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Vomito | Salviamo Peter Pan

Vomito

Posted by lapo2001 on dic 10th, 2011

Ora capisco cosa s’intende quando si dice che la musica triste fa vomitare…

Eccola, eccola qui, l’ho acchiappata. Finalmente dopo giorni e giorni di attesa è tornata imponente la “vena” a bussare alla mia scatola cranica. Potrei parlare di qualsiasi argomento ora, anche di fisica nucleare o di bignè alla ricotta di pecora ma, in realtà, avrei un po’ voglia di vomitare. Ti penso, sì che lo faccio e automaticamente mi viene da bussare all’ingenuità. Nonostante numerosi volontari e in piena coscienza tentativi di cancellare le schiocche rosse dalle gote del buono ed ingenuo boscaiolo, non sono mai riuscito a scorticarmela da dosso, scrollarmela definitivamente. Odiata ingenuità. Credo che si faccia luce da una delle mie centomila scatole. Quella infilata in fondo al cunicolo della cantina più buia dell’anima. Dove forse c’è dentro davvero l’isola che non c’è. Beh, non l’ho mai saputo. Quando ho il coraggio di scendere fin laggiù, e dopo averla tirata fuori dal covone della sua polvere, mi ci siedo di fronte e la osservo, così, ingenuamente. Ed inizio ad immaginarne il contenuto. Credo che ci sia qualche sogno custodito sul fondo. E’luccicante, puro e ricoperto di borotalco ed ovatta come se fosse un neonato. Ma tu lo sai, quando i pensieri cominciano a viaggiare oltre quel limite è un problema fermarli e cercare di esprimerli nella realtà. Ci fa sentire terribilmente stupidi se poi, come può accadere, la stella perde la sua scia morendo oltre chissà quale via lattea. Ed è proprio lì che ammazziamo il bambino, quando il sicario della crescita, come se fosse Erode, commette il suo infanticidio.
E dire che mia infanzia è stata meravigliosa. L’ho vissuta interamente in un giardino. I tre quarti della mia giornata trascorrevano su qualche albero a magiare frutta o a giocare a pallone con i miei amici. A scuola ho rischiato più volte di farmi un bel viaggio all’inferno perché non riuscivo a farmi ammaliare dai libri e quando lo facevo il pensiero si spostava automaticamente all’arancio o alla porta costruita con i pali delle vigne. Ma nel giardino dell’eden prima o poi si viene cacciati e per me, come per Adamo, ci fu la stessa sorte. Con questo non voglio dire che ero un recluso e che quando mangiavo l’aria diversa dal mio giardino mi sentivo come tarzan scaraventato nella civiltà, anzi. Per anni ho giocato a pallone per strada. Ma diciamo che il mio habitat naturale era diventato quella piccola isola verde in mezzo al centro del mio paese. Ero uno dei fortunati. E l’uscita dal paradiso terrestre rappresentò, come per tutti, l’incontro, lo scontro con le piccole realtà che piano piano si sono manifestate lungo il cammino.
L’idealizzazione ha fatto parte di me sino ad essere disintegrata. Il tempo delle forti delusioni ha creato delle voragini profondissime sino a sommergere completamente l’isola che avevo sotto casa. Sono egoista, molto egoista. Spesso sono cinico e in rare occasioni spietato. Ho tradito, sono stato tradito. Ho cercato scappatoie. Ho ammazzato molti dei miei ricordi. Ho demolito il dolore che camminava a braccetto, ma io non lo sapevo, con l’amore. Ho perso il mio Dio. Ho qualche pregiudizio. Ho messo tutto in una tomba e sotterrato. Ma da li sotto, non so se capita solo al mio ingenuo essere, spesso sento l’urlo di tarzan. E’un’eco insopportabile che mi riporta sul mio ciliegio. Quello su cui riuscivo anche addormentarmi. Più che un urlo, è un richiamo, forse sarà la natura. Per cui, volente o nolente, la segreta visita nei sotterranei della mia anima ad ammirare l’ammuffita scatola magica, non riesco di farne a meno. Forse sarà vuota. I presunti sogni potrebbero essere aria puzzolente di chiuso. Ma per lo meno esiste, c’è la scatola dei sogni e questo, spesso, già basta a risollevare. La vita ci deforma sino ad essere robotici e “sistematici” ed io, per difesa e per un paio di visite di Erode il sicario, ho appreso quasi il peggio, ma in fondo, lì in fondo, in barba a tutti i neonati morti ammazzati, il mio piccolo scrigno esiste. E la faccia da “buono” è solo un inganno. L’ingenuità esiste solo con chi è capace di vedere i lati oscuri senza farmene accorgere. Ed io, dopo anni di masochismo, non so più nemmeno cosa significhi perdere il controllo. Sì, ho delle accelerate, un paio di estemporanee follie, ma di base, nonostante una forte timidezza, riesco ad esorcizzarmi, risultando calmo ed ingenuo, mentre magari il sangue mi ribolle. Le barriere architettoniche impediscono sgraditi e destabilizzanti intrusi. L’autoanalisi mi ha reso così. Mi ha spezzato in due ed io salto da un pezzo all’altro vita natural durante senza mai riuscire a far combaciarli. Uomo e animale, animale e uomo.
Ora, con questa melodia che mi avvolge e trasforma la demoniaca bestia nell’angelico ed alato puttino e viceversa, tutto convive. Ma dimmi un po’, la senti questa musica? Forse è meglio se mi prendi in giro. Se ci riuscissi, sarebbe già un miracolo. L’illusione che tu possa ascoltarla come capita a me ora, mi fa sentire meno stupido e non mi fa dare spiegazioni e giustificazioni di un pezzo di carta con tante parole e pensieri senza senso. Per sfortuna non riuscirò a crederti… per sfortuna ti ho idealizzata… eppure ti avevo infilata nella mia scatola… quella in cui campeggia l’isola che non c’è…che non c’è…che non c’è…che non esiste. Ma la musica la senti?
Abbiamo perso entrambi.

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3 Responses to “Vomito”

  1. 1
    L’isola che non c’è Says:

    Stai cambiando il tono di voce. E allora forse nel tuo subconscio stai iniziando a capire quali pericoli corri nell’ignorare quella parte di te che cerca costantemente di ritrovare le forti emozioni che ti hanno formato e che ti conduce a dei comportamenti che sono fonte di cruccio ..

    Qui –in questo posto fatato che non c’entra nulla con tutto ciò che è il tuo mondo – potresti semplicemente abitare. E tutto ciò che di meraviglioso vivo, dai colori alle vetrine piene di cioccolato al vento che soffia, potresti gustarteli senza fretta. Potresti tornare nello stesso posto tutte le volte che vuoi. Potresti sperimentare le strade sentendo e capendo la pioggia, cercare il caffè più buono, e sbagliare fermata dell’autobus, e incantarti per ore seduto su una panchina nel parco.. Si, potresti…ma non vuoi..e allora la tua e solo una battaglia già persa in partenza!

  2. 2
    El gato Says:

    Beh! Se vogliamo salvare Peter Pan, dobbiamo difendere anche l’”odiata” ingenuità …Riscopriamola negli occhi di un bambino, valorizziamola scovandola fra le cose più semplici e non sopprimiamola quando fa capolino dal profondo della nostra anima

  3. 3
    Neith Says:

    E alla fine della partita, il Re e il pedone vanno nella stessa scatola…

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