto continuava a far finta di leggere. L’unico movimento che si consentiva, oltre a quello di girare le pagine, era di allungare la mano verso il basso per controllare l’esistenza e l’integrità del suo trolly. Nonostante la fiumana di gente che continuava ad ingrossarsi fuori, il bar era semi deserto. Due dei sei tavolini erano occupati e vicino il bancone si poteva notare solo qualche cliente di passaggio per un caffè o per una spremuta fugace. L’ambiente era tetro e per niente accogliente e nemmeno il barista poteva sembrare un campione della comunicazione. Sempre con l’aria stonata e con le mani nell’acqua a lavare tazzine. Le furibonde e decrescenti urla di Evert avevano, molto probabilmente, movimentato quella che era la routine lenta e scialba di quel bar. Chris tentò in tutti i modi di calmare la sua compagna di tavolino e molto imbarazzato si girava prima a destra e poi a sinistra per capire quante persone stessero assistendo a quello spettacolo fuori programma. Confortato dalla esiguità della clientela, in un batter di ciglia, tirò fuori dalla tasca della camicia una fotografia e la piazzò al centro del tavolino, in mezzo alle tazze di caffè e le bustine stracciate di zucchero. Questo gesto veloce pietrificò la signora che, ancor più celermente, afferrò l’istantanea, la osservò e cominciò un pianto a dirotto. Sconsolata e finalmente silenziosa, Evert tirò fuori dalla borsetta un considerevole mucchietto di banconote accartocciate e le porse al giovane prima di lasciare nel bar un nausabondo odore di lavanda. Immediatamente dopo Chris fece lo stesso ed un secondo dopo anche Agenor, non prima di aver recuperato il suo trolly e di aver scambiato un occhiolino d’intesa con l’apparente tontaggine del barista. Il quale, dopo quella veloce processione, si affrettò a tirare fuori uno spray che coprisse quell’odore vomitevole.
Agenor, vistosi rallentato dalla immensa calca, imbracciò il trolly e iniziò a correre…

Chiunque voglia, può continuare a scrivere questa assurda storia…

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10 Responses to “Ora continua tu”

  1. 1
    fabrizia Says:

    Correva verso la stazione. In quel lasso di tempo trascorso al bar perse la cognizione del tempo. L’unico pensiero era non perdere quel treno. Ma il trolley rallentava la sua corsa. Arrivò alla stazione e vide passare il treno davanti ai suoi occhi travolgendo ogni pensiero. Ingannò il tempo bevendo una birra. Arrivato il convoglio, salì e cominciò a cercare un sedile vuoto, vuoto come la sua esistenza di quelle ultime ore. Trovò una poltrona non occupata accanto al finestrino. Chiese alla ragazza che sedeva di fronte di spostare la borsetta adagiata sul sedile vuoto. Non appena la ragazza alzò lo sguardo, lui rimase folgorato. Rivide i suoi immensi occhi verdi. La rivide dopo due mesi. Era lei, ed era ancora più bella di quanto potesse ricordare. Il battito del cuore gli strozzò la voce in gola. Non riuscì a proferire una parola. Lei che, inconsapevolmente, aveva scaldato i suoi momenti di solitudine e angoscia. Lei che era stato l’unico rifugio di una storia tormentata e senza fine. Agenor fece cenno di sedersi. Lei gli sorrise e col capo gli indicò un ragazzo che avanzava verso di loro. Rimase zitto. Chinò la testa e si accomodò altrove. Da lì li vedeva. Vide il suo sorriso. Rivisse quei giorni di passione e d’amore. Risentì la dolcezza delle sue parole. Ricordò gli incontri rapiti alle loro esistenze così tormentate. L’aveva amata davvero. Avrebbe voluto dirle che stava correndo da lei, per non fuggire ancora una volta, ma per restare. Ma tacque. Avrebbe voluto dirle ancora… In quel viaggio sentiva solo il fischio del capotreno che annunciava la partenza da ogni stazione. E poi vide dal finestrino il mare. Riconobbe le case, le colline, i ponti, i negozi, le piazze e le fontane. Ricordò tutte le volte in cui andava da lei. Sentì l’annuncio della stazione. Lei si alzò. Raccolse i suoi bagagli. Si diresse verso Agenor. Restarono in silenzio a guardarsi. Prima di congedarsi quel ragazzo dagli occhi cristallini spezzò quella taciturna atmosfera. Lei gli presentò suo fratello….

