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Nord Sud Ovest Est | Salviamo Peter Pan

Nord Sud Ovest Est

Posted by lapo2001 on set 12th, 2010

Nord Sud Ovest Est – 883

Non so in quale posto mi trovo. Se a est o se ovest. Se in Irlanda o in Angola. La bussola ha avuto problemi durante il volo. Ad un certo punto, l’ago magnetico è impazzito facendomi cambiare rotta un paio di volte. Prima a destra, poi a sinistra. In più, qualche folata ghiacciata avrà sicuramente modificato la linearità del volo, trasportandomi chissà dove. Alla fine, quand’ho visto le luci all’orizzonte, ho seguito queste senza indugio. Ho raggiunto le luminarie della città, ho attraversato il centro e poi, poco distante sono finito sul tetto di questo palazzo. L’ammetto, è stato un atterraggio di fortuna. Il viaggio mi ha distrutto e di notte è ancora più dispondioso. Sono arrivato distrutto, senza forze. Non appena ho cominciato a riprendermi per le fatiche della lunga traversata la bussola mi si è dissolta in mano, lasciandomi comprendere che aveva estinto il suo compito. Tornando totalmente cosciente, ho fatto un giro perlustrativo della zona e alla fine mi sono diretto verso l’unica luce accesa.
Non è stato invece semplice passare sotto la finestra chiusa. Ho dovuto per forza di cose mettere le pancia dentro e ridurmi come un sottilissimo velo di carta ed entrare furtivamente, accomodarmi qui, proprio qui, su questo monitor.

E’una stanza piccola non troppo illuminata. C’è un computer acceso che irradia una tenebrosa luce blu sui muri. Niente quadri. Una finestra, quella che ho appena attreversato non senza difficoltà. Due porte, presumo quella d’ingresso e quella del bagno, entrambe chiuse. Dietro di me c’è un grande scaffale pieno cartelline e scartoffie. Una sedia, qui, qui di fronte alla scrivania che sorregge il pc. Sul tavolino c’è un posacenere. 3-4 mozziconi. C’è il rossetto sopra. La camera è vuota.
Non sono qui come messaggero. Non porte nuove. Sono qui per osservare, per ascoltare il tuo respiro, per capire lì dentro che tempo fa. Ho portato con me anche lo stetoscopio di mio fratello. Voglio contare i tuoi battiti, voglio capire dove sono i lividi… Faccio fatica a parlare. Faccio fatica a sintonizzarmi sulle tue frequenze. Sarà per quel poco di malinconia che mi trascino dietro, non so…E allora fammi ascoltare il rumore del tuo sangue mentre si muove come un fiume nelle vene, fammi guardare i tuoi pensieri che modificano la propria forma quando s’addensano come fossero nuvole nel cielo, fammi senite il suono delle tue vocali mentre si incrociano con consonanti scomode, accendi un pò la luce, metti un pò di colore… Che strano. Non ci sei. Chissà dove sei fuggita stavolta. Non ci sei, ma io ti parlo come se esistessi ora di fronte a me. Ti vedo. Ti guardo…M’illudo.
Sono qui, un pò acciaccato, appisolato su questo monitor e t’attendo… Ora entrerai. Sento il rumore dei tacchi dietro la porta. Sono i tuoi passi. Il tuo profumo. Sarai bellissima come al solito. Ecco. Ecco. Apri la porta…

Non so in quale posto mi trovo. Se a est o se ovest. Se in Irlanda o in Angola. La bussola ha avuto problemi durante il volo…

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