  2. 2
    dgiuffre Says:

    …ma adesso non aveva il tempo per pensare alle sue vecchie storie e poi quell’ultima lite con Noah aveva lasciato il segno. Gli raccomandava continuamente di lasciar perdere e di non ricacciarsi ancora in qualche guaio ma nei pensieri di Agenor c’era Chris. Erano ormai due settimane che lo pedinava seguendolo per strada e spiandolo per ore fuori la sua casa di Barcellona. Era riuscito a sapere che il suo passatempo e soprattutto il suo modo di guadagnare era quello di adescare signore benestanti travolgendole in fugaci ma intense storie di sesso no limits. Riusciva poi a sparire alle prime luci dell’alba per poi rifarsi vivo dopo pochi giorni ricattando di spifferare il tutto al ricco marito, quasi sempre persone in vista della politica e della finanza. Ma questa parte della vita di Chris ancora non faceva luce sul fatto che aveva interrotto anticipatamente le sue vacanze e, cosa più importante, era stata l’unica persona che aveva lasciato l’isola con il primo traghetto dopo quella maledettissima notte del 26 febbraio del 2009…

  3. 3
    fabrizia Says:

    Agenor si recò dritto al bar sulla spiaggia. Quando Mary, la barista, lo vide subito gli porse il suo whisky. Mentre lui sorseggiava il suo drink, Mary lo lasciò immerso nei suoi pensieri. Lo conosceva da sempre, e capiva quando non era il momento di fargli domande. Lui pensava ancora a quel ragazzo con gli occhi cristallini. Non riusciva a ricordare dove l’avesse visto. Dannazione. Eppure sapeva di averlo già visto. Poi all’improvviso gli venne in mente quella sera. Quella festa. Lui non aveva voglia di andare ma Noah lo costrinse. Quel tipo l’aveva visto litigare con Chris. Gli salì la rabbia. Si gonfiarono le vene sul collo. Si era lasciato distrarre da quella ragazza dagli occhi verdi. Lui che non si era mai innamorato in vita sua. Maledizione, pensò. Ma cosa c’entrava Noah in tutta quella storia. Agenor l’aveva visto tutta la serata parlare con Noah. Diceva di chiamarsi Martin. Uscì dal bar senza una direzione…

  4. 4
    Ilaria Says:

    Si lasciò trasportare dai suoi pensieri e dall’aria fresca e colma di salsedine. In lontananza vide una barca ferma a riva e dei pescatori seduti attorno che ricucivano le reti e ci si diresse come se lo avessero chiamato le sirene. A volte si sorprendeva da solo dell’immensità della sua voglia di viaggiare e allora si chiedeva se fosse normale che tutto ciò da cui vogliamo evadere è sempre costruito ingegneristicamente da noi stessi…

  5. 5
    lapo2001 Says:

    Oramai la notte e la luna si erano impossessati di quel luogo e della mente sempre più confusa di Agenor. L’unico barlume di lucidità lo adoperava per custodire il suo trolley. Difatti tra un pensiero e l’altro, trascinava di scatto lo sguardo dietro di sè, per controllare se l’avesse dimenticato…
    Era stanco e senza forze, ma quell’aria di mare gli dava la voglia di viaggiare…da disteso. Si accomodò sulla spiaggia, incrociò le mani dietro la nuca e s’incantò ad ammirare quell’immenso cielo stellato. Iniziò a ricordare i suoi viaggi solitari e quelli insieme a Noah. Continuò a pensare Noah e della lite che avevano avuto. Nel modo assurdo di come l’aveva trattata e della sua incapacità di starle vicino. Gli tornò alla mente quel viaggio a Malta e della festa. Della straordinaria bellezza di Noah in quella serata e di come l’avesse costretto a parteciparvi. “caro, domani mattina non ti faccio fare colazione con le gocciole, se non andiamo alla festa di stasera”, queste le sue parole…Non potè rifiutare. E non riuscì a non notare la lite furibonda nella sala adiacente a quella in cui si stava svolgendo il ballo in onore del presidente, tra Chris e Martin. Proprio quella sera, proprio qualche ora prima del suicidio. Chris era lì. Ma Agenor non riusciva a ricucire uno strappo di tempo lungo più di anno e mezzo. Troppe informazioni gli mancavano per poter azzardare una verità… E soprattutto delle domande ormai gli frullava il cervello e non riuscivano ad addormentarlo, nonostante i continui richiami di Morfeo: ma chi era Martin? Cosa ci faceva lì a malta a quella festa, nella dimora del presidente della famosa casa cinematografica “Filmaschio”, il fratello di Coria, sua perduta amante? che ruolo aveva in quella storia? Perchè litigò con Chris?e soprattutto cosa ebbe a dirsi tutta la sera con Noah?…
    Agenor si rialzò immediatamente, come morso da un serpente a sonagli, raccolse tutte le energie e il trolley e capì che era il momento di ritornare a casa per far pace con Noah(salvo la mancanza di gocciole)…

  6. 6
    dgiuffre Says:

    …ma ormai era tardi e l’ultimo treno era già passato. Iniziò a camminare sul ciglio della strada senza ancora sapere cosa fare: aspettare il prossimo treno delle 6:45 A.M. o fare l’autostop nel cuore della notte. Le lunghe ore di attesa gli avrebbero bruciato quei pochi neuroni che gli erano rimasti, pensando e ripensando a Noah, Chris e a tutti i misteri che avvolgevano lo strano suicidio di Don Arthur. Si è vero, accettare un passaggio da uno sconosciuto, non era raccomandabile ma cosa poteva impensierire uno che nella vita ne aveva viste e fatte di tutti i colori?! Ormai aveva deciso e trolley alla mano si incamminò verso casa. La strada era praticamente al buio, illuminata solo dalla luna, dalle luci delle poche case nei paraggi e dalle sporadiche auto che passavano ad intervalli sempre più lunghi. Alzando gli occhi scorse ad una finestra due ragazzi che si baciavano e pensò a Noah, avrebbe voluto chiamarla ma ormai il credito del suo telefonino stava finendo e comunque tra qualche ora l’avrebbe raggiunta. Cominciava ad avere il fiatone quando si accorse che le luci dell’auto che lo stava raggiungendo alle sue spalle si muovevano sempre più lentamente fin quando una Fiat Ritmo blu gli passò di fianco fino a fermarsi qualche metro più avanti…

  7. 7
    Anna Says:

    Ci mise un po’ a riconoscere la figura dell’uomo alla guida…Martin? Possibile? Ancora una volta quell’uomo ripercorreva la sua stessa strada, lasciando le medesime tracce.
    Martin gli fece cenno, Agenor lo guardò e i due si capirono senza proferir parola.
    Ancora poche miglia e sarebbero arrivati in città, non si erano detti nulla durante il breve viaggio, non una parola. “E’ poi stato ritrovato il cadavere di Don Arthur?” chiese Martin rompendo quella strana quiete, ma Agenor aveva altro per la testa, era stanco, gli occhi pesanti, non aveva voglia di dir nulla e alzò le spalle come a significare ‘che importa poi?’.
    Scese dalla macchina e, ancora senza una parola, i due si salutarono con un rapido gesto.
    Noah era lì, a breve l’avrebbe rivista, aveva davvero una gran voglia di rivedere quegli occhi profondi e rassicuranti. La stanchezza era sparita e Agenor raggiunse la sua casa a passi veloci, gli sembrava di avere le ali ai piedi, e anche il suo trolley, che per tutto il giorno si era trascinato, non gli sembrava più così pesante.
    Era appena iniziato ad albeggiare, e la sua casa era ancora poco illuminata, entrò come un gatto in casa, non avrebbe mai voluto disturbare il sonno della sua Noah.
    Ma Noah non aveva riposato, era lì davanti a lui, non gli chiese nulla, non le importava, Agenor era di nuovo a casa e in un lampo arrivò a lui, al suo corpo. Noah abbracciò Agenor con tutta la sua forza, lo strinse a tal punto che ad Agenor mancò il respiro, ma non importava. Agenor la baciò e poi ancora un bacio, sempre stretti a tal punto da confondere il corpo dell’uno in quello dell’altra, si spogliarono velocemente e si amarono con passione.
    Agenor avrebbe voluto dire tante cose a Noah, avrebbe voluto chiederle scusa, avrebbe voluto condividere con lei tutti i suoi pensieri e i ricordi che quel giorno gli erano tornati alla mente, avrebbe voluto dirgli di Martin, sì, avrebbe voluto dirle molte cose ma le sue labbra erano serrate dalla bocca di Noah e pensò che quella era la sola cosa che contava, ci sarebbe stato tempo per parlare, ora esistevano solo loro.

    Ormai il sole alto, l’alba era passata da un pezzo. Agenor non aveva idea di che ora fosse, ma aveva dormito molto. Agenor era solo a letto e il posto accanto a lui non era neppure caldo, Noah doveva essersi alzata molto prima di lui, si alzò e andò in cucina.
    Noah era lì e finalmente Agenor rivide i suoi grandi occhi castani che tanto amava.
    “E’ poi stato ritrovato il cadavere di Don Arthur?” queste furono le prime parole che Noah gli rivolse…

  8. 8
    dgiuffre Says:

    Scalzo,con i capelli arruffati e una mano che rovistava nel suo boxer sbadigliò e pensò: mo chest’ che va truvann?
    Non fece alcun allusione alle sue amate gocciole e quando Noah si girò per porgergli il caffè si affrettò a riconnettere il cervello alla bocca – buongiorno tesoro – esclamò. Intanto le ricerche nei fondali di Malta erano ancora in corso. Sulla terrazza della villa a strapiombo sul mare era stato trovato un biglietto che, secondo Agenor, lasciava ancora tanti dubbi e un…

  9. 9
    lapo2001 Says:

    …e un guscio di una noce di cocco. Cosa ci faceva un frutto del genere su quell’isola che al massimo poteva vantare piante di meloni o funghi velenosi?
    Le parole del biglietto trovato sulla scrivania di Don Arthur non aveva risolto alcun enigma. Recitava: Caro Babbo Natale, quest’anno ti sei dimenticato di passare da me nonostante abbia fatto il bravo. Lo so che è Febbraio ed ora sarai sicuramente in vacanza con le natiche a mare alle maldive o in Patagonia, ma puoi portarmi quel trenino elettrico che ti ho già chiesto a inizio dicembre? Ti prego sbrigati che non ho più tanto tempo…
    Il biglietto non fu recapitato e quell’ultima frase aveva lasciato innumerevoli dubbi. Poi, la noce di cocco poggiata a fianco aveva finito di ingarbugliare la situazione. Ma proprio perchè la scentifica aveva rinvenuto,in un secondo momento, all’interno del guscio, con un procedimento di immersione in un liquido azzurro procurato da Wanna Marchi, delle macchie di sangue appartenenti a Don Arthur, le ricerche si erano riavviate, ma ancora senz’alcun esito.
    “No, il corpo non è stato ritrovato” lapidaria la risposta di Agenor a Noah, “perchè ti interessa tanto?”
    Noah imbarazzata e colta di sorpresa da quel tono di voce rimediò immediatamente: “caro, ti ho comprato le gocciole, sono i tuoi biscotti preferiti”. Agenor alla visione di quel pacchetto immacolato non seppe resistere e vi si tuffò senza vergogna, annullando tutti i pensieri. Noah ne approfittò per andare a vestirsi, quando il telefono iniziò a suonare. Un pò titubante lei alzò la cornetta e disse: “Pronto, chi è?…Cosa è successo?…No, ma come? Non è possibile…”e scoppiò a piangere. Abbassò lentamente e tremante il telefono, si voltò verso Agenor e istintivamente con gli occhi gonfi di lacrime disse: “Hanno ucciso Martin”…

  10. 10
    dgiuffre Says:

    Cazzo! esclamò, si infilò in bocca un’altra gocciola e corse ad abbracciarla senza fare domande. Dopo qualche minuto le fece capire di voler restare da sola; andarono nella loro camera, spostò il trolley ancora chiuso e la adagiò sul letto. Aveva bisogno di fermarsi a riflettere e mettere insieme i pezzi di questa assurda storia. L’abbondante colazione non tardò a suggerirgli il posto dove liberare il corpo e la mente e dopo un attimo era seduto sul cesso a fumare una bella sigaretta. Martin era il fratello di Coria, conosceva sia Chris che Noah e la sera prima gli aveva dato un passaggio. Era un tipo poco loquace ma prima di salutarsi aveva ricevuto una telefonata da qualcuno che già da un pò lo stava aspettando sotto casa. Gli occhi di Agenor diventarono lucidi, non per Martin, ma per l’aria irrespirabile e la nebbia che circondava lui e i suoi strani pensieri. Aprì la finestra e uscì dal bagno. Pensò che la chiave del mistero era nascosta in quel fottitissimo biglietto e nella vita privata di Don Arthur. Andò da Noah con l’intensione di avere delucidazioni su Martin ma era sparita e con lei anche il trolley…

